ANSA – LA SONDA CINESE CHANG’E-6 ATTERRA SUL LATO NASCOSTO DELLA LUNA

La sonda cinese Chang’e-6 ha toccato con successo il suolo lunare, atterrando sul lato nascosto del satellite. Per la prima volta verranno raccolti campioni in questa area raramente esplorata della Luna

La sonda cinese Chang’e-6 ha toccato con successo il suolo lunare, atterrando sul lato nascosto del satellite. L’agenzia statale cinese Xinhua ha riferito che la sonda è ora impegnata nella raccolta di campioni, concludendo così un decennale programma spaziale di Pechino.

L’allunaggio di Chang’e-6 è avvenuto nel bacino del Polo Sud-Aitken, un vasto cratere meteoritico. Questa sarà la prima volta che verranno raccolti campioni in questa area raramente esplorata della Luna, secondo quanto dichiarato dall’Agenzia spaziale cinese.

La missione di Chang’e-6, iniziata il 3 maggio, prevede un complesso piano di 53 giorni. Ora che la sonda è giunta a destinazione, procederà alla raccolta di suolo e rocce lunari e condurrà vari esperimenti nella zona di atterraggio. Questo processo dovrebbe essere completato entro due giorni, utilizzando due metodi di raccolta: un trapano per campioni sotterranei e un braccio robotico per campioni superficiali.

Il rientro sulla Terra della sonda prevede una partenza dal lato della Luna sempre rivolto lontano dal nostro pianeta. Gli scienziati sottolineano che il lato nascosto della Luna è promettente per la ricerca, poiché i suoi crateri sono meno influenzati da antiche colate di lava rispetto al lato visibile. Il materiale raccolto potrebbe fornire nuove informazioni sulla formazione della Luna.

LE ALTRE NOTIZIE IN EVIDENZA SULLO “SPAZIO”:

SCIENZE

WIRED – ANCHE LA LUNA AVRA’ UN SUO FUSO ORARIO

La NASA ha ricevuto un nuovo incarico: sviluppare un piano per stabilire un fuso orario lunare, noto come Coordinated Lunar Time (Ltc). Questa iniziativa è stata avviata dal capo dell’Ufficio per le politiche scientifiche e tecnologiche (Ostp) della Casa Bianca, che ha chiesto all’agenzia spaziale di collaborare con altre istituzioni governative per presentare il piano entro la fine del 2026. L’obiettivo è creare un punto di riferimento standard per coordinare tutte le attività durante le missioni lunari future. Il tempo sulla Luna è soggetto a diverse influenze rispetto a quello sulla Terra, a causa di fattori come la gravità e altri fenomeni. Ad esempio, un orologio terrestre sulla Luna perderebbe in media 58,7 microsecondi ogni 24 ore, con variazioni periodiche che lo allontanerebbero ulteriormente dall’ora terrestre. L’istituzione di un fuso orario lunare standard consentirebbe di sincronizzare le operazioni di veicoli spaziali e satelliti lunari durante le missioni esplorative. Questo progetto assume particolare importanza nel contesto del programma Artemis della NASA, che mira a inviare missioni con equipaggio sulla Luna e a stabilire una base lunare scientifica. Senza uno standard unificato per il tempo lunare, sarebbe difficile coordinare le comunicazioni tra Terra, satelliti, basi lunari e astronauti, così come garantire la sicurezza dei trasferimenti di dati spaziali. Inoltre, discrepanze nel cronometraggio potrebbero portare a errori nella mappatura e nella localizzazione delle posizioni lunari. Attualmente, sulla Terra la maggior parte degli orologi e dei fusi orari è impostata sul Tempo Coordinato Universale (UTC), uno standard internazionale basato su orologi atomici collocati in diverse parti del mondo. Tuttavia, l’implementazione dell’Ltc richiederà accordi internazionali tra le nazioni coinvolte nello spazio, comprese quelle che hanno firmato gli Artemis Accords, un accordo che regola l’attività spaziale sulla Luna. La NASA ha già pianificato il suo primo atterraggio lunare con astronauti entro il 2025, mentre la Cina ha progetti simili entro il 2030. Altri paesi come il Giappone e l’India stanno anche avanzando nella loro esplorazione lunare. La definizione di uno standard per il tempo lunare rappresenta un passo importante per garantire la precisione e la resilienza delle operazioni spaziali nel difficile ambiente lunare.

Altre notizie:

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WIRED – L’INFLUENZA DI MARTE CREA GIGANTESCHI VORTICI NEL PROFONDO DEI MARI DELLA TERRA

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications ha sollevato l’attenzione sull’influenza sorprendente di Marte sulla Terra. Gli esperti dell’Università di Sidney e della Sorbona hanno esaminato i dati scientifici di oltre mezzo secolo, provenienti da centinaia di siti oceanici profondi in tutto il mondo, rivelando una connessione straordinaria tra il pianeta rosso e i vortici oceanici terrestri. Attraverso l’analisi dei sedimenti marini, i ricercatori hanno scoperto cicli di circa 2,4 milioni di anni nelle correnti marine profonde. Questi cicli di intensificazione e indebolimento delle correnti sono correlati all’interazione gravitazionale tra Marte e la Terra durante il loro percorso orbitale attorno al Sole, come ha spiegato la co-autrice dello studio, Adriana Dutkiewicz. La “risonanza”, un fenomeno gravitazionale in cui due corpi celesti si attraggono l’un l’altro durante le loro orbite, gioca un ruolo chiave in questa interazione. Dietmar Müller, un altro autore dello studio, ha sottolineato che questa interazione modifica l’eccentricità delle orbite planetarie, influenzando direttamente l’intensità della radiazione solare ricevuta dalla Terra e, di conseguenza, il clima. I vortici oceanici profondi, formatisi come risultato di questa interazione, sono stati identificati come elementi cruciali nel riscaldamento degli oceani in passato. Questi giganteschi vortici, che possono penetrare fino agli abissi marini, contribuiscono al rimescolamento delle acque profonde, mantenendo l’oceano ventilato e mitigando potenzialmente gli effetti della stagnazione oceanica. Questa scoperta ha implicazioni significative per la nostra comprensione del cambiamento climatico su scala geologica e per lo sviluppo di modelli climatici futuri. Sebbene non direttamente correlati al riscaldamento globale causato dalle attività umane, questi cicli forniscono preziose informazioni sulla circolazione oceanica e sulle possibili contromisure contro eventuali scenari di collasso climatico. Questo studio suggerisce che, nonostante il rallentamento o il collasso della circolazione oceanica globale, i vortici oceanici profondi potrebbero mantenere attiva la circolazione degli oceani, prevenendo la stagnazione e i suoi effetti negativi sull’ambiente marino.

ANSA – RITROVATI FRAMMENTI DI UN METEORITE DI ORIGINE SCONOSCIUITA A BERLINO

Sono stati ritrovati a Berlino frammenti di un meteorite dall’origine sconosciuta. I frammenti, chiari e “traslucidi”, non sono come i classici meteoriti neri e potrebbero essere di grande valore scientifico. Si tratta di Aubriti, una classe di meteoriti rarissimi (solo 80 su 70.000) che potrebbero provenire addirittura da Mercurio. La scoperta è stata effettuata da un team di ricercatori del SETI Institute in California. L’asteroide 2024 BX1 è stato scoperto solo tre ore prima di cadere a Berlino. Le sue dimensioni erano inferiori al metro, ma il suo impatto ha illuminato il cielo e ha fatto il giro del mondo in video. La composizione degli Aubriti è unica e non corrisponde ad altre fonti conosciute. Alcuni scienziati ipotizzano che questi meteoriti provengano da Mercurio, ma la teoria è ancora controversa. La traiettoria di 2024 BX1 non esclude l’ipotesi che l’asteroide sia stato in orbita tra Marte e Giove dopo l’ipotetica espulsione da Mercurio miliardi di anni fa. I frammenti di 2024 BX1 sono di grande valore scientifico e potrebbero aiutare a risolvere un dibattito astronomico che dura da decenni.

WIRED – LA NASA VUOLE PRODURRE ENERGIA NUCLEARE SULLA LUNA

La Nasa guarda all’energia nucleare per alimentare la sua presenza duratura sulla Luna. L’agenzia spaziale americana sta infatti valutando diverse proposte per la costruzione di un reattore a fissione nucleare in grado di fornire energia costante per 10 anni senza manutenzione umana. L’energia solare, principale fonte di energia sulla Terra, non è un’opzione praticabile sulla Luna. Il polo sud lunare, dove saranno stabiliti i centri di ricerca della missione Artemis, è in gran parte al buio e ogni punto del satellite sperimenta la “notte lunare”, un periodo di 14 giorni terrestri senza luce solare. L’assenza di atmosfera rende impossibile l’utilizzo di turbine eoliche, mentre la geotermia e i combustibili convenzionali non sono soluzioni affidabili o trasportabili. L’energia nucleare, con la sua capacità di generare energia dalla fissione degli atomi, si presenta come l’unica alternativa praticabile. La Nasa ha affidato a tre aziende lo studio di diverse soluzioni per la costruzione di un reattore nucleare lunare. L’obiettivo è quello di ottenere 40 kilowatt di energia, sufficienti per alimentare l’intero ecosistema scientifico e di esplorazione dell’agenzia sulla Luna. Le proposte in fase di valutazione sono riservate, ma la Nasa è fiduciosa che la competizione tra le aziende porterà a innovazioni e soluzioni creative. L’approccio ibrido pubblico-privato ha già dato buoni frutti in altri progetti spaziali, come le tute spaziali di Axiom Space e i lanci di SpaceX. La prima fase del progetto si concluderà nel 2025 con la selezione del miglior progetto di reattore nucleare. La costruzione del reattore inizierà subito dopo, con l’obiettivo di lanciarlo sulla Luna nei primi anni del prossimo decennio. Il reattore lunare sarà sottoposto a un test di 12 mesi, seguito da altri 9 anni di operatività. Se il progetto avrà successo, la Nasa avrà acquisito l’esperienza necessaria per portare la tecnologia nucleare su Marte entro il 2040.

LASTAMPA – NASA: LA LUNA SI STA RIMPICCIOLENDO

La Luna si sta rimpicciolendo: secondo la Nasa, il suo diametro si è ridotto di circa 50 metri negli ultimi anni. Un problema per l’agenzia aerospaziale americana, che sta lavorando al ritorno dell’uomo sulla Luna con la missione Artemis III. Il fenomeno è dovuto al progressivo raffreddamento del suo interno, che ha portato a una deformazione della superficie lunare e alla formazione di faglie. Le faglie sono spesso associate ad attività sismica, con terremoti lunari (lunamoti) che possono durare ore e avere effetti devastanti. La Nasa teme che i terremoti lunari possano mettere a rischio la sicurezza degli astronauti di Artemis III. Le faglie lunari sono infatti concentrate proprio in alcune delle aree candidate all’allunaggio. Per pianificare la missione Artemis III in modo sicuro, la Nasa ha bisogno di nuovi dati sismici sulla Luna. Questi dati saranno utilizzati per identificare le aree più stabili dove far atterrare gli astronauti e costruire gli avamposti permanenti. Lo studio della Nasa dimostra che la Luna è un corpo celeste dinamico e non statico come si pensava in passato. La sua superficie è in continua evoluzione e questo deve essere tenuto in considerazione per qualsiasi futura esplorazione umana del nostro satellite. La scoperta della Nasa apre nuovi interrogativi sul futuro dell’esplorazione spaziale. Se la Luna si sta rimpicciolendo e la sua superficie è instabile, sarà davvero possibile costruire insediamenti umani permanenti sul nostro satellite? La Nasa continuerà a studiare la Luna per comprenderne meglio i segreti e per trovare soluzioni ai problemi che potrebbero ostacolare l’esplorazione umana del nostro satellite.

WIRED – SCOPERTO IL BUCO NERO PIU’ ANTICO DI SEMPRE

Il James Webb Space Telescope (Jwst) ha appena scoperto il buco nero più antico di sempre, battendo così il suo stesso record. Il buco nero, che risale a 400 milioni di anni dopo il Big Bang, ovvero più di 13 miliardi di anni fa, ha una massa di circa un milione di volte quella del Sole. La scoperta è stata fatta da un team di ricerca internazionale, coordinato dall’Università di Cambridge, che ha utilizzato il telescopio spaziale per osservare la galassia GN-z11, una delle più antiche e distanti mai osservate. Grazie alla sensibilità del Jwst, gli astronomi sono stati in grado di rilevare la presenza di un buco nero supermassiccio al centro della galassia. La scoperta ha suscitato grande interesse tra gli astronomi, che stanno ancora cercando di capire come possa essersi formato un buco nero così massiccio in così poco tempo. Secondo i modelli standard, i buchi neri supermassicci si formano dai resti di stelle morte, che collassano e possono formare appunto un buco nero circa cento volte la massa della nostra stella. Tuttavia, le dimensioni di questo ultimo buco nero suggeriscono che potrebbero formarsi in altri modi: potrebbero nascere già “grandi” oppure crescere velocemente, divorando materia a una velocità cinque volte superiore a quanto ritenuto finora possibile.

LASTAMPA – SCOPERTO UN “GRANDE ANELLO” NELL’UNIVERSO

Un gruppo di ricerca dell’University of Central Lancashire nel Regno Unito ha rivelato la scoperta di una “struttura a grande scala dell’Universo” nota come Grande Anello, con un incredibile diametro di circa 1,3 miliardi di anni luce. Questa enorme entità cosmica, situata a circa 9 miliardi di anni luce dalla Terra, solleva interrogativi sulle attuali teorie dell’organizzazione dell’Universo. Tradizionalmente, l’Universo è concepito come un intreccio di galassie, ammassi e superammassi separati da vuoti. Tuttavia, scoperte come la Grande Muraglia di Sloan e l’Arco Gigante hanno già sfidato queste concezioni. Il Grande Anello, annunciato durante un convegno dell’American Astronomical Society, è ora in cima alla lista delle strutture cosmiche più imponenti. La sua identificazione è stata possibile grazie al Sloan Digital Sky Survey (SDSS), che ha permesso di analizzare la luce di quasar distanti, rivelando così la presenza di ammassi galattici in profondità. Questi dati, elaborati con algoritmi avanzati, hanno svelato la straordinaria portata del Grande Anello. Questa scoperta potrebbe sfidare il principio cosmologico, che sostiene che su larga scala l’Universo sia omogeneo e isotropo. Il Grande Anello e simili strutture potrebbero richiedere una revisione di queste teorie fondamentali, aprendo nuovi orizzonti nella comprensione dell’Universo. Mentre la ricerca cosmologica evolve, il Grande Anello ci invita a riconsiderare la vastità e la complessità dell’Universo che ci circonda.

L’INDIPENDENTE – LA STELLA “DIAVOLO DELLA TASMANIA” E’ TORNATA IN VITA

Una stella morta è tornata in vita, e gli scienziati non riescono a spiegarsi come sia possibile. La stella, situata in una galassia distante circa un miliardo di anni luce dalla Terra, è stata soprannominata “Diavolo della Tasmania”. La stella è esplosa in una supernova, ma è poi tornata a brillare, emettendo radiazioni per mesi dopo l’esplosione. Questo fenomeno è stato chiamato “transiente ottico blu veloce e luminoso”. La scoperta è stata fatta da un team di 15 osservatori, tra cui la professoressa assistente della Cornell University Anna Ho. Ho ha dichiarato: “Nessuno sapeva davvero cosa dire. Non avevamo mai visto nulla del genere prima: qualcosa di così veloce e la luminosità così forte come l’esplosione originale, mesi dopo”. Gli scienziati stanno ancora cercando di capire come sia potuto accadere. Una possibile spiegazione è che la stella sia stata colpita da un’altra stella o da un asteroide. Un’altra possibilità è che la stella abbia sviluppato una nuova fonte di energia.

WIRED – RADIO TELESCOPIO IDENTIFICA IL RAGGIO COSMICO “AMATERASU”

Un radio telescopio avanzato ha individuato un raggio cosmico ad altissima energia, che ha colpito la Terra il 27 maggio 2021. Il raggio cosmico, chiamato “Amaterasu” in onore della dea del sole nella mitologia giapponese, ha un’energia di 1019 elettronvolt, il secondo valore più alto mai registrato. La sua origine è un mistero per gli astronomi, che non sono ancora certi di come possa essere stato generato. Una possibile spiegazione è che il raggio cosmico provenga da una stella morente, che ha emesso una particella ad altissima energia durante una supernova. Un’altra possibilità è che il raggio cosmico provenga da un buco nero supermassiccio, che abbia accelerato una particella fino a raggiungere velocità prossime a quella della luce. Qualunque sia la sua origine, il raggio cosmico Amaterasu è un enigma per l’astrofisica.

LEGGO – L’ALLARME DEGLI SCIENZIATI SULL’INCROCRIO TRA TEMPESTA SOLARE E INTERNET

Gli esperti, guidati dal professor Peter Becker della George Mason University, lanciano l’allarme sull’incrocio imminente tra l’incremento dell’attività solare e la dipendenza crescente dalla tecnologia. Una tempesta solare potrebbe innescare una “apocalisse di Internet”, minacciando reti elettriche, satelliti, cavi in fibra ottica, sistemi Gps e comunicazioni. Becker, ricordando l’evento di Carrington del 1859, avverte che l’impatto attuale potrebbe superare i danni causati allora. Il professore, monitorando costantemente il Sole, stima al 10% la possibilità di danni a Internet, sottolineando l’importanza della prevenzione contro un evento che potrebbe mettere a rischio la civiltà.

ASTRONAVI, SATELLITI, E ALTRO

ANSA – LANCIATO IL SATELLITE EARTHCARE CHE AIUTERA’ A CAPIRE IL CLIMA CHE CAMBIA

Il satellite EarthCare è stato lanciato con successo dalla base californiana di Vandenberg utilizzando un razzo Falcon 9. Questo satellite ha il compito di raccogliere dati su nuvole e aerosol per comprendere meglio i cambiamenti climatici. EarthCare rappresenta una delle missioni più ambiziose nella storia dell’osservazione terrestre. Frutto della collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e l’agenzia spaziale giapponese JAXA, la missione studierà le nubi e gli aerosol grazie ai suoi quattro strumenti all’avanguardia. Josef Aschbacher, direttore generale dell’ESA, ha dichiarato: “Nuvole, aerosol e radiazioni saranno presto compresi in modo molto più chiaro, poiché un mix unico di quattro strumenti a bordo di EarthCare lavorerà per risolvere alcuni degli aspetti più misteriosi della nostra atmosfera”. La missione è stata progettata e realizzata da un consorzio di oltre 75 aziende, con Airbus come appaltatore principale. L’Agenzia Spaziale Italiana e l’industria italiana, rappresentata da Leonardo, hanno fornito componenti chiave per due strumenti di bordo, pannelli solari e un sensore speciale per orientare il satellite. Dopo il lancio, EarthCare si è separato con successo dal razzo e ha raggiunto l’orbita prestabilita a circa 400 chilometri dalla Terra. La stazione di Hartebeesthoek in Sudafrica ha confermato l’entrata in orbita del satellite. Questa missione promette di fornire preziosi dati sul ruolo delle nuvole e degli aerosol nel riscaldamento e raffreddamento dell’atmosfera terrestre. JAXA ha soprannominato il satellite ‘Hakuryu’, che significa ‘Drago bianco’ a causa del suo aspetto. Simonetta Cheli, direttrice dei programmi di Osservazione della Terra dell’ESA, ha sottolineato l’importanza di questa missione per comprendere e affrontare i cambiamenti climatici. Eiichi Tomita, responsabile scientifico del radar di JAXA, ha evidenziato come EarthCare permetterà di migliorare l’accuratezza dei modelli climatici globali, aiutando a prevedere meglio il clima futuro e a adottare misure di mitigazione. Il satellite è dotato di strumenti avanzati: un radar capace di misurare il flusso ascendente e discendente all’interno delle nuvole, un lidar atmosferico che utilizza un laser per misurare i profili di nubi sottili e aerosol, un imager multispettrale per una panoramica in diverse lunghezze d’onda, e un radiometro a banda larga per misurare la radiazione solare riflessa e la radiazione infrarossa in uscita.

Altre notizie:

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ANSA – LA NASA LAVORA ALLA PRIMA RETE FERROVIARIA SULLA LUNA

La NASA è attualmente impegnata nella progettazione della prima rete ferroviaria sulla Luna, un ambizioso progetto che prevede l’utilizzo di piste srotolabili e robot a levitazione magnetica per il trasporto di carichi pesanti nelle future basi lunari. Questo progetto, denominato Float (Flexible Levitation on a Track), è uno dei sei studi visionari che hanno superato la prima fase di selezione all’interno del programma Innovative Advanced Concepts (Niac) della NASA. Guidato dall’ingegnere meccanico Ethan Schaler presso il Jet Propulsion Laboratory in California, il progetto Float si propone di realizzare il primo sistema ferroviario lunare, offrendo un mezzo di trasporto affidabile, autonomo ed efficiente per le operazioni future sulla Luna. Secondo Schaler, un sistema di trasporto robotizzato durevole sarà cruciale per le attività quotidiane di una base lunare sostenibile nei prossimi anni Trenta. Il sistema Float si basa sull’impiego di robot magnetici non alimentati, in grado di levitare su una pista costituita da tre strati di pellicola flessibile. Questi strati includono uno strato di grafite che consente ai robot di levitare, uno strato flessibile che genera una spinta elettromagnetica per il movimento dei robot e, opzionalmente, uno strato di pannelli solari per generare energia per la base lunare. Una caratteristica fondamentale di questi robot Float è la mancanza di parti mobili, il che riduce al minimo l’usura dovuta alla polvere lunare. Le piste ferroviarie si srotolano direttamente sulla superficie lunare, evitando la necessità di importanti lavori di costruzione in loco. Inoltre, le piste possono essere arrotolate e riconfigurate per adattarsi alle diverse esigenze operative. I robot Float saranno in grado di trasportare carichi utili di varie forme e dimensioni, con una capacità di oltre 30 chili per metro quadro, e raggiungeranno velocità utili superiori a 0,5 metri al secondo. Un sistema ferroviario lunare su larga scala, come quello proposto dal progetto Float, potrebbe trasportare fino a 100.000 chili per più chilometri al giorno, facilitando il trasporto di regolite e di carichi utili tra la base lunare e altre zone di interesse. Oltre al progetto Float, il programma Niac della NASA ha selezionato altre tecnologie innovative, tra cui un telescopio spaziale basato su liquidi ionici e un razzo al plasma pulsato per accelerare i viaggi verso Marte. Questi progetti riceveranno finanziamenti fino a 600 mila dollari per ulteriori due anni di sviluppo, in vista di una possibile implementazione nelle future missioni spaziali.

PUNTOINFORMATICO – EFFETTUATA LA PRIMA CONNESSIONE VIA BLUETOOTH DALLO SPAZIO ALLA TERRA

La Hubble Network ha compiuto un importante passo avanti nel campo delle telecomunicazioni spaziali, effettuando la prima connessione Bluetooth verso la Terra da una distanza di oltre 600 km nello spazio. Questo risultato, ottenuto attraverso due satelliti lanciati come parte della missione Transporter-10 di SpaceX il 4 marzo dalla base spaziale Vandenberg in California, segna un punto di svolta significativo per l’industria delle comunicazioni spaziali. Fondata nel 2021 da Alex Haro, Ben Wild e John Kim, la Hubble Network si è posta l’arduo obiettivo di migliorare le connessioni Bluetooth, spesso soggette a interferenze e limitate nel raggio d’azione, anche a distanze terrestri molto limitate. La dimostrazione di poter stabilire una connessione Bluetooth affidabile e stabile da una distanza così considerevole rappresenta un notevole successo per l’azienda. Questo risultato è particolarmente significativo data la complessità delle connessioni Bluetooth, che tendono a essere instabili anche in ambienti ravvicinati. Ben Wild, uno dei fondatori dell’azienda, ha espresso il suo stupore iniziale quando ha sentito parlare per la prima volta di questa possibilità, ma le sue esperienze nel settore dell’Internet delle cose (IoT) lo hanno convinto della necessità di sviluppare soluzioni più efficienti e globali. La chiave per superare questa sfida è stata l’implementazione di connessioni Bluetooth a basso consumo energetico, come quelle sviluppate dalla Hubble Network. Questo successo ha ribaltato le aspettative di molti scettici, dimostrando che l’invio e la ricezione di segnali direttamente dai chip Bluetooth nello spazio sono fattibili e affidabili. Guardando al futuro, la Hubble Network ha ambiziosi piani di espansione. Entro la fine di quest’anno, prevede di lanciare un terzo satellite come parte della sua costellazione ‘beta’ e di continuare a implementare nuovi satelliti nei mesi successivi per completare la rete. Alla fine del 2025 o all’inizio del 2026, l’azienda mira a lanciare 32 satelliti contemporaneamente per creare una costellazione completa e funzionale. Una volta completata, la costellazione Hubble consentirà connessioni Bluetooth affidabili e regolari con un satellite almeno otto volte al giorno. Questa rete potrebbe essere utilizzata per una varietà di scopi, tra cui il monitoraggio del suolo e servizi che richiedono una copertura continua, come il monitoraggio delle cadute negli anziani. Hubble non ha inventato la tecnologia Bluetooth, ma l’ha migliorata. I suoi satelliti utilizzano chip Bluetooth standard già presenti nei telefoni e nei computer, aggiornati solo tramite software per comunicare su lunghe distanze a bassa potenza, incluso un satellite in orbita nello spazio. L’antenna phased array del satellite funziona come una sorta di lente d’ingrandimento, permettendo di rilevare i segnali a bassa potenza provenienti dai chip a terra. Il team ha risolto anche le sfide legate al cambiamento di frequenza nella comunicazione, poiché i dati vengono scambiati tra oggetti in movimento ad alta velocità. L’azienda afferma di aver affrontato con successo il problema della connettività globale, riducendo il consumo energetico del 20% e i costi operativi del 50%. Il suo obiettivo è connettere un miliardo di dispositivi in tutto il mondo e rivoluzionare vari settori con questa tecnologia. Haro, portavoce dell’azienda, ha dichiarato: “La nostra missione di creare la prima rete veramente globale, economica ed efficiente dal punto di vista energetico ha compiuto un significativo passo avanti con questa scoperta tecnologica”. L’azienda ha già avviato collaborazioni con clienti pilota in diversi settori, tra cui dispositivi di consumo, costruzioni, infrastrutture, catena di approvvigionamento, logistica, agricoltura, petrolio e gas e difesa.

SCENARIECONOMICI – LA STARTUP MAX SPACE VUOLE REALIZZARE STAZIONI SPAZIALI GONFIABILI PER LA COLONIZZAZIONE DELLO SPAZIO

Max Space, una startup emergente nel campo dell’esplorazione spaziale, ha recentemente annunciato un progetto ambizioso che potrebbe rivoluzionare la colonizzazione dello spazio: la realizzazione di stazioni spaziali gonfiabili. Questi moduli abitativi, simili a palloni, sono progettati per essere trasportati nello spazio tramite un singolo viaggio e potrebbero rappresentare un’alternativa economica e efficiente alle stazioni spaziali tradizionali. La tecnologia degli habitat gonfiabili offre numerosi vantaggi. In primo luogo, i moduli possono essere facilmente riposti e trasportati nello spazio, occupando meno spazio all’interno dei veicoli spaziali e riducendo i costi di lancio. Inoltre, sono progettati per essere altamente resistenti e sicuri, offrendo un ambiente abitativo robusto e affidabile per gli astronauti. La startup prevede di lanciare il primo modulo gonfiabile su un viaggio in condivisione di SpaceX nel 2026. Questo modulo sarà in grado di trasformarsi in una stazione spaziale grande quanto uno stadio sportivo, offrendo un ampio spazio abitativo e di stoccaggio. Uno dei principali vantaggi di questa tecnologia è la sua capacità di essere assemblata in un unico lancio. Questo riduce significativamente i costi e i tempi di costruzione rispetto alle stazioni spaziali tradizionali, che richiedono numerosi viaggi spaziali per essere completate. Inoltre, Max Space spera di offrire queste stazioni spaziali a un costo molto più basso rispetto alle alternative attuali. La tecnologia utilizzata da Max Space si basa sull’architettura isotensoide, che consente alle strutture di rimanere libere e di assumere una forma ideale per massimizzare la loro capacità di carico. Inoltre, la startup utilizza un sistema multistrato di schermatura balistica a base di fibre per garantire la sicurezza e la resistenza dei moduli. Max Space non è l’unica azienda a sviluppare stazioni spaziali gonfiabili. Sierra Space, un’altra importante azienda aerospaziale, sta lavorando a un progetto simile chiamato Large Integrated Flexible Environment (LIFE). Questa stazione spaziale a tre piani potrebbe diventare operativa entro il 2030 e offre una concorrenza significativa a Max Space nel campo degli habitat gonfiabili.

WIRED – LA NASA LANCIA UN PICCOLO SATELLITE PER STUDIARE LE ESPLOSIONI NELL’UNIVERSO

La NASA ha lanciato con successo un piccolo satellite chiamato BurstCube, destinato a studiare le esplosioni più potenti dell’Universo, in particolare i cosiddetti short gamma-ray burst. Il satellite è stato incluso nel carico della navicella Dragon di SpaceX, partita il 21 marzo verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). BurstCube, delle dimensioni approssimative di una scatola di scarpe, una volta giunto sull’ISS, verrà disimballato e rilasciato nell’orbita prestabilita per intercettare i lampi di raggi gamma di breve durata. Questi fenomeni, con energie luminose estreme e durate inferiori ai 2 secondi, sono solitamente generati da collisioni tra stelle di neutroni, che rappresentano il residuo di stelle massicce collassate. L’obiettivo principale di BurstCube è contribuire alla cosiddetta “astronomia multimessaggera”, che si basa sull’osservazione simultanea di diversi segnali provenienti dallo spazio, inclusi fotoni, onde gravitazionali e neutrini. Questa combinazione di dati permette una comprensione più approfondita dei fenomeni cosmici. Finora, l’osservazione congiunta di onde gravitazionali e onde luminose è stata limitata, ma il lancio di BurstCube mira ad ampliare tale possibilità. Il satellite è equipaggiato con quattro rilevatori sensibili a raggi gamma con energie comprese tra 50.000 e 1 milione di elettronvolt. Quando un raggio gamma viene rilevato, attraversa uno scintillatore che lo converte in luce visibile, la quale viene poi convertita in impulsi elettrici. Israel Martinez, ricercatore e membro del team BurstCube, ha sottolineato l’importanza del satellite nel migliorare la copertura del cielo osservabile, aumentando così le probabilità di catturare eventi cosmici correlati con le onde gravitazionali. Attualmente, le missioni di rilevamento dei raggi gamma coprono solo circa il 70% del cielo, ma BurstCube promette di estendere tale copertura e migliorare la comprensione dei fenomeni celesti più energetici.

ANSA – IL CARGO DRAGON DI SPACEX STA RIENTRANDO SULLA TERRA

Il cargo Dragon della SpaceX ha lasciato la Stazione Spaziale Internazionale per fare ritorno sulla Terra, trasportando un carico prezioso che include fibre ottiche prodotte nello spazio e minuscole navette per terapie anticancro. A bordo della navetta senza equipaggio vi sono circa 2 tonnellate di materiali scientifici provenienti dagli esperimenti condotti a bordo della ISS, destinati alla NASA e agli altri partner della stazione. Dopo essere giunta alla ISS il 23 marzo, la navetta si è sganciata in modo automatico dal modulo Harmony della stazione spaziale, ricevendo il comando dal centro di controllo della SpaceX in California. L’ammaraggio è previsto per il 30 aprile al largo delle coste della Florida. Tra gli esperimenti che faranno ritorno sulla Terra, vi sono oltre quattro chilometri di fibra ottica prodotti nello spazio nell’ambito dell’esperimento Flawless Space Fibers-1, che ha permesso di aumentare significativamente il ritmo di produzione in orbita. Tornano anche i batteri dell’esperimento Gears (Genomic Enumeration of Antibiotic Resistance in Space) per studiare l’adattamento dei microrganismi allo spazio, con l’obiettivo di proteggere gli astronauti nelle future missioni di lunga durata. Inoltre, i materiali dell’esperimento Misse-18 (Materials International Space Station Experiment-18-NASA) che hanno affrontato le condizioni estreme dello spazio faranno ritorno sulla Terra. A bordo della Dragon sono presenti anche campioni dell’esperimento Immune Cell Activation dell’Agenzia Spaziale Europea, finalizzato a comprendere se la microgravità faciliti il trasferimento di farmaci incapsulati in nanoparticelle magnetiche nelle cellule umane, con potenziali implicazioni per futuri trattamenti contro i tumori.

REUTERS – SPACEX DI ELON MUSK STA COSTRUENDO SATELLITI SPIA PER GLI STATI UNITI

Secondo quanto riportato in esclusiva da Reuters, la SpaceX di Elon Musk sta attualmente costruendo una rete di centinaia di satelliti spia per conto degli Stati Uniti. La notizia è stata confermata da cinque fonti anonime e si riferisce a un contratto stipulato con il National Reconnaissance Office (NRO), un’agenzia di intelligence affiliata al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, responsabile della gestione dei satelliti spia. L’unità aziendale Starshield di SpaceX è incaricata della costruzione di questa rete di satelliti, nell’ambito di un contratto del valore di 1,8 miliardi di dollari. Secondo le fonti citate, il programma avrebbe lo scopo di migliorare notevolmente la capacità del governo e delle forze armate statunitensi nell’individuare rapidamente potenziali obiettivi in tutto il mondo. I satelliti consentirebbero agli Stati Uniti di acquisire immagini dettagliate delle attività a terra in tempo quasi reale, contribuendo alle operazioni di intelligence e militari. Questa notizia giunge dopo che il Wall Street Journal aveva riportato a febbraio l’esistenza di un contratto segreto del medesimo valore tra Starshield e un’agenzia di intelligence non specificata. Tuttavia, il Wall Street Journal non aveva chiarito gli obiettivi precisi del programma. Reuters ha tentato di contattare SpaceX per un commento sulla questione, ma la società non ha fornito alcuna risposta. D’altra parte, il National Reconnaissance Office ha riconosciuto il proprio impegno nello sviluppo di un sistema satellitare sofisticato, ma ha declinato il commento sull’esclusiva di Reuters, affermando che il loro obiettivo è quello di sviluppare il sistema di intelligence, sorveglianza e ricognizione spaziale più avanzato e resistente mai visto fino ad ora.

WIRED – RUSSIA E CINA VOGLIONO COSTRUIRE UNA CENTRALE NUCLEARE SULLA LUNA

La Russia, in collaborazione con la Cina, sta valutando seriamente la possibilità di costruire una centrale nucleare sulla Luna entro il 2035. Yuri Borisov, capo dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, ha annunciato che l’energia nucleare potrebbe essere utilizzata per fornire elettricità alle future colonie lunari. Secondo Borisov, l’installazione di una centrale nucleare sulla superficie lunare potrebbe avvenire tra il 2033 e il 2035, in collaborazione con la Cina. Questo progetto è considerato fondamentale dato che i pannelli solari non sarebbero sufficienti per soddisfare il fabbisogno energetico delle future strutture sulla Luna. L’obiettivo sarebbe quello di realizzare un sistema automatizzato per la costruzione e il funzionamento della centrale nucleare, senza la necessità di presenza umana diretta. Borisov ha anche accennato alla possibilità di sviluppare un’astronave cargo a propulsione nucleare per trasportare grandi carichi da un’orbita all’altra, oltre ad affrontare altre sfide nello spazio, come la raccolta di detriti spaziali. Si prevede di lanciare ulteriori missioni lunari e di esplorare la possibilità di una missione congiunta russo-cinese con equipaggio, mentre la Cina mira a inviare il suo primo astronauta sulla Luna entro il 2030.

WIRED – LA NASA CERCA VOLONTARI PER SIMULARE UN ANNO DI VITA SU MARTE

La NASA ha aperto un bando per reclutare quattro volontari disposti a vivere per un anno in un habitat simulato di Marte, in vista della futura esplorazione umana del pianeta rosso. La simulazione, chiamata Chapea 2 (Crew Health and Performance Exploration Analog), durerà circa 12 mesi e inizierà nella primavera del 2025. I dati raccolti sulla salute, le prestazioni fisiche e il comportamento dei partecipanti saranno utili a definire i piani dell’agenzia spaziale per le missioni su Marte. L’habitat di 15 metri quadrati, chiamato Mars Dune Alpha, si trova presso il Johnson Space Center della NASA a Houston, in Texas. Ricrea le condizioni di vita su Marte, con scarsità di risorse, guasti alle apparecchiature, ritardi nelle comunicazioni e altri fattori di stress. La loro dieta sarà a base di cibo disidratato con scorte limitate di cibo fresco. La NASA monitorerà l’equipaggio con telecamere e videochiamate con medici. I volontari avranno un contatto limitato con le loro famiglie. Le candidature possono essere inviate dal 16 febbraio al 2 aprile. I volontari saranno retribuiti, ma la NASA non ha fornito dettagli sull’ammontare. La prima missione Chapea è ancora in corso. L’equipaggio è entrato nell’habitat il 25 giugno 2023 e la simulazione terminerà il 6 luglio. I partecipanti hanno già coltivato pomodori, peperoni e verdure a foglia. L’obiettivo di Chapea è di far avanzare la conoscenza della NASA su come gli esseri umani possono vivere e lavorare in un ambiente marziano. I dati raccolti aiuteranno l’agenzia a sviluppare tecnologie e procedure per le future missioni su Marte.

ANSA – STARSHIP HA RAGGIUNTO LO SPAZIO

Dopo due tentativi non riusciti, l’astronave Starship di SpaceX ha finalmente raggiunto lo spazio in una storica giornata per l’azienda aerospaziale privata statunitense. Il test, avvenuto senza equipaggio a bordo, ha segnato un importante passo avanti nello sviluppo del sistema di lancio spaziale più potente mai costruito. Il lancio, inizialmente programmato per le 13:00 ora italiana, è stato avviato con successo alle 14:25. Il grande razzo Super Heavy, che propulsava Starship nelle prime fasi del volo, ha acceso i motori e ha portato l’astronave verso est. Dopo circa 3 minuti, Super Heavy si è separato da Starship, che ha continuato il suo viaggio nello spazio. Durante la missione, sono state sperimentate diverse innovazioni, tra cui un nuovo sistema di rifornimento rapido e potente per i serbatoi di metano liquido e ossigeno liquido a Boca Chica, la base di lancio di SpaceX in Texas. Inoltre, sono stati testati sistemi per l’apertura e la chiusura del portellone dell’astronave, nonché il rifornimento in orbita di Starship, fondamentale per le future missioni lunari e oltre. Tuttavia, non tutti i test pianificati sono stati completati. SpaceX avrebbe dovuto accendere nuovamente alcuni motori di Starship nello spazio per verificare il loro funzionamento, ma a causa di un imprevisto questo test non è stato eseguito. Dopo aver raccolto una vasta quantità di dati durante il volo, Starship ha iniziato il suo rientro controllato nell’atmosfera terrestre. La parte dell’astronave dotata di uno scudo termico è stata orientata verso la Terra per resistere alle alte temperature generate durante il rientro. Tuttavia, nonostante il successo complessivo del lancio, Starship si è disintegrata durante il turbolento rientro nell’atmosfera e non è stata recuperata.

ANSA – LANDER NOVA-C (SOPRANNOMINATO ODYSSEUS) ATTERRA SULLA LUNA

Il lander Odysseus della società privata statunitense Intuitive Machines ha compiuto con successo un allunaggio controllato sulla Luna, segnando un importante traguardo nella storia dell’esplorazione spaziale. Questo evento storico rappresenta il primo allunaggio controllato effettuato da un’azienda privata e il primo di un veicolo spaziale statunitense dal lontano 1972, durante la missione Apollo 17. Il lander Odysseus, senza equipaggio a bordo, ha raggiunto il suolo lunare utilizzando un sistema automatico di navigazione. L’allunaggio è stato preceduto da un periodo di attesa, durante il quale i tecnici di Intuitive Machines hanno monitorato attentamente il veicolo spaziale dal centro di controllo sulla Terra. Dopo alcuni minuti, è stato confermato il successo dell’allunaggio quando il lander ha iniziato a trasmettere segnali verso la Terra. Questo risultato è stato ottenuto grazie ai sofisticati sistemi di navigazione e alle tecnologie avanzate impiegate nel lander Odysseus. Il veicolo spaziale, parte della classe di veicoli Nova-C sviluppati da Intuitive Machines, ha una massa di quasi 2 tonnellate, un diametro di 2 metri e un’altezza di circa 3 metri. La missione IM-1, come è stata denominata, ha lo scopo principalmente di dimostrare le capacità di allunaggio automatico del sistema e di trasportare strumentazioni scientifiche e esperimenti sulla Luna. La missione di Odysseus fa parte del programma Commercial Lunar Payload Services (CLPS) della NASA, che mira a inviare sulla Luna piccoli robot automatici per esplorare il suolo lunare e raccogliere dati scientifici. Questo programma rappresenta un cambio di paradigma nell’esplorazione spaziale, coinvolgendo attivamente aziende private nella progettazione e nell’esecuzione di missioni spaziali. Intuitive Machines ha ricevuto un finanziamento di 118 milioni di dollari dalla NASA per la missione IM-1, che prevede il trasporto di sei strumenti scientifici sulla Luna. Tra questi strumenti vi è una speciale fotocamera progettata per riprendere la nube di polveri sollevata durante l’allunaggio, fornendo così importanti informazioni per le future missioni di esplorazione lunare. L’area scelta per l’allunaggio di Odysseus, nelle vicinanze del cratere Malapert A, è di grande interesse scientifico poiché si ritiene possa contenere risorse preziose come acqua ghiacciata. Queste risorse potrebbero essere cruciali per le future missioni spaziali con equipaggio umano o per la costruzione di basi lunari.

WIRED – SAMANTHA CRISTOFORETTI GUIDERA’ LO SVILUPPO DI NAVETTE CARGO EUROPEE PER LE STAZIONI SPAZIALI

L’astronauta italiana Samantha Cristoforetti guiderà la Low Earth Orbit (Leo) Cargo Return Initiative dell’Esa per la creazione di un servizio di consegna merci da e verso le stazioni spaziali in orbita bassa. Il progetto rappresenta un primo passo verso un futuro veicolo europeo per il trasporto di equipaggi. Il sogno di AstroSamantha: “Sogno che l’Europa abbia la propria astronave, come gli Stati Uniti, la Russia, la Cina e presto l’India”, ha dichiarato Cristoforetti. “Sogno equipaggi internazionali che volino nello spazio non solo su veicoli privati statunitensi, ma anche su veicoli europei”. Il progetto: L’iniziativa era stata annunciata a maggio 2023. La prima fase consisterà nella selezione di partner industriali europei per realizzare un primo volo dimostrativo verso la Stazione Spaziale Internazionale (Iss) entro il 2028. L’idea è di sviluppare veicoli di trasporto merci adattabili al trasporto di astronauti. Attualmente l’Europa dipende da partner internazionali per il trasporto di carichi e astronauti nello spazio. In passato l’Esa ha già fornito servizi di questo tipo, come l’Automated Transfer Vehicle, che ha trasportato oltre 30.000 kg di merci sulla Iss tra il 2008 e il 2015. L’Europa ha le capacità per le operazioni di docking e di rientro dalle stazioni in orbita bassa. “Ora è giunto il momento per la nostra industria di mettere insieme tutti gli elementi e sviluppare un servizio end-to-end competitivo e conveniente”, ha affermato Cristoforetti. Prospettive a breve e lungo termine: A breve termine, l’Europa potrebbe sviluppare rapporti vantaggiosi con i fornitori delle future stazioni spaziali commerciali, assicurando il trasporto di merci in cambio di opportunità di ricerca e voli di astronauti. “Perché vogliamo essere partner, non solo clienti”, ha sottolineato Cristoforetti. A lungo termine, il veicolo cargo potrebbe diventare un veicolo per equipaggi o arrivare a servire destinazioni cislunari. “Non vediamo l’ora di ricevere le proposte industriali entro la fine di febbraio e poi selezionare i partner industriali che si imbarcheranno con noi in questa avventura di squadra!” ha concluso Cristoforetti.

TGCOM24 – OLEG KONOMENKO STABILISCE IL RECORD DI PERMAMENZA NELLO SPAZIO TRASCORRENDO IN ORBITA 878 GIORNI

Il cosmonauta russo Oleg Kononenko, 59 anni, ha ufficialmente stabilito un nuovo record mondiale di permanenza nello spazio, trascorrendo più di 878 giorni in orbita durante varie missioni. L’annuncio è stato fatto dall’Agenzia spaziale russa (Roscosmos) domenica scorsa. Kononenko, attualmente in missione sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) dal settembre scorso, supera il precedente record detenuto dal cosmonauta russo Gennady Padalka. Il cosmonauta mira a raggiungere un totale di mille giorni nello spazio il 5 giugno, con la possibilità di accumulare un totale di 1.110 giorni entro la fine di settembre. Kononenko ha espresso il suo orgoglio per il successo e sottolineato l’importanza del record per la durata totale della permanenza umana nello spazio, sottolineando la tradizione russa nel campo. Attualmente, il record mondiale di permanenza ininterrotta nello spazio appartiene a un altro cosmonauta russo, Valeri Polyakov, che nel 1995 rimase a bordo della stazione spaziale russa Mir per 437 giorni.

WIRED – LA MISSIONE PER PRODURRE ENERGIA SOLARE NELLO SPAZIO

La prima missione per produrre energia solare nello spazio è stata un successo. Lo Space solar power demonstrator (Sspd-1), un prototipo spaziale sviluppato dal California Institute of Technology (Caltech), è tornato sulla Terra dopo un anno in orbita. Durante la sua missione, l’Sspd-1 ha condotto tre esperimenti per testare la tecnologia di produzione di energia. Uno degli esperimenti ha riguardato il dispiegamento di Dolce, una struttura di quasi due metri per due che è stata progettata per raccogliere energia solare. Dolce ha dovuto affrontare alcuni intoppi durante l’esperimento, ma gli ingegneri del Caltech sono riusciti a risolverli. Un altro esperimento ha riguardato la prova di 32 tipi diversi di celle fotovoltaiche. Gli ingegneri hanno scoperto che alcune celle sono più efficienti di altre, ma che tutte sono in grado di produrre energia solare in modo affidabile. Il terzo esperimento ha riguardato la trasmissione di energia solare dalla Terra. Il prototipo ha utilizzato una serie di trasmettitori di energia a microonde per trasmettere energia verso la Terra. I trasmettitori hanno funzionato correttamente, ma gli ingegneri stanno lavorando per migliorare le loro prestazioni. In generale, i risultati della missione Sspd-1 sono positivi. Dimostrano che la produzione di energia solare nello spazio è possibile e che questa tecnologia potrebbe essere un’importante fonte di energia pulita per il futuro. Il Caltech sta già pianificando la prossima missione, che sarà più grande e complessa dell’Sspd-1. Questa missione testerà nuove tecnologie e contribuirà a rendere la produzione di energia solare nello spazio più efficiente e conveniente.

ANSA – MISSIONE SPAZIALE SLIM DEL GIAPPONE RAGGIUNGE LA LUNA

Venerdì pomeriggio, la missione spaziale SLIM dell’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA) ha compiuto un atterraggio controllato sulla Luna, rendendo il Giappone uno dei pochi paesi a tentare questa impresa. Tuttavia, si sono verificati imprevisti, in quanto i pannelli solari del lander non generano energia elettrica, impedendo il caricamento delle batterie. Il veicolo spaziale SLIM (Smart Lander for Investigating Moon) è stato lanciato il 6 settembre 2023 e ha raggiunto l’orbita lunare il 25 dicembre. I motori del lander sono stati attivati intorno alle 16 (ora italiana) di venerdì per iniziare la discesa controllata. Tuttavia, sono sorti dubbi sulla corretta orientazione del veicolo durante l’allunaggio, compromettendo i pannelli solari. La JAXA sta attualmente conducendo verifiche sulle condizioni degli strumenti del lander, che ha impiegato un sistema di navigazione automatica ad alta precisione. La sperimentazione di questo sistema era fondamentale per future missioni lunari. SLIM ha anche lanciato due lander più piccoli, LEV-1 e LEV-2, poco prima dell’allunaggio, i quali saranno oggetto di valutazioni simili nei prossimi giorni. Nonostante gli ostacoli tecnici, il successo di SLIM nel raggiungere la Luna rappresenta un importante passo avanti per il programma spaziale giapponese. La JAXA prevede ulteriori analisi e valutazioni per determinare le modalità d’uso del lander e risolvere le problematiche riscontrate durante questa missione cruciale per lo studio della Luna e lo sviluppo di tecnologie spaziali avanzate.

WIRED – LANCIATI I PRIMI SATELLITI STARLINK IN GRADO DI CONNETTERSI AI CELLULARI

SpaceX ha lanciato il primo stormo di satelliti Starlink per connettere direttamente i cellulari alla rete. Il servizio, che verrà testato nel corso dell’anno, è in collaborazione con la compagnia telefonica statunitense T-Mobile e altre società di telecomunicazioni di Australia, Canada e Giappone. In totale saranno coinvolti 840 satelliti, che trasmetteranno un segnale 4G a circa 2 mila smartphone non modificati. L’azienda ha spiegato che i satelliti funzioneranno come “torri telefoniche nello spazio”. Il test si svolgerà in tre fasi. Nella prima, che dovrebbe concludersi entro il mese di luglio, verrà verificata solo l’effettiva capacità di connessione diretta tra satelliti e smartphone e la stabilità del collegamento. Nella seconda fase, prevista entro la fine dell’anno, SpaceX punta a garantire l’attivazione dei servizi di messaggistica, mentre entro il 2025 potrebbero già arrivare anche le chiamate, la connessione dati e con l’internet delle cose. Se tutto dovesse funzionare come previsto, SpaceX potrà richiedere l’approvazione al governo degli Stati Uniti per lanciare il servizio commerciale. SpaceX è una delle diverse aziende che stanno lavorando a soluzioni per portare la connessione internet satellitare a banda larga su scala globale. Oltre a SpaceX, anche l’operatore telefonico Lynk e Amazon, con il suo Project Kupier, stanno tentando di accaparrarsi una quota di questo nuovo mercato.

SCENARIECONOMICI – L’UE INVESTE 6 MILIARDI IN IRIS², LA COSTELLAZIONE SATELLITARE EUROPEA

L’Unione Europea ha annunciato un investimento di 6 miliardi di euro per la creazione di una costellazione satellitare internet denominata IRIS². La nuova rete, che dovrebbe essere operativa entro il 2027, è stata concepita per rivaleggiare con i progetti di Elon Musk e Jeff Bezos, Starlink e Kuiper. Tuttavia, IRIS² rischia di nascere già superata. A differenza delle sue concorrenti commerciali, la costellazione europea sarà realizzata da un consorzio di aziende guidate da Airbus e sarà composta da un numero di satelliti molto inferiore. Questo potrebbe limitare l’uso di IRIS² a scopi governativi e militari. Inoltre, lo sviluppo del sistema è stato rimandato di due mesi, a fine febbraio. Questo potrebbe essere un segnale che le cose non stanno andando esattamente come dovrebbero. L’ESA ha dichiarato che il lavoro verrà affidato gradualmente ad aziende più piccole una volta aggiudicato il contratto principale di IRIS². Tuttavia, questo processo potrebbe richiedere del tempo e potrebbe non essere sufficiente per garantire la competitività della costellazione europea.

L’INDIPENDENTE – I DETRITI SPAZIALI ATTORNO ALLA TERRA SONO OLTRE 170 MILIONI

Il numero di detriti spaziali che ruotano intorno alla Terra è aumentato esponenzialmente negli ultimi decenni, raggiungendo oggi oltre 170 milioni. Questi detriti, che vanno da piccole macchie di vernice a vecchi satelliti abbandonati, rappresentano una minaccia per le attività spaziali, come le missioni orbitali e le passeggiate spaziali. L’ultimo detrito spaziale a entrare a far parte di questo numero è una borsa degli attrezzi, persa accidentalmente dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) questo mese. La borsa, del valore di circa 100.000 dollari, è ora in orbita attorno alla Terra e potrebbe rimanere lì per anni. La pulizia dello spazio intorno alla Terra è una sfida complessa, che richiede lo sviluppo di nuove tecnologie e la collaborazione tra agenzie spaziali e aziende private. Per ora, le agenzie spaziali stanno collaborando con alcune aziende per creare strumenti in grado di “afferrare” i detriti e trascinarli in orbita. Le istituzioni europee, invece, stanno progettando nuove regole per la gestione del traffico spaziale.

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