La figlia avrebbe inventato gli abusi subiti dal padre con l’intenzione di sfuggire al controllo della mamma e potersi godere una relazione sentimentale nata sui social (inviare foto di lei nuda)
Un uomo di 43 anni, papà di una ragazza di 17, è stato assolto in appello dall’accusa di violenza sessuale che gli aveva mosso la figlia dopo essere stato condannato in primo grado a 8 anni.
L’uomo, un carpentiere, ha trascorso da innocente 27 mesi tra la detenzione in carcere e gli arresti domiciliari, tutto per un’accusa falsa.
Secondo i giudici d’appello di Roma, la figlia minore avrebbe inventato gli abusi subiti dal padre con l’intenzione di sfuggire al controllo della mamma e potersi finalmente godere una relazione sentimentale nata sui social.
L’idea di distogliere le attenzioni materne sarebbe nata dopo che la donna aveva scoperto la figlia mentre inviava foto di nudo a un ragazzo conosciuto online, e l’aveva così minacciata di denunciare quest’ultimo per possesso di materiale pedopornografico.
La risposta della figlia fu la minaccia di denunciare a sua volta il padre per abusi sessuali. La mamma all’inizio non credette alle accuse, ma alla fine si persuase a denunciare il marito, nel 2021.
La verità, secondo i giudici di secondo grado, è che gli abusi non sono mai avvenuti. L’accusa nei confronti del padre sarebbe stata un meccanismo di difesa estremo, un “diversivo” per distogliere l’attenzione dalla situazione imbarazzante con il ragazzo e sfruttare la tensione tra i genitori a proprio vantaggio.
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