La campagna d’odio contro Povia

Ogni giorno sui social (soprattutto su Twitter) giornali e utenti fomentano l’odio contro chi non gli piace

La campagna d'odio contro Povia
Ogni giorno sui social (soprattutto su Twitter) giornali e utenti fomentano l’odio contro chi non gli piace. Può essere un personaggio noto come anche un’organizzazione, fino ad arrivare a criticare tutti quelli che hanno una determinata visione del mondo.

Quindi c’è il politico che annuncia una cosa e il quotidiano di turno utilizza i profili social per aizzargli contro i follower. Stessa cosa per un attore, un cantante, un religioso, un’ideologia, ecc.

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Parliamo di Povia

C’è una continua campagna d’odio (soprattutto a sinistra) contro il cantautore Povia. Motivo? Non la pensa allo stesso modo di chi lo denigra e lo odia. Tutto qui. Siccome non la pensa come loro non ha il diritto di esprimere liberamente il suo pensiero. Se lo fa dev’essere denigrato, odiato. Si è anche felici se prende il Covid.

Povia non è mai stato un negazionista del Covid. Non è nemmeno un esaltato che afferma che i vaccini facciano crescere le antenne o altre stupidaggini del genere. Però, anche se credesse a qualsiasi cosa assurda sarebbe liberissimo di farlo. Le cose che non sono da fare sono gli hashtag utilizzati per le campagne d’odio.

Guardando i suoi video o leggendo gli articoli di giornale, si può facilmente arrivare alla conclusione che Povia ha sempre detto di aver paura sia del covid-19, sia degli effetti avversi dei vaccini anti covid. Non è stato mai un no vax (inteso come uno contro la medicina e la scienza), ne ha mai negato l’esistenza del virus. Una persona che ha dubbi su un vaccino non è un no vax. Ha semplicemente dei dubbi su un vaccino. Punto.

Povia è, però, contro il Green Pass. Che è tutta un’altra questione. E’ contro un certificato che (secondo il suo punto di vista e non solo il suo) si è dimostrato inefficace nel combattere l’aumento di contagi e morti. Infatti, c’è il Green Pass in Italia e i contagi ci sono lo stesso, i morti ci sono lo stesso, i colori delle regioni ci sono lo stesso, e si parla di lockdown e di stato di emergenza.

Se fai una misura e questa non funziona, chi la critica ha ragione e chi l’ha realizza ha torto. Chi ha torto lo ammette. Così funziona tra persone normali.

Un giornale serio, invece di fare il tifo per l’una o l’altra fazione per attirare i fanatici, dovrebbe limitarsi a raccontare i fatti per quelli che sono.

In Italia, purtroppo, giornali così ne esistono pochissimi. Forse perché si guadagna di più così.


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