Il “protocollo Remuzzi” per la cura del Covid-19

Come cura i malati di Covid-19 il Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, il Prof. Giuseppe Remuzzi

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Il “protocollo Remuzzi” per la cura del Covid-19. Giuseppe Remuzzi è direttore dell’Istituto Farmacologico Mario Negri, medico ospedaliero per decenni al Papa Giovanni XIII di Bergamo, e ricercatore con un indice scientifico internazionale tra i più alti in Italia. Somma, quindi, l’esperienza sul campo (in corsia con i malati) con l’attività di studioso e manager.

Remuzzi ha una terapia per prevenire l’insorgenza del Covid, o per ridurne gli effetti devastanti. Infatti, da mesi a Bergamo lo scienziato applica una sorta di “protocollo Remuzzi” che ha praticamente azzerato i decessi e ridotto a percentuali minime i ricoveri in terapia intensiva.

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Prevede la somministrazione 2 volte al giorno di anti-infiammatori a base di “nimesulide” (ovvero Aulin) o di “aspirina” alla comparsa dei primi sintomi, senza aspettare il tampone, che fa perdere giorni preziosi e consente al virus di scendere ai polmoni e compromettere la situazione. L’intervento prima dell’esito del tampone consente di guadagnare tempo prezioso e fa sì che il virus raggiunga le vie respiratorie già depotenziato.

Quali farmaci assumere e dosi:
  • Nimesulide (Aulin): nella dose consigliata di 100 milligrammi, 2 volte al giorno, dopo i pasti, per un massimo di 12 giorni;
  • Aspirina: 500 milligrammi, 2 volte al giorno;
  • Celecoxib (e tutti gli “inibitori della ciclo-ossigenasi 2”): il medico può prescriverne una dose iniziale di 400 milligrammi seguita da una di 200 nel primo giorno di terapia, e poi un massimo di 400 milligrammi per giorno nei giorni successivi, se necessario;
  • Corticosteroide: se la febbre persiste insieme ai dolori articolari.
Gli esami da fare dopo il tampone positivo:
  • Globuli rossi e bianchi: danno l’idea della situazione immunologica;
  • PCR (proteina C reattiva): indica se l’infiammazione sta andando avanti;
  • Creatinina: per vedere com’è la funzione renale, glucosio e un enzima per vedere come va il fegato.
Se gli esami danno valori sballati:
  • Radiografia al torace: si può fare anche a casa;
  • Cortisone, ossigeno e, se il paziente è una persona fragile e la radiografia del torace mostra una sovrapposizione batterica, un antibiotico.
  • Se l’esame del d-dimero (marcatore che rileva un’eccessiva coagulazione del sangue), indica un’attivazione della coagulazione, il medico può somministrare una bassa dose di un anticoagulante (come l’eparina) sotto cute, per prevenire la trombosi.

La terapia, che non necessita di ricovero, il più delle volte termina con la guarigione in una decina di giorni. Invece, nei casi più complessi, con polmonite, si procede con una tac e si somministrano “eparina” e “cortisone“, con il malato assistito sempre a domicilio.

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