La sterilizzazione forzata è ancora diffusa in Europa?

Il Forum Europeo sulla Disabilità (EDF) ha presentato un rapporto che denuncia come la sterilizzazione forzata sia ancora una pratica diffusa in Europa

La sterilizzazione forzata è ancora diffusa in Europa?
La sterilizzazione forzata è ancora diffusa in Europa? Il Forum Europeo sulla Disabilità (EDF) ha recentemente presentato un rapporto intitolato “Sterilizzazione forzata delle persone con disabilità nell’Unione Europea“, che denuncia come la sterilizzazione forzata sia ancora una pratica diffusa in Europa. Nonostante sia vietata da diverse convenzioni internazionali, tra cui la Convenzione di Istanbul e lo Statuto di Roma, diversi Paesi membri dell’UE continuano a prevedere il ricorso a questa pratica lesiva dei diritti umani, in particolare a danno di persone con disabilità, membri della comunità Rom o soggetti intersessuali.

Cos’è la sterilizzazione forzata?

La sterilizzazione forzata si verifica quando il procedimento viene eseguito senza la conoscenza libera, preventiva e informata del soggetto interessato.

Diventa inoltre una pratica coercitiva quando la persona è costretta ad accettarla a causa delle pressioni esercitate dalla propria famiglia o dai medici, o quando la legge o determinate politiche lo impongono.

In alcuni Paesi europei, come la Francia e il Belgio, la sterilizzazione può addirittura essere un requisito per l’accesso agli istituti residenziali.

La sterilizzazione forzata rappresenta una violazione grave dei diritti umani e viola il principio fondamentale di libertà e autonomia delle persone con disabilità. È fondamentale che l’UE e i suoi Stati membri prendano urgenti misure per eliminare questa pratica e garantire il rispetto dei diritti umani di tutte le persone, indipendentemente dalla loro situazione di disabilità.

Sterilizzazione forzata in Europa

Nel 2022, 9 Stati dell’UE hanno messo al bando per legge la sterilizzazione forzata. Si tratta di Belgio, Francia, Lussemburgo (dove in tutti e tre costituisce crimine di guerra), Malta, Polonia, Romania (il quale ha classificato la sterilizzazione forzata come crimine di guerra e contro l’umanità, oltre che come forma di violenza di genere), Slovacchia, Spagna e Svezia.

Tuttavia, alcuni di questi Stati prevedono eccezioni, come quelle riguardanti l’ingresso nelle strutture residenziali. Ciò significa che i genitori (o i tutori) dei soggetti possono essere spinti ad autorizzare la sterilizzazione della figlia, se non sono previste alternative.

In 14 Stati membri, invece, consentono ancora alcune forme di sterilizzazione forzata all’interno della propria legislazione. Questi stati sono Austria, Bulgaria, Croazia, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Malta, Portogallo, Slovacchia e Ungheria. In questi paesi un tutore o un rappresentante legale può autorizzare l’esecuzione della pratica su di una persona con disabilità per suo conto. In Repubblica Ceca, Ungheria e Portogallo è possibile eseguire sterilizzazioni forzate anche sui minori.

La maggior parte degli stati europei non prevede una specifica fattispecie di reato per la sterilizzazione forzata ma lascia che rientri sotto altre voci (come lesioni fisiche, aggressione, percosse, coercizione, violenza o crimini internazionali, tra i quali quelli di guerra e contro l’umanità).

Anche se talvolta prevista dallo stato o da un tribunale, la pratica è considerata ancora un tabù e i dati disponibili al riguardo sono inesistenti o obsoleti, configurando una mancanza di trasparenza da parte degli Stati.

I pochissimi dati recenti disponibili dimostrano che la situazione è ancora allarmante: in Germania nel 2017 il 17% di tutte le donne con disabilità è stata sterilizzata, rispetto al 2% delle donne a livello nazionale. In Spagna nel 2016 sono state eseguite 140 sterilizzazioni su persone con disabilità, mentre sono circa un migliaio le persone disabili sottoposte a sterilizzazione negli ultimi dieci anni.

Sterilizzazione forzata in Italia

In Italia, la sterilizzazione forzata delle persone con disabilità è formalmente vietata, tuttavia possono essere fatte delle eccezioni in caso di misure urgenti o “terapeutiche“. Tuttavia, nel nostro ordinamento la procedura può costituire circostanza aggravante ai sensi dell’art. 583 del codice penale.

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