Cosa bisogna sapere sul virus dell’Aviaria

Influenza aviaria: cos’è, quanto è diffusa, come si trasmette e quanti ceppi esistono

Cosa bisogna sapere sul virus dell'Aviaria
Cosa bisogna sapere sul virus dell’Aviaria. In seguito all’insorgenza di una mortalità anomala in un allevamento avicolo non commerciale, è stato rilevato un caso di virus di influenza aviaria in alcuni campioni di volatili nel Lazio.

Il centro di referenza nazionale dell’Istituto zooprofilattico ha confermato l’insorgenza di un focolaio di influenza aviaria: si tratta del sottotipo H5 Hpai in un allevamento avicolo rurale non commerciale in zona Ostia antica. “La situazione al momento è sotto controllo, ma è necessario eseguire una sorveglianza serrata. Gli strumenti di allerta hanno funzionato“, ha commentato l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato.

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E’ subito arrivata un’ordinanza da parte del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, su proposta dell’assessore alla Sanità per adottare misure straordinarie.

Le misure, immediatamente in vigore per almeno 21 giorni dopo l’esecuzione della disinfestazione del focolaio, prevedono:
  • Una zona di protezione con raggio di 3 Km dall’allevamento sede di focolaio di influenza;
  • Una zona di sorveglianza con un raggio di 10 Km;
  • Tutti gli allevamenti dovranno essere verificati;
  • Non sono ammessi senza l’autorizzazione del veterinario l’ingresso e l’uscita da un’azienda di pollame, altri volatili in cattività o altri mammiferi domestici;
  • Chiunque entri o esca da un allevamento deve rispettare opportune misure di biosicurezza;
  • Tutte le carcasse dei volatili morti vengono immediatamente distrutte;
  • I veicoli e le attrezzature utilizzate per trasportare pollame sono sottoposti a procedure di disinfestazione, così come tutti i veicoli utilizzate dal personale o da altre persone;
  • Vietati il trasporto di carne di pollame, la movimentazione e il trasporto tra aziende, su strada;
  • Vietate l’introduzione e l’immissione di selvaggina;
  • Vietate fiere di pollame e altri volatili.
Cosa sapere su questo focolaio di virus Aviaria

Il prof. Massimo Andreoni, primario di Infettivologia del Policlinico Tor Vergata a Roma, e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali, ha detto all’AdnKronos Salute: “Il controllo della circolazione di ceppi aviari negli animali è fondamentale, perché questi ceppi si sono occasionalmente trasmessi all’uomo e hanno una letalità estremamente alta. L’H5N1 per esempio ha una letalità che nell’uomo arriva al 50%, l’H7N9 al 30%. Per fortuna fino ad oggi non ci sono mai stati passaggi interumani, da uomo a uomo, il virus si è trasmesso alle persone sempre per contatto diretto con l’animale malato. Essendo patogeni estremamente letali per l’essere umano, evidentemente bisogna fare di tutto per scongiurare che avvenga questa ulteriore acquisizione da parte del virus, cioè questa capacità di trasmissione da uomo a uomo“.

Abbiamo già avuto negli ultimi anni la circolazione di ceppi aviari fra gli uccelli, che ha creato anche delle epidemie tra questi animali. Eccezionalmente, il più delle volte nel Sudest asiatico, abbiamo avuto anche casi umani di aviaria. In queste zone ci sono stati anche piccoli focolai ma hanno sempre avuto numeri contenuti, non essendoci il passaggio da uomo a uomo infatti il rischio è ridotto nella trasmissione. […] In ogni caso, di infezioni umane ce ne sono state diverse centinaia in tutto il mondo, non poche se le guardiamo complessivamente. Le indagini epidemiologiche che vengono fatte normalmente sugli uccelli trovati morti e sugli uccelli selvatici e di allevamento, sono fondamentali, perché permettono di controllare la circolazione di questi virus tra la popolazione aviaria e allertare tempestivamente su eventuali casi che possono determinarsi negli esseri umani“.

La frequenza con cui si intercettano focolai fra i volatili nel nostro Paese e in Europa “al momento non sembra essersi intensificata rispetto al passato“. Ma se questi fenomeni dovessero diventare meno rari sarebbe “qualcosa di preoccupante che va tenuto sotto controllo. Quando questi virus entrano negli allevamenti diventa sempre un problema estremamente serio. Ci sono allevamenti di pollame che sono stati completamente annientati dall’arrivo al loro interno dell’influenza aviaria“.

Deve essere “un fenomeno di attenta osservazione e bisogna intervenire immediatamente per bloccare l’epidemia stessa fra gli uccelli e per evitare il passaggio all’uomo. Questo adattamento del virus può sempre avvenire, nelle mutazioni che fa potrebbe anche acquisire questa caratteristica della trasmissibilità da uomo a uomo. Anche se finora per fortuna non è mai successo. Ci mancherebbe solo l’aviaria in questo momento“.

Cos’è l’influenza aviaria

L’influenza aviaria è una malattia degli uccelli provocata da virus dell’influenza di tipo A. I virus dell’influenza aviaria, di solito, non infettano gli esseri umani, tuttavia, sono stati segnalati rari casi di infezione nell’uomo.

La fonte di contagio per gli esseri umani è costituita da volatili infetti che possono trasmettere il virus attraverso la saliva, il muco e le feci. Il virus può infettare le persone attraverso gocce disperse nell’aria, mediante polveri inalate (respirate), oppure contaminando oggetti o superfici che possono venire a contatto con le mani e causare il contagio qualora fossero portate alla bocca, agli occhi o al naso. Le infezioni nell’uomo si sono verificate a causa del contatto, senza opportune protezioni (guanti, mascherina, ecc.), con volatili infetti o superfici contaminate.

La vendita di pollame vivo nei mercati rappresenta un fattore importante nella diffusione del virus.

I paesi maggiormente colpiti sono Cina, Indonesia, Egitto e Vietnam. In Italia, dal 1999 ad oggi, si sono verificate diverse epidemie di influenza aviaria in polli e tacchini, ma nessun caso grave tra il personale presente negli allevamenti infetti.

Quanto è diffusa nel mondo l’influenza aviaria?

Stando all’ultimo rapporto dell’Oms, datato 21 ottobre 2021, tra l’8 e il 21 ottobre sono stati segnalati 2 nuovi focolai di influenza aviaria dalla regione del Pacifico occidentale.

Il primo focolaio di virus dell’influenza aviaria A(H5N5) ad alta patogenicità tra il pollame è stato segnalato il 20 ottobre in un macello nel distretto di Wanhua: 1 caso senza decesso è stato segnalato tra 13 uccelli, tutti e 13 sono stati abbattuti. Il secondo focolaio è stato segnalato sempre il 20 ottobre in una fattoria nella cittadina di Gukeng. Un totale di 490 casi, che hanno provocato 490 decessi, segnalati tra 18.427 uccelli suscettibili: i restanti 17.937 sono stati abbattuti.

Come si trasmette l’influenza aviaria da animale a uomo?

L’influenza aviaria si trasmette per stretto contatto con un volatile infetto (vivo o morto).

Il rischio c’è quando:
  • Si toccano uccelli infetti;
  • Si toccano escrementi o biancheria da letto;
  • Si uccide o si prepara pollame infetto per cucinare;
  • Si frequentano molto mercati in cui vengono venduti uccelli vivi.
Quanto è diffusa l’influenza aviaria nell’uomo?

I casi sull’uomo sono stati segnalati nella regione del Pacifico occidentale: Cambogia, Cina, Laos e Vietnam. Dal gennaio 2003 al 21 ottobre 2021 sono stati segnalati in questi Paesi un totale di 239 casi di infezione umana da virus dell’influenza aviaria A(H5N1). Di questi casi, 134 sono stati fatali (con un tasso di mortalità del 56%).

Invece, a livello globale, dal gennaio 2003 al 21 ottobre 2021 sono stati segnalati 863 casi di infezione umana da virus dell’influenza aviaria A(H5N1) da 18 Paesi. Di questi 863 casi, 456 sono stati fatali (con un tasso di mortalità del 53%).

Il 5 ottobre 2021, la Commissione sanitaria nazionale della Repubblica popolare cinese ha segnalato all’OMS nella regione del Pacifico occidentale un nuovo caso di infezione umana da un altro ceppo del virus dell’influenza aviaria, l’A(H5N6). Il caso è un maschio di 66 anni, della città di Yongzhou (provincia di Hunan) con insorgenza della malattia il 26 settembre 2021. Ricoverato in ospedale il 27 settembre, riportato in gravi condizioni, ora è ancora ricoverato. L’uomo è stato esposto a pollame domestico prima dell’inizio della malattia. Nessun membro della famiglia ha sviluppato sintomi al momento della segnalazione.

Dal 2014 ad oggi sono stati segnalati all’OMS nella regione del Pacifico occidentale un totale di 49 casi confermati in laboratorio di infezione umana da questo ceppo del virus A(H5N6), inclusi 25 decessi.

Il 18 febbraio 2021, il National Focal Point RSI della Russia ha notificato all’OMS il rilevamento del ceppo dell’influenza aviaria A(H5N8) in 7 campioni clinici umani. Sono i primi casi segnalati di influenza aviaria A(H5N8) nell’uomo. I casi sono rimasti asintomatici per l’intera durata del follow-up di diverse settimane. Tutti i contatti stretti di questi casi sono stati monitorati clinicamente e nessuno ha mostrato segni di malattia clinica.

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