Mezzo milione di italiani ha smesso di guardare i telegiornali nell’ultimo anno

Nel 2023, gli italiani hanno smesso di guardare i telegiornali. I notiziari delle reti Rai calano di 578.000 spettatori. I tg delle reti Mediaset perdono 238.000 persone. L’unica emittente a guadagnare spettatori per il suo telegiornale è La7, con un aumento di 4.000 persone

Mezzo milione di italiani ha smesso di guardare i telegiornali nell’ultimo anno
Nel 2023, gli italiani hanno smesso di guardare i telegiornali in massa. I dati relativi alla media dello share dei principali notiziari nel corso dell’anno che si è appena chiuso parlano chiaro: a registrare il flop più clamoroso sono i notiziari delle reti Rai – principalmente Rai 1 e Rai 2 – con un calo di 578.000 spettatori. Va molto male anche ai tg delle reti Mediaset, che hanno complessivamente perso 238.000 persone. L’unica emittente a guadagnare spettatori per il suo telegiornale è La7, con un aumento di 4.000 persone.

Nello specifico, a sprofondare a livello di ascolti è stato, più di ogni altro, il Tg1. Nell’edizione delle 20, il telegiornale di Gian Marco Chiocci – che rimane, comunque, il più visto – ha perso lo 0,5% di share e ben 336.000 spettatori. Situazione simile per il Tg2, che ha perso mezzo punto di share e 160.000 persone. Perdono rispettivamente 82.000 e 68.000 spettatori il Tg3 e i Tg Regionali, che riescono però a guadagnare lo 0,4% di share. In caduta libera anche il Tg5 di Clemente Mimun, che nell’edizione delle 20 ha perso lo 0,4% di share e ben 149.000 persone. Non variano invece in maniera significativa i dati di Studio Aperto, tg di Italia Uno, che segna un +0,1% di share, e del Tg4, che scende degli stessi punti percentuale. Il TgLa7, notiziario di Enrico Mentana – l’unico a sorridere –, approfittando della disfatta delle reti del servizio pubblico e di quelle di Mediaset, segna invece un +0,3%, raggiungendo al 5,8% di share il Tg2.

Il crollo degli ascolti dei telegiornali italiani va di pari passo con quello degli introiti della stampa mainstream, che, specie nel settore del cartaceo, nel 2023 – ma la tendenza è ben visibile da tempo – hanno registrato un brusco calo. I dati, inerenti il primo semestre dello scorso anno, hanno infatti attestato che le copie vendute nel giorno medio sono state 1,49 milioni (cartaceo + digitale). Nei primi sei mesi del 2022 erano 1,60 milioni e, nella stessa fase del 2021, 1,74 milioni. La flessione registratasi nella prima metà del 2023 è di 112.000 copie rispetto al 2022 (-7%) e di 248.000 sul 2021 (-14,3%). Nello specifico, il canale che incide di più in questo decremento è quello delle edicole, che rappresenta il 70% del totale. In questo settore, si è registrato un calo di 117.000 copie rispetto al 2022 (-10%) e di ben 244.000 copie sul 2021 (-18,8%).

Gli italiani non si muovono più per acquistare giornali di carta: 2.700 edicole sono scomparse in 4 anni, sparendo dal 25% dei comuni italiani. E ora i cittadini danno l’ultimo schiaffo all’informazione mainstream, abbandonano anche quello che, fino a poco tempo fa, era considerato l’“appuntamento fisso” con i tg della sera.

Cause del crollo

Le cause di questo crollo sono molteplici e complesse. Tra le più importanti, si possono menzionare:

  • La diffusione di internet e dei social media, che offrono agli utenti una pluralità di fonti di informazione e la possibilità di interagire tra loro.
  • La frammentazione dell’offerta informativa, che rende sempre più difficile per i media tradizionali competere con i nuovi attori del settore.
  • La perdita di fiducia dei cittadini nei confronti dei media tradizionali, accusati di essere troppo vicini al potere e di non fornire un’informazione imparziale.
Implicazioni

Il crollo degli ascolti dei telegiornali e della stampa mainstream ha importanti implicazioni per il sistema informativo italiano. In primo luogo, rende più difficile per i cittadini essere informati in modo completo e imparziale. I media tradizionali, infatti, hanno sempre svolto un ruolo importante nella diffusione di informazioni, garantendo un’informazione di qualità e una pluralità di voci. Con il loro declino, si rischia che i cittadini siano esposti a una informazione più frammentata e parziale, che può essere facilmente manipolata.

In secondo luogo, il crollo dei media tradizionali può avere un impatto negativo sulla democrazia. I media, infatti, svolgono un ruolo fondamentale nella formazione dell’opinione pubblica e nella promozione della partecipazione politica. Con il loro declino, si rischia che i cittadini siano meno informati e partecipi alla vita politica.

Soluzioni

Per affrontare questi problemi, è necessario che i media tradizionali si rivitalizzino e si adatti alle nuove sfide. In particolare, è necessario che:

  • Offrano un’informazione più completa e imparziale, che tenga conto delle diverse voci e dei diversi punti di vista.
  • Si adeguino alle nuove tecnologie e ai nuovi modi di consumo dell’informazione.
  • Investano nella formazione dei giornalisti, per garantire una informazione di qualità.

È necessario, inoltre, che i cittadini siano più critici nei confronti delle informazioni che ricevono, verificando le fonti e confrontando le diverse voci.

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