Cosa può pignorare la banca?

Quando un cliente non riesce a pagare il mutuo o il finanziamento, la banca può avviare il pignoramento dei beni. In genere, ha due tipi di garanzie: reali, come l’ipoteca su un immobile, e personali, come la fideiussione di un terzo

Cosa può pignorare la banca?
Cosa può pignorare la banca? Quando un cliente non riesce a pagare il mutuo o il finanziamento, la banca può avviare il pignoramento dei beni. In genere, l’istituto di credito ha 2 tipi di garanzie: reali, come l’ipoteca su un immobile, e personali, come la fideiussione di un terzo. Se il cliente non paga, la banca inizierà il pignoramento della casa ipotecata. Non può pignorare altri beni finché non ha agito sull’immobile ipotecato. Se c’è un garante, la banca può agire anche contro i suoi beni per recuperare il credito insieme a quelli del debitore principale.

Alcuni aspetti da approfondire includono il tempo prima che la banca agisca, le opzioni disponibili se non si può pagare l’intero debito e cosa succede se nell’immobile vivono persone anziane, disabili o minorenni.

Dopo quanto tempo la banca agisce?

Quando un mutuatario non paga una o più rate del mutuo, la banca prende provvedimenti. La posizione del debitore viene segnalata alla direzione che lo inserisce nelle liste dei cattivi pagatori, come la Centrale Rischi della Banca d’Italia e altri organismi simili. Successivamente, l’ufficio legale interno alla banca invia al debitore una lettera di sollecito.

Tuttavia, molti si chiedono quanto tempo occorre prima che la banca proceda con il pignoramento. Sebbene la procedura possa teoricamente iniziare già dopo un solo mancato pagamento, nella pratica la banca solitamente revoca il mutuo e richiede il pagamento dell’intero importo erogato, inclusi gli interessi moratori. Questo comporta la decadenza dal piano di rateizzazione. Perché ciò accada, deve verificarsi almeno una delle seguenti condizioni: sette rate non pagate per un periodo compreso tra 30 e 180 giorni, oppure una o più rate mancanti per almeno 180 giorni. In altre parole, anche il mancato pagamento di una sola rata per più di 181 giorni può portare alla procedura di pignoramento da parte della banca.

In caso di ritardi nell’adempimento del pagamento delle rate, ma entro certi limiti temporali, il piano di ammortamento rimane in vigore.

Cosa può fare la banca in caso di debiti non pagati?

Quando un debitore non paga i suoi debiti, la banca può avviare diverse azioni legali. Innanzitutto, può procedere con il pignoramento della casa ipotecata, indipendentemente dal fatto che sia la residenza principale o meno. Anche se nell’immobile risiede un inquilino, un usufruttuario o l’ex coniuge assegnatario della dimora familiare, il pignoramento può essere eseguito, ma l’acquirente all’asta deve rispettare i diritti di chi vive nell’abitazione fino alla scadenza dei relativi contratti registrati nei registri immobiliari.

Il processo di pignoramento è lungo e durante questo periodo possono verificarsi diverse situazioni. Il debitore potrebbe cercare un accordo con la banca o trovare un acquirente per l’immobile. In tal caso, le 3 parti coinvolte (banca, debitore e acquirente) si incontrano davanti a un notaio che supervisiona l’operazione. Il prezzo pagato dall’acquirente viene poi consegnato alla banca, che rinuncia all’ipoteca e al pignoramento, liberando così la casa da ogni vincolo. Eventuali residui vengono restituiti al debitore-venditore.

Tuttavia, il debitore non può acquistare direttamente la propria casa all’asta, neanche tramite un intermediario. Tuttavia, un familiare può partecipare all’asta e acquistare la casa per conto proprio.

In casi in cui la casa non venga venduta all’asta e il prezzo di vendita sia insufficiente per soddisfare il credito della banca e le spese legali, il giudice può decidere di chiudere la procedura e annullare il pignoramento. Questo accade solo quando vi è una notevole disparità tra il credito della banca e il ricavato presumibile dall’asta.

Conseguenze per familiari ed eredi

I familiari del debitore, anche se vivono con lui, generalmente non sono responsabili per i debiti contratti dal debitore stesso, a meno che non siano co-titolari o garanti del mutuo. In questi casi, rischiano il pignoramento dei propri beni esattamente come il debitore principale.

Quando una persona muore lasciando debiti con la banca, questi debiti passano ai suoi eredi se decidono di accettare l’eredità. Gli eredi possono proteggere i propri beni accettando l’eredità con beneficio di inventario. In questo caso, la banca può pignorare solo i beni del defunto e non quelli personali degli eredi.

Piano di sovraindebitamento

Quando una persona si trova in una situazione di grave indebitamento, anche con un solo creditore come la banca, può avviare un piano di ristrutturazione del debito noto come sovraindebitamento. Tuttavia, per fare ciò, è necessario dimostrare che il suo patrimonio e il suo reddito non sono sufficienti per pagare tutti i debiti. Questo è considerato come un’opzione estrema e richiede comunque un qualche tipo di offerta per soddisfare il creditore. Se la banca ha già un’ipoteca sulla casa del debitore, è improbabile che accetti una proposta di questo tipo.

La procedura:
  • Se i debiti sono di natura privata, è il giudice che deve autorizzare la riduzione del debito.
  • Se i debiti sono legati a attività imprenditoriali o lavorative, la riduzione può avvenire solo con il consenso dei creditori che rappresentano almeno il 60% del debito.

Per avviare questa procedura, è necessario rivolgersi a un avvocato o a un commercialista. Il primo passo consiste nell’ottenere una relazione da parte di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC), che verrà poi depositata presso il Tribunale. Questa relazione deve includere un piano di pagamento che potrebbe prevedere la cancellazione parziale del debito o un piano di rateizzazione che sia ragionevole per i creditori.

Quali altri beni può pignorare la banca?

La banca, se non ha un’ipoteca sulla casa del debitore o se l’asta non ha successo, può recuperare il suo credito attraverso altri beni posseduti dal debitore o dal garante. In questo caso, si seguono le stesse regole dei pignoramenti ordinari.

Secondo l’articolo 2740 del Codice Civile, il debitore è tenuto a utilizzare tutti i suoi beni, sia attuali che futuri, per saldare i debiti. Tuttavia, nonostante questa norma, ci sono delle restrizioni legali su quali tipi di beni l’istituto di credito può effettivamente pignorare, come per qualsiasi altro creditore privato.

Il pignoramento del conto corrente

Il pignoramento di un conto corrente è un metodo diretto ed efficace utilizzato dalla banca per recuperare un credito. Questa procedura è considerata efficiente e economica. Per ottenere informazioni sui conti correnti del debitore, l’istituto di credito può richiedere al Presidente del Tribunale l’accesso all’Anagrafe tributaria, che contiene dati finanziari dei cittadini, inclusi conti bancari, titoli finanziari e cassette di sicurezza.

Se il conto è presso la stessa banca creditrice, essa può compensare il proprio credito con il saldo del conto. Se invece il conto è presso un altro istituto di credito, sarà necessario seguire una specifica procedura di pignoramento. Tuttavia, se il saldo del conto corrente è negativo, ovvero in rosso, non è possibile procedere al pignoramento. In questo caso, la banca deve cercare altri beni del debitore che possano essere pignorati.

Per quanto riguarda i conti utilizzati per lo stipendio o la pensione, esistono delle protezioni specifiche per il debitore. I risparmi già presenti sul conto possono essere pignorati solo per l’importo che supera il triplo dell’assegno sociale. Pertanto, se il saldo è inferiore a questa cifra, il conto rimane intoccabile. Per i versamenti futuri successivi alla notifica di pignoramento, la banca può pignorare fino a un quinto del totale per gli stipendi e dopo aver detratto il “minimo vitale” per le pensioni, che equivale al doppio dell’assegno sociale annuale.

Il pignoramento dello stipendio

Quando un debitore non adempie ai suoi obblighi finanziari, la banca può procedere al pignoramento di parte dello stipendio che riceve dal datore di lavoro. Questo include non solo lo stipendio base, ma anche altri emolumenti come il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e risarcimenti legati all’attività lavorativa. Tuttavia, esistono precise limitazioni: la quota pignorabile non può superare il 20% di ogni mensilità, incluso il TFR. In pratica, il datore di lavoro del debitore trattiene il 20% della busta paga mensile, trasferendolo successivamente alla banca per ridurre il debito, previa approvazione da parte di un giudice durante un’apposita udienza.

Il pignoramento della pensione

Per quanto riguarda le pensioni, il processo di pignoramento è simile a quello degli stipendi, ma con una differenza nel calcolo della quota pignorabile. Prima di procedere con il pignoramento, si sottrae dalla pensione il “minimo vitale”, pari al doppio dell’assegno sociale annuo stabilito dall’INPS. Questa procedura garantisce che il pensionato mantenga un reddito minimo necessario per le sue esigenze primarie, anche in presenza di debiti.

Il pignoramento di canoni di affitto

Per quanto riguarda i canoni di affitto, se il debitore ha un contratto di affitto registrato e riceve canoni mensili, la banca può pignorare tali somme ordinando all’inquilino di versarle direttamente ad essa. Questa procedura viene eseguita previa notifica del pignoramento preventivo.

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