Cos’ha detto Giorgia Meloni sulla riforma del Mes?

Notizia dell’ultima ora: cos’ha detto Giorgia Meloni sulla riforma del Mes?

Cos'ha detto Giorgia Meloni sulla riforma del Mes?
24 DICEMBRE 2022FONTEUFFICIALEBREAKING NEWS
L’Italia è l’unico paese dell’eurozona a non aver ratificato la riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), conosciuto anche come “Fondo salva-Stati”. Il Mes, dotato di un capitale totale di circa 700 miliardi di euro, è osteggiato da due forze della maggioranza, Lega e Fratelli d’Italia, mentre Forza Italia è favorevole.

A Porta a Porta, la premier Meloni, a proposito del Mes, ha detto: “L’Italia non accede finché conto qualcosa, lo posso firmare col sangue”. La ratifica della riforma del Mes “non è un grande tema, ne discuterà il Parlamento. Se siamo gli unici che non approvano la riforma blocchiamo gli altri”, sottolinea poi Meloni. In ogni caso, assicura la leader di Fdi, l’Italia non aderirà al meccanismo europeo di stabilità.

Cos’è il Mes

Il Mes è stato creato nel 2012, in risposta agli effetti della crisi finanziaria internazionale che ha messo in ginocchio Grecia, Cipro, Irlanda e Portogallo e messo in pericolo la tenuta dell’intera economia comunitaria.

Si tratta di un’istituzione intergovernativa che non è sottoposta alla legislazione dell’Unione europea, ma a quella internazionale, creata in sostituzione del Fondo europeo di stabilità finanziaria (Fesf), istituito in maniera temporanea per soccorrere Grecia, Irlanda e Portogallo.

Ogni paese membro del Mes ha sottoscritto una propria quota, versando un proprio contributo, e l’Italia, insieme a Francia e Germania, ha sottoscritto una quota maggiore del 15% corrispondente a circa 125 miliardi di euro.

Ha sede in Lussemburgo ed è costituito da un Consiglio dei governatori (cioè i ministri delle Finanze dell’area euro), un Consiglio dei direttori (i cui membri vengono scelti dai ministri) e un direttore generale (il lussemburghese Pierre Gramegna), che presiede il Consiglio dei direttori e gestisce gli affari correnti del Mes in base alle loro indicazioni. Inoltre, ne fanno parte in qualità di osservatori il presidente o la presidente della Banca centrale europea (Bce) e la commissaria o il commissario europeo agli Affari economici, cariche ricoperte attualmente da Christine Lagarde e da Paolo Gentiloni.

A cosa serve il Mes?

Il Mes serve a dare un sostegno economico ai paesi membri in difficoltà, ad alcune condizioni. In questa funzione è spesso affiancato anche dal Fondo monetario internazionale (Fmi).

Gli strumenti a disposizione del Mes sono:
  • la concessione di prestiti;
  • la ricapitalizzazione indiretta delle banche;
  • l’acquisto di titoli sul mercato;
  • l’apertura di linee di credito precauzionali.
Quando è stato utilizzato il Mes?

Durante la pandemia da Covid-29 è stata aperta una linea di credito da 240 miliardi, garantiti dal Mes, per aiutare gli stati a sostenere le spese sanitarie dirette e indirette legate all’emergenza. In questo caso, però, le condizioni previste per l’attivazione del Mes non sono state applicate.

Ogni intervento del Mes, infatti, è solitamente accompagnato dalla promessa di riforme economiche e fiscali da parte dei paesi richiedenti. Una pratica che viene conosciuta con il nome di “cash-for-reform”.

Quando si accede agli aiuti del Mes, la politica economica nazionale viene posta sotto la supervisione dell’organizzazione e di altre istituzioni internazionali: il Fmi, la Bce e la Commissione europea. Questo gruppo, denominato troika (dal russo terzetto), vigila sull’attuazione dei tagli alla spesa pubblica, sopratutto nei settori del welfare, per salvaguardare il bilancio statale e diminuire il deficit.

Come si accede al Mes?
L’accesso al Mes può avvenire in 2 modalità:
  • La Precautionary conditioned credit line (Pccl): viene aperta per paesi virtuosi, che rispettano le regole del Patto di stabilità e crescita (cioè il cui rapporto deficit-Pil non sia superiore al 3%) e possiedono un debito pubblico sostenibile.
  • La Enhanced conditions credit line (Eccl): riguarda quegli Stati che richiedono il sostegno del Mes, ma non riescono a rispettare tutte le condizioni necessarie per accedere alla Pccl. Per beneficiare del credito, lo Stato in questione deve mettere in atto politiche che migliorino il bilancio nazionale riducendo il deficit, la cosiddetta austerity. Per questo motivo, le misure comprendono una sostanziale spending review, cioè la revisione al ribasso della spesa pubblica, e l’implementazione di questi tagli viene esaminata periodicamente.
Critiche e riforma del Mes

Le politiche di austerità che hanno accompagnato i prestiti europei hanno suscitato grandi proteste nei paesi interessati. Infatti, le pratiche neoliberiste imposte agli stati sono costate un caro prezzo a livello sociale, con gravi tagli alle pensioni e alla sanità, l’incremento della pressione fiscale sulla cittadinanza e un conseguente aumento delle disuguaglianze.

Così, a seguito della pandemia, l’eurogruppo ha deciso di proporre una riforma del Mes, divisa in 3 parti fondamentali.

  • La prima parti va a cambiare la governance e i compiti del Mes nell’assistenza finanziaria ai paesi membri, con un ampliamento dei compiti del direttore generale, il quale potrà concorrere, assieme alla Commissione europea, nel negoziare le condizioni che dovranno essere rispettate dal paese beneficiario del sostegno.
  • La seconda parti riguarda le condizioni per concedere l’assistenza finanziaria, che assumono un carattere più stringente per la Pccl e una valutazione della sostenibilità del debito prima che i paesi ricevano l’aiuto del Mes.
  • La terza parti va a rendere il Mes garante degli interventi del Fondo di risoluzione unico, cioè il fondo europeo, gestito dal Comitato di risoluzione unico, per risolvere le crisi bancarie nella zona euro.
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