Cos’è il PIL?

Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è utilizzato per misurare il valore totale di beni e servizi finali prodotti all’interno dei confini di un paese in un determinato periodo di tempo

Cos'è il PIL?
Cos’è il PIL? Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è una rilevante “grandezza economica” utilizzata nell’ambito dell’economia per misurare il valore totale di beni e servizi finali prodotti all’interno dei confini di un paese in un determinato periodo di tempo, solitamente un anno solare. Il PIL è calcolato in termini di prezzi di mercato, il che significa che riflette il valore monetario effettivo dei beni e dei servizi.

Un aspetto fondamentale del PIL è che tiene conto solo dei beni e servizi finali, escludendo i prodotti intermedi. In altre parole, include solo ciò che è destinato al consumo finale, escludendo i componenti utilizzati nella produzione di altri beni e servizi. Questa scelta aiuta a evitare il conteggio duplicato del valore degli stessi beni durante il processo produttivo.

Cos’è il PIL?

Il PIL, acronimo di Prodotto Interno Lordo, rappresenta il valore complessivo dei beni e dei servizi prodotti all’interno di un paese in un determinato periodo di tempo. Questo valore deriva dalle transazioni economiche, ovvero dalla compravendita di beni e servizi, ma non include quelli auto-prodotti per uso personale o i servizi erogati gratuitamente. La nazionalità del produttore non è rilevante nel calcolo del PIL, ma piuttosto la sede geografica in cui avviene la produzione. Ad esempio, una lavatrice prodotta in Italia da un’azienda australiana contribuirà al PIL italiano, mentre un corso di cucina (un servizio) tenuto in Australia da un’azienda italiana sarà incluso nel PIL australiano.

Il termine “interno” nel PIL indica che questa misura considera solo le attività economiche che si svolgono all’interno dei confini nazionali. Ciò significa che i beni e i servizi prodotti da imprese, lavoratori e altri operatori nazionali all’estero sono esclusi dal calcolo. D’altro canto, sono inclusi i beni e i servizi realizzati da operatori stranieri all’interno del paese.

Il termine “lordo” nel PIL sta a significare che il calcolo del valore della produzione non tiene conto degli ammortamenti. Gli ammortamenti rappresentano la diminuzione naturale del valore del capitale fisico (come macchinari e attrezzature) nel corso del tempo. Per garantire che il sistema economico mantenga la sua dotazione di capitale, una parte del PIL deve essere destinata al suo reinvestimento. Quando si sottraggono gli ammortamenti dal PIL, si ottiene il Prodotto Interno Netto (PIN).

Come si calcola il PIL?

Il calcolo del Prodotto Interno Lordo (PIL) è un processo complesso che può essere affrontato da tre diverse prospettive, ciascuna delle quali fornisce una visione unica di questa importante grandezza economica.

Il primo metodo, noto come “Metodo della Spesa“, considera il PIL dal punto di vista della domanda. In altre parole, si concentra su chi acquista e paga un prezzo per beni e servizi. Questa prospettiva comprende i consumi delle famiglie (spesa in beni durevoli, beni di consumo e servizi), gli investimenti delle imprese e delle famiglie (spesa in beni strumentali e immobili), la spesa pubblica (spesa da parte dello Stato e delle amministrazioni pubbliche) e il saldo delle esportazioni nette (differenza tra esportazioni ed importazioni). In sintesi, il PIL è il totale di ciò che viene speso nell’economia.

Il secondo metodo, noto come “Metodo del Valore Aggiunto“, considera il PIL dal punto di vista dell’offerta. Questa prospettiva si concentra su chi vende i prodotti o servizi e analizza il processo produttivo. Durante questo processo, vengono acquistati beni intermedi (come materie prime e semilavorati) e fattori produttivi (come lavoro e beni strumentali) che aggiungono valore ad ogni fase. Sommando tutti i valori aggiunti in ciascun passaggio del processo produttivo, si arriva allo stesso valore del PIL ottenuto con il metodo della spesa.

Il terzo metodo, noto come “Metodo dei Redditi“, esamina il PIL dal punto di vista dei fattori di produzione impiegati per ottenere il bene finale. I fattori di produzione principali sono il lavoro e il capitale finanziario impiegato, che devono essere retribuiti con stipendi e profitti. A questi vanno aggiunte le tasse sulla produzione e l’IVA, che rappresenta un compenso allo Stato per i servizi forniti. Inoltre, in anni recenti, si è iniziato a stimare e includere nel calcolo anche il contributo dell’economia sommersa e dei redditi da essa generati.

A cosa serve il PIL?

Il Prodotto Interno Lordo rappresenta il principale indicatore di salute di un sistema economico. Serve a misurare la capacità di un paese o di un sistema economico nel suo complesso di produrre e vendere beni e servizi in un determinato periodo di tempo, di solito un anno. Questo indicatore è fondamentale perché fornisce una panoramica sulla forza e la direzione dell’economia di una nazione.

L’analisi del PIL coinvolge sia il suo andamento passato che presente, nonché le stime delle sue evoluzioni future. Questo processo di valutazione è al centro dell’attenzione degli analisti economici ed economisti. Tuttavia, il suo impatto non si ferma qui: il PIL è di fondamentale importanza anche per le decisioni di politica economica. Ad esempio, un tasso di crescita economico consistente e costante è indicativo di alti livelli di benessere e di entrate fiscali significative, che possono sostenere i bilanci pubblici.

Inoltre, il PIL gioca un ruolo cruciale nella gestione delle finanze pubbliche. I rapporti e le interazioni tra PIL, deficit di bilancio (differenza tra entrate e spese pubbliche) e debito pubblico sono fondamentali. Gli Stati membri dell’eurozona, ad esempio, si sono impegnati a rispettare determinati parametri relativi a queste variabili al fine di garantire la stabilità dell’unione economica e monetaria. Il PIL, quindi, svolge un ruolo centrale nella valutazione e nella gestione dell’economia di un paese e nella definizione delle politiche pubbliche.

Storia del PIL

La storia del concetto di PIL, simile all’attuale, risale all’opera dell’economista Adam Smith, noto per il suo lavoro “La Ricchezza delle Nazioni“. In questa opera, Smith espone in modo completo il concetto di PIL come lo conosciamo oggi. Egli distingue tra 2 tipi di capitale: circolante e fisso.

  • Il capitale circolante è caratterizzato dal fatto che genera profitto solo quando viene ceduto o utilizzato, separandolo così dal proprietario.
  • Il capitale fisso, al contrario, genera profitto semplicemente dal suo possesso.

Smith utilizza esempi per spiegare queste distinzioni. Ad esempio, considera un contadino che possiede bestiame da lavoro. Il valore del bestiame costituisce un capitale fisso, poiché continua a generare profitto finché il contadino lo possiede. D’altra parte, il costo del mantenimento, come il foraggio per nutrire il bestiame, è considerato capitale circolante, poiché è utile solo quando il proprietario decide di utilizzarlo. Inoltre, se il bestiame fosse posseduto da un mercante che lo vende, verrebbe considerato come merce e quindi come capitale circolante, poiché il profitto si realizza solo quando il proprietario si separa da esso.

Smith suddivide il capitale in 3 categorie nella società (e nell’individuo):

  • La prima categoria è destinata al consumo immediato e non genera reddito, come cibo, abbigliamento e mobili.
  • La seconda categoria è destinata al capitale circolante e al suo mantenimento, comprese le merci e le scorte, che possono essere vendute per ottenere profitto. La moneta è anche inclusa in questa categoria poiché facilita la circolazione dei beni.
  • La terza categoria è destinata al capitale fisso, che genera reddito senza cambiare proprietà. Questa categoria include macchine da lavoro, immobili utilizzati per scopi redditizi (come negozi e magazzini), miglioramenti al capitale fisso stesso e anche miglioramenti nella formazione umana, come il valore degli studi completati.

Smith ritiene che il reddito lordo di una nazione sia costituito da tutto ciò che è prodotto dal lavoro e dalla terra. Il reddito netto, invece, si ottiene sottraendo al reddito lordo le spese per il mantenimento del capitale fisso e circolante. In altre parole, il reddito netto rappresenta la parte del reddito destinata al consumo immediato (cioè i consumi). Tuttavia, Smith precisa che dalle spese per il mantenimento del capitale circolante devono essere escluse le parti che non consistono in moneta. Ad esempio, il mantenimento del bestiame diventa parte del capitale fisso quando serve a nutrire il bestiame stesso.

La moneta, secondo Smith, è solo un mezzo di scambio per i beni e non è inclusa nel calcolo del PIL. Inoltre, tutte le merci invendute o le scorte possono essere considerate parte del reddito netto, poiché il loro valore rappresenta consumi futuri. Smith presume che ogni individuo destinerà una parte del suo futuro reddito per il consumo immediato, il che garantirà l’acquisto di tutte le merci rimaste invendute e di quelle prodotte nello stesso anno.

Il PIL moderno

Il concetto moderno di PIL ebbe origine con il lavoro di Simon Kuznets, che presentò un rapporto al Congresso degli Stati Uniti nel 1934. Tuttavia, fu solo dopo gli accordi di Bretton Woods del 1944 che il PIL divenne l’indice di riferimento per la misurazione dell’economia di un paese. Nel 1991, gli Stati Uniti adottarono ufficialmente il PIL come principale metodo di misurazione dell’economia, sostituendo l’RNL, che era stato il metodo precedente.

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