“Sospendere AstraZeneca e J&J per i giovani, i vaccini non sono tutti uguali”

Lo ha detto la biologa Poli ordinaria di Biologia Molecolare all’Università di Torino e presidente della SIBBM (Società Italiana di Biofisica e Biologia Molecolare)


“Sospendere AstraZeneca e J&J per giovani, i vaccini non sono tutti uguali”. Lo ha detto la biologa Valeria Poli, ordinaria di Biologia Molecolare all’Università di Torino e presidente della SIBBM (Società Italiana di Biofisica e Biologia Molecolare).

La Poli, insieme ad un gruppo di scienziati e medici, ha chiesto al governo, alla luce dei dati relativi alle somministrazioni di AstraZeneca e Johnson & Johnson, e agli effetti collaterali gravi ad essi connessi, di sospendere le vaccinazioni con questi 2 farmaci.

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Tra i firmatari della lettera figurano Michele De Luca (co-presidente dell’Associazione Coscioni, Professore ordinario nel Dipartimento di Scienze della Vita e Direttore del Centro di Medicina Rigenerativa ‘Stefano Ferrari’ dell’Università di Modena e Reggio Emilia), Gilberto Corbellini (professore ordinario di storia della medicina e docente di bioetica presso La Sapienza di Roma), Anna Rubartelli (docente di Biologia Cellulare e Molecolare; Gennaro Ciliberto, Presidente della Federazione Italiana Scienze della Vita) e le immunologhe Anna Mondino e Giulia Casorati. La lettera è stata, quindi, scritta da medici e scienziati cosiddetti “pro vax“.

L’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) ha suggerito, ma non imposto, la somministrazione di questi 2 farmaci in modo prioritario per i soggetti over 60 (si tratta, però, di famarci approvati in via emergenziale, per i quali l’attività di farmacovigilanza prosegue). In questi giorni, però, le Regioni hanno scelto di lanciare diversi “Open Day“, per aprire le vaccinazioni anche alle fasce d’età fino ad ora escluse dalla campagna vaccinale, utilizzando anche AstraZeneca e Johnson & Johnson.

I dati citati dagli scienziati nella lettera riguardano analisi effettuate dall’Agenzia del Farmaco e dal Servizio Sanitario inglesi sui vaccini a vettore adenovirale, che possono provocare, in soggetti predisposti per motivi ancora sconosciuti, la trombosi venosa trombocitopenica (VITT), un disturbo raro che si presenta a distanza di 5-15 giorni dall’inoculazione del farmaco, e che può portare anche alla morte. La fascia di età più a rischio è quella dai 20 ai 55 anni, soprattutto individui di sesso femminile.

Secondo quegli scienziati, se nei primi studi su questi vaccini l’incidenza risultava di 1 su 100.000 (con un terzo di casi fatali), gli ultimi dati forniti dall’Agenzia del Farmaco e dal Servizio Sanitario inglesi, aggiornati a metà maggio, mostrano che l’incidenza di eventi avversi è più elevata. La nota informativa del vaccino AstraZeneca dice che la VITT è un possibile effetto indesiderato che può interessare fino a 1 persona su 10.000.

L’ultimo caso in Italia è quello di una ragazza di 18 anni con trombosi venosa cerebrale dopo il vaccino AstraZeneca. E’ ricoverata al San Martino di Genova, ed ha subito 2 interventi ma non è ancora fuori pericolo. Il 3 giugno i primi sintomi: cefalea e fotofobia. Due giorni dopo la comparsa di deficit motori.

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