Il gas naturale liquefatto (LNG) americano costa più del gas russo?

L’uso di energie rinnovabili è più rapido ed economico rispetto a trovare nuove fonti di gas per fare a meno del gas russo

Il gas naturale liquefatto (LNG) americano costa più del gas russo?
Il gas naturale liquefatto (LNG) americano costa più del gas russo? Secondo il ricercatore americano Robert Bell, in un articolo pubblicato sul quotidiano francese “Le Monde“, l’uso di energie rinnovabili è più rapido ed economico rispetto a trovare nuove fonti di gas per fare a meno del gas russo.

Il 25 marzo, la Commissione europea e Washington hanno annunciato che già da quest’anno potrebbero sostituire 20 MMC di gas russo (su 155) con nuovi progetti eolici e solari. E che, poi, in 8 anni l’UE metterà fine alle importazioni di gas russo triplicando la sua capacità eolica e solare a 170 MMC. Nella stessa data, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha promesso di consegnare (per quest’anno) circa 15 MMC di gas naturale liquefatto (LNG) all’UE. L’UE sta, però, anche cercando fonti alternative di LNG e appaltando gli impianti di rigassificazione galleggianti esistenti.

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Qual è la soluzione giusta?

Sostituire un gas (economico) consegnato da un gasdotto con un gas liquefatto (costoso) consegnato da una nave metaniera richiede la costruzione di nuovi impianti di rigassificazione. Ad esempio, l’impianto di Dunkerque (Francia) ha richiesto 6 anni di costruzione ed è costato 1 miliardo di euro. Quindi, costruire di più non aiuterebbe a risolvere l’attuale crisi a breve termine.

Inoltre, il piano dell’UE per l’indipendenza energetica non menziona una nuova centrale nucleare per affrontare questa crisi. Il motivo è semplice: anche se il primo reattore europeo EPR (in Finlandia) ha appena prodotto i suoi primi 100 MW di elettricità nel marzo 2022, il progetto è stato lanciato 13 anni fa (nel 2005) ed è costato circa 11 miliardi di euro (invece dei 3,4 miliardi inizialmente previsti).

Quindi, i sistemi energetici più veloci ed economici da costruire in un’emergenza di guerra sarebbero l’eolico e il solare terrestre. Almeno secondo i dati pubblicati dalla banca d’investimento Lazard (“Levelized Cost of Energy, Levelized Cost of Storage, and Levelized Cost of Hydrogen”, 28 ottobre 2021).

Non solo le turbine eoliche terrestri sono le più economiche (da 26 a 50 dollari per megawattora), ma, come il solare, sono molto veloci da costruire. Secondo Windeurope.org, la principale associazione commerciale europea che raggruppa i principali attori dell’energia eolica (Vestas, Orsted, Ziemens-Gamesa, Acciona, Equinor, EDF, Engie, ecc.), “un parco eolico di 10 MW può essere costruito in 2 mesi. Un parco eolico più grande da 50 MW può essere costruito in 6 mesi“.

Il solare, invece, richiede ancora meno tempo. L’energia solare su larga scala più comune ha un costo simile a quello dell’eolico onshore. Secondo Lazard: una gamma da 30 a 41 dollari per MWh.

In tempo di guerra, le migliori fonti di energia sono quelle locali (come possono esserlo appunto il Sole e il vento). Tuttavia, la Commissione europea è ancora alla ricerca di soluzioni di emergenza importate.

Secondo Lazard, il gas naturale, anche se generalmente più costoso del vento o del solare, può compensare i tempi in cui non c’è vento o sole. Lazard, però, ha basato la sua analisi su un prezzo del gas naturale di 3,45 dollari/milione di BTU (British Thermal Unit; 1 MMBtu = 0,293071 MWh), più o meno il prezzo negli Stati Uniti nel 2021. Ma il prezzo pagato dall’UE all’arrivo al porto in Germania nel novembre 2021 (prima della guerra) era di 27,20 dollari/MMBtu (quasi 8 volte più alto che negli Stati Uniti).

Quindi, in tempo di guerra, la vera soluzione di emergenza per sostituire il gas naturale russo su scala europea è (per ragioni di sicurezza nazionale) costruire massicci impianti eolici e fotovoltaici onshore. Poi, finché non saremo protetti (dal punto visto dell’approvvigionamento energetico), dovremo utilizzare l’energia nucleare esistente, altri gas che possiamo trovare e, come ultima risorsa, il carbone.

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