Perché si dice “porre il veto”?

L’espressione “porre il veto” è largamente diffusa e di uso comune. Perché si dice così e qual è il significato

Perché si dice
Perché si dice porre il veto. L’espressione “porre il veto” viene usata nel linguaggio comune per indicare “un atto formale con il quale un’autorità investita di tale potere è in grado di bloccare (temporaneamente o definitivamente) una deliberazione amministrativa, legislativa o politica emessa da un’altra autorità“.

Il termine “veto” deriva dal latino e significa “vietare, proibire, interdire, impedire, opporsi“.

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Nell’antica Roma, il diritto di veto (ius intercessionis) era riservato ai tribuni della plebe per bloccare provvedimenti emessi da altre autorità (compresi il Senato o altri tribuni) che potessero danneggiare i diritti della plebe da loro rappresentata. Fu, poi, tolto dal dittatore Silla nell’82 a.C. per favorire la classe senatoria.

Il veto nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite

Il termine indica la facoltà di impedire una deliberazione da parte della maggioranza. E’ riservato, in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, a ciascuno dei 5 membri permanenti (Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia e Cina), in base allo Statuto delle Nazioni Unite.

Il diritto di veto non è esplicitamente menzionato nello Statuto delle Nazioni Unite, ma nel voto devono essere necessariamente compresi anche i voti dei Membri permanenti (quindi il diritto di veto è implicito). Per esempio, per 5 volte l’URSS appose il veto all’ingresso nell’ONU dell’Italia, e per questa ragione fu ammessa solo nel 1955.

Il veto presidenziale

Il termine indica la facoltà del Capo dello Stato di una nuova deliberazione di una legge approvata dal Parlamento. Questa richiesta può provocare la bocciatura definitiva della legge.

Dispone del “potere di veto” il Presidente degli Stati Uniti, mentre i presidenti italiano e francese dispongono di un attenuato “potere di sospensione” o “veto sospensivo” (perché se il Parlamento riapprova la legge non possono rifiutarsi di promulgarla).

Il veto nel conclave

Alcuni monarchi cattolici avevano il potere di escludere l’elezione a Papa di una determinata persona (ius exclusivae).

Un caso noto fu quello del cardinale Fabrizio Paolucci che, essendo già Segretario di Stato, era considerato favorito in ben 2 elezioni papali (1721 e 1724), ma la sua elezione fu entrambe le volte bloccata dal veto imperiale, in quanto considerato troppo filofrancese.

Tale diritto fu usato per l’ultima volta nel 1903 da Francesco Giuseppe (imperatore di Austria-Ungheria) contro il cardinale Mariano Rampolla del Tindaro, considerato il naturale successore di papa Leone XIII. I cardinali non se la sentirono di sfidare il potere imperiale e fu eletto Papa il Patriarca di Venezia Giuseppe Melchiorre Sarto, che prese il nome di Pio X, il cui primo atto fu quello di abolire il diritto di veto.

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