I vaccinati con Pfizer sviluppano meno anticorpi contro la variante Delta (indiana)?

I risultati dello studio, pubblicato su The Lancet, mostrano che il livello di anticorpi prodotti da Pfizer si abbassa nelle fasce di età più anziane

I vaccinati con Pfizer sviluppano meno anticorpi contro la variante Delta (indiana)?
I vaccinati con Pfizer sviluppano meno anticorpi contro la variante Delta (indiana). Esperimenti di laboratorio del Crick institute e del National Institute for Health Research (Nihr) Uclh Biomedical Research Centre hanno evidenziato che chi si vaccina con Pfizer-BioNTech sviluppa una quantità inferiore di anticorpi in grado di riconoscere e annientare la variante Delta (quella indiana), rispetto alle altre mutazioni diffuse in Regno Unito. I risultati dello studio, pubblicato su The Lancet, mostrano che il livello di anticorpi prodotti dal vaccino si abbassa nelle fasce di età più anziane e andrebbe a diminuire nel tempo.

I dati

I ricercatori britannici hanno riscontrato che nel caso della variante Delta (quella indiana), con una sola dose di Pfizer-BioNTech i pazienti sviluppano livelli di anticorpi più bassi rispetto a quelli che si producono contro le altre varianti conosciute. Se una sola dose di Pfizer BioNTech consente al 79% dei pazienti di sviluppare una risposta immunitaria al ceppo originario del coronavirus, nel caso della variante Alpha (quella inglese) la percentuale si abbassa al 50% mentre contro la variante Delta (quella indiana) si scende al 32%, e al 25% nel caso della variante B.1.351 (quella identificata in Sudafrica).

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Inoltre, dopo la seconda dose di Pfizer-BioNTech i livelli di anticorpi contro la variante Delta (indiana) restano 5 volte inferiori alla risposta immunitaria dei vaccini rispetto al virus originario.

Nuovi contagi

I risultati di questo studio arrivano nel giorno in cui la Gran Bretagna torna a registrare livelli di Covid più alti dallo scorso marzo. Il ministro della Sanità Matt Hancock ha detto che la variante indiana è ormai dominante ed è responsabile fino a 3/4 dei nuovi contagi. Infatti, dopo i focolai al nord ovest dell’Inghilterra (a Bolton in una settimana i casi sono saliti da 795 a 2.149), la contagiosissima variante B.1.617.2 sta moltiplicando la sua diffusione anche nelle aree del sud est dell’isola e nelle Midlands. Il contagio si starebbe verificando soprattutto tra i vaccinati con la prima dose e coloro che ancora non sono stati immunizzati.

Emma Wall, consulente di Malattie infettive del centro di ricerca Uclh, ha detto: “Il virus resterà attorno a noi ancora per molto tempo, dunque dobbiamo restare vigili. Il nostro studio è pensato per rispondere velocemente al modificarsi della pandemia e fornire evidenza scientifica sui cambiamenti dal punto di vista di rischi e protezioni. La cosa più importante è assicurarsi che la protezione vaccinale resti sufficientemente alta per tenere il maggior numero possibile di persone fuori dagli ospedali, e i nostri risultati suggeriscono che il modo migliore per raggiungere questo obiettivo è somministrare le seconde dosi velocemente e fornire un terzo richiamo a coloro che potrebbero avere risposte immunitarie non abbastanza alte contro queste nuove varianti“.

David LV Bauer, a capo del gruppo di ricerca del RNA Virus Replication Laboratory del Crick Institute, ha detto: “Le nuove varianti si producono naturalmente e quelle che hanno un vantaggio sulle altre poi sono quelle che si diffondono. Adesso dobbiamo avere l’abilità di adattare rapidamente la nostra strategia vaccinale per massimizzare la protezione nelle persone che più vulnerabili. Monitorare i cambiamenti evolutivi è essenziale per mantenere il controllo sulla pandemia e tornare alla normalità“.

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