Sono punibili gli insulti in chat?

Quando si tratta di insulti in chat, la questione della punibilità dipende dalla distinzione tra ingiuria e diffamazione

Sono punibili gli insulti in chat?

Sono punibili gli insulti in chat? Quando si tratta di insulti in chat, la questione della punibilità dipende dalla distinzione tra ingiuria e diffamazione. In una conversazione privata, insultare qualcuno non costituisce un reato penale, ma piuttosto un’ingiuria, che non è più considerata un reato secondo la legge attuale.

L’ingiuria si verifica quando le offese sono direttamente rivolte alla persona interessata, sia verbalmente che tramite mezzi telematici. Ad esempio, se durante una conversazione privata su WhatsApp o in una chat di un social network una persona insulta un’altra, ciò costituisce un’ingiuria.

Anche se non è più punibile penalmente, l’ingiuria può essere oggetto di una causa civile. La vittima degli insulti può quindi rivolgersi al tribunale civile per ottenere un risarcimento danni. Nel corso del processo, oltre a una eventuale condanna, il giudice può infliggere al responsabile una sanzione economica da pagare allo Stato, il cui importo varia da 100 a 8.000 euro.

Differenza tra ingiuria e diffamazione

La distinzione tra ingiuria e diffamazione è fondamentale nell’ambito legale. La diffamazione si verifica quando l’offesa viene pronunciata in assenza della persona offesa. Ad esempio, se durante una riunione tra amici Lucia parla male del suo ex Mattia, oppure se Domenico insulta Katia in una chat di gruppo su WhatsApp, o ancora se Jacopo critica pubblicamente Roberto su un social senza che quest’ultimo sia presente, si configura un caso di diffamazione.

La caratteristica principale della diffamazione è quindi la mancanza della vittima al momento in cui avviene l’offesa, insieme alla presenza di almeno due persone. Questo la rende un reato, punito con la reclusione fino a 6 mesi o con una multa fino a 516 euro.

Come agire in caso di insulti?

Per comprendere come agire in caso di insulti, è importante distinguere tra minacce, ingiuria e diffamazione. Se gli insulti assumono la forma di una minaccia, anche se vaga (“Non sai cosa ti farò”, “Stai attento”), si tratta di un reato di minaccia, punibile con una multa fino a 1.032 euro, senza distinzione se l’espressione avviene in pubblico o in privato.

Se gli insulti sono limitati a frasi offensive senza minacce esplicite, ci troviamo nel campo dell’ingiuria. L’ingiuria online si verifica quando sia l’aggressore che la vittima sono connessi al momento in cui l’insulto viene inviato. In questo caso, la vittima può solo agire in sede civile per chiedere il risarcimento del danno, indipendentemente dal numero di persone presenti nella chat. È indifferente se l’offesa avviene in una chat privata o in presenza di altre persone.

Se la vittima non è presente al momento dell’insulto ma si collega successivamente, si configura una diffamazione. In questo caso, è possibile presentare una querela entro tre mesi dalla scoperta del fatto e procedere per vie penali, oltre a richiedere il risarcimento del danno.

Le differenze principali tra ingiuria e diffamazione sono:

  • Nell’ingiuria, la vittima è presente al momento dell’offesa, indipendentemente dalla presenza di altre persone.
  • Nella diffamazione, la vittima è assente al momento dell’offesa, ma devono essere presenti almeno altre due persone.

Chi subisce insulti in una chat privata, tramite email, SMS o in altri contesti telematici, ha il diritto di agire contro l’aggressore. Tuttavia, poiché l’ingiuria non è considerata un reato, non è possibile sporgere querela. La vittima può invece richiedere un risarcimento danni attraverso il giudice civile, il quale valuterà equamente l’entità del danno.

Il risarcimento è spesso simbolico e potrebbe non coprire interamente le spese legali sostenute. Se il giudice stabilisce la condanna del responsabile alle spese processuali, la vittima potrà recuperare parte delle spese sostenute, ma questo richiede tempo e pazienza, poiché il processo civile può essere lungo e complesso, potenzialmente protrattosi per almeno un anno.

Gli insulti, sia verbali che online, sono punibili legalmente, ma non comportano necessariamente un guadagno significativo per la vittima. Per avviare un processo civile per ingiuria, è consigliabile consultare un avvocato e raccogliere prove, come screenshot. Bisogna agire entro un limite di 5 anni dall’evento. È necessario anche anticipare le spese legali, che possono essere parzialmente recuperate se il responsabile viene condannato alle spese processuali. Tuttavia, ciò dipende anche dalla solvibilità del responsabile: se non è in grado di pagare il risarcimento, potrebbe essere necessario intraprendere ulteriori azioni legali per recuperare il dovuto, come il pignoramento dei beni.

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