La Russia ha annunciato lo stop dell’esportazione di cibo verso i “paesi ostili”

Il presidente russo, Vladimir Putin, ha annunciato lo stop all’esportazione di cibo (cereali, legumi, grano) verso i paesi ostili

La Russia ha annunciato lo stop dell'esportazione di cibo verso i paesi ostili
La Russia ha annunciato lo stop dell’esportazione di cibo verso i “paesi ostili”. Il presidente russo, Vladimir Putin, nel suo ultimo discorso tenuto a Novo-Ogarevo (distretto nella regione di Mosca), in una riunione con rappresentanti del settore agroalimentare, ha ipotizzato scenari di carestia globale: “Lo stato delle cose nel mercato alimentare globale degli ultimi 2 anni è diventato molto complicato. Gli errori nelle politiche economiche, energetiche e alimentari dei paesi occidentali hanno portato a un forte aumento dei prezzi alimentari in tutto il mondo, e adesso i nostri cosiddetti partner cercheranno di esportare questi problemi da noi, in Russia“.

Ha aggiunto: “C’è bisogno di mitigare gli effetti esterni negativi per i nostri cittadini: aumentare la produzione e le consegne al mercato interno di alimenti di alta qualità a prezzi accessibili, compresi i prodotti ittici. Questo è il compito chiave di quest’anno“. Le limitazioni dell’export saranno, però, “specialmente verso i Paesi ostili“.

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Quanto ai russi, Putin ha fatto capire che non c’è da temere: “Per i principali gruppi alimentari, il nostro mercato interno è completamente fornito, e per alcuni beni, ad esempio l’olio di girasole e il grano, le capacità delle imprese nazionali coprono la domanda in eccesso». Inoltre, ha aggiunto, «l’aumento dei volumi di produzione consentirà di garantire che i prezzi dei prodotti alimentari in Russia siano più bassi che sul mercato mondiale“.

L’ex presidente russo, Dmitry Medvedev, aveva anticipato questo scenario dicendo: “forniremo cibo e raccolti solo ai nostri amici (fortunatamente ne abbiamo molti, e non sono in Europa e Nord America)“.

Nello specifico, dal 15 aprile al 31 agosto (salvo proroghe) sarà impossibile esportare dalla Russia semi e olio di girasole, olio di colza e farine. Prossimamente si capirà bene quali saranno gli altri generi alimentari “off limits” per l’esportazione.

Secondo il commissario Ue all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski: “L’unica interpretazione è che i russi vogliano utilizzare la fame come metodo di aggressione. È un metodo simile che è stato utilizzato negli anni ’30 dal regime sovietico contro il popolo ucraino“.

L’Italia potrebbe risentirne?

Confagricoltura ha detto che l’Italia ha importato prodotti agricoli e dell’industria alimentare tra gennaio e novembre 2021 complessivamente per 223 milioni di euro. 54 milioni di euro (+43% rispetto al 2019) di panelli compatti e altri residui solidi della lavorazione degli oli vegetali (destinati all’alimentazione animale), seguiti da frumento con 44 milioni di euro (+127% rispetto al 2019) e legumi secchi con 39 milioni di euro (+183% rispetto al 2019).

Nonostante la Russia sia il principale esportatore mondiale di grano, la dipendenza dell’Italia (secondo Coldiretti) risulta limitata al 2,3% del totale del grano importato dall’estero (tra duro e tenero). Però anche se il blocco delle esportazioni di cereali colpisse l’Italia solo marginalmente questo influirebbe pesantemente nell’aumento dei prezzi (perché in assenza delle forniture russe altri Paesi si rivolgeranno a nuovi mercati facendo lievitare i prezzi).

Russia e Ucraina, infatti, sono i principali esportatori di grano e mais del mondo, con la prima che rappresenta quasi il 17% della fornitura globale di grano, e la seconda il 12% della fornitura di grano e il 17% della fornitura di mais. Quindi, la carenza di queste materie sui mercati e l’aumento generalizzato dei prezzi potrebbero aumentare le pressioni inflazionistiche e l’insicurezza alimentare.

Inoltre, sarebbe problematico l’embargo dei fertilizzanti perché la Russia è il primo produttore mondiale (oltre 50 milioni di tonnellate, il 15% della produzione mondiale).

Il governo russo sta, infine, accelerando (con risorse per 360,2 miliardi di rubli) le azioni per rendere il Paese meno dipendente dall’estero.

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