Cos’è l’effetto placebo?

Il placebo è una sostanza (non pericolosa, innocua, neutra) che non possiede alcuna controindicazione se usata a scopi terapeutici

Cos'è l'effetto placebo?
Cos’è l’effetto placebo? In medicina, il placebo è una sostanza (non pericolosa, innocua, neutra) che non possiede alcuna controindicazione se usata a scopi terapeutici. Risulta, quindi, privo di ogni principio farmacologico (o chimico attivo) e di conseguenza non presenta alcuna efficacia terapeutica.

Cos’è un placebo?

Il placebo è una sostanza priva di principi attivi curativi, ma che riesce a dare sollievo perché chi la assume è sicuro del suo potere curativo.

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Cioè, se una persona con il mal di testa beve dell’acqua aromatizzata alla menta con la convinzione che la bevanda possieda un potere curativo, tale aspettativa suggestionerà a tal punto il cervello da ridurre effettivamente il dolore, anche se di per sé la menta non può nulla contro l’emicrania.

Non tutte le patologie possono, però, essere trattate con questo “trucco“, ma per condizioni con sintomi più lievi (come emicrania, insonnia o dolori addominali) l’efficacia del placebo è universalmente riconosciuta, proprio perché i placebo “intervengono su come percepiamo i sintomi, non sulle loro cause“.

Origine del placebo

Il placebo è noto nell’ambito delle scienze naturali fin dal ‘700. Il termine deriva dal futuro del verbo latino “placere“, “placebo“, che significa letteralmente “piacerò“, “mi piacerà la terapia assunta“.

Di fatto, il placebo è il più antico ed efficace trattamento terapeutico conosciuto dall’uomo.

Come funziona l’effetto placebo?

L’effetto placebo è causato dal fatto che il paziente, aspettandosi un miglioramento delle proprie condizioni, riesce davvero a trarre un certo beneficio.

Questo accade perché quando assumiamo una pastiglia (o una bevanda) con l’assoluta convinzione che ci farà stare bene, l’attesa stessa del miglioramento porta il nostro cervello a rilasciare nell’organismo alcune sostanze benefiche che placano il dolore e ci fanno stare meglio.

Per far sì che tutto riesca per il meglio, il paziente deve nutrire un’assoluta fiducia nella “cura” e/o nel medico che gliel’ha prescritta e il placebo utilizzato non deve avere controindicazioni di alcun tipo per il corpo.

L’effetto placebo è molto utilizzato anche nell’ambito di studi e ricerche, poiché per testare l’efficacia di un farmaco (vero) spesso si confrontano gli effetti registrati tra gruppi di persone cui viene data la medicina e gruppi cui invece viene somministrato un semplice placebo.

Tale miglioramento è determinato dall’atteggiamento positivo mostrato dal paziente nei confronti della cura, perché prefigura una migliore e più repentina guarigione. Inoltre, a parità di trattamenti placebo si ottengono esiti terapeutici migliori quando il medico mostra atteggiamenti più empatici e accoglienti nei confronti del paziente.

Tutto questo evidenzia che il ricevere maggiori attenzioni terapeutiche innesca una forma di autosuggestione che si traduce in un effettivo e reale miglioramento per il soggetto malato. Tale effetto porta a una maggiore produzione di endorfine, analgesici endogeni naturali, ormoni del buon umore, prodotti dall’organismo umano, derivanti dalla convinzione di riuscire a guarire con molta probabilità.

Studi “in cieco” (dove il paziente non sa cosa sta prendendo) o “in doppio cieco” (sia il paziente che il medico che somministra non sono a conoscenza di cosa si somministra) hanno evidenziato risultati terapeutici migliori in pazienti trattati col placebo rispetto a coloro che hanno assunti farmaci normali.

Cos’è l’effetto nocebo?

Un atteggiamento negativo da parte del medico o dello sperimentatore può indurre un effetto negativo sugli esiti della cura definito “nocebo“, in cui le aspettative negative producono un peggioramento del quadro clinico.

L’effetto “nocebo” è riscontrabile anche nelle sperimentazioni cliniche in cui i partecipanti palesano gli stessi effetti collaterali che si verificherebbero tramite l’assunzione del vero farmaco.

Questo succede perché è stato loro comunicato che la sostanza assunta potrebbe provocare degli effetti nocivi, di conseguenza le aspettative calano e la preoccupazione di non guarire aumenta.

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