Come pagare meno tasse?

Pagare meno tasse significa ridurre la pressione fiscale e tutelare il proprio patrimonio. Ci sono diverse strategie per farlo rispettando la legge

Come pagare meno tasse?
Come pagare meno tasse? Pagare meno tasse è possibile seguendo strategie legali che riducono la pressione fiscale e proteggono il patrimonio. Ogni contribuente, che sia imprenditore, lavoratore autonomo, pensionato o dipendente, ha l’obbligo di pagare le tasse, ma ci sono modi per ridurne l’impatto senza violare la legge.

La tassazione varia da Paese a Paese. Negli Stati Uniti, ad esempio, esiste un sistema di sette scaglioni di reddito che pagano una percentuale variabile dal 10% al 37%. Altri Paesi applicano la flat tax, un’aliquota unica che non varia in base al reddito. In Italia, invece, vigono le aliquote progressive della tassazione Irpef.

È fondamentale ricordare che il pagamento delle tasse contribuisce a sostenere i servizi forniti dallo Stato ai cittadini. Tuttavia, rispettando la legge, è possibile ridurre l’onere fiscale.

Come pagare meno tasse se sei un libero professionista?

Per i lavoratori autonomi, esiste la possibilità di ridurre l’onere fiscale optando per il regime forfettario, introdotto dalla legge 190/2014. Questo regime si applica a coloro che hanno una partita IVA e un fatturato annuo inferiore a 85.000 euro, con un’aliquota fissa del 15% (che può scendere al 5% nei primi 5 anni di attività in alcuni casi specifici).

In pratica, l’aliquota non si applica sull’intero fatturato, ma su un coefficiente di redditività stabilito per ogni categoria professionale. Ciò consente di pagare le tasse in modo forfettario, mantenendo una parte dei guadagni esente da tassazione.

Il coefficiente di redditività varia a seconda del tipo di attività, oscillando tra il 67% e il 78%. Ad esempio, se un avvocato ha un fatturato di 30.000 euro nel 2021, calcolerà l’aliquota su una base di 23.400 euro (78% di 30.000 euro).

Quindi, dovrà versare:

  • 3.510 euro (15% di 23.400 euro) se è almeno al sesto anno di attività professionale;
  • 1.170 euro (5% di 23.400 euro) se è nei primi cinque anni di attività.

Questo regime fiscale risulta vantaggioso se confrontato con l’aliquota ordinaria più bassa dell’IRPEF, che è del 23% per i redditi fino a 28.000 euro. È importante notare, però, che nel regime forfettario non è possibile detrarre alcuna spesa (tranne i contributi previdenziali obbligatori), anche se le spese professionali dovrebbero essere compensate dalla parte dei guadagni non soggetta a tassazione grazie al coefficiente di redditività.

Il principio di inerenza

Il principio di inerenza rappresenta una disposizione chiave nell’ambito fiscale, derivante dall’articolo 109, comma 5, del Tuir (Testo unico delle imposte sui redditi). Questo principio riguarda le spese che una partita IVA sostiene nell’esercizio della propria attività e che possono essere dedotte dal reddito imponibile.

Queste spese, se documentate da fatture o scontrini con l’indicazione della partita IVA del professionista, sono considerate oneri deducibili. Anche se singolarmente possono sembrare di entità modesta (come ad esempio il biglietto del treno, l’aggiornamento professionale, il pranzo al ristorante o il rifornimento di carburante), sommate a fine anno possono costituire un importo significativo.

Le spese deducibili per un professionista includono l’acquisto di libri e riviste professionali, corsi di formazione, materiale di cancelleria, valori bollati, costi per il lavoro dipendente e per prestazioni di lavoro autonomo occasionale, nonché l’acquisto di beni strumentali per l’esercizio dell’attività.

Tuttavia, è importante notare che questo principio non si applica al libero professionista o al lavoratore autonomo che ha optato per il regime forfettario. In questo caso, non è possibile detrarre queste spese dal reddito imponibile.

Come pagare meno tasse nel 2024 se hai una ditta individuale?

Se sei un imprenditore con una ditta individuale e desideri ridurre il carico fiscale, è fondamentale scegliere il regime fiscale più adatto. Una corretta pianificazione fiscale implica l’utilizzo delle strategie adeguate per risparmiare e sfruttare al meglio le opportunità offerte dalla normativa.

Ad esempio, optare per la tassazione a scaglioni con una ditta individuale o una società di persone senza una adeguata protezione patrimoniale può comportare rischi significativi.

La prima valutazione da effettuare riguarda la forma giuridica dell’impresa: quale opzione conviene di più? Le società a responsabilità limitata (S.r.l.) offrono una struttura più flessibile rispetto alle S.p.a. e sono adatte soprattutto a imprese di dimensioni più contenute. Il capitale non è suddiviso in azioni come nelle S.p.a., ma in quote di partecipazione, e il capitale minimo richiesto per costituire una S.r.l. è di 10.000 euro.

È essenziale anche pianificare attentamente le attività dell’azienda o della ditta, monitorando sia le spese ordinarie che quelle straordinarie, comprese quelle relative a viaggi e trasferte. È da tenere presente che le indennità di trasferta sono interamente deducibili per le imprese e sono esenti da tassazione fino a un massimo di 46,48 euro al giorno, importo che può salire a 77,64 euro se il viaggio è all’estero.

Come abbassare le tasse in busta paga?

Per abbassare le tasse in busta paga, è importante comprendere che una parte del reddito mensile viene trattenuta per pagare le imposte. Il datore di lavoro è tenuto a procedere con il versamento delle tasse per conto del lavoratore dipendente, agendo come sostituto d’imposta.

In generale le trattenute che ogni lavoratore è obbligato a versare ogni mese sono:
  • contributi previdenziali Inps a carico del lavoratore;
  • trattenute Irpef;
  • addizionali Irpef regionali e comunali;
  • contributi Inail.
Come risparmiare sulle tasse?

Il modo principale per pagare meno tasse se si è un lavoratore dipendente è quello di chiedere accesso alle detrazioni fiscali sull’Irpef: i lavoratori dipendenti sono obbligati a presentare una dichiarazione dei redditi con tutte le informazioni sui guadagni percepiti nell’anno precedente.

Attraverso le detrazioni fiscali è possibile ottenere uno sconto sulle tasse o ricevere un credito aggiuntivo in busta paga. Le detrazioni fiscali permettono di accedere a una grande quantità di sconti, in particolare per:

  • Spese sanitarie
  • Spese sanitarie sostenute per familiari non a carico, affetti da patologie esenti
  • Spese sanitarie sostenute per persone con disabilità
  • Spese per acquisto e riparazione di veicoli per persone con disabilità
  • Spese per acquisto di cani da guida
  • Interessi per mutui ipotecari per l’acquisto dell’abitazione principale
  • Interessi per mutui ipotecari per la costruzione dell’abitazione principale
  • Interessi per prestiti o mutui agrari
  • Spese di istruzione
  • Spese di istruzione universitaria
  • Spese funebri
  • Spese per addetti all’assistenza personale
  • Spese per intermediazione immobiliare
  • Spese per canoni di locazione sostenute da studenti universitari fuori sede
  • Erogazioni liberali a favore delle popolazioni colpite da calamità pubbliche o eventi straordinari
  • Erogazioni liberali alle società ed associazioni sportive dilettantistiche
  • Erogazioni liberali alle società di mutuo soccorso
  • Erogazioni liberali a favore delle associazioni di promozione sociale
  • Spese relative ai beni soggetti a regime vincolistico
  • Erogazioni liberali per attività culturali ed artistiche
  • Erogazioni liberali a favore di enti operanti nello spettacolo
  • Erogazioni liberali a favore di fondazioni operanti nel settore musicale
  • Spese veterinarie
  • Spese sostenute per servizi di interpretariato dai soggetti riconosciuti sordi
  • Erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado
  • Spese per i contributi versati per i familiari a carico relativi al riscatto degli anni di laurea
  • Spese sostenute dai genitori per pagare le rette per la frequenza di asili nido
  • Erogazioni liberali in denaro al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato
  • Premi relativi alle assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni
  • Premi relativi alle assicurazioni finalizzate alla tutela delle persone con disabilità grave
  • Premi relativi alle assicurazioni per il rischio di non autosufficienza
  • Spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico
  • Premi relativi alle assicurazioni aventi per oggetto il rischio di eventi calamitosi stipulate relativamente a unità immobiliari ad uso abitativo
  • Spese mediche sostenute in favore dei minori o di maggiorenni con disturbo specifico dell’apprendimento (DSA)
  • Erogazioni liberali in denaro per un importo non superiore a 30.000 euro annui a favore delle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS)
  • Erogazioni liberali in denaro in favore dei partiti politici
  • Spese per canoni di leasing di immobile da adibire ad abitazione principale
  • Spese relative ai diversi bonus per la casa: superbonus 110%, bonus facciate, ecc;
  • Spese per erogazioni liberali
Come pagare meno tasse con i buoni pasto?

I buoni pasto sono un modo spesso trascurato per risparmiare sulle tasse, anche nel 2024. Non sono utili solo per le grandi aziende con molti dipendenti, ma anche per le imprese individuali e i lavoratori autonomi che possono acquistarli per se stessi. I costi dei buoni sono completamente deducibili dal reddito fino a un certo limite, e l’IVA applicata è interamente detraibile al 10%.

Per i liberi professionisti e le ditte individuali, i buoni pasto sono deducibili entro certi limiti:

  • fino al 75% del loro costo;
  • fino al 2% del fatturato annuo.

Ad esempio, se un lavoratore autonomo ha un fatturato di 50.000 euro, può dedurre i buoni pasto per un massimo del 2% del fatturato, ossia 1.000 euro. Tuttavia, è importante notare che è possibile dedurre solo il 75% del costo dei buoni pasto. Quindi, se il lavoratore autonomo acquista buoni pasto per un valore di 1.332 euro, può dedurre solo 999 euro (il 75% di 1.332 euro).

Anche per i lavoratori dipendenti ricevere i buoni pasto rappresenta un risparmio fiscale, poiché l’importo dei buoni è esentasse fino a 8 euro al giorno per quelli elettronici e fino a 4 euro al giorno per quelli cartacei.

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