La rivoluzione russa del 1917

Nel 1917 scoppiò la Rivoluzione che rovesciò lo zar e avviò il processo di nascita dell’Unione Sovietica

La rivoluzione russa del 1917
La rivoluzione russa del 1917. Il 1917 fu un anno di svolta per il mondo perché durante la Grande Guerra (la Prima Guerra Mondiale) si verificarono 2 eventi che cambiarono il destino della politica internazionale del XX secolo. Il primo fu l’ingresso nel conflitto da parte degli Stati Uniti (schierandosi al fianco di Inghilterra, Francia e Italia). Il secondo, invece, fu la “Rivoluzione Russa” del 1917 (quella di febbraio prima e di ottobre dopo) che provocò la caduta dello zarismo e la presa di potere da parte dei bolscevichi. La Russia divenne, così, il primo Stato socialista della storia.

La Russia, governata da secoli dalla dinastia di zar, nel 1917 era sull’orlo del collasso. Gli zar erano sovrani dai poteri assoluti. La Russia, infatti, era rimasta ad una monarchia di tipo medievale, con sistemi amministrativi e giudiziari antiquati, un’industria assente, un Parlamento (chiamato Duma) privo di poteri effettivi, e una popolazione numerosa ma povera, legata soprattutto all’attività agricola.

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La prima Guerra Mondiale

La partecipazione alla Prima Guerra Mondiale peggiorò la situazione perché oltre alla fame e agli sforzi per sostentare il male addestrato esercito, la Russia continuava a macinare sconfitte. L’Impero russo entrò in guerra a fianco di Francia e Gran Bretagna, ma dopo i successi iniziali (tra cui la vittoria contro l’Austria-Ungheria, alleata della Germania), l’esercito russo dimostrò la stessa inadeguatezza che l’aveva portato alla sconfitta con il Giappone 10 anni prima. Alla fine del conflitto, infatti, il numero di vittime arrivò a 3,5 milioni (tra militari e popolazione). Questo esasperò la maggior parte del popolo.

Qualche anno prima, esattamente nel 1905, i cittadini di San Pietroburgo si erano recati davanti ai cancelli del Palazzo d’Inverno, dimora dello zar Nicola II, per reclamare un miglioramento delle condizioni lavorative, ma tutto venne represso nel sangue. Questo avvenimento è ricordato come “la domenica di sangue” (la polizia uccise un migliaio di persone nel corso di una manifestazione per presentare una petizione allo zar).

Questa volta, però, nel 1917 si scatenò una vera e propria rivoluzione. Il 23 febbraio i lavoratori delle fabbriche cominciarono uno sciopero generale nella capitale. Protagonisti dell’agitazione popolare erano i Soviet (comitati politicizzati di operai e lavoratori). Lo zar Nicola II ordinò di reprimere queste manifestazioni, ma nel giro di poche ore le forze militari si unirono ai protestanti, distribuendo armi e liberando i prigionieri. In pochi giorni la rivolta si estese in tutto l’Impero.

Con lo zar impotente, la Duma si riunì per formare un nuovo governo provvisorio e deporre Nicola II (che venne arrestato insieme a tutta la famiglia). Il nuovo governo era l’espressione della borghesia moderata del paese e fu affidato al principe “L’Vov“, che fin da subito dovette vedersela con i rappresentanti dei Soviet rivoluzionari.

Lenin e i bolscevichi

I Soviet erano divisi in “menscevichi” (che volevano miglioramenti per il popolo attraverso riforme democratiche) e i “bolscevichi” (che chiedevano una rivoluzione totale). All’inizio i “menscevichi” erano lo schieramento di maggior peso perché le loro posizioni moderate erano ben accolte anche dalla classe dirigente russa.

Le cose, però, cambiarono con il ritorno in patria di “Vladimir Il’ič Ul’janov“, detto Lenin. Lenin, un intellettuale che aveva fatto proprie le idee di Karl Marx, professava l’avvento di un nuovo ordine comunista in cui tutto il potere sarebbe andato al popolo e a i lavoratori, e non più a pochi ricchi e nobili.

Lenin tornò in Russia nell’aprile 1917 e diffuse 10 linee guida (le “Tesi di Aprile”) su cui basare l’operato politico. Secondo queste tesi, il proletariato (i lavoratori delle fabbriche) dovevano abbattere il governo provvisorio (ancora in mano ai borghesi), dare tutto il potere ai Soviet e porre fine alla guerra con la Germania. I contadini, invece, dovevano occupare le terre dei grandi proprietari terrieri. In questo decalogo Lenin introdusse anche l’aggettivo “comunista” per definire il nuovo partito che si sarebbe venuto a creare.

Intanto, il governo provvisorio, passato nelle mani dell’ex ministro Kerenskij, continuava a inviare truppe al fronte con la Germania. Il luglio 1917 fu l’occasione per nuovi tumulti, con contadini, operai e soldati che chiedevano a gran voce l’uscita dalla Grande Guerra. Il governo provvisorio esiliò nuovamente Lenin.

Nell’agosto dello stesso anno ci fu un tentativo di colpo di Stato da parte del generale Kornilov, che voleva far tornare i conservatori al potere e isolare i bolscevichi. Il colpo di Stato fallì, ma la debolezza di Kerenskij era evidente e i bolscevichi apparivano sempre più forti.

Lenin tornò clandestinamente a Pietroburgo e preparò la sua scalata al potere. Lenin ed i suoi fedeli organizzarono i Soviet bolscevichi e il 24 ottobre del 1917 scoppiò una nuova rivolta. I bolscevichi occuparono i punti strategici del potere e Kerenskij fu costretto alla fuga. Il giorno successivo i tumulti scoppiarono a Mosca e in tutte le altre grandi città russe.

L’Unione Sovietica

Lenin costituì un nuovo governo rivoluzionario Bolscevico e cominciò a porre le basi del nuovo ordine nazionalizzando banche, fabbriche e proprietà agricole. Vennero arrestati tutti gli oppositori del nuovo regime e si diede inizio ad una serie di colloqui diplomatici per porre fine alla guerra. La pace con la Germania venne raggiunta con il “Trattato di Brest-Litovsk” (con il quale la Russia perdeva Polonia, Lettonia, Estonia e Lituania). Ciò scateno una reazione contro i bolscevichi e nel 1918 si arrivò ad una guerra civile dalla quale il governo bolscevico uscì intatto.

I dirigenti bolscevichi si resero, però, conto che il regime comunista aveva bisogno dell’aiuto del proletariato dell’Europa progredita per sopravvivere. Lenin, quindi, decise di sostituire la vecchia “Internazionale” socialista con una nuova comunista che coordinasse i partiti rivoluzionari di tutto il mondo e che doveva rappresentare la rottura con la socialdemocrazia.

Nacque, così, la “Terza Internazionale” (1919) e nel secondo congresso Lenin fissò i 21 punti in cui affermava che i partiti avrebbero dovuto ispirarsi al modello bolscevico, cambiare il proprio nome in “partito Comunista” e difendere le cause della Russia sovietica.

Nel 1921 vennero creati in tutto il mondo una rete di partiti ricalcati sul modello bolscevico, fedeli alle direttive del partito guida. La Russia divenne il centro del comunismo mondiale e dei movimenti rivoluzionari di tutti i Paesi. Un nuovo ordine era nato e la Russia dal 1922 si chiamerà U.R.S.S. (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche).

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