Cos’è l’effetto “Pigmalione”?

L’espressione “essere un pigmalione” è largamente diffusa e di uso comune. Perché si dice così e qual è il significato

Cos'è l'effetto
Cos’è l’effetto “Pigmalione”. L’espressione “essere un pigmalione” viene usata nel linguaggio comune per indicare “qualcuno che fa da maestro ad una persona non istruita (con particolare riferimento alle donne)“.

Quindi, è un modo di dire utilizzato quando vogliamo parlare di qualcuno che si è assunto il ruolo di maestro nei confronti di una persona incolta (nello specifico una donna), plasmandone la personalità, sviluppandone le doti naturali e affinandone i modi.

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L’origine

Pigmalione era, nella mitologia greca, uno scultore (Re di Cipro secondo lo scrittore Arnobio, o semplice cittadino cipriota secondo Clemente Alessandrino) che si innamorò di una statua di donna da lui stesso scolpita (secondo il mito di Ovidio raccontato nelle Metamorfosi). Perdutamente innamoratosi della sua opera, l’aveva ritenuta espressione più alta della femminilità, superiore a qualunque donna anche in carne e ossa, tanto da dormirle accanto nella speranza che un giorno si animasse.

In occasione delle feste rituali in onore di Afrodite, Pigmalione si recò al tempio della dea e la pregò di concedergli in sposa la scultura creata con le sue mani rendendola una creatura umana. La dea Afrodite acconsentì e la statua lentamente si animò, iniziò a respirare e aprì gli occhi. Pigmalione e la statua si sposarono ed ebbero una figlia, Pafo, che diede successivamente il suo nome all’omonima città di Cipro famosa per un tempio dedicato ad Afrodite. La statua, priva di nome nel mito, è stata denominata da autori moderni (dal XVIII secolo in poi) Galatea.

Il motivo fu ripreso e adattato modernamente dal drammaturgo irlandese G. B. Shaw nella commedia “Pygmalion” (del 1913), in cui un professore di fonetica si assume il compito di insegnare buon accento e buone maniere a una giovane fioraia.

Effetto Pigmalione in psicologia

L’effetto “Pigmalione” è conosciuto anche con il nome di “profezia autoavverante” (o “effetto Rosenthal”, dal nome dello psicologo tedesco che per primo parlò di questo fenomeno).

Si tratta di una forma di suggestione psicologica per cui le persone tendono a conformarsi all’immagine che altri individui hanno di loro (sia essa un’immagine positiva che negativa).

Robert Rosenthal e la sua equipe sottoposero alcuni bambini di una scuola elementare a un test d’intelligenza. Dopo il test, in modo casuale, vennero selezionati alcuni bambini ai cui insegnanti fu fatto credere che avessero un’intelligenza sopra la media. Quando l’anno successivo Rosenthal si recò presso la scuola elementare, dovette costatare che il rendimento dei bambini selezionati era molto migliorato e questo solo perché gli insegnanti li avevano influenzati positivamente con il loro atteggiamento, inconsapevoli del fatto che fosse tutto legato alla suggestione.

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