Qual è la storia dell’Albero di Natale?

A dicembre è tradizione decorare l’albero di Natale: come è nata la tradizione di addobbare un abete per celebrare il Natale?

Qual è la storia dell'Albero di Natale?
La storia dell’Albero di Natale. L’albero come simbolo di vita era diffuso in tutte le culture e in tutte le epoche. Poiché l’abete è una pianta sempreverde, i Druidi (i sacerdoti celti) fecero di quest’albero un simbolo di vita onorandolo in varie cerimonie. Anche i Romani, alle cosiddette calende di gennaio (il primo del mese), usavano regalarsi un rametto di una pianta sempreverde come augurio di buona fortuna.

L’idea dell’abete come rappresentazione della vita eterna venne, poi, ripreso dai cristiani, che ne fecero il simbolo di Cristo. Nella cultura cristiana, però, l’albero è presente fin dall’inizio e si “mescola” con il simbolo del candelabro. Infatti, entrambi portano le luci che illuminano e che si spengono. Secondo alcuni studiosi, l’abete fu scelto dai Cristiani per la sua forma triangolare, che rappresenta la Santa Trinità.

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Nel Medioevo si diffuse la tradizione degli “Adam und Eva Spiele” (giochi di Adamo ed Eva) che prevedevano la ricostruzione nelle chiese dello scenario del paradiso in terra (proprio il 24 di dicembre, giorno della vigilia di Natale), con tanto di alberi di frutta (simboli dell’abbondanza e del mistero della vita). Poi, agli alberi di frutta si preferirono gli abeti. L’abete (il “Tannenbaum”) ha la caratteristica di essere sempreverde, (che si dice abbia avuto come dono da Gesù, per avergli offerto rifugio mentre era inseguito dai suoi nemici).

Poi, i cattolici, dopo la riforma di Martin Lutero (1483-1546), iniziarono a considerarla un’usanza protestante quella di decorare alberi per celebrare il Natale. Per molto tempo, quindi, la tradizione dell’albero di Natale rimase tipica delle regioni a nord delle Alpi. Solo nel ‘900 si diffuse anche nel mondo cattolico. Furono soprattutto i prussiani (i “predecessori” dei tedeschi) a contribuire alla diffusione dell’albero di Natale anche all’interno dei Paesi non toccati dalla riforma di Lutero.

Nel 1441, a Tallinn (Estonia), fu eretto un grande abete nella piazza del municipio, attorno al quale uomini e donne non sposati ballavano alla ricerca di un’anima gemella. Questa usanza venne, poi, ripresa in Germania: in Brema (nel 1570) un albero veniva decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta.

Anche la città di Riga (Lettonia) è fra quelle che si proclamano sedi del primo albero di Natale: si trova una targa scritta in 8 lingue, secondo cui il “primo albero di capodanno” fu addobbato in questa città nel 1510.

Poi, il primo albero di Natale in Alsazia (Francia) nel 1605: a Natale i cittadini portavano in casa degli abeti (‘Dannenbaumen’ nel tedesco dell’epoca), li mettevano nelle stanze, li ornavano con rose di carta di vari colori, mele, zucchero, oggetti di similoro.

In Germania, il primo vero albero di Natale, così come lo conosciamo oggi, fu introdotto nel 1611 dalla Duchessa di Brieg. La duchessa aveva fatto adornare il suo castello per festeggiare il Natale, poi si accorse che un angolo di una delle sale dell’edificio era rimasto completamente vuoto. Così ordinò che un abete del giardino del castello venisse trapiantato in un vaso e portato in quella sala. In Francia, invece, il primo albero di Natale fu addobbato nel 1840 dalla duchessa d’Orleans.

Johann Wolfgang Goethe amava moltissimo questa usanza (pur non essendo ne di fede cattolica ne di fede protestante). Così, nella sua famosa opera “I dolori del giovane Werther“, l’albero di Natale comparve per la prima volta anche nella grande letteratura. In quell’epoca nacque anche la canzone “Oh Tannenbaum, oh Tannenbaum” (che ancora oggi è la canzone natalizia più cantata in tutta la Germania).

Nel nostro secolo, invece, molte tradizioni natalizie sono ormai quasi sparite (le poesie natalizie da parte dei bambini, il cantare insieme le canzoni di natale, il biglietto che i bambini dovevano inviare a Babbo Natale o Gesù Bambino, la preparazione in famiglia dei dolci tipici di Natale, ecc.). L’albero, però, ha resistito. Non più in abete, ma di plastica.

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