Perché si dice “tagliare la testa al toro”?

L’espressione “tagliare la testa al toro” è largamente diffusa e di uso comune. Perché si dice così e qual è il significato

Perché si dice tagliare la testa al toro
Perché si dice tagliare la testa al toro. L’espressione “tagliare la testa al toro” viene usata nel linguaggio comune per indicare “la volontà di risolvere una situazione in maniera decisa, una volta per tutte“. Quindi, è un modo di dire utilizzato quando si prende una decisione drastica, anche se può comportare qualche danno, e agiamo in modo risoluto per la risoluzione del problema.

Può, infatti, capitare di dover prendere una decisione difficile, che richiede tempo per valutare i pro e i contro, e ci sia una seconda persona che, impaziente, ci mette fretta e, per aiutarci, propone la sua idea: “Tagliamo la testa al toro, secondo me si deve fare così perché…“.

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L’origine

Secondo alcuni, l’origine di questo modo di dire risale ad un racconto popolare dove si narra di un toro molto curioso che un giorno infilò la testa in una giara dalla quale non riusciva più a uscire. Il padrone del toro, un uomo molto avaro, non volendo rompere la giara per liberare l’animale, chiese consiglio a un amico. Questi non trovò altra soluzione se non quella di tagliare la testa al toro, salvando la giara.

Secondo il vocabolario della lingua italiana di Zingarelli, deriverebbe dalla pratica della “tauromachia” (che significa “salto del toro”), risalente alla civiltà minoica-micenea. Un sacerdote acrobata si lanciava verso l’animale in corsa per poi afferrargli le corna e con il contraccolpo eseguire una capriola sul dorso. Successivamente l’animale veniva sacrificato.

L’origine più plausibile, invece, dovrebbe riguardare un fatto storico accaduto intorno al XII secolo. Nel 1162, il patriarca di Aquileia, Ulrico di Treven, decise di conquistare la città di Grado, all’epoca governata dal doge veneziano Enrico Dandolo. In un primo tempo, Ulrico ebbe la meglio e Enrico Dandolo per salvarsi dovette ripararsi a Venezia. La Serenissima Repubblica di Venezia aveva grandi interessi economici a Grado e non poteva permettersi di perderla. Quindi, vi fu un contrattacco che portò alla cattura di Ulrico, 12 chierici e 12 feudatari. La condizione che Venezia impose per l’affrancamento del patriarca di Aquilea fu particolare e umiliante: tutti gli anni, nel giorno di giovedì grasso, il doge di Aquileia doveva consegnare ai veneziani 12 pani (che rappresentavano i feudatari), 12 maiali (che rappresentavano i chierici) e 1 toro (che rappresentava il patriarca). Gli animali dovevano essere consegnati ai cittadini durante un pubblico spettacolo. Il patriarca di Aquileia, pur di avere di nuovo la libertà, accettò. Durante la festa, i pani venivano distribuiti al popolo, i 12 maiali venivano uccisi e la loro carne distribuita ai senatori della Serenissima, mentre al toro veniva tagliata la testa nel corso di una celebrazione dal grande valore simbolico allestita nella grande Piazza San Marco. I veneziani mettevano in scena una sorta di processo-farsa che giudicava e condannava gli animali, poi venivano pubblicamente decapitati. Questa usanza durò fino al 1800.

Infine, può derivare dalla corrida. Infatti, tagliando la testa al toro si ha la fine del “gioco“, con una soluzione efficace, semplice e sbrigativa.

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