Quando non conviene fare causa?

Quali sono le valutazioni da fare prima di ricorso al giudice o di difendersi da un giudizio intentato da altri

Quando non conviene fare causa?
Quando non conviene fare causa. Non sempre la causa, ossia il ricorso al giudice, è la soluzione giusta per risolvere i propri problemi legali. A volte, nel prendere la decisione di ricorrere al giudice, non si prendono in considerazione alcuni aspetti che potrebbero portare ad esisti imprevisti, ma si valutano, invece, solo le conseguenze a breve termine. Quindi, alcune volte è meglio stare lontani dal tribunale. 

Quando non conviene fare causa?
Cause per allungare i tempi

Se devi pagare delle grosse cifre e non ha i soldi per farlo subito, è controproducente posticipare il momento del pagamento con una causa che allunga i tempi, con l’intento di mettere al riparo il proprio patrimonio o di spingere il creditore a un accordo. 

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Infatti, durante il giudizio decorrono gli “interessi legali” (che sono superiori all’effettivo tasso di inflazione). Poi, oltre agli interessi, c’è da pagare la cosiddetta “rivalutazione monetaria“. Infine, chi perde il giudizio è tenuto a versare alla controparte le spese processuali (che salgono man mano che allungano i tempi del processo).

Come se non bastasse, la legge prevede che, nell’ipotesi di un soggetto che faccia ricorso alla giustizia solo per “fini dilatori“, sia previsto un ulteriore risarcimento del danno: quello per la cosiddetta “lite temeraria“, (ossia, in assenza dei presupposti giuridici).

Se, poi, intendo è di allungare i tempi del processo solo per mettere al riparo il proprio patrimonio (con vendite e donazioni di case, terreni e conti correnti), bisogna sapere che tali atti, entro 5 anni da quando sono stati firmati, possono essere revocati (ossia, possono essere contestati dall’avversario ancor prima che questi abbia terminato il giudizio di accertamento del proprio credito). Quindi, gli atti di difesa del patrimonio effettuati dopo che il debito è ormai sorto sono inutili.  

Cause senza buone probabilità di vittoria

Quando si fa causa bisogna avere una ragionevole probabilità di vincere. Altrimenti si rischia di dover pagare all’avversario le spese processuali e la condanna al risarcimento per “lite temeraria“, (che scatta quando ci si presenta davanti al giudice senza che una norma o una sentenza possa supportare la propria interpretazione). La propria tesi deve, quindi, trovare un valido appiglio giuridico, altrimenti il conto finale del giudizio sarà alto.

Cause per poche centinaia di euro

Spesso, siccome non si trova un accordo con la controparte, si fanno cause per poche centinaia di euro. Ad esempio, per recuperare poche centinaia di euro o per opporsi a una sanzione altrettanto bassa. Di solito, è sempre meglio tralasciare le cause che non raggiungono almeno mille euro. 

Questo perché ci sarà da pagare la parcella al proprio avvocato, i costi dovuti allo Stato, l’imposta di registro all’emissione della sentenza, la parcella al consulente tecnico d’ufficio, le notifiche, i bolli ed, eventualmente, l’esecuzione forzata (il pignoramento). Tutte queste circostanze fanno sì che, chi si trova a poter trattare con l’avversario, fa bene a valutare la possibilità di un accordo anche se non equo.

Cause che accendono la conflittualità

A volte, alla fine del giudizio, entrambe le parti stanno peggio di prima, sfibrate dai tempi e dalle spese sostenute. E soprattutto si odiano più di prima. La causa può accendere la conflittualità tra i rivali e portarli ad aprire nuovi contenziosi, peggiorando i rapporti tra di loro. Ad esempio, i processi tra vicini di casa o le cause tra ex coniugi, Da lì in poi le occasioni per ulteriori dispetti saranno infinite. In questi casi, mettere una pietra sul passato è la cosa migliore. 

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