REPUBBLICA – ITALIA CROCEVIA DEL TRAFFICO DI DROGHE SINTETICHE DALLA SIRIA ALL’EUROPA

Il traffico diretto di droghe sintetiche (in particolare Captagon) provenienti dalla Siria verso Europa passa soprattutto dall’Italia

Il dipartimento al Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato sanzioni contro 11 individui e entità legate al regime del presidente siriano Bashar Al-Assad, accusati di facilitare trasferimenti finanziari illeciti e il traffico di droghe illegali, in particolare Captagon. Questa sostanza, nota per essere utilizzata anche dai terroristi di Hamas, è diventata una delle principali fonti di reddito per il regime siriano, le sue forze armate e paramilitari.

Il principale produttore ed esportatore di Captagon è la Siria, con il traffico che coinvolge anche l’Europa attraverso l’Italia e la Grecia. Taher al-Kayali, cittadino siriano, è stato individuato come figura chiave di questo traffico, gestendo la Neptunus Llc in Siria per l’acquisto di navi utilizzate per contrabbandare Captagon e hashish, entrambi utilizzati come fonti di finanziamento per il regime di Assad. La nave mercantile Noka, acquistata da al-Kayali tramite Neptunus, è stata intercettata nel 2018 dalle autorità greche mentre trasportava droghe per un valore superiore a 100 milioni di dollari.

Le azioni di al-Kayali non si limitano al traffico di droghe, ma includono anche il supporto ai trafficanti di Captagon nel tentativo di distribuire la droga in Europa, con la Grecia e l’Italia come punti cruciali di transito. In risposta a queste attività illegali, Washington ha imposto sanzioni contro al-Kayali e le sue società, insieme a Mahmoud Abulilah Al-Dj, sospettato di gestire un canale di traffico che attraversa il Nordafrica.

LE ALTRE NOTIZIE IN EVIDENZA SU “ATTUALITA'”:

PROTESTA AGRICOLTORI:

AGI – SONO RIPRESE LE PROTESTE DEGLI AGRICOLTORI A ROMA

Nuove proteste degli agricoltori hanno scosso Roma, con un gruppo di manifestanti che ha dato fuoco a quattro rotoballe di fieno lungo via Nomentana. Le balle, ognuna del peso di 400 kg e alte un metro e sessanta, sono state incendiate intorno alle 16:30, causando parziali blocchi del traffico nella zona interessata. La manifestazione è stata organizzata dalla sigla Agricoltori Italiani (ex Riscatto Agricolo), con Andrea Papa e Salvatore Fais tra i leader del movimento. La decisione di incendiare le balle di fieno è stata presa come atto di protesta contro le politiche del governo riguardanti l’agricoltura. La situazione sulla via Nomentana al numero 1.111 ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine, compresi polizia, vigili del fuoco e polizia locale di Roma Capitale. Durante la protesta, i manifestanti hanno esibito bandiere tricolori e espresso il loro dissenso rispetto alla gestione governativa del settore agricolo. Il gruppo di agricoltori si trova in presidio sulla Nomentana dal 6 febbraio scorso, denunciando una presunta mancanza di attenzione da parte del governo nei confronti delle loro richieste e delle difficoltà del settore. Secondo Salvatore Fais, presidente di Agricoltori Italiani, “il Governo sta giocando a scacchi con noi, ma attenzione perché la regina può anche cadere”. I manifestanti hanno annunciato l’intenzione di mantenere cinque presidi fissi e continuare le proteste a livello nazionale fino a quando non otterranno risposte soddisfacenti dal governo riguardo alla riforma dell’agricoltura e alla tutela dei produttori.

Altre notizie:

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REPUBBLICA – IL GOVERNO REINTRODURRA’ L’ESENZIONE PARZIALE DELL’IRPEF PER GLI AGRICOLTORI

Il governo ha deciso di reintrodurre parzialmente l’esenzione dell’IRPEF per gli agricoltori, rispondendo alle proteste che hanno scosso il settore in Italia ed Europa. L’emendamento proposto al decreto-legge “Milleproroghe” sarà in vigore solo nel 2024 e si applicherà ai redditi fondiari inferiori a 10.000 euro. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha annunciato questa decisione, contraddicendo una scelta precedente presa nella legge di bilancio per il 2024. L’esenzione dell’IRPEF sarà limitata ai redditi agricoli e fondiari, a differenza degli anni precedenti in cui era estesa anche a redditi più elevati. L’esenzione dell’IRPEF agricola era stata introdotta nel 2016 sotto il governo Renzi, ma è stata revocata lo scorso autunno. La decisione di ripristinarla è stata motivata da Meloni come una risposta alle esigenze del settore agricolo, soprattutto delle piccole imprese. Tuttavia, la reintroduzione dell’esenzione ha sollevato polemiche politiche all’interno della coalizione di destra, con critiche da parte di alcuni membri del governo. Meloni ha difeso la mossa sostenendo che l’obiettivo è sostenere le piccole imprese agricole anziché favorire le grandi aziende con estese proprietà di terreni.

RAINEWS – ROMA: ANNULLATA LA MANIFESTAZIONE DEGLI AGRICOLTORI

Il coordinamento nazionale “Riscatto Agricolo” ha deciso di annullare la manifestazione prevista per venerdì a piazza San Giovanni a Roma. Invece, sarà presente solo una delegazione di dieci trattori come simbolo della protesta. La decisione è stata presa per evitare ulteriori disagi alla circolazione stradale, considerando i recenti blocchi in molte zone d’Italia. Nonostante l’annullamento della manifestazione principale, il coordinamento manterrà i presidi fuori Roma, dove sono presenti diverse decine di trattori. Le proteste degli agricoltori sono state organizzate da vari gruppi indipendenti, tutti uniti nelle critiche alle politiche agricole europee, considerate poco favorevoli ai lavoratori e troppo orientate all’ambientalismo. Chiedono anche al governo italiano di mantenere agevolazioni fiscali per gli imprenditori agricoli, colpiti dall’aumento dei costi di produzione. Il coordinamento “Riscatto Agricolo” è tra i principali organizzatori delle proteste e ha gestito varie manifestazioni degli agricoltori negli ultimi giorni, rimanendo fedele alle richieste comuni del settore.

ANSA – IL CORTEO DEGLI AGRICOLTORI E’ A ROMA

Decine di trattori hanno raggiunto Roma nel tardo pomeriggio di lunedì, provenienti da Foiano della Chiana (Arezzo) in Toscana, dando vita a una delle tante mobilitazioni degli agricoltori italiani in corso da oltre una settimana. Le proteste, organizzate da gruppi di attivisti e piccole associazioni, contestano le politiche agricole europee considerate troppo ambientaliste e poco attente ai lavoratori. Inoltre, gli agricoltori chiedono al governo italiano di mantenere alcune agevolazioni fiscali a causa dell’aumento dei costi di produzione e si oppongono ai “cibi sintetici”. Il corteo partito dalla Toscana, con circa 250 mezzi secondo l’ANSA, ha raggiunto la via Nomentana a Roma intorno alle 17:00, mentre altri trattori si sono radunati in altre zone della città. Danilo Calvani, leader del movimento “Cra Agricoltori traditi” e già noto per aver guidato i Forconi nel 2013, ha annunciato una mobilitazione a Roma da giovedì e una grande manifestazione con circa 2mila trattori la prossima settimana. Un rappresentante degli agricoltori salirà anche sul palco del Festival di Sanremo per annunciare la data della manifestazione. Lunedì, presidi degli agricoltori si sono svolti anche a Valmontone, Civitavecchia, Torrimpietra, Orte, Torino, Palermo e in altre città. In Campania, alcuni agricoltori hanno lanciato frutta e verdura per protesta durante un presidio a Santa Maria Capua Vetere. In Sardegna, la mobilitazione di pastori e agricoltori va avanti da martedì scorso con l’occupazione del porto di Cagliari. A Milano, una quarantina di trattori hanno raggiunto la sede della Regione Lombardia e poi la Coldiretti.

CORRIERE – GLI AGRICOLTORI ANNUNCIANO UNA GRANDE MANIFESTAZIONE A ROMA

Prosegue la protesta degli agricoltori in Italia, con centinaia di trattori che ieri hanno bloccato caselli autostradali e strade in diverse zone del paese. Al centro delle proteste il caro gasolio, la reintroduzione dell’Irpef sui terreni agricoli e gli obblighi della Politica Agricola Comune (PAC). “Dobbiamo fare quello per cui siamo arrivati qui”, ha detto Antonio Monfeli, portavoce degli agricoltori a Orte (Viterbo), dove oltre 120 mezzi agricoli hanno bloccato l’ingresso dell’A1. “La manifestazione si farà”, ha annunciato Danilo Calvani, leader degli agricoltori, dopo un incontro in questura a Roma. “Ci sono altri sopralluoghi da fare, ma si farà. La data la comunicheremo lunedì sera dopo le 5.” La premier Meloni ha annunciato che i fondi del Pnrr destinati al comparto agricolo saranno aumentati da 5 a 8 miliardi di euro. La mossa più probabile è la proroga della sospensione dell’Irpef sui terreni agricoli, con criteri di modularità. In alcuni casi la protesta ha avuto momenti di tensione con le forze dell’ordine. A Orte, gli agricoltori hanno bloccato l’autostrada per diverse ore, scontrandosi con la polizia che cercava di liberare la carreggiata. Gli agricoltori chiedono al governo una serie di misure per contrastare il caro bollette, l’aumento dei prezzi dei carburanti e la burocrazia. Inoltre, chiedono una revisione della PAC, considerata troppo onerosa per le piccole e medie aziende agricole. La mobilitazione degli agricoltori è destinata a proseguire nei prossimi giorni. Lunedì sera sarà annunciata la data della manifestazione a Roma, che si preannuncia come un evento di grande portata.

RAINEWS – LE PROTESTE DEGLI AGRICOLTORI SONO INIZIATE ANCHE IN ITALIA

Le proteste degli agricoltori, che da settimane stanno infiammando l’Europa, hanno raggiunto anche l’Italia. Nel fine settimana si sono registrate diverse iniziative in diverse regioni del paese, con una partecipazione che è andata crescendo nel corso dei giorni. La protesta più partecipata e riuscita è avvenuta sabato a Orte, in provincia di Viterbo. Un centinaio di trattori ha occupato la rotonda all’ingresso dell’autostrada A1, causando disagi per due ore in entrata e in uscita. Il casello è stato chiuso e il traffico è stato deviato. A Pescara, invece, un altro centinaio di trattori ha semplicemente sfilato per il lungomare, senza però causare disagi particolari. Altre iniziative, meno partecipate, si sono svolte in Sicilia a Enna, in Molise a Campobasso, su una strada statale calabrese e anche a Venezia. A Venezia, alcune decine di trattori hanno occupato temporaneamente un parcheggio vicino alla stazione di Porto Marghera. Negli scorsi giorni si erano visti trattori sfilare anche in Umbria, vicino a Perugia. Domenica sono state bloccate diverse strade in Piemonte, anche se i disagi sono stati trascurabili. Le proteste degli agricoltori sono rivolte contro l’aumento dei costi di produzione, la concorrenza dei prodotti stranieri e le politiche agricole dell’Unione Europea. Gli agricoltori chiedono misure concrete per sostenere il loro settore, che sta attraversando una profonda crisi.

ITALIA:

LEGGO – UNA FRANA IN IRPINIA POTREBBE IMPEDIRE A LAVORATORI E STUDENTI FUORI SEDE DI TORNARE A CASA

Da alcuni giorni, la circolazione ferroviaria sulla tratta Foggia-Benevento è stata interrotta a causa di una frana e di una voragine lunga circa 250 metri, localizzata tra Ariano Irpino e Montecalvo, in Campania. Questo evento ha generato notevoli disagi per i viaggiatori, soprattutto in vista delle prossime festività pasquali. Si stima che per ripristinare la circolazione possano essere necessari almeno 30 giorni, impedendo così ai lavoratori e agli studenti provenienti dalla Puglia e che risiedono nel Lazio e in Campania di poter tornare a casa. La frana ha destato preoccupazione non solo per l’isolamento del territorio, ma anche per le difficoltà incontrate dai viaggiatori che hanno cercato alternative ai treni per raggiungere le proprie destinazioni. La sospensione della circolazione ha infatti portato ad un incremento esorbitante dei prezzi dei voli, costringendo molti a riconsiderare le proprie opzioni di viaggio. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, i prezzi dei voli si sono alzati notevolmente, con tariffe che oscillano tra i 150 e gli oltre 800 euro. Nel tentativo di trovare soluzioni immediate alla situazione critica, un gruppo di parlamentari pugliesi del centrodestra ha incontrato i vertici di Rfi e Trenitalia per valutare possibili alternative ai bus sostitutivi, al fine di evitare l’isolamento del territorio e garantire la mobilità dei cittadini. Le Ferrovie dello Stato hanno comunicato che i lavori per il ripristino dell’infrastruttura sono già in corso e si prevede che possano richiedere un mese di tempo. Le operazioni di messa in sicurezza comprendono la rimozione dei detriti presenti sulla sede ferroviaria, la demolizione e la ricostruzione del pozzo di areazione danneggiato, nonché il ripristino della parte strutturale della galleria compromessa dalla frana. È inoltre previsto un monitoraggio costante dell’area interessata dal movimento franoso, unitamente ad indagini strutturali della galleria per garantire la sicurezza dei viaggiatori. Nel frattempo, durante il periodo di interruzione, i treni ad alta velocità e intercity saranno fermi nelle stazioni di Benevento e Foggia, mentre sarà attivo un servizio sostitutivo con bus per garantire i collegamenti tra le località coinvolte dall’interruzione. Ulteriori aggiornamenti sulle modifiche alla circolazione dei treni saranno resi disponibili attraverso i canali informativi di RFI e Trenitalia.

Altre notizie:

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BYOBLU – LA SPERIMENTAZIONE DI CONTROLLO SOCIAL “MARVEL” ARRIVA ALLA CORTE DEI CORTI

La sperimentazione di controllo sociale “Marvel”, con telecamere e microfoni nel centro storico di Trento, si arricchisce di un nuovo capitolo giudiziario. Il Movimento Uniamoci, dopo la multa del Garante della Privacy al Comune, ha deciso di rivolgersi alla Corte dei Conti. Il progetto Marvel, finanziato da fondi europei e provinciali, prevedeva la registrazione di immagini e audio in città, con l’obiettivo di contrastare la criminalità. Un obiettivo che, secondo il Movimento Uniamoci, non giustifica l’invasione della privacy dei cittadini, soprattutto in una città come Trento dove la criminalità è già molto bassa. L’amministrazione comunale aveva garantito l’anonimizzazione dei dati e la regolarità del progetto, ma il Garante della Privacy ha rilevato diverse criticità. La multa inflitta al Comune ha acceso un faro sulle possibili violazioni della privacy e sui rischi di un sistema di controllo sociale così pervasivo. Il caso approda ora alla Corte dei Conti, che dovrà valutare l’operato del Comune e della Fondazione Bruno Kessler (FBK), ente strumentale della Provincia autonoma di Trento. La FBK ha sviluppato la tecnologia utilizzata nel progetto Marvel e, secondo il Movimento Uniamoci, non ha adottato le misure necessarie per tutelare la privacy dei cittadini.

REPUBBLICA – POLIZIOTTI SOTTO INCHIESTA E PERQUISIZIONI PER TROVARE L’AGENZA ROSSA DI BORSELLINO

Nuovi sviluppi nell’inchiesta sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio. Quattro poliziotti della squadra del questore Arnaldo La Barbera sono sotto inchiesta per falsa testimonianza, coinvolgimento nella creazione del finto pentito Vincenzo Scarantino, strumento chiave nel depistaggio. Al contempo, la Procura di Caltanissetta indaga la moglie e una figlia di La Barbera per presunta ricettazione aggravata, legata al presunto nascondimento dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, rubata da mani istituzionali. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di documenti, ma l’agenda non è stata trovata. Il procuratore e il sostituto si preparano a chiedere il processo per i quattro poliziotti, evidenziando condotte contraddittorie emerse in sentenza.

MIGRANTI:

L’INDIPENDENTE – MIGRANTI: NEL MEDITERRANEO MORTE 28 MILA PERSONE NEGLI ULTIMI 10 ANNI

Secondo il rapporto dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), più di 63.000 migranti sono morti o dispersi nel mondo nel decennio tra il 2014 e il 2024. Questo dato allarmante emerge dal rapporto “Un Decennio di Documentazione delle Morti dei Migranti” dell’OIM, che ha evidenziato il 2023 come l’anno più mortale con oltre 8.500 decessi registrati, un aumento del 20% rispetto all’anno precedente. Il Mediterraneo è rimasto il teatro più pericoloso per i migranti nel corso degli anni, con un totale di circa 28.000 casi di morte o dispersione. Nel 2023, le vittime nel Mediterraneo sono state 3.129, un numero in linea con il 2017 e inferiore solo rispetto al 2015 e al 2016. La maggior parte delle vittime, circa 2.500 persone su 3.129, sono morte lungo la rotta che va dalla Tunisia, dalla Libia e dall’Algeria fino alle coste italiane. Il rapporto evidenzia che un terzo dei migranti morti stavano fuggendo da conflitti e persecuzioni nei loro paesi d’origine, mentre gli altri due terzi erano migranti economici alla ricerca di migliori opportunità. In Africa, il numero di decessi è aumentato, con oltre 1.800 morti registrati nel 2023, mentre in Asia sono stati documentati oltre 2.100 decessi. Le cause principali di morte sono state annegamento, incidenti legati a trasporti pericolosi e violenza. Metà dei decessi totali sono avvenuti per annegamento, con oltre 2.800 persone dichiarate disperse in mare. L’OIM sottolinea che questi dati potrebbero essere solo una frazione delle vere perdite di vite umane durante le migrazioni, poiché molti altri potrebbero essere dispersi o aver subito violenze e abusi. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni lancia un appello per un’azione urgente basata su dati concreti per affrontare il problema delle morti dei migranti lungo le rotte irregolari. Attraverso il Progetto Migranti Scomparsi, l’OIM cerca di utilizzare dati e analisi migliori per salvare vite umane e facilitare percorsi migratori sicuri e regolari.

Altre notizie:

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ANSA – FINO AL 50% DI MANODOPERA STRANIERA DIETRO IL MADE IN ITALY ALIMENTARE

Il rapporto “Made in Immigritaly” della Fai-Cisl ha evidenziato che fino al 50% della manodopera impiegata nel settore agroalimentare italiano è straniera. Anche se i dati ufficiali indicano che gli immigrati occupati nel settore rappresentano circa il 31,7% delle giornate lavorative, il numero reale è presumibilmente molto più alto se si considerano anche le attività sommerse. Questo fenomeno evidenzia la significativa presenza di lavoratori stranieri nel settore agroalimentare, che contribuiscono attivamente alla produzione di prodotti alimentari italiani di eccellenza. Nonostante ciò, molti di questi lavoratori rimangono invisibili agli occhi della società italiana, nonostante il loro contributo essenziale. Il rapporto ha anche evidenziato distorsioni nei dati istituzionali riguardanti il numero di immigrati impiegati nell’agricoltura, considerando anche il lavoro non dichiarato e le registrazioni fittizie. L’agricoltura rimane uno dei settori più a rischio di sfruttamento lavorativo, con quasi la metà dei provvedimenti giudiziari e delle inchieste condotte tra il 2017 e il 2021, con un aumento significativo anche nelle regioni del Centro-Nord. Le principali nazionalità dei lavoratori immigrati nell’agroalimentare provengono principalmente da Romania, Marocco, India, Albania e Senegal. Tuttavia, le nazionalità dei rifugiati non figurano tra le prime posizioni, e l’Africa subsahariana è sottorappresentata in generale. Il Ministro dell’Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste, Francesco Lollobrigida, ha sottolineato la necessità di pianificare e gestire le migrazioni in modo adeguato, fornendo opportunità di sviluppo nei territori di origine e puntando sulla formazione professionale dei migranti. Il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, ha invitato a smantellare gli stereotipi negativi sulle migrazioni e a spoliticizzare il dibattito. Il rapporto ha anche analizzato nove casi studio territoriali in otto regioni italiane, evidenziando l’importante contributo dei lavoratori stranieri in settori chiave come la frutticoltura, la produzione lattiero-casearia, la viticoltura e la lavorazione delle carni. In particolare, sono emerse criticità legate alle condizioni di lavoro e di vita degli immigrati, con edifici al di sotto degli standard di vivibilità, soprattutto in regioni come la Puglia. Complessivamente, gli imprenditori agricoli stranieri in Italia sono circa 28.029, rappresentando il 3% del totale nazionale, con una significativa presenza femminile pari al 43%.

ANSA – DIMEZZATO IL NUMERO DI MIGRANTI SBARCATI NEL 2024

Gli sbarchi di migranti in Italia nel 2024 sono significativamente diminuiti nei primi tre mesi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I dati del Viminale mostrano che, dal primo gennaio al 22 marzo, sono giunti sulle coste italiane 9.479 migranti, rispetto ai 20.364 registrati nello stesso arco temporale nel 2023. Inoltre, il numero di minori stranieri non accompagnati è notevolmente diminuito, passando da circa 2.000 nel 2023 a 688 nel 2024.

AGI – NEL 2023 SONO MORTI 8.565 MIGRANTI NEL MONDO

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha reso noto che nel corso del 2023 sono morte almeno 8.565 persone lungo le rotte migratorie in tutto il mondo. Questo dato rappresenta il numero più alto degli ultimi dieci anni, con un netto aumento rispetto al 2022. Nel 2016, il numero di vittime fu di 8.084, rimanendo il più alto fino allo scorso anno. Secondo l’OIM, il bilancio delle vittime nel 2023 è aumentato del 20% rispetto all’anno precedente, sottolineando l’urgente necessità di adottare misure per prevenire ulteriori perdite di vite umane lungo le rotte migratorie.

L’INDIPENDENTE – LE INDAGINI PER MALTRATTAMENTI E SEDAZIONI FORZATE NEL CPR DI POTENZA

Un ispettore di polizia, i rappresentanti legali della cooperativa che gestiva il CPR fino pochi mesi fa, Engel Italia srl, oltre che del medico della struttura, sono stati indagati per maltrattamenti, sedazioni forzate e altri reati. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Potenza, è partita dopo la trasmissione di un video da parte di Striscia la Notizia, in cui si vede un poliziotto costringere un recluso ad assumere psicofarmaci di cui non aveva bisogno contro la sua volontà. Sono stati 35 i casi di maltrattamenti ai danni delle persone ristrette nel CPR potentino accertati nell’ambito dell’inchiesta. L’ispettore della Polizia Rosario Olivieri è accusato di violenza privata pluriaggravata, falso ideologico, calunnia e truffa aggravata ai danni dello Stato. Ai gestori del centro e di un medico (accusato di maltrattamenti, falso ideologico e violenza privata pluriaggravata) è stato invece disposto il divieto per un anno ad esercitare imprese o uffici direttivi operanti in rapporti con la pubblica amministrazione. L’indagine si riferisce a fatti accaduti tra il 2018 e il 2022. Oltre ai maltrattamenti, si indaga anche sulle nomine dei difensori dei trattenuti, che sarebbero state pilotate sempre ai soliti uffici in cambio di favori o regali. «Era un inferno là dentro, e solo chi si trovava a viverlo di persona lo può capire», ha detto un’infermiera in servizio nel CPR. Le accuse sono gravissime e mettono nuovamente in discussione il sistema dei CPR, che sono stati accusati di essere luoghi di detenzione inumane e degradanti. «I CPR – denuncia anche il segretario generale della Cgil di Potenza, Vincenzo Esposito – sono frutto di una politica migratoria che guarda esclusivamente a operazioni di controllo e contenimento e non alla gestione del fenomeno migratorio, ai diritti e alla necessità di guardare alle persone che arrivano come nuovi europei e pezzi già esistenti della nostra società».

ANSA – MIGRANTI: NEL 2023 ARRIVI AUMENTATI DEL 50%

Il flusso migratorio verso le coste italiane nel 2023 registra un aumento significativo del 50% rispetto all’anno precedente, con 155.754 persone giunte nel Paese, di cui oltre 17.000 minori non accompagnati. Le cifre, comunicate dal Viminale, evidenziano un incremento rispetto alle 103.846 arrivate nel 2022, con un picco di 25.673 sbarchi in agosto. La crisi in Tunisia ha accentuato questo fenomeno, diventando la principale rotta di fuga dall’Africa. L’impiego dei mercenari della Wagner per esasperare il flusso migratorio è stato denunciato anche dal governo italiano. Il Patto su migranti in Europa, mirante a una distribuzione equa dei richiedenti asilo, potrebbe mitigare questo impatto nel 2024. Le recenti arrivate includono 244 persone a Bari, provenienti da Eritrea, Sudan, Bangladesh, Pakistan e Siria, con due donne incinte e minori non accompagnati. A Lampedusa, 79 persone sono state salvate da una motovedetta di Frontex, mentre 13 tunisini sono giunti nella Sardegna meridionale. La Open Arms con sessanta migranti è attesa a Genova, mentre la Geo Barents con 336 migranti arriverà a Ravenna.

ANSA – FRONTEX: 331 MILA ARRIVI DI MIGRANTI IN UE

Frontex rivela un aumento del 18% negli attraversamenti irregolari delle frontiere UE nei primi dieci mesi del 2023, raggiungendo il picco di 331.600 arrivi, il più alto dal 2015. L’Africa occidentale segna un notevole incremento, con 27.000 arrivi, quasi il doppio dell’anno precedente. Il Mediterraneo centrale resta la rotta più trafficata, con oltre 143.600 individui rilevati dalle autorità nazionali nel 2023. Questi dati indicano una tendenza in crescita degli arrivi irregolari, mettendo in evidenza le sfide dell’UE nel gestire il flusso migratorio attraverso le sue frontiere esterne.

L’INDIPENDENTE – OIM: NEL 2023 SONO MORTI 2271 PERSONE ATTRAVERSANDO IL MEDITERRANEO

Secondo l’OIM, almeno 2.271 persone sono morte attraversando il Mediterraneo Centrale nel 2023, un aumento del 60% rispetto al 2022. Le cifre sono ancora provvisorie, ma la tendenza è chiara: il numero di morti in mare è in aumento, nonostante le politiche anti-migratorie messe in atto da molti governi europei. Nel corso del 2023, ci sono stati 188.510 tentativi di attraversamento nella rotta centrale del Mediterraneo, di cui il 71% non è riuscito. In Italia, sono arrivate via mare 153.531 persone, il numero più alto degli ultimi nove anni. La maggior parte dei migranti che arrivano in Italia sono siriani, bengalesi, tunisini ed egiziani. Le politiche migratorie messe in atto dal governo italiano, come il decreto in contrasto alle ONG, non hanno avuto l’effetto sperato di ridurre gli arrivi e le partenze. Al contrario, hanno contribuito all’aumento dei morti in mare. L’Unione Europea ha recentemente trovato un nuovo accordo sul Patto Migranti, che obbliga i Paesi membri alla solidarietà verso i luoghi di primo approdo. L’accordo è stato criticato da varie ONG, che ne denunciano il processo di esternalizzazione, volto più che a una reale gestione dei migranti, a una loro “criminalizzazione”.

DATI E STUDI:

SCENARIECONOMICI – ANALISI DELLA SPESA PUBBLICA PER L’ISTRUZIONE DEGLI ULTIMI 20 ANNI

Negli ultimi vent’anni, l’Italia ha attraversato varie fasi in termini di spesa pubblica per l’istruzione, con conseguenze significative sul sistema educativo del paese. L’analisi dei dati mostra un andamento altalenante che riflette le vicissitudini economiche e politiche dell’Italia nel corso degli anni. Dal 2000 al 2008, la spesa pubblica per l’istruzione è cresciuta costantemente, raggiungendo il suo picco nel 2009. Questo periodo di crescita coincide con un periodo di relativa stabilità politica ed economica. Tuttavia, a partire dal 2009, con la grande crisi finanziaria globale, l’Italia ha iniziato a sperimentare una drastica riduzione della spesa in istruzione, con un minimo toccato nel 2014. Questo declino è stato influenzato negativamente dall’instabilità politica e dalle misure di austerità adottate per fronteggiare la crisi economica. La situazione è iniziata a migliorare solo a partire dal 2015, con una leggera ripresa della spesa in istruzione, seppur su livelli ancora inferiori rispetto al periodo precedente alla crisi. Questa tendenza è continuata fino al 2022, con una stabilizzazione della spesa su livelli più bassi rispetto al passato, e solo una lieve crescita nell’ultimo anno. Tuttavia, il declino della spesa pubblica per l’istruzione ha avuto conseguenze negative sulla qualità complessiva del sistema educativo italiano. Le classi sovraffollate, i docenti sottopagati e le infrastrutture obsolete sono solo alcuni dei problemi che il sistema ha dovuto affrontare. Inoltre, l’Italia ha registrato un calo nella classifica internazionale rispetto ad altri paesi dell’OCSE, evidenziando una perdita di competitività nel campo dell’istruzione. Le disuguaglianze educative si sono accentuate, con i giovani provenienti da famiglie più abbienti che hanno accesso a un’istruzione di migliore qualità rispetto ai loro coetanei provenienti da contesti più svantaggiati. La responsabilità di questo declino ricade principalmente sulla classe politica italiana, con particolare riferimento alla sinistra, che ha governato il paese per gran parte del periodo in esame. Le politiche di austerità e i tagli alla spesa pubblica adottati durante la crisi hanno compromesso gli investimenti nel futuro delle nuove generazioni. Per invertire questa tendenza negativa, sono necessarie azioni concrete. È fondamentale aumentare la spesa pubblica per l’istruzione, garantendo risorse adeguate per ogni singolo studente. Inoltre, è importante migliorare la qualità dell’istruzione, differenziando i percorsi educativi in base alle capacità e alle inclinazioni degli studenti. È necessario anche reintrodurre una certa forma di selettività nei percorsi educativi, per garantire un sistema più efficiente e adatto alle esigenze individuali.

Altre notizie:

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ILFOGLIO – LE CARCERI ITALIANE SONO PIU’ “INCIVILI” DI QUELLE UNGHERESI

Un recente studio ha sollevato un dibattito riguardo alle condizioni delle carceri italiane, mettendole a confronto con quelle ungheresi e suggerendo che potrebbe essere più vantaggioso per alcune persone affrontare il sistema penitenziario dell’Ungheria piuttosto che quello italiano. I dati provenienti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) indicano che l’Italia è uno dei paesi europei con il maggior numero di condanne relative alle condizioni carcerarie e alla violazione dei diritti umani. Dal 1959 al 2021, l’Italia ha ricevuto un totale di 2.466 condanne, posizionandosi al terzo posto dopo Turchia e Russia. Al contrario, l’Ungheria ha ricevuto solo 614 condanne nello stesso periodo. In particolare, l’Italia è stata condannata 9 volte per tortura, 297 volte per violazione del diritto al giusto processo, 33 volte per trattamento inumano e degradante e addirittura 1.203 volte per la durata eccessiva dei processi. Quest’ultimo dato rappresenta un primato per l’Italia. Queste condanne evidenziano un trattamento contrario alla dignità umana, e questo rende difficile per l’Italia dare lezioni ad altri paesi in merito ai diritti umani. Guardando alle statistiche del Consiglio d’Europa, emerge che le carceri italiane sono tra le più sovraffollate d’Europa. Ad esempio, nel 2022, le carceri italiane ospitavano 60.924 detenuti, nonostante avessero solo 51.187 posti disponibili, risultando in un sovraffollamento del 119%. Questi numeri sono simili a quelli del 2013, quando l’Italia fu condannata dalla Cedu per trattamento inumano e degradante dei detenuti a causa del sovraffollamento carcerario. Anche il tasso di suicidi in carcere in Italia è preoccupante. Nel 2022 si è registrato un record storico di 84 suicidi, mentre nel 2023 sono stati 69. Nel 2024, solo nei primi mesi dell’anno, si sono già verificati 27 suicidi. In confronto, le carceri ungheresi mostrano una situazione meno grave. Nel 2022, l’Ungheria aveva una densità penitenziaria del 99,5%, e il tasso di suicidi in carcere era significativamente più basso rispetto all’Italia. Infine, va notato che in Italia, durante i processi per reati gravi, è comune l’uso di gabbiotti con sbarre di metallo, il che potrebbe violare l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

REPUBBLICA – LE CARCERI ITALIANE SONO TERRENO FERTILE PER LA RADICALIZZAZIONE ISLAMICA

Dall’attacco di Hamas in Israele del 7 ottobre 2023, l’Italia ha espulso 50 cittadini stranieri per motivi di terrorismo. Un numero significativo che evidenzia la costante minaccia jihadista e la necessità di misure di sicurezza adeguate. I profili dei 50 espulsi sono estremamente vari. Provengono da diverse nazionalità, principalmente Tunisia, Marocco ed Egitto. Le loro manifestazioni di radicalizzazione jihadista sono eterogenee: alcuni si radicalizzano in carcere, altri online, altri ancora attraverso la partecipazione a campi di addestramento dell’Isis. Le carceri, purtroppo, si confermano un terreno fertile per la radicalizzazione jihadista. Diciotto dei 50 espulsi erano già in carcere, dove non solo hanno continuato ad alimentare le loro ideologie estremiste, ma hanno anche cercato di radicalizzare altri detenuti. Oltre alle carceri, la rete rappresenta un canale di reclutamento primario per i gruppi terroristici. Attraverso social media e gruppi online, profili strutturati diffondono materiale jihadista, individuando soggetti fragili e facilmente condizionabili da radicalizzare in tempi rapidissimi. La radicalizzazione online genera i cosiddetti “lupi solitari”, individui facilmente manovrabili a distanza dalle menti dei gruppi terroristici. Tra gli espulsi, un 24enne egiziano gestiva gruppi Whatsapp per la condivisione di materiale jihadista, mentre un 38enne tunisino era in contatto con un account Facebook di un attivista dell’Isis. In un contesto di allerta massima, il Viminale e l’antiterrorismo stanno pianificando la strategia per le prossime settimane, basandosi sul “sistema Italia” che si è dimostrato efficace durante l’offensiva terroristica del 2015-2017. La prevenzione è il cardine di questo sistema, e le espulsioni ne sono uno strumento fondamentale. Franco Gabrielli, ex capo della Polizia e ex autorità delegata alla sicurezza del governo Draghi, si è espresso sull’efficacia delle espulsioni preventive nel contrastare il terrorismo, evidenziando la complessità della situazione attuale. Gabrielli ha sottolineato che l’espulsione preventiva rimane uno degli strumenti più efficaci nella lotta contro il terrorismo, e l’Italia lo utilizza con prudenza. Tuttavia, ha notato una nuova sfida rappresentata dalla spaccatura del cartello internazionale dell’ISIS, avvenuta nel 2017, che potrebbe essere sfruttata dall’organizzazione per rafforzare le proprie attività. Le espulsioni sono state al centro dell’attenzione dopo che 50 cittadini stranieri sono stati allontanati dal paese dal 7 ottobre 2023 ad oggi. Gabrielli ha spiegato che in passato, tali azioni hanno permesso di prevenire eventi drammatici, incluso il coinvolgimento in attività terroristiche anche sul suolo italiano. Le espulsioni, infatti, possono avvenire prima che vengano commessi reati e non richiedono necessariamente prove legali. Molti dei soggetti espulsi erano già detenuti, evidenziando il ruolo critico del sistema carcerario nel processo di radicalizzazione. Gabrielli ha chiarito che il carcere e i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) possono favorire la radicalizzazione dei detenuti, rendendoli un terreno fertile per l’adesione a ideologie estremiste. Ha sottolineato l’importanza delle informazioni provenienti da questi contesti nel quadro della strategia nazionale di contrasto al terrorismo. Riguardo all’attentato di Mosca e alla sua somiglianza con gli attacchi al Bataclan, Gabrielli ha riconosciuto che tali eventi mettono in evidenza la necessità di una costante vigilanza contro le minacce terroristiche. Ha citato gli allarmi lanciati negli ultimi anni dalla fondazione Med-Or come segnali dell’importanza di una preparazione continua. Rispondendo alla domanda se l’entusiasmo per la sconfitta dell’ISIS fosse stato prematuro, Gabrielli ha avvertito che il terrorismo islamico, in particolare l’ISIS, rimane una minaccia presente e crescente. Ha evidenziato la sofisticazione crescente delle attività terroristiche, indicando la recente apertura di un fronte contro la Russia come esempio di tale evoluzione. Sulla preparazione dell’Italia nel fronteggiare queste sfide, Gabrielli ha espresso fiducia nelle strutture esistenti nel paese ma ha avvertito contro la complacenza, sottolineando che la sicurezza assoluta non è mai garantita. Infine, ha riconosciuto Internet, incluso il dark e il deep web, come uno degli ecosistemi principali utilizzati dal salafismo per reclutare adepti, mettendo in luce la necessità di una sorveglianza costante su tali piattaforme digitali.

CORRIERE – UN SUICIDIO OGNI 6 GIORNI NELLE FORZE DELL’ORDINE

Un’Osservatorio permanente interforze sui suicidi, istituito nel 2019 dal prefetto Franco Gabrielli, ha rivelato che negli ultimi 5 anni si sono verificati 207 suicidi tra poliziotti, carabinieri, finanzieri e agenti penitenziari, salendo a 275 considerando anche la polizia locale e le Forze Armate. Questi dati indicano una media di un suicidio ogni sei giorni, sollevando gravi preoccupazioni sul benessere mentale dei membri delle forze di polizia e di difesa. In particolare, i carabinieri registrano la situazione più grave, con 78 suicidi dal gennaio 2019 a dicembre 2023, mentre altri corpi come l’Esercito, la Marina e l’Aeronautica riportano numeri più bassi ma comunque significativi. La Polizia di Stato ha segnalato 75 suicidi negli ultimi cinque anni, con un aumento significativo nel 2023, mentre la Polizia Penitenziaria e le Fiamme Gialle hanno registrato rispettivamente 26 e 28 casi. Anche i vigili urbani, pur non facendo parte dell’Osservatorio, hanno segnalato 25 suicidi in cinque anni. Uno studio condotto da esperti ha identificato problemi personali e familiari come principali fattori scatenanti dei suicidi, insieme all’insorgenza di disturbi fisici o psichici. Tuttavia, l’ambiente lavorativo stressante e la totale disponibilità delle armi possono aggravare la situazione, portando a una sindrome da burnout e al distacco emotivo dagli altri. Per affrontare questo problema, le forze di polizia stanno implementando misure di prevenzione e sostegno, tra cui l’assunzione di psicologi aggiuntivi e progetti per il sostegno psicologico del personale. Tuttavia, c’è ancora molto da fare per eliminare lo stigma associato al chiedere aiuto e per garantire un ambiente di lavoro più sano e inclusivo per i membri delle forze dell’ordine e della difesa.

ANSA – ISTAT: CALANO ANCORA I NATI NEL 2023 IN ITALIA

Le nascite, nel nostro Paese, sono ancora in picchiata. Il dato emerge dagli indicatori demografici riferiti all’anno 2023 pubblicati oggi dall’Istat, che al primo gennaio 2024 registra un rapporto di 6 neonati e 11 decessi ogni 1.000 abitanti. I nuovi nati sono, infatti, appena 379.000. L’Istituto mette nero su bianco che i residenti in Italia sono 58 mln 990.000, 7.000 in meno rispetto all’anno prima (-0,1 X 1.000 abitanti). Si certifica dunque un rallentamento del calo demografico, che dal 2014 al 2021 (-2,8 X 1.000 in media annua) aveva contraddistinto la tendenza. La popolazione risulta in calo al Sud Italia, in aumento al Nord e stabile al Centro. Gli stranieri residenti sono 5 mln e 308.000 (+166.000).

AGI – I PAPA’ ITALIANI SONO I PIU’ VECCHI D’EUROPA

I dati più recenti dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) rivelano che gli uomini italiani ritardano sempre di più l’esperienza della paternità, con un’età media del primo figlio che si attesta a 35,8 anni. Questo dato colloca l’Italia in cima alla classifica europea per età media del concepimento del primo bambino, superando paesi come Francia, Germania e Regno Unito. Il fenomeno del ritardo della paternità coinvolge circa il 70% dei nuovi papà italiani, con un terzo di essi che diventa padre oltre i 36 anni d’età. Questo ritardo nella decisione di avere figli non è privo di conseguenze, poiché numerose evidenze scientifiche indicano che le caratteristiche funzionali degli spermatozoi, come motilità, morfologia e integrità del DNA, peggiorano con l’avanzare dell’età maschile. Secondo Alessandro Palmieri, presidente della Società Italiana di Andrologia (Sia) e docente di Urologia all’Università Federico II di Napoli, l’età media in cui gli uomini italiani diventano padri è aumentata di 10 anni rispetto agli anni ’90, passando dai 25 anni a circa 36 anni attuali. Questo ritardo può essere attribuito a diversi fattori, tra cui motivi culturali, economici e biologici, oltre all’allungamento della vita che non influisce sulla fertilità femminile, rimasta stabile intorno ai 50 anni. Palmieri sottolinea l’importanza di educare le giovani generazioni sull’importanza di una fertilità sana e tempestiva, incoraggiando uno stile di vita salutare e, dove necessario, l’uso di integratori alimentari mirati. A tal proposito, la Sia ha sviluppato un nuovo integratore chiamato Drolessano, contenente sette sostanze naturali, tra cui escina e licopene, che possono favorire la salute maschile e preservare la fertilità. Secondo Tommaso Cai, direttore dell’U.O. di Urologia dell’ospedale di Trento e segretario della Sia, gli uomini che ritardano la paternità, soprattutto dopo i 45 anni, possono mettere a rischio non solo la propria fertilità, ma anche la salute dei loro futuri figli. Studi scientifici hanno dimostrato che ogni anno in più dell’età del padre comporta un aumento delle mutazioni genetiche nei figli, con un maggiore rischio di autismo e schizofrenia.

REPUBBLICA – IN ITALIA CI SONO 400MILA FIGLI NATI DA “MADRI SEGRETE”

In Italia, si stima che ci siano circa 400mila individui nati da “madri segrete”, donne che scelgono di non essere nominate al momento del parto, lasciando i loro figli senza la possibilità di conoscere le proprie origini. Questi figli, spesso adottati dopo la nascita, devono attendere il compimento dei cento anni per avere accesso al nome delle loro madri biologiche tramite i fascicoli tributari. La situazione attuale mette in luce una lacuna legislativa significativa, poiché né i medici né i tribunali hanno il potere di rivelare ai figli il nome delle madri segrete. Questa normativa, risalente a diversi decenni fa, non tiene conto dei rapidi progressi nella tecnologia del DNA, che oggi consentono alle persone di rintracciare facilmente le loro genealogie e parentele tramite banche dati online. Tuttavia, dopo una sentenza della Corte Costituzionale nel 2013 e vari tentativi legislativi, tra cui una legge approvata alla Camera nel 2015 e un disegno di legge presentato dalla Lega, la questione rimane irrisolta. Il tema è stato riportato all’attenzione pubblica grazie all’impegno del “Comitato Nazionale per il Diritto alle Origini Biologiche”, ma finora non ci sono state azioni concrete da parte del legislatore. Luisa Di Fiore, una persona non riconosciuta e adottata, condivide la sua esperienza, sottolineando che molti tribunali hanno accettato di fare un cosiddetto “interpello”, cercando di rintracciare le madri segrete e offrendo loro l’opportunità di incontrare i figli che hanno abbandonato. In molti casi, le madri hanno accettato di incontrare i loro figli, dimostrando un legame emotivo nonostante la separazione. La senatrice Elisa Pirro del Movimento 5 Stelle ha presentato una mozione parlamentare per affrontare questa questione, bilanciando i diritti dei figli di conoscere le proprie origini con quelli delle madri che hanno partorito in anonimato. Anche la magistratura si è espressa a favore di una soluzione legislativa, sottolineando la necessità di garantire l’eguaglianza tra i cittadini e uniformare le pratiche dei tribunali in tutta Italia.

LEGGO – “PIU’ SI E’ RICCHI E MENO FIGLI SI FANNO”

Il tasso di fertilità globale è in netto declino, e secondo uno studio internazionale condotto da un team di ricerca, entro il 2100 il “ricambio generazionale” sarà compromesso nel 97% dei Paesi del mondo. Questo preoccupante trend non riguarda solo l’Italia, che registra il minimo storico di nascite con meno di 7 neonati ogni 1.000 abitanti nel 2022 secondo i dati dell’Istat. Il declino delle nascite non è solo dovuto alla scelta spontanea o indotta delle coppie di rinunciare ad avere figli, ma è influenzato da molteplici fattori. Dai risultati dello studio emerge che i tassi di fertilità sono in diminuzione in tutto il mondo, con una riduzione del tasso di fertilità globale di oltre la metà dall’immediato dopoguerra a oggi, passando da 4,84 a 2,23 punti. Questo declino ha portato la popolazione mondiale a superare gli 8 miliardi di abitanti lo scorso novembre. Un elemento chiave che sembra influenzare il declino delle nascite è il reddito. Gli esperti prevedono che la maggior parte delle future nascite, circa il 75%, avverrà nei Paesi a basso reddito, soprattutto nell’Africa subsahariana. Ciò significa che il crollo della natalità riguarda soprattutto i Paesi con redditi più alti e medi. In particolare, i ricercatori hanno individuato due fattori principali che influenzano la classe più borghese: la crescente istruzione femminile e l’accesso ai moderni contraccettivi. Si stima che entro il 2095, una donna avrà solo 25 parenti, sottolineando l’impatto significativo di questi cambiamenti sulla struttura familiare e sociale.

ANSA – 95 EPISODI INTIMIDATORI NEI CONFRONTI DEI GIORNALISTI

Nel 2023 sono stati censiti 98 episodi intimidatori nei confronti di giornalisti (con un calo dell’11,7% rispetto ai 111 segnalati nel 2022). 40 dei casi sono riconducibili a contesti politico/sociali (il 40,8% del totale), 12 alla criminalità organizzata (12,2%). I numeri emergono dal report del Servizio analisi criminale del Dipartimento della pubblica sicurezza presentato presso la Scuola superiore di Polizia nel corso del meeting dei Focal Points nazionali nell’ambito del Progetto Osce sulla sicurezza dei giornalisti. Gli episodi consumati tramite i canali web sono stati 30 (corrispondenti al 30,6% del totale degli eventi), pari al numero di quelli registrati nel 2022; i mezzi più utilizzati sono risultati Facebook (con 13 episodi) e le e-mail (con 8). Ci sono poi state 19 aggressioni fisiche, 17 minacce verbali, 12 danneggiamenti, 9 scritte ingiuriose/minacciose, 7 lettere, 4 invii di oggetti/proiettili/parti di animali. La regione in testa per numero di casi è il Lazio (21), seguita da Lombardia (16), Campania (11), Calabria e Sicilia (10). Quanto alle aree metropolitane, il maggior numero di episodi è stato segnalato a Roma (17), seguita da Milano (15), Reggio Calabria (8) e Napoli (6). Per alcuni atti intimidatori non risulta che la vittima abbia presentato denuncia-querela. Nel complesso, negli eventi rilevati nel 2023 appaiono coinvolti, in qualità di vittime, 92 professionisti dell’informazione, tra i quali 21 donne (22,8%) e 71 uomini (77,2%). L’8% delle segnalazioni totali è relativo ad intimidazioni perpetrati nei confronti di sedi giornalistiche o di troupe non meglio specificate.

ANSA – L’ITALIA E’ PRIMA AL MONDO PER PRODUZIONE DI PASTA

L’Italia rimane in vetta alla produzione mondiale di pasta, con una produzione di 3,6 milioni di tonnellate e un fatturato che si avvicina ai 7 miliardi di euro. Questo dato conferma il ruolo preminente del paese nel settore alimentare. Gli italiani mantengono anche il primato nel consumo di pasta, con una media di circa 23 chili pro-capite all’anno e un consumo totale di 1,3 milioni di tonnellate. Tuttavia, è il settore dell’export a evidenziare la forza del Made in Italy nel mondo: oltre il 61% della produzione nazionale di pasta viene esportata all’estero. I dati raccolti da Unione Italiana Food su base Istat per il periodo gennaio-dicembre 2023 mostrano un’export di oltre 2,2 milioni di tonnellate di pasta, con un leggero calo dei volumi (-3,7% rispetto al 2022), ma un aumento del valore del 3% rispetto all’anno precedente, arrivando a 3,8 miliardi di euro. Le destinazioni principali dell’export italiano di pasta includono i paesi dell’Unione Europea, con circa 1,5 milioni di tonnellate, e i paesi terzi, con quasi 780.000 tonnellate. La domanda di pasta Made in Italy è in crescita in molte parti del mondo, con aumenti significativi in paesi come Brasile, Israele, Finlandia, e numerosi altri. Anche in alcuni paesi africani, come Camerun, Ruanda, Mozambico e Nigeria, si registra un aumento dei consumi, possibilmente favorito da un incremento del turismo in queste regioni.

ILSOLE24ORE – NATALITA’ IN ITALIA TOCCA NUOVO MINIMO STORICO: 380 MILA NASCITE NEL 2023

L’Italia si confronta con un nuovo minimo storico di nascite: a marzo l’Istat annuncerà un dato consolidato di circa 380mila nuovi nati nel 2023, in calo rispetto alle 393mila del 2022. A lanciare l’allarme è la prima tappa degli Stati Generali della Natalità, un tour che attraversa l’Italia per discutere la grave crisi demografica del paese. Il calo delle nascite è drastico: dal 2020 al 2022, una culla su tre è rimasta vuota (-29,3%) rispetto al triennio 2008-2010. Il fenomeno colpisce quasi tutte le regioni, con l’eccezione del Trentino Alto Adige (-14,8%). Le flessioni più marcate si registrano in Valle d’Aosta (-40,4%), Sardegna (-40,4%), Marche (-36,2%), Lombardia (-32,9%), Lazio (-32,9%) e Puglia (-30,2%). Il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della CEI, sottolinea la gravità della situazione: “La denatalità è un problema decisivo che richiede di affrontare diverse questioni: dalla casa all’assistenza agli anziani, fino alla questione femminile. Serve un piano che dia fiducia e speranza di trasmettere la vita.” Il ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Maria Roccella, evidenzia gli sforzi del Governo: “Dobbiamo agire attraverso la leva economica, con misure classiche che sostengono la famiglia e la conciliazione lavoro-vita.” Le risorse stanziate ammontano a 16 miliardi di euro per il 2024.

REPUBBLICA – UN SUICIDIO OGNI DUE GIORNI NELLE CARCERI ITALIANE

Il 2024 è già iniziato con un bilancio drammatico per le carceri italiane. Nei primi 30 giorni dell’anno, si sono registrati 13 suicidi, il numero più alto negli ultimi 10 anni. Secondo le associazioni per i diritti dei detenuti, uno dei principali fattori di disagio che contribuiscono a questi numeri è l’alto tasso di sovraffollamento degli istituti, che a gennaio ha raggiunto il 127,54%. A questo si aggiungono le scarse condizioni in cui versano i carcerati, spesso privati di spazi sociali, adeguata formazione e addirittura di prime necessità come l’acqua calda. Dei 13 suicidi registrati a gennaio, 12 si sono verificati per impiccagione e 1 è avvenuto a causa di uno sciopero della fame. A questi, poi, vanno aggiunti altri 19 decessi per “altre cause”, come quelle naturali, che sommati ai suicidi restituiscono un totale di 32 morti, più di uno al giorno. L’ultima ricerca del Garante Nazionale dei Diritti delle Persone Private della Libertà Personale mostra come degli 85 suicidi registrati nel 2022, “34 riguardano persone riconosciute con fragilità personali o sociali” quali individui “senza fissa dimora” o “con disagi psichici”. Di questi 80 erano uomini e 5 erano donne. Molti dei suicidi si sono verificati anche in tempi molto brevi dalla detenzione: 50 persone su 85, il 65% del totale, si sono tolte la vita nei primi 6 mesi di carcere, di cui 21 nei primi tre mesi, 15 nei primi 10 giorni e addirittura 9 nelle prime 24 ore. Il Governo Meloni ha annunciato l’intenzione di aumentare il numero di agenti di polizia penitenziaria, ma non ha ancora presentato alcun piano concreto per migliorare le condizioni dei carcerati.

WIRED – SOLO 1 SCUOLA SU 5 HA ATTIVATO IL LICEO DEL MADE IN ITALY

Il nuovo liceo del Made in Italy, fortemente voluto dal governo Meloni, ha preso il via in sordina: solo 92 scuole su quasi 900 hanno scelto di attivare il nuovo indirizzo di studi. Le 92 scuole che hanno attivato il liceo del Made in Italy si trovano in 16 regioni italiane: 17 in Sicilia; 12 in Lombardia e Lazio; 9 in Puglia; 8 nelle Marche e Calabria; 6 in Abruzzo; 5 in Toscana; 3 in Liguria, Piemonte e Veneto; 2 in Molise; 1 in Basilicata, Emilia Romagna, Sardegna e Umbria. Altre 22 scuole in Campania hanno presentato domanda, ma la Regione non ha ancora dato l’autorizzazione, mentre ad altre 6 è stato negato l’accesso perché prive dei requisiti necessari. Le iscrizioni al liceo del Made in Italy sono aperte fino al 10 febbraio 2024. I corsi dovrebbero partire a settembre 2024. Bisognerà aspettare l’autunno per capire se il nuovo liceo del Made in Italy avrà successo. Il numero di iscritti e l’effettiva implementazione del programma saranno i primi indicatori del suo futuro.

ILGIORNALE – SOLO UNA PICCOLA PERCENTUALE DI GENITORI HA SCELTO IL DOPPIO COGNOME PER I FIGLI

La Commissione Giustizia del Senato inizierà a esaminare a gennaio dei disegni di legge per permettere il doppio cognome o il cognome della madre ai neonati, rispecchiando una sentenza della Corte Costituzionale del 2022. Nonostante questo, l’uso del cognome materno resta limitato. La Consulta ha stabilito che il cognome non deriva automaticamente da quello del padre, bensì si decide con un accordo tra genitori. In caso di disaccordo, si opta per il doppio cognome, e se la controversia persiste, il giudice stabilisce l’ordine. Queste sentenze hanno valore di legge da un anno e mezzo, ma la sinistra politica non ha ottenuto grande impatto. Il Ministero dell’Interno ha invitato i sindaci a seguire questa normativa. Fino a novembre, solo 36 neonati a Roma hanno il cognome materno, mentre a Milano solo l’11% lo ha scelto, preferendo spesso il cognome paterno o il doppio cognome. La battaglia per una maggiore equità nei cognomi non ha ancora preso piede.

ANSA – AUMENTANO LE DENUNCIE DI SCOMPARSI IN ITALIA: 29 MILA NEL 2023

Nel corso del 2023, le denunce di scomparsa hanno registrato un aumento significativo, arrivando a un totale di 29.315 segnalazioni, rispetto alle 24.369 dell’anno precedente. Quasi il 75% delle denunce riguardava minori, con 21.951 segnalazioni complessive. Di queste, 4.416 coinvolgevano minori italiani e 17.535 minori stranieri. Questi dati evidenziano un incremento soprattutto nelle segnalazioni riguardanti i minori stranieri rispetto all’anno precedente. Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha sottolineato l’impegno del Viminale nel fronteggiare questo fenomeno complesso, che coinvolge migliaia di persone ogni anno, soprattutto minori e soggetti vulnerabili, con ripercussioni significative sulle famiglie coinvolte. Piantedosi ha ringraziato il Commissario straordinario, le Prefetture e tutte le altre agenzie coinvolte, inclusi le Forze di Polizia, i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile, per il loro contributo nel sistema di ricerca delle persone scomparse e ha ribadito l’impegno del governo nel potenziare e migliorare continuamente gli strumenti di intervento per affrontare questo problema.

REPUBBLICA – SEXTORTION: I RICATTI SESSUALI ONLINE DILAGANO TRA I MINORENNI

Il fenomeno della sextortion, il ricatto sessuale online, sta colpendo sempre più i minorenni, con un notevole aumento registrato nel 2023, secondo la Polizia postale. I casi trattati hanno coinvolto principalmente ragazzi tra i 14 e i 17 anni, con 137 segnalazioni nel solo anno scorso. La dirigente Maria Rosaria Romano ha sottolineato che l’accesso alla sessualità online rende i giovani più vulnerabili, soprattutto le ragazze, e la condivisione di materiale intimo può avere conseguenze devastanti. Molti ragazzi, sopraffatti dalla vergogna e dalla paura, non si rivolgono ai genitori e rischiano gravi disturbi emotivi. Le denunce di sextortion rappresentano solo la punta dell’iceberg, con molti casi non segnalati. Tuttavia, quando il ricatto coinvolge coetanei, spesso è più gestibile perché il rapporto è noto e si può intervenire tempestivamente. La situazione diventa più grave quando i minorenni cadono vittime di adulti o organizzazioni criminali, che possono diffondere materiale compromettente sui social o su piattaforme estere difficili da controllare. Si segnalano anche i “predatori sentimentali”, professionisti che sfruttano siti di incontri come Tinder per ingannare ragazze sempre più giovani, manipolando le loro emozioni e ottenendo materiale intimo tramite l’inganno e la coercizione.

AGERSIR – NEL 2023 IN ITALIA SONO MORTE 415 PERSONE SEWNZA FISSA DIMORA

Un rapporto pubblicato dalla fio.PSD ha rivelato che nel 2023 sono decedute 415 persone senza fissa dimora in Italia. La tragedia colpisce in particolare durante i mesi invernali, con oltre 130 decessi registrati. Tuttavia, la Federazione ha sottolineato che questa “strage di invisibili” si verifica tutto l’anno, coinvolgendo 215 comuni italiani. La Lombardia e il Lazio hanno registrato il maggior numero di morti, rispettivamente il 21% e il 18%, seguite dall’Emilia Romagna, Campania e Veneto. Le città più colpite includono Roma, Milano, e Bergamo. Le vittime sono principalmente uomini (93%) di nazionalità straniera (58%), con un’età media di 47.3 anni. Le cause dei decessi sono varie: il 40% per problemi fisici e ipotermia, il 42% per eventi traumatici come aggressioni e cadute. I corpi vengono trovati per strada (33% dei casi), lungo corsi d’acqua, negli ospedali e nelle carceri. La presidente della Federazione, Cristina Avonto, ha sottolineato la necessità di un cambiamento politico e culturale. Le risorse disponibili devono essere utilizzate per implementare politiche abitative che forniscono una base stabile e sicura per chi è senza casa.

ILFATTOQUOTIDIANO – AUTO E SUV SEMPRE PIU’ GRANDI: SI ALLARGANO DI 1 CM OGNI 2 ANNI

Le nuove auto immatricolate in Europa sono sempre più grandi. Secondo uno studio realizzato dall’organizzazione Transport & Environment, si allargano mediamente di 1 centimetro ogni due anni. La tendenza è destinata a continuare, anche per l’aumento delle vendite di SUV, che rappresentano il 54% delle automobili acquistate in Italia. Il risultato è che, già ora, “circa la metà delle auto nuove vendute sono troppo larghe per lo spazio minimo di parcheggio su strada”, ha affermato il direttore di Transport & Environment, Julia Poliscanova. Secondo l’analisi, la larghezza media delle auto nuove è aumentata a 180,3 cm nella prima metà del 2023, in confronto ai 177,8 cm del 2018. Questa tendenza ha diversi risvolti negativi, tra cui: Difficoltà di parcheggio: le auto più grandi occupano più spazio, rendendo più difficile parcheggiare nelle strade strette e nei parcheggi sotterranei. Inquinamento: le auto più grandi consumano più carburante e quindi producono più emissioni di gas serra. Sicurezza stradale: le auto più grandi sono più difficili da controllare e quindi aumentano il rischio di incidenti. Transport & Environment ha invitato i governi europei a prendere provvedimenti per ridurre le dimensioni delle auto nuove, ad esempio attraverso misure fiscali o regolamentari.

ANSA – DROGA: 2 GIOVANI SU 3 IN CURA PER DIPENDENZE DA CANNABIS

Secondo il “Rapporto tossicodipendenze 2022″, elaborato dal Ministero della Salute, nel corso del 2022 i servizi pubblici per le dipendenze hanno offerto supporto a 129.259 individui affetti da dipendenza da sostanze. Tra questi, il 13,5%, pari a 17.497 persone, rappresentano nuovi utenti del servizio. Il rapporto evidenzia un cambiamento nel tipo di sostanze maggiormente responsabili della dipendenza. L’eroina, che era la causa principale della dipendenza per circa il 65% dei pazienti precedenti, cede il passo alla cocaina, che attualmente risulta essere la sostanza primaria d’abuso nel 38,5% dei casi. Tra i giovani, la dipendenza dalla cannabis prevale in due casi su tre. Nel 2022, i nuovi utenti in trattamento sono principalmente legati alla cocaina, coinvolgendo 6.718 persone, seguita dall’eroina (5.652 persone) e dai cannabinoidi (4.336). Tuttavia, le sostanze d’abuso più frequenti variano in base all’età del paziente. Tra i giovani (under 25), la cannabis rappresenta oltre il 70% dei casi di dipendenza trattati. Gli individui oltre i 55 anni, invece, mostrano una prevalenza di dipendenza dagli oppiacei. Nel 2022, si sono verificati 16.779 ricoveri per diagnosi correlate all’uso di sostanze, per un totale di quasi 200.000 giornate di degenza. Gli accessi al Pronto Soccorso sono stati 8.152; in circa il 12,4% dei casi, è stato necessario un ricovero, richiesto principalmente per psicosi indotta da droghe”, coinvolgendo tre pazienti su quattro. Secondo il rapporto, in Italia operano attualmente 573 Servizi Pubblici per le Dipendenze (Ser.D), che impiegano un totale di 6.397 professionisti. Di questi, il 31,5% sono infermieri, il 20,7% medici, il 14,7% psicologi, il 13,5% assistenti sociali, il 10,3% educatori professionali, il 2,1% operatori tecnici dell’assistenza e operatori socio-sanitari.

ISTAT: IN ITALIA UN BIMBO OGNI 5 ANZIANI. MATRIMONI E UNIONI CIVILI IN CRESCITA

Secondo il censimento dell’Istat, l’Italia mostra un profilo demografico in evoluzione: la popolazione diminuisce e invecchia. Al 31 dicembre 2022, il numero degli italiani si attestava a 58.997.201, in calo rispetto agli anni precedenti. Nonostante la presenza degli stranieri, la popolazione complessiva declina. Le donne superano gli uomini del 51,2% e l’età media è di 46,4 anni. La natalità registra un forte declino: nel 2022 sono nati solamente 393.000 bambini, mostrando una diminuzione del 31,8% rispetto al 2008. Questo tende a posizionare gli anziani in rapporto ai bambini con un rapporto di più di 5 a 1. In controtendenza, i matrimoni aumentano. Nel 2022 ne sono stati celebrati 189.140, con un incremento del 4,8% rispetto al 2021, ma dati provvisori indicano un calo nei primi otto mesi del 2023. Si è registrato un significativo incremento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso: nel 2021 ne sono state celebrate 2.813, segnando un aumento del 31% rispetto all’anno precedente e superando addirittura i dati del 2016, anno di entrata in vigore della legge. Il rito civile guadagna terreno: nel 2022 il 56,4% dei matrimoni è stato celebrato senza funzione religiosa, in crescita rispetto al 54,1% del 2021. Questo trend coinvolge sia seconde nozze (95%) sia matrimoni con almeno uno sposo straniero, ma si sta diffondendo anche tra i primi matrimoni, arrivando al 45,1%.

ANSA – ISTAT: POPOLAZIONE ITALIANA SCESA SOTTO I 59 MILIONI

L’Istat ha confermato che al 31 dicembre 2022 la popolazione italiana è scesa a 58.997.201 residenti. Il censimento evidenzia una diminuzione della popolazione, con un’età media sempre più avanzata nonostante il contributo degli stranieri. Le donne costituiscono il 51,2%, mentre il 48,8% sono uomini. Il rapporto generazionale continua a sbilanciarsi: per ogni bambino sotto i 6 anni, si contano oltre 5 anziani, precisamente il 5,6%. L’indice di vecchiaia è notevolmente cambiato: se nel 1971 c’erano 46 anziani ogni 100 giovani, ora ne troviamo 193. La natalità conferma un trend negativo, registrando nel 2022 393.000 nati, circa 7.000 in meno rispetto al 2021 (-1,7%), segnando un nuovo record basso.

CORRIERE – NEGLI ULTIMI 10 ANNI 3 VITTIME DI INCIDENTI PROVOCATI DA GUIDA SENZA PATENTE O REVOCATA

In dieci anni, quasi 3000 vittime per incidenti provocati da chi guida senza patente o con essa revocata, una cifra equivalente all’intera popolazione di un piccolo comune italiano. Oltre 53.000 feriti, equiparabile al totale dei residenti di Siena o Agrigento. Non avere la patente e causare gravi incidenti è un’aggravante dal 2016, ma le sanzioni sembrano non bastare. Nel 2020, 342 morti e 7.568 feriti, un aumento significativo rispetto al 2019, riflettendo un fenomeno in crescita nonostante le pene più severe. Una ricerca rivela che il 10% dei guidatori filma con il cellulare mentre guida, con trasgressori principalmente tra i 24 e i 44 anni, senza distinzione di genere.

ANSA – CENSIS: NEL 2040 SOLO 1 COPPIA SU 4 AVRA’ FIGLI

Il 57esimo rapporto del Censis, presentato oggi, delinea uno scenario preoccupante per l’Italia del futuro. Secondo le previsioni, nel 2040 solo il 25,8% delle famiglie sarà composto da coppie con figli. Questo significa che una coppia su quattro non avrà figli. Nel frattempo, gli italiani sembrano sempre più preoccupati per il futuro del paese. Le principali paure riguardano il cambiamento climatico, le crisi economiche e le guerre. In particolare, l’84% degli italiani teme un cambiamento climatico fuori controllo. Il 73,4% è preoccupato per una possibile crisi economica e sociale, con diffusa povertà e violenza. Il 73% dubita che l’Italia sarà in grado di gestire l’arrivo di milioni di persone fuggite da guerre o impatti climatici. Nel contesto sociale, emerge un sostegno significativo a tematiche progressiste. Il 74% degli italiani si dichiara favorevole all’eutanasia, il 70% approva l’adozione da parte dei single, e il 54% sostiene l’adozione da parte di coppie omogenitoriali.

TGCOM24 – IN ITALIA OLTRE 3,1 MILIONI DI PERSONE CHIEDE AIUTO PER MANGIARE

In Italia, la richiesta di sostegno alimentare è esplosa, superando i 3,1 milioni di individui che si affidano a mense per i bisognosi o a pacchi di viveri. Secondo le stime della Coldiretti, questa allarmante cifra è stata rilevata attraverso i dati del Fondo per l’Aiuto Europeo agli Indigenti (Fead), in concomitanza con la Giornata Mondiale dei Poveri promossa dal Papa. La situazione, basata su dati ufficiali, sottolinea una crisi crescente che impatta pesantemente sulla sicurezza alimentare di un numero sempre maggiore di cittadini italiani.

ILSOLE24ORE – TRA IL 2010 E IL 2022 SONO CRESCIUTI DEL 15,34% I REATI COMMESSI DA MINORI

Il recente rapporto “Criminalità minorile in Italia 2010-2022” del Servizio Analisi Criminale rivela un aumento del 15,34% delle segnalazioni di minori tra i 14 e i 17 anni. Nel 2022, sono state segnalate 32.522 violazioni, simili al picco del 2015 (32.566). Le segnalazioni per minori di 16-17 anni crescono dell’8,99%, raggiungendo il picco nel 2015 con 21.886 segnalazioni. Nel 2022 (20.719), scendono del 5,37%. Le segnalazioni per minori di 14-15 anni aumentano del 28,46%, raggiungendo il picco nel 2022 con 11.812 segnalazioni. Furto diminuisce dell’11,9%, ma le rapine crescono del +65,62%. Lesioni aumentano del 58,4%, mentre minacce e risse registrano significativi incrementi. Le segnalazioni per violenza sessuale hanno un aumento del 6,5% dal 2010 al 2022, raggiungendo 291 nel 2022.

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