RAINEWS – MILANO FRA LE CITTA’ PIU’ INQUINATE AL MONDO

Milano è tra le città più inquinate al mondo, secondo i dati di IQAir, piattaforma che monitora la qualità dell’aria in tempo reale. La metropoli lombarda ha raggiunto un punteggio di 199, classificandosi al quarto posto dopo Dacca (Bangladesh), Lahore (Pakistan) e Delhi (India)

Milano è tra le città più inquinate al mondo, secondo i dati di IQAir, piattaforma che monitora la qualità dell’aria in tempo reale. La metropoli lombarda, domenica 19 febbraio, ha raggiunto un punteggio di 199, classificandosi al quarto posto dopo Dacca (Bangladesh), Lahore (Pakistan) e Delhi (India).

Le cause dell’inquinamento sono molteplici:
Scarsa pioggia: la mancanza di precipitazioni negli ultimi giorni ha fatto ristagnare l’aria fredda e inquinata.
Temperature sopra la media: le temperature più elevate del solito hanno contribuito alla formazione di smog.
Traffico: il traffico veicolare è una delle principali fonti di inquinamento atmosferico.
Riscaldamento domestico: le emissioni degli impianti di riscaldamento domestico contribuiscono all’inquinamento, soprattutto in inverno.

Lo smog ha un impatto negativo sulla salute delle persone, in particolare su bambini, anziani e persone con problemi respiratori. L’esposizione prolungata all’inquinamento atmosferico può causare diverse malattie, tra cui asma, bronchite e cancro ai polmoni.

Le autorità cittadine hanno adottato diverse misure per contrastare l’inquinamento, come il blocco del traffico per le auto più inquinanti e la promozione di mezzi di trasporto alternativi.

MONDO

LASTAMPA – LA FAMIGLIA MORATTI VENDE LA RAFFINERIA SARAS AGLI OLANDESI DI VITOL

Dopo 62 anni, la famiglia Moratti ha ceduto il controllo della raffineria Saras al gruppo petrolifero svizzero-olandese Vitol. L’accordo, che prevede la vendita del 35% del capitale per circa 595 milioni di euro, implica una valutazione di Saras di circa 1,7 miliardi. Vitol lancerà un’Opa obbligatoria sul capitale restante con l’obiettivo di delistare il titolo da Piazza Affari. L’operazione, salutata con favore da entrambe le parti, è subordinata all’ottenimento delle autorizzazioni regolamentari necessarie. Massimo Moratti, presidente e ad di Saras, ha spiegato che la cessione è stata decisa per garantire il futuro successo della raffineria di Sarroch. “Con i miei nipoti Angelo e Gabriele ed i miei figli Angelomario e Giovanni, ho ritenuto che la miglior garanzia fosse l’aggregazione con un primario operatore industriale del settore energetico globale quale è Vitol”. Russell Hardy, ad di Vitol, ha affermato che l’obiettivo è quello di investire in una forte società italiana nel settore dell’energia, “gestita da un management locale autonomo e supportata dall’esperienza e dall’accesso al mercato di Vitol”. A spingere per la cessione sarebbero stati soprattutto i nipoti di Massimo Moratti, Angelo e Gabriele. L’operazione arriva a pochi mesi dalla scadenza del patto parasociale tra i soci e a un anno da quando Angelo Moratti aveva dato mandato a Bank of America per collocare sul mercato il 5% della società. La Saras nacque da un’intuizione di Angelo Moratti, che nel 1962 decise di costruire la raffineria di Sarroch, a pochi chilometri da Cagliari, che giunse in poco tempo a coprire un quarto della produzione italiana.

Altre notizie:

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L’INDIPENDENTE – GLI STATI UNITI SONO STATI I PRINCIPALI ESPORTATORI DI GAS NEL 2023 (GRAZIE ALLE SAZIONI ALLA RUSSIA)

Gli Stati Uniti hanno raggiunto un traguardo storico nel mercato globale del gas, diventando i principali esportatori di gas naturale liquefatto (GNL) nel 2023. Secondo i dati dell’agenzia Reuters, le esportazioni americane di GNL sono aumentate del 14,7% rispetto al 2022, raggiungendo un totale di 88,9 milioni di tonnellate. Questo risultato è stato favorito principalmente dalle sanzioni imposte dall’Unione Europea alla Russia a seguito dell’invasione dell’Ucraina, che hanno ridotto drasticamente le importazioni di gas russo nel Vecchio Continente. L’Europa è stata la principale destinazione del GNL americano nel 2023, con il 61% delle esportazioni totali a dicembre. Questo dato evidenzia come l’UE sia diventata dipendente dalle forniture energetiche americane, con un impatto significativo sui costi e sulla sicurezza energetica. Il boom del GNL americano ha portato notevoli vantaggi agli Stati Uniti, che hanno potuto aumentare i guadagni energetici e rafforzare la propria posizione geopolitica nel Vecchio Continente. Tuttavia, l’Europa ha dovuto pagare un prezzo alto per questa dipendenza, con costi energetici più elevati e una maggiore vulnerabilità geopolitica. L’ascesa degli Stati Uniti come leader globale del GNL non è un evento casuale, ma il risultato di una strategia a lungo termine elaborata fin dal 2019. L’amministrazione Trump aveva già puntato ad aumentare le esportazioni di gas naturale in Europa per contrastare l’influenza della Russia e la guerra in Ucraina ha solo accelerato questo processo.

CORRIERE – USA: SCOPERTO IN CALIFORNIA IL PIU’ GRANDE GIACIMENTO DI LITIO AL MONDO

Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti annuncia la scoperta del più grande giacimento di litio al mondo sotto il Salton Sea in California, promettendo di rendere gli USA autosufficienti per il metallo chiave delle batterie. Con stime di 18 milioni di tonnellate di litio, tre volte più grande del famoso Salar de Uyuni in Bolivia, il giacimento è facilmente accessibile. Questa scoperta potrebbe garantire una produzione di oltre 3.400 chilotoni di litio, valutati a 540 miliardi di dollari, supportando più di 375 milioni di batterie per veicoli elettrici (EV), superando il totale di veicoli attualmente in circolazione negli Stati Uniti. Il litio è cruciale per la decarbonizzazione e gli obiettivi del Presidente Biden di avere il 50% di veicoli elettrici entro il 2030. Il Dipartimento dell’Energia riconosce la necessità di sviluppare un’industria estrattiva e di raffinazione nazionale, riducendo l’attuale dipendenza dalle importazioni, prevalentemente da Cile e Argentina. La Known Geothermal Resource Area (KGRA) sotto il Salton Sea possiede potenziali concentrazioni di litio tra le più elevate al mondo. Il giacimento potrebbe anche favorire la produzione di elettricità pulita grazie ai suoi 400 megawatt (MW) di capacità di generazione elettrica geotermica. Tuttavia, l’autosufficienza potrebbe portare a un eccesso di offerta e un possibile crollo dei prezzi del litio, secondo analisti. L’adozione della tecnologia di estrazione diretta del litio (DLE), prevista per il 2025, potrebbe accelerare l’indipendenza e consentire un’offerta più rapida. Ciò rappresenta un passo significativo verso la sostenibilità, in quanto le miniere DLE sono portatili e limitano l’uso di risorse. Goldman Sachs prevede un aumento dell’offerta di carbonato di litio a un ritmo del 33% annuo, superando la crescita della domanda, potenzialmente portando a un cambiamento significativo nel mercato del litio entro il prossimo decennio.

ILPOST – NOVERGIA: APPROVATA L’ESTRAZIONE MINERARIA DEI FONDALI MARINI

Il parlamento norvegese ha votato martedì a favore di una legge che autorizza l’estrazione mineraria dai fondali marini, una pratica contestata ma cruciale per ottenere minerali fondamentali per la transizione energetica globale, come litio, scandio e cobalto. Questa mossa rende la Norvegia il primo paese a intraprendere su larga scala questa pratica. L’approvazione iniziale copre solo i fondali marini norvegesi, ma ci sono segnali che il paese cercherà anche l’autorizzazione per estrarre in acque internazionali. Tuttavia, il governo norvegese ha specificato che l’estrazione non inizierà immediatamente: le aziende interessate dovranno presentare proposte che includono valutazioni ambientali, e il parlamento valuterà caso per caso prima di concedere le licenze. La decisione solleva preoccupazioni sull’impatto ambientale, ma potrebbe segnare un precedente nella corsa ai minerali cruciali.

SCENARIECONOMICI – CINA REINTRODUCE DAZI SULLE IMPORTAZIONI DI CARBONE

La Cina ha ripristinato i dazi sulle importazioni di carbone dall’inizio di quest’anno, una decisione che potrebbe avere un impatto significativo sul commercio mondiale di questa materia prima e sui rapporti tra Cina e Russia. I dazi, che erano stati aboliti nel maggio 2022 per evitare una crisi di approvvigionamento, sono stati ripristinati per proteggere l’industria del carbone cinese, che sta crescendo rapidamente. La Russia è uno dei maggiori esportatori di carbone al mondo e ha beneficiato dell’abolizione dei dazi, diventando il secondo fornitore di carbone della Cina. Con il ripristino dei dazi, la Russia potrebbe perdere una quota significativa del mercato cinese, che è il più grande consumatore di carbone al mondo. Il governo cinese ha affermato che le tariffe si applicheranno solo agli importatori con lo status di Paesi più favoriti. Gli altri importatori dovranno pagare una tariffa d’importazione molto più alta, pari al 20%. Oltre alla Russia, altri paesi che saranno colpiti dal ripristino dei dazi sono il Sudafrica, la Mongolia e gli Stati Uniti. L’Indonesia e l’Australia, invece, non saranno colpite a causa dei loro accordi di libero scambio con Pechino.

L’INDIPENDENTE – GLI STATI UNITI HANNO ANNESSO 385.000 MIGLIA DI FONDALI MARINI

L’amministrazione del Presidente Joe Biden ha annunciato l’espansione della piattaforma continentale degli Stati Uniti nell’Artico e in altre aree del mondo. L’espansione, che si estende per 385.000 miglia quadrate, è la più grande mai effettuata dal Paese. La decisione ha suscitato forti preoccupazioni da parte di Russia e Cina, che hanno entrambe rivendicazioni territoriali nell’Artico. La Russia ha definito l’espansione “inaccettabile” e ha minacciato di prendere “tutte le misure necessarie per i propri interessi nazionali”. L’espansione americana è stata effettuata sulla base del diritto internazionale consuetudinario, in quanto gli Stati Uniti non hanno mai ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS). La Convenzione prevede che gli Stati costieri possano rivendicare diritti economici sulle risorse situate sul fondale marino oltre le 200 miglia nautiche dalla costa, qualora possano dimostrare che esiste un’estensione naturale della loro piattaforma continentale. Gli Stati Uniti hanno affermato di avere prove sufficienti per sostenere la loro rivendicazione. Tuttavia, la decisione unilaterale americana potrebbe complicare i negoziati con altri Paesi che rivendicano la stessa area. L’espansione americana è motivata da diversi fattori, tra cui la crescente importanza economica dell’Artico. La regione è ricca di risorse naturali, tra cui petrolio, gas e minerali. Inoltre, lo scioglimento dei ghiacci sta rendendo l’Artico più accessibile, aprendo nuove possibilità di trasporto e di sfruttamento delle risorse. La decisione americana è un ulteriore segnale della crescente competizione per l’Artico. La regione è sempre più importante per gli interessi strategici di Stati Uniti, Russia, Cina e altri Paesi.

SCENARIECONOMICI – RAGGIUNTA LA FUSIONE NUCLEARE CON IL METODO DEL “CONFINAMENTO IBRIDO MAGNETICO INERZIALE”

MIFTI, Magneto Inertial Fusion Technology Inc, sotto la guida di Dr. Hafiz Rahman, ha raggiunto un traguardo epocale dimostrando la fusione ibrida magnetico-inerziale presso l’L3 Harris Lab in California. Il successo ha prodotto un incredibile rendimento di 150 miliardi di neutroni, superando di 10.000 volte i risultati di qualsiasi altra azienda nel settore. Questa tecnologia fonde il confinamento magnetico e l’inerzia per comprimere e riscaldare il plasma per raggiungere la fusione nucleare. Il sistema, diverso dai Tokamak che si basano solo sulla fusione magnetica, promette una produzione di energia netta a 10 Mega Ampere. L’obiettivo è produrre isotopi per la scansione dei tumori, aiutando la medicina. US Nuclear è un investitore e potenziale appaltatore principale. L’uso dei neutroni per la produzione di isotopi rappresenta un passo verso l’utilizzo economico della fusione, in attesa di una potenziale costruzione di centrali. L’industria della fusione ha ricevuto un massiccio investimento di 6,21 miliardi di dollari, evidenziando la corsa verso questa fonte energetica. MIFTI si distingue per il suo metodo Z-pinch, offrendo vantaggi unici nel settore e prospettive per risolvere la crisi energetica mondiale.

SCENARIECONOMICI – VIKING LINK (IL PIU’ GRANDE CAVO ELETTRICO AL MONDO) STA PER ENTRARE IN FUNZIONE

Viking Link, il più grande interconnettore al mondo, unisce le reti elettriche della Danimarca e del Regno Unito tramite un cavo sottomarino di 765 km, apprestandosi a entrare in funzione. Inizierà con una capacità ridotta per alimentare alla fine 1,4 milioni di case nel Regno Unito. Gli interconnettori garantiscono una gestione efficiente delle fluttuazioni della domanda e dell’offerta di energia, vitale quando si utilizzano fonti rinnovabili con produzione intermittente. L’UE prevede che in futuro questi interconnettori svolgeranno un ruolo cruciale per la sicurezza energetica della regione. Il Regno Unito ha già sei interconnettori con Francia, Paesi Bassi, Belgio e Norvegia. Viking Link, completato a luglio di quest’anno, è stato sviluppato dalla collaborazione tra National Grid UK ed Energinet, con un valore di due miliardi di euro e più di tre milioni di ore di lavoro.

INQUINAMENTO

L’INDIPENDENTE – INIZIATA LA CAUSA CLIMATICA CONTRO ENI

La causa climatica contro l’ENI ha avuto inizio con la prima udienza tenutasi il 16 febbraio. Le accuse, presentate da 12 cittadini e organizzazioni ambientaliste, puntano a responsabilizzare l’ENI per i danni climatici derivanti dal suo investimento nei combustibili fossili. L’obiettivo è ridurre le emissioni del 45% entro il 2030 e richiedere al Ministero dell’Economia e delle Finanze una politica climatica allineata all’Accordo di Parigi. La difesa dell’ENI si avvale di due consulenti, Carlo Stagnaro e Stefano Consonni, ma le loro presunte indipendenze sono contestate. Stagnaro è associato a un istituto liberista noto per lo scetticismo sui cambiamenti climatici, mentre Consonni ha legami con aziende petrolifere, inclusa l’ENI. Le accuse sono supportate da prove, incluso uno studio del 1969 che avvertiva dei rischi climatici associati all’uso dei combustibili fossili. Le organizzazioni si basano su precedenti vittorie legali, come nel caso Shell nei Paesi Bassi, dove il tribunale ha ordinato una riduzione del 45% delle emissioni entro il 2030. I casi di contenzioso climatico sono in aumento globale, con oltre duemila casi registrati fino ad oggi, indicando una crescente attenzione legale sulla responsabilità delle aziende per i danni climatici.

Altre notizie:

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SKYTG24 - ATTIVE IN 9 PROVINCE LOMBARDE MISURE TEMPORANEE PER RIDURRE I LIVELLI DI SMOG

A partire da martedì, sono in vigore misure temporanee in nove province lombarde per ridurre i livelli di smog, che da giorni sono elevati in gran parte della Pianura Padana. Le province coinvolte sono Milano, Monza e Brianza, Como, Bergamo, Brescia, Mantova, Cremona, Lodi e Pavia. Le misure includono il divieto di combustione e di accensione di fuochi all’aperto. È vietato anche regolare il riscaldamento su temperature superiori ai 19 °C e utilizzare stufe a legna particolarmente inquinanti. Nei comuni con più di 30mila abitanti, è limitata la circolazione di veicoli Euro 0 e 1 di qualsiasi alimentazione, e dei veicoli Euro 2, 3 e 4 a gasolio dalle 7:30 alle 19:30. Questi divieti rimarranno in vigore fino a quando non si verificheranno due giorni consecutivi di valori di inquinamento inferiori al limite consentito o per un giorno con previsioni meteorologiche sfavorevoli all’accumulo degli inquinanti.

ILMATTINO - TRINIDAD E TOBAGO DICHIARA L'EMERGENZA NAZIONALE PER UNA FUORISCITA DI PETROLIO DA UNA NAVA "FANTASMA"

Il primo ministro di Trinidad e Tobago, Rowley, ha dichiarato un'emergenza nazionale a seguito di una vasta fuoriuscita di petrolio al largo delle coste dei Caraibi orientali, causata dal rovesciamento di un'imbarchio nei pressi di Tobago la scorsa settimana. Le autorità stanno ancora investigando sulle cause dell'incidente. La fuoriuscita non è stata contenuta e continua a riversarsi in mare, minacciando seriamente l'ambiente marino e le attività economiche del paese, fortemente dipendenti dal turismo. Nonostante gli sforzi dei volontari, la situazione non è ancora sotto controllo. L'imbarcazione coinvolta nell'incidente, le cui origini sono ancora sconosciute, non ha emesso segnali di emergenza e il suo equipaggio non è stato rintracciato. Il primo ministro ha espresso preoccupazione per possibili attività illecite legate all'incidente, suggerendo che l'imbarcazione potrebbe essere stata coinvolta in operazioni illegali. Le autorità hanno avvertito i residenti della zona di evacuare o di proteggersi con maschere, in quanto la fuoriuscita ha già causato danni significativi alla barriera corallina e alle spiagge. Il proprietario dell'imbarcazione e l'entità dei danni non sono ancora stati identificati. La situazione è resa ancora più grave dal fatto che nell'area si rilevano petroliere sospette, potenzialmente trasportanti petrolio venezuelano, aumentando il rischio di ulteriori incidenti e danni ambientali.

SKYTG24 - GIAPPONE: SONO FUORIUSCITI 5,5 METRI DUBI DI ACQUA RADIATTIVA DALL'EX CENTRARE NUCLEARE DI FUKUSHIMA

Mercoledì 8 febbraio è stata scoperta una perdita di acqua radioattiva presso l'ex centrale nucleare di Fukushima Daiichi in Giappone. La Tokyo Electric Power Company (TEPCO), la società responsabile dell'impianto, ha stimato che circa 5,5 metri cubi di acqua contaminata siano fuoriusciti da una presa d'aria, infiltrandosi nel terreno circostante. Non è chiaro quando la perdita abbia avuto inizio. Un'ispezione condotta martedì non aveva rilevato anomalie. La TEPCO ha tuttavia rassicurato che il monitoraggio delle radiazioni non ha evidenziato alcun impatto al di fuori del complesso. L'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) ha confermato di essere stata informata e ha dichiarato che "l'evento non presenta alcun rischio per la popolazione e non vi è alcun impatto ambientale al di fuori del sito". L'incidente ha acceso i riflettori sulle delicate operazioni di dismissione dell'impianto di Fukushima Daiichi, danneggiato dal grande tsunami del 2011. In particolare, il piano di TEPCO di disperdere nell'oceano Pacifico l'acqua radioattiva accumulata ha incontrato forti proteste in Giappone e nei paesi confinanti. Le autorità giapponesi stanno conducendo ulteriori indagini per determinare la causa della perdita e l'entità del danno ambientale. La TEPCO ha annunciato misure per contenere la fuoriuscita e bonificare il terreno contaminato.

GREENPEACE - ACQUE DI 70 COMUNI DEL PIEMONTE CONTAMINATE DA PFAS

Un nuovo caso di contaminazione da PFAS, le sostanze chimiche perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche, è stato scoperto in Piemonte. Lo denuncia un rapporto di Greenpeace, che ha analizzato dati degli enti pubblici e condotto propri campionamenti. L'inquinamento riguarda oltre 70 comuni della città metropolitana di Torino, capoluogo incluso, e 5 comuni dell'Alessandrino. In totale, si stima che circa 125.000 persone potrebbero aver bevuto acqua contaminata da PFAS. Greenpeace denuncia la carenza di dati e controlli da parte degli enti pubblici. Delle 43 istanze di accesso agli atti presentate dall'associazione, solo 10 hanno avuto esito positivo. Inoltre, in alcune zone non viene neanche monitorata la presenza di PFAS. L'analisi di Greenpeace ha rilevato la presenza di PFOA, una molecola cancerogena, in 51% dei 671 campioni di acqua potabile analizzati. La concentrazione maggiore è stata trovata nella provincia di Alessandria, mentre a Torino la contaminazione ha interessato il 45% dei campioni. I PFAS sono un gruppo di oltre 10.000 molecole sintetiche che non si degradano nell'ambiente e sono stati recentemente classificati come cancerogeni. In Italia, nel 2013, era stato scoperto un grave caso di contaminazione da PFAS in Veneto. Greenpeace chiede alle autorità di intervenire urgentemente per tutelare la salute dei cittadini. L'associazione auspica una maggiore trasparenza da parte degli enti pubblici e l'adozione di misure per la bonifica delle aree contaminate.

L'INDIPENDENTE - LA RISERVA DEL BORSACCHIO (ABRUZZO) RIDOTTA DEL 98% DAL CONSIGLIO REGIONALE

Il Consiglio regionale dell'Abruzzo ha approvato un emendamento che riduce la Riserva naturale del Borsacchio, passando da 1.100 ettari a soli 24. La decisione, presa all'unanimità dai partiti di centro-destra, ha scatenato la protesta di cittadini, associazioni ambientaliste e opposizioni. La Riserva del Borsacchio, situata tra Roseto degli Abruzzi e le frazioni di Cologna Spiaggia e Montepagano, rappresenta uno degli ultimi tratti di litorale abruzzese con caratteristiche ambientali e paesaggistiche integre. Il taglio del 98% dell'area protetta apre la strada a possibili speculazioni edilizie e deturpamenti del territorio. Le opposizioni criticano, oltre al contenuto dell'emendamento, anche le modalità con cui è stato approvato: in piena notte, senza preavviso e senza il coinvolgimento degli enti locali e delle associazioni competenti. Il sindaco di Roseto degli Abruzzi, Mario Nugnes, ha definito l'atto "scellerato" e si riserva di agire "nell'interesse della comunità". Le associazioni ambientaliste, tra cui il WWF Italia, stanno raccogliendo firme per una petizione che chiede l'annullamento dell'emendamento e l'approvazione del Piano di Assetto Naturalistico, atteso da circa 20 anni.

L'INDIPENDENTE - ENEL CONDANNATA A RISARCIRE UNA TRIBU' DI NATIVI AMERICANI

La tribù Osage dell'Oklahoma ha ottenuto una vittoria storica contro il gigante italiano dell'energia Enel, che è stata condannata a pagare quasi 260 milioni di dollari per rimuovere 84 turbine eoliche dalle terre della Nazione Osage. La sentenza, emessa da un tribunale federale, è una delle prime negli Stati Uniti a richiedere la dismissione di un progetto eolico in funzione. La tribù Osage aveva accusato Enel di aver violato i suoi diritti di sovranità territoriale, non avendo ottenuto il suo consenso prima di avviare il progetto eolico. Il tribunale ha stabilito che Enel non ha rispettato i requisiti di consultazione previsti dalla legge federale, che tutelano i diritti delle popolazioni indigene. La vittoria degli Osage è un segnale importante per la tutela dei diritti dei popoli indigeni negli Stati Uniti. Negli ultimi anni, infatti, si è assistito a un aumento dei progetti di energia rinnovabile che interessano le terre tribali. Questi progetti possono portare benefici economici alle comunità indigene, ma possono anche comportare l'espropriazione di terre e risorse sacre. La sentenza contro Enel potrebbe incoraggiare altre tribù a intraprendere azioni legali contro progetti di energia rinnovabile che violano i loro diritti.

WIRED - LA GUERRA TRA ISRAELE E GAZA STA AVVELENANDO L'AMBIENTE

In soli due mesi, la guerra di Israele a Gaza ha generato emissioni di gas serra pari a 281 mila tonnellate di CO2, secondo uno studio pubblicato su Social Science Research Network. Questa cifra supera le emissioni annuali di oltre venti paesi fortemente colpiti dal cambiamento climatico. L'analisi, focalizzata su aerei, bombe e mezzi terrestri, potrebbe sottostimare l'impatto complessivo, escludendo le emissioni di metano e la catena di approvvigionamento completa. Il 50% delle emissioni è attribuito ai voli cargo statunitensi. Il confronto con le emissioni di Hamas nello stesso periodo evidenzia una notevole sproporzione, con l'organizzazione palestinese che emette solo 713 tonnellate di CO2 equivalente. Le emissioni totali della guerra, comprese le fasi di ricostruzione, raggiungeranno almeno 311 mila tonnellate. La ricostruzione di oltre 100mila edifici abbattuti contribuirà con almeno 30 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Gli esperti sottolineano che lo studio offre solo un quadro parziale delle massicce emissioni di anidride carbonica e inquinanti tossici che persistono dopo la guerra. L'impatto ecologico dei conflitti e dell'industria bellica, spesso trascurato, richiede una valutazione più completa. Mentre le stime basate su dati difficili da ottenere potrebbero variare, i risultati indicano chiaramente che la guerra a Gaza ha un impatto significativo sul fronte ambientale, equiparabile alle emissioni annuali di interi paesi.

SCENARIECONOMICI - GIAPPONE: DECISO IL QUARTO RILASCIO DI ACQUA CONTAMINATA DA FUKUSHIMA

La Tokyo Electric Power Company (Tepco) ha annunciato il quarto rilascio di acqua radioattiva trattata dalla centrale nucleare di Fukushima Daiichi alla fine di febbraio, alimentando le tensioni con la Cina. Il Giappone sostiene che questi rilasci graduati siano cruciali per smantellare l'impianto colpito dal disastro del 2011, il secondo peggiore nella storia dopo Chernobyl. Il funzionario della Tepco, Junichi Matsumoto, ha dichiarato che circa 7.800 metri cubi d'acqua trattata saranno scaricati nell'Oceano Pacifico, seguendo le modalità dei precedenti rilasci. La Cina e la Russia hanno vietato le importazioni di pesce dal Giappone, citando preoccupazioni sulla sicurezza, respinte da Tokyo come scientificamente infondate. Il quinto e sesto rilascio sono previsti entro marzo 2025. Il Giappone assicura che l'acqua è trattata per rimuovere la maggior parte degli elementi radioattivi, tranne il trizio, isotopo difficile da filtrare. Tuttavia, la comunità internazionale resta scettica, con crescenti preoccupazioni sulla sicurezza nucleare giapponese, accentuate dalle recenti perdite nella centrale nucleare di Shika a seguito del terremoto a Ishikawa. La più grande centrale nucleare del mondo, Kashiwazaki-Kariwa, non ha subito danni specifici durante il recente sisma, ma il riavvio rimane incerto, soggetto a nuovi controlli strutturali.

SCENARIECONOMICI - I 5 PRINCIPALI PRODUTTORI DI PETROLIO NEL 2023

La produzione di petrolio negli Stati Uniti ha visto un inatteso aumento, portando il Paese a mantenere la posizione di primo produttore mondiale. A settembre, la produzione statunitense ha toccato un record mensile storico, con previsioni di ulteriori incrementi. Nonostante una prospettata riduzione della spesa per il 2024, gli Stati Uniti prevedono una costante crescita grazie a maggiori efficienze e all'ampliamento delle reti di estrazione. Tale aumento ha spinto gli USA al vertice dei cinque maggiori produttori mondiali di petrolio. Lista dei 5 principali produttori di petrolio, OPEC e non-OPEC: Stati Uniti: Con una produzione superiore a 13 milioni di barili al giorno, gli USA prevedono un ulteriore incremento a breve e medio termine. La loro produzione di greggio ha toccato un picco di 13,236 milioni di barili al giorno a settembre. Arabia Saudita: Pur essendo leader dell'OPEC, il Regno ha implementato volontariamente un taglio di produzione da 10,2 a 9 milioni di barili al giorno nella seconda metà dell'anno. Russia: Stima si aggiri intorno ai 9 milioni di barili al giorno, ma il paese ha recentemente deciso di classificare i dati relativi alla produzione e all'esportazione di petrolio. Canada: La produzione canadese è salita a un record di 4,86 milioni di barili al giorno nel 2022, e si prevede un ulteriore aumento entro il 2025 grazie alla crescita del settore. Iraq: Ha prodotto in media circa 4,3 milioni di barili al giorno, secondo fonti secondarie dell'OPEC. Gli Stati Uniti continuano a guidare la produzione globale, registrando non solo record di produzione, ma anche una crescita esponenziale nelle esportazioni. La crescente produzione al di fuori dell'OPEC sta complicando il ruolo del cartello nel gestire i prezzi globali del petrolio, presentando sfide maggiori di quanto previsto per il prossimo anno.

WIRED - TRACCE DI CREME SOLARI E ALTRI PRODOTTI INQUINANTI TROVATI NELLE NEVI DEL POLO NORD

Scienziati di Ca’ Foscari e del Cnr-Isp hanno scoperto tracce di creme solari e altri composti inquinanti nelle nevi delle Isole Svalbard, vicino al Polo Nord, durante il periodo invernale. Questo studio, pubblicato su Science of the Total Environment, ha identificato 13 composti comuni, incluso Benzofenone-3 e Octocrilene, presenti in prodotti per la cura personale, nelle nevi artiche. Il campionamento su cinque ghiacciai ha rivelato la presenza di tali sostanze in aprile e maggio 2021. Questi inquinanti, solitamente utilizzati in creme solari, sono stati rilevati anche in cime glaciali, suggerendo un trasporto atmosferico a lungo raggio dall'Eurasia. Questi composti, sotto indagine da parte dell'Unione Europea per il loro impatto ambientale, possono minacciare gli organismi acquatici. La ricerca sottolinea l'importanza di monitorare il loro impatto anche in luoghi remoti come il Polo Nord, specialmente con le nevi che si sciolgono più rapidamente a causa del cambiamento climatico.

ANSA - PUBBLICATO L'ELENCO DEI SITI IDONEI AL DEPOSITO DELLE SCORIE NUCLEARI

Il Ministero dell'Ambiente ha reso noti i siti idonei per il deposito nazionale delle scorie nucleari, inclusi nella Carta Nazionale delle Aree Idonee. Elaborata da Sogin e Isin, la mappa indica 51 possibili località. Entro 30 giorni, enti territoriali e strutture militari potranno candidare ulteriori aree idonee. Anche enti locali non citati possono richiedere la rivalutazione del proprio territorio. La Cnai è il risultato di criteri di sicurezza, come distanza da zone vulcaniche, sismiche e insediamenti civili. Più siti in Lazio (21) e Puglia/Basilicata (15), con 5 zone definite su 6 regioni: Piemonte (5), Lazio (21), Sardegna (8), Puglia/Basilicata (15), Sicilia (2). La lista definitiva, frutto di consultazioni pubbliche, rispetta criteri di sicurezza e varie esclusioni, come aree protette o ad alto valore storico. Sogin ha perfezionato l'elenco, escludendo 16 siti rispetto alla lista iniziale di 67.

ILFATTOQUOTIDIANO - IARC CLASSIFICA I PFAS COME "SOSTANZE CERTAMENTE CANCEROGENE"

L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha classificato i Pfas, sostanze perfluoroalchiliche, come cancerogeni per l'uomo. In particolare, l'acido perfluoroottanoico (PFOA) è stato inserito nel gruppo 1 delle sostanze che possono causare tumori, mentre l'acido perfluoroottansulfonico (PFOS) è stato classificato come "possibilmente" cancerogeno, nel gruppo 2B. Questa decisione, che sarà pubblicata sulla rivista Lancet Oncology, ha importanti conseguenze per i procedimenti penali e civili in corso in Italia e in altri Paesi per l'inquinamento da Pfas. In Italia, in particolare, è in corso un processo a carico di 15 manager della società Miteni di Trissino (Vicenza), accusati di aver inquinato la falda acquifera del Veneto con Pfas. La nuova classificazione dei Pfas da parte dell'IARC rende più probabile la condanna dei manager, in quanto dimostra che l'esposizione a queste sostanze può causare il cancro. I Pfas sono sostanze chimiche sintetiche utilizzate in una vasta gamma di prodotti, tra cui rivestimenti antiaderenti, tessuti impermeabili, schiume antincendio e prodotti per la cura personale. Sono stati collegati a una serie di problemi di salute, tra cui il cancro, i problemi riproduttivi e lo sviluppo neurologico. La nuova classificazione dei Pfas da parte dell'IARC è un importante passo avanti nella comprensione dei rischi per la salute associati a queste sostanze.

L'INDIPENDENTE - IN EUROPA 253MILA MORTI L'ANNO PER L'INQUINAMENTO: 1 SU 5 IN ITALIA

L'inquinamento atmosferico è ancora un grave problema per la salute pubblica in Europa, e in particolare in Italia. Secondo un rapporto dell'Agenzia europea per l'ambiente (EEA), nel 2021 l'esposizione al particolato fine (PM 2,5) ha provocato in Europa 253.000 morti, di cui quasi 47.000 in Italia. Il PM 2,5 è una miscela di particelle solide e liquide che si trovano nell'aria. Può penetrare nelle profondità dei polmoni e causare una serie di problemi di salute, tra cui malattie cardiovascolari, respiratorie e respiratorie croniche. L'Italia è al penultimo posto per decessi causati dallo smog, preceduta solamente dalla Polonia. Le regioni più colpite sono il Nord Italia, in particolare la Lombardia, l'Emilia-Romagna e il Veneto. Il rapporto dell'EEA sottolinea che la concentrazione di PM 2,5 nell'aria è ancora il principale rischio ambientale per la salute per tutti quei cittadini europei che vivono nelle aree urbane.

CLIMA

ILPOST - IN SICILIA DICHIARATO LO STATO DI CALAMITA' NATURALE PER SICCITA'

La Sicilia è l'unica regione italiana in "zona rossa" per carenza di risorse idriche. Per fronteggiare l'emergenza siccità, il presidente della Regione Renato Schifani ha dichiarato lo stato di calamità naturale su tutto il territorio regionale. La mancanza di piogge sta mettendo a rischio l'agricoltura e l'allevamento. L'assenza di vegetazione e la carenza di fieno stanno colpendo duramente gli allevatori, già gravati dai danni provocati dalle anomale precipitazioni della scorsa primavera. La siccità sta creando problemi anche al settore vitivinicolo, con la mancanza di acqua per irrigare i terreni. In alcuni comuni è già stato previsto un razionamento delle risorse idriche. La dichiarazione dello stato di calamità naturale permette di attivare misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza. Le autorità locali avranno a disposizione mezzi e poteri speciali per gestire la crisi, con procedure burocratiche più snelle per l'utilizzo dei fondi stanziati. La Regione Siciliana ha inoltre incaricato un'unità di crisi locale di individuare possibili interventi strutturali per risolvere il problema della siccità a lungo termine.

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APRI/CHIUDI
LEGGO – ITALIA: NEL 2100 MARI SU DI 75 CM E PIL A -4.5%

Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, ha stimato gli effetti economici dell’innalzamento del livello del mare sulle regioni europee. In uno scenario peggiore, in cui le emissioni di gas serra continueranno ad aumentare e non verranno prese misure per proteggere le coste, l’Italia sarebbe una delle nazioni più colpite. Il livello del mare aumenterebbe di 75 centimetri entro il 2100, causando perdite economiche per 37,8 miliardi di euro, pari al 4,43% del PIL nazionale. Le regioni più colpite sarebbero Veneto ed Emilia-Romagna, che perderanno rispettivamente il 20,84% e il 10,16% del PIL. I due territori, che nel 2015 hanno contribuito al 18,32% del PIL italiano totale, ospitano importanti attività economiche, come l’industria, il turismo e l’agricoltura. Il meridione italiano, invece, sarebbe meno colpito dalle inondazioni e potrebbe beneficiare dello spostamento degli impianti e della popolazione. Oltre all’Italia, le aree europee più a rischio sarebbero nel mar Baltico, sulla costa belga, nella Francia occidentale e in Grecia. Per l’intera Unione Europea, l’innalzamento del livello del mare potrebbe comportare danni economici per 872 miliardi di euro. Gli autori dello studio sottolineano che è necessario attuare politiche economiche specifiche per ogni regione, in modo da affrontare i possibili impatti dell’innalzamento delle acque e limitare i danni. In particolare, sarebbero necessari investimenti mirati nella logistica, nei servizi pubblici e nell’edilizia per mitigare le perdite economiche.

IDEALISTA – LO STUDIO UNESCO SUL RITIRO DEI GHIACCIAI NEL 21ESIMO SECOLO

Uno studio dell’UNESCO sui ghiacciai protetti in tutto il mondo ha rilevato che questi si stanno ritirando a un ritmo accelerato, con perdite stimate di diverse centinaia di miliardi di tonnellate di ghiaccio dal 2000. I siti più colpiti dalla fusione sono stati i parchi di Kluane, Wrangell-Saint Elias, Glacier Bay e Tatshenshini-Alsek in Alaska, Stati Uniti, e Canada, il fiordo glaciale di Ilulissat in Groenlandia e la calotta glaciale di Vatnajökull in Islanda. Il ghiacciaio più grande delle Alpi, situato nella regione di Jungfrau-Aletsch in Svizzera, è il nono sito più colpito nella lista, con una perdita netta di 7 miliardi di tonnellate di ghiaccio in vent’anni. I ghiacciai sono risorse cruciali per la Terra, poiché soddisfano i bisogni vitali di acqua per la metà dell’umanità. Inoltre, spesso hanno importanza culturale e turistica per le comunità locali. Le analisi satellitari mostrano che i ghiacciai designati come siti del patrimonio mondiale dell’UNESCO stanno attualmente perdendo in media circa 58 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno, contribuendo a circa il 5 percento dell’innalzamento del livello del mare. Secondo l’UNESCO, proiezioni indicano che i ghiacciai in un terzo dei siti designati scompariranno entro il 2050, indipendentemente dallo scenario climatico applicato.

ILMETEO – TERREMOTI DA GELO DIVENTANO SEMPRE PIU’ FREQUENTI

Un nuovo studio condotto dall’Università di Oulu in Finlandia e dal Geological Survey of Finland ha rilevato un significativo incremento dei terremoti da gelo nelle zone polari, associato al cambiamento climatico. Conosciuti come “criosismi”, questi eventi sismici sono scatenati dal rapido congelamento dell’acqua nel suolo durante le condizioni invernali estreme. Contrariamente alla precedente supposizione, le principali fonti di questi terremoti non sono le strade, ma le zone umide e i canali di drenaggio. Elena Kozlovskaya, docente di geofisica applicata presso l’Università di Oulu, ha rivelato che paludi e aree con falde acquifere alte sono state le principali fonti dei terremoti da gelo durante l’inverno 2022-2023 a Oulu, Finlandia. Questi fenomeni, che possono raggiungere magnitudo fino a 4,5 Richter, si verificano quando l’acqua nel terreno, accumulata durante piogge intense o lo scioglimento della neve nei periodi invernali sempre più caldi, congela rapidamente, causando crepe e scosse. Il cambiamento climatico, con inverni più caldi e precipitazioni intense, sta alimentando questo rischio. “I terremoti da gelo potrebbero diventare più comuni in futuro”, ha affermato Kozlovskaya, sottolineando l’importanza che le autorità locali adottino misure per mitigarne gli effetti. Attraverso reti di monitoraggio sismico installate nella Finlandia settentrionale, i ricercatori hanno identificato i terremoti da gelo durante il 2022-2023. Il freddo improvviso a -20°C, a una velocità di circa un grado all’ora, ha innescato questi eventi. A Oulu, le aree umide vicine alle stazioni sismiche sono risultate i principali punti di origine, mentre a Sodankylä, le fratture del ghiaccio nel fiume Kitinen hanno contribuito ai terremoti.

FOCUS – IN SIBERIA FA “CALDO” E GLI ORSI BRUNI NON ANDRANNO IN LETARGO

Temperature record registrate in Siberia stanno mettendo a dura prova gli orsi bruni, che stanno lottando per avviare il loro letargo invernale. Secondo il Dipartimento per la protezione della fauna selvatica della regione dell’Amur, molti orsi bruni nella Siberia orientale stanno ancora vagando, incapaci di addormentarsi completamente a causa delle temperature anormalmente elevate per la stagione. Questi mammiferi decidono autonomamente quando entrare in letargo, ma le temperature ancora calde interferiscono con il loro istinto. Mentre cercano di accumulare grasso per l’inverno, il caldo persistente li tiene svegli, creando uno stato di sonnolenza che impedisce loro di avviare completamente il letargo. La scomparsa della neve, a causa del rapido scioglimento, rende inoltre le tane meno idonee per il riposo invernale. Questa situazione rischia di portare gli orsi, particolarmente maschi, più vicino alle città in cerca di cibo, comportamento che potrebbe esporli a rischi maggiori e compromettere la loro preparazione per l’inverno.

L’INDIPENDENTE – SULLE ALPI I GHIACCIAI CONTINUANO A RIDURSI

Secondo il quarto report di Legambiente e del Comitato Geologico italiano, la crisi climatica sta colpendo duramente i ghiacciai alpini. Il 2023 è stato un anno record climatico negativo, con picchi di caldo in alta quota, zero termico sulle vette sopra ai 5000 metri e 144 eventi meteorologici estremi registrati nelle regioni alpine da gennaio. Il Ghiacciaio del Belvedere, il più grande del Piemonte, ha perso il 20% della sua superficie dagli anni ‘50 ad oggi e negli ultimi dieci anni ha perso 70 metri di spessore. Anche i ghiacciai dell’Adamello, Lares e Lobbia stanno subendo un ritiro significativo. Il ghiacciaio di Lares ha perso oltre il 50% della superficie in 60 anni. Anche i ghiacciai svizzeri e austriaci, visitati per la prima volta dalla Carovana, si stanno ritirando. Secondo gli ultimi dati di Glamos, la piattaforma di monitoraggio dei ghiacciai svizzeri, nel 2022 questi hanno perso complessivamente 3,3 km cubi di ghiaccio. Il progressivo ritiro dei ghiacciai sta portando a una significativa trasformazione geomorfologica, con la formazione di numerosi nuovi laghi. In Valle d’Aosta tra il 2006 e il 2015 sono comparsi 170 nuovi laghi glaciali, raddoppiando il numero di quelli esistenti. Sono raddoppiati anche gli eventi di instabilità ad alta quota, con aumento di colate detritiche e frane. Il meteorologo e climatologo Luca Mercalli ha dichiarato che «i dati scientifici lo stanno dimostrando, il 2023 sarà l’anno più caldo in assoluto. Nelle ultime due estati i nostri ghiacciai hanno perso sette metri di spessore». Legambiente e CGI chiedono al governo di accelerare il passo e iniziare ad attuare politiche reali di contrasto alla crisi ecologica e climatica in corso.

EURONEWS – COPERNICUS: IL 2023 E’ STATO L’ANNO PIU’ CALDO MAI REGISTRATO

Secondo il Copernicus climate change service, C3s, le temperature di novembre hanno fatto registrare al pianeta l’autunno boreale più caldo dei tempi moderni. Per l’anno solare in corso, da gennaio a novembre, la temperatura media globale dell’aria superficiale è stata di 1,46 gradi superiore alla media preindustriale del 1850-1900. E di 0,13 gradi in più rispetto alla media degli undici mesi del 2016, l’anno che per ora detiene il record di più caldo. In Europa la temperatura media per il periodo settembre-novembre 2023 è stata di 10,96°C, ovvero 1,43°C sopra la media. Gli scienziati del C3s sostengono che “finché le concentrazioni di gas serra continueranno ad aumentare, non possiamo aspettarci risultati diversi da quelli visti quest’anno. La temperatura continuerà a crescere e così anche l’impatto delle ondate di calore e della siccità. Raggiungere la neutralità carbonica il prima possibile è fondamentale per gestire i rischi climatici”.

ANSA – RIPRENDE A MUOVERSI DOPO QUASI 40 ANNI L’ICEBERG PIÙ GRANDE DEL MONDO

L’iceberg A-23a, il più grande del mondo, è tornato a muoversi dopo quasi 40 anni. Si era staccato dall’Antartide nel 1986, ma era poi rimasto incagliato nel fondale del Mare di Weddell, diventando un’isola di ghiaccio. I primi movimenti sono stati osservati a partire dal 2020, ma nell’ultimo anno ha aumentato la velocità verso Nord e sta ora per superare la punta settentrionale della Penisola Antartica. Secondo gli esperti, che stanno monitorando i suoi spostamenti, la rotta sarà simile a quella degli altri giganti ghiacciati provenienti dal mare di Weddell: sarà quindi catturato dalla Corrente Circumpolare Antartica e proseguirà il suo viaggio entrando nell’Oceano Atlantico meridionale. La ripresa del movimento dell’iceberg è un evento significativo, che evidenzia gli effetti del cambiamento climatico sull’Antartide. La riduzione delle dimensioni dell’iceberg, infatti, potrebbe essere dovuta al riscaldamento delle acque oceaniche, che stanno provocando lo scioglimento dei ghiacci.

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