I bambini nati prematuri da mamme positive al Covid

Al policlinico Federico II di Napoli sono nati 420 bambini prematuri da mamme positive al Covid: è record in Italia

I bambini nati prematuri da mamme positive al Covid
I bambini nati prematuri da mamme positive al Covid. Da inizio pandemia ad oggi, presso il policlinico della Federico II di Napoli, sono nati 420 bambini da mamme positive al Covid. È il centro di riferimento per le partorienti contagiate con il maggior numero di nascite in Italia.

Francesco Raimondi, ordinario di pediatria e responsabile neonatologia, terapia intensiva e servizio di trasporto di emergenza neonatale presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha risposto alle domande del Corriere.

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Professore Raimondi, quali sono le condizioni di questi bambini in terapia intensiva?

Certamente restano severe, in alcuni casi disperate: si combatte giorno per giorno. L’aspetto positivo è che finora non abbiamo riscontrato alcuna trasmissione verticale della malattia, cioè il Covid non è passato dalla mamma al neonato, a differenza di quanto accade con l’Hiv, di cui pure facciamo esperienza qui al policlinico come centro di riferimento regionale per le infezioni perinatali. Invece l’aspetto negativo, che conferma anche il dato internazionale, è l’aumento vorticoso della prematurità“.

Ogni mamma positiva al Sars-Cov2 alla fine è costretta a partorire molto prima?

Proprio così. Giusto per fare un parallelo tra due malattie molto gravi come l’Hiv e il Covid, bisogna dire che in entrambi i casi se la gestante viene trattata in tempo con i farmaci, cambia anche il destino del nascituro. Pensi che con l’Hiv siamo passati dal 20% di casi di trasmissione del virus dalle donne senza trattamento farmacologico a meno dell’1% di casi di oggi, con la copertura di cui si dispone. Ed è la stessa cosa per il Covid: una mamma vaccinata non espone a tanti rischi di prematurità il proprio bambino“.

Tutta colpa dei genitori?

Non del tutto, per molti mesi si è raccomandato tiepidamente la vaccinazione alle donne incinte. Consideri inoltre che l’età media delle partorienti in Campania è di 32 anni, e ciò significa che quasi metà di esse ha un’età maggiore, quindi non ha incrociato l’opportunità della immunizzazione. Tuttavia, se ci si ammala, il rischio è di sviluppare la malattia in modo grave ed il ginecologo è costretto ad intervenire a poche settimane. Così ci ritroviamo dinanzi ad una prematurità “iatrogena”, ma indotta dall’emergenza. Perciò la copertura vaccinale metterebbe davvero al riparo mamme e figli“.

Professore, ma il bambino nato tanto in anticipo a quali difficoltà va incontro?

Chi sopravvive, tra i grandi pre termine, può andare incontro a problemi molto seri: come ad emorragia cerebrale, molto frequente, purtroppo, in questi casi; ad una permanente ed insufficiente funzionalità polmonare, la displasia broncopolmonare; o all’enterocolite necrotizzante, l’intestino, cioè, è come se venisse bruciato perché impreparato ad assimilare alimenti. Insomma, non vaccinare una donna comporta non solo rischi, ma sofferenze individuali e familiari che, purtroppo, durano anche a lungo“.

Qual è lo stato di salute degli oltre 400 bambini nati in quest’anno e mezzo da mamme con Covid?

Per ora li abbiamo tirati tutti fuori, i 420, tranne, purtroppo, un prematuro di 25 settimane. Poi abbiamo attivato un programma che segue, per i primi due anni di vita, tutti i bambini nati sotto i 1500 grammi o nelle 33 settimane. Se un bambino svilupperà o meno un deficit motorio o altri problemi, cerchiamo di intercettarne i segnali con tempismo. Ma mi creda: è doloroso ammettere che metà del mio reparto sia occupato da pre termine nati da mamme con Covid non vaccinate. Tutto questo non lo avremmo se si fosse puntato sulla protezione vaccinale di tante donne“.

Quali sono le reazioni di queste mamme?

Di sconcerto, per aver partorito prematuramente. Si pentono per non essersi vaccinate. Si lamentano che nessuno ha insistito con loro. Insomma, non è facile. Perciò vengono assistite da una psicologa, la dottoressa Mansi, nel percorso biennale di accompagnamento che abbiamo previsto. Abbiamo fondato anche una onlus con la quale tentiamo di sostenere questi casi anche al di là del periodo di due anni. Sono stati coinvolti gli ex campioni di calcio Cannavaro e Ferrara, i quali ci hanno regalato due ambulanze, mentre un’altra l’ha donata il cardinale Sepe. Insomma, cerchiamo di non abbandonare nessuno, ma ci vuole tanta buona volontà“.

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