Perché i bambini non devono usare la tecnologia

I bambini ricchi (lontani dalla tecnologia) sono stimolati a sviluppare memoria, concentrazione, empatia e capacità comunicativa. I bambini poveri sono assorbiti nel mondo virtuale con sempre maggiore difficoltà a relazionarsi

Perché i bambini non devono usare la tecnologia
Perché i bambini non devono usare la tecnologia. Secondo l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), il tempo trascorso davanti allo schermo può danneggiare i bambini. Ci sarebbero correlazioni con sovrappeso, obesità, problemi di sviluppo motorio e cognitivo e di salute psico-sociale. Inoltre, l’eccessiva esposizione ai dispositivi rischierebbe di ledere la capacità di esprimere emozioni e comunicare efficacemente.

Le linee guida dell’Oms:
  • Per i bambini da 0 a 2 anni vale il divieto assoluto di essere piazzati davanti a uno schermo;
  • Dai 2 ai 4 anni non si deve mai stare per più di un’ora al giorno a guardare passivamente schermi televisivi o di altro genere (come cellulari e tablet);
  • Dai 6 ai 10 anni la soglia critica si ferma a 2 ore.
Ai figli dei ricchi vietati tecnologia e social

Fino a pochi anni fa, il “digital divide” (il divario esistente tra chi ha accesso alle tecnologie dell’informazione e chi ne è escluso, in modo parziale o totale) era soprattutto ad appannaggio degli adolescenti delle famiglie agiate. Oggi, invece, si è creata una realtà opposta. Infatti, secondo una ricerca dell’associazione non profit “Common Sense Media” gli adolescenti di famiglie a basso reddito trascorrono in media 8 ore e 7 minuti al giorno davanti a uno schermo per intrattenimento, mentre i coetanei con reddito più elevato si fermano a 5 ore e 42 minuti.

I reportage dall'Italia e dal Mondo

Chi tiene lontano i propri figli (in modo assoluto) dalla tecnologia sono proprio i creatori di questi dispositivi.

  • Steve Jobs (fondatore di Apple) non permetteva alle figlie adolescenti di usare iPhone e iPad.
  • Bill Gates (fondatore di Microsoft) non ha dato ai figli il cellulare prima dei 14 anni e ha imposto regole ferree come il “coprifuoco digitale” (a letto senza schermi) dopo essersi accorto che la maggiore, Jennifer Katharine, usava troppo i videogiochi.
  • Sundar Pichai (amministratore delegato di Alphabet e Google) ha vietato lo smartphone ai 2 figli fino ai 14 anni e ha limitato a poche ore al giorno la visione della tv.
  • Satya Nadella (amministratore delegato di Microsoft) monitora attentamente i siti web visitati dai figli facendosi mandare rapporti settimanali sul loro uso.
  • Chris Anderson (ex editore di Wired e amministratore delegato di 3D Robotics) ha educato i figli imponendo limiti di tempo e controlli su ogni dispositivo elettronico presente in casa, oltre a bandire gli schermi dalla camera da letto fino a 16 anni.
  • Evan Williams (co-fondatore di Twitter, Blogger e Medium) ai figli adolescenti ha sempre preferito comprare libri anziché gadget tecnologici.
  • Tim Cook (amministratore delegato di Apple) ha proibito al nipote i social network.
  • Susan Wojcicki (Ceo di YouTube) ha autorizzato lo smartphone solo quando i suoi 5 figli hanno cominciato a uscire da soli e ha deciso di sequestrare tutti i device durante le vacanze per aiutarli a “concentrarsi sul presente“.
  • Evan Spiegel (co-fondatore e amministratore delegato di Snapchat) con la moglie Miranda Kerr ha permesso al figliastro Flynn di trascorrere al massimo un’ora e mezzo alla settimana davanti agli schermi.
Scuole senza tecnologia

Gli istituti pubblici americani che ospitano i figli delle classi medie e più povere diventano sempre più digitalizzati. Ma mentre Google e Apple cercano di piazzare i loro software nelle scuole pubbliche per offrire ai piccoli “le competenze del futuro“, nella Silicon Valley e in altre aree abitate da dirigenti del settore tecnologico sono sempre più popolari le “Waldorf Schools” che promuovono l’approccio educativo sviluppato a partire dal 1919 da Rudolf Steiner: apprendimento attraverso attività ricreative e pratiche.

A Los Altos c’è la Waldorf School of the Peninsula, con circa 320 studenti dall’asilo nido alla scuola superiore (2/3 hanno genitori che lavorano per i giganti del web): per i più piccoli soprattutto giocattoli di legno e interazioni all’aria aperta. Si tratta di 1 dei 270 istituti steineriani negli Stati Uniti, 52 solo in California. A Los Altos solo a partire dalla terza media è previsto l’uso limitato di gadget tecnologici. I costi delle iscrizioni sono alti (si va dai 23 mila dollari dell’asilo ai 45 mila del liceo). Nonostante l’assenza di tecnologia, il 95% dei ragazzi che si diplomano nell’istituto sono riusciti a entrare nelle più prestigiose università americane e a laurearsi in modo eccellente.

In Italia ce ne sono 97 (65 scuole dell’infanzia, 30 scuole del primo ciclo e 2 scuole superiori, con 4 mila alunni e 500 insegnanti).

Nel mondo sono oltre 3.100 con circa 1 milione di alunni e un aumento del 500% di iscrizioni negli ultimi 20 anni.

Proibiti gli smartphone alle babysitter

Adolescenti e pre-adolescenti americani (8-12 anni) di famiglie a basso reddito, non potendosi permettere doposcuola e corsi extra-scolastici, restano almeno 2 ore in più davanti agli schermi rispetto ai benestanti. Invece, i genitori della Silicon Valley arrivano a includere nei contratti una clausola che vieta alle babysitter di utilizzare smartphone, tablet, computer e tv davanti ai bambini.

Stati Uniti vs Tecnologia

Nel settembre del 2021, l’ex product manager Frances Haugen ha presentato alla sottocommissione del Senato sulla protezione dei consumatori migliaia di documenti riservati di Facebook (non si chiamava ancora “Meta”), poi pubblicati dal Wall Street Journal, che dimostravano come la società fosse consapevole dei disagi psicologici e della dipendenza provocati dal social network negli utenti più giovani.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha promesso una norma per salvaguardare i bambini dai pericoli online e il Congresso è pronto a chiedere alle piattaforme di cambiare modello di business.

Da febbraio è, inoltre, fermo in Senato il “Kids Online Safety act” un progetto di legge bipartisan sulla protezione dei bambini che vieta alle piattaforme web di raccogliere dati da utenti che hanno meno di 16 anni (per mesi la sottocommissione sulla protezione dei consumatori ha raccolto prove sulla profilazione dei minori da parte dei social a fini pubblicitari).

Italia vs Tecnologia

Anche l’Italia punta sullo sviluppo digitale della scuola pubblica. Gli studenti di primarie e secondarie utilizzano dispositivi elettronici in classe e a casa (circa l’88% dei bambini e ragazzi tra i 9 e i 16 anni).

Il Pnrr, inoltre, prevede un investimento complessivo nell’istruzione di 17,5 miliardi, di cui 2,1 miliardi per realizzare la transizione digitale e dotare gli istituti degli strumenti più innovativi in modo da “trasformare le aule in ambienti di apprendimento connessi e digitali“.

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