Come difendersi dalle ingiustizie?

Per difendersi dalle ingiustizie bisogna sempre rivolgersi a un giudice, quindi intentare un processo

Come difendersi dalle ingiustizie?
Come difendersi dalle ingiustizie? Come posso difendermi dal mio vicino di casa che fa rumore? Come faccio a costringere una persona a restituirmi i soldi che le avevo prestato? Come posso obbligare il datore di lavoro a pagarmi lo stipendio? Come ottenere la garanzia su un oggetto acquistato che il negoziante non vuole riparare?

Per difendersi dalle ingiustizie bisogna sempre rivolgersi a un giudice, quindi intentare un processo. Questo vale per tutte le ingiustizie, di qualunque settore si parli. Nessun privato cittadino, infatti, può costringere un’altra persona a fare qualcosa che non vuole, anche se palesemente illecito. La nostra legge non ammette il ricorso all’autotutela (non ci si può fare giustizia da sé se non si vuol passare dalla parte della ragione a quella del torto). Diversamente, si rischia di commettere il reato di “esercizio arbitrario delle proprie ragioni”.

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Quindi, dinanzi ad un problema, qualsiasi esso sia, una volta fallite le vie pacifiche, per difendersi da un’ingiustizia bisogna fare causa. Prima della causa, però, possono essere percorsi dei gradini intermedi (cioè, dei tentativi rivolti ad evitare il tribunale e a risparmiare tempo). Il più delle volte, infatti, il cittadino non ha voglia di impelagarsi in un processo (è costoso, è lungo, è incerto ed è basato sull’interpretazione di un altro uomo, che non è una macchina e quindi può sbagliare). Ma alla fine, se falliscono tutti i tentativi, non resta altro che rivolgersi al giudice.

Lettera di diffida

Quando si è vittime di un’ingiustizia, prima di rivolgersi a un giudice si inizia con una “lettera di contestazione” (o diffida). Bisogna descrivere dettagliatamente sia il comportamento illecito che il diritto leso. Eventualmente, bisogna anche indicare i danni subìti e quantificarli. Se, poi, si tratta di danni morali è bene confrontarsi con un avvocato che possa quantificare tali importi sulla base dei precedenti giurisprudenziali e delle tabelle del danno biologico.

Non è necessario che la diffida sia firmata da un avvocato perché può essere sottoscritta anche dalla stessa parte interessata. Il più delle volte, però, la carta intestata dello studio legale può lasciare intendere alla controparte di essere già pronto ad avviare la causa.

Se la controparte non si conforma alla richiesta contenuta nella diffida dobbiamo per forza fargli causa.

Ispettorato del lavoro

Quando la questione legale coinvolge un lavoratore dipendente e un datore di lavoro, prima di andare dinanzi al giudice è possibile rivolgersi all’Ispettorato territoriale del lavoro, chiedendo ciò che tecnicamente viene detta “conciliazione monocratica“.

Chi lamenta il mancato pagamento dello stipendio o degli straordinari, del Tfr o dei contributi, il demansionamento o un trattamento illecito può rivolgersi all’ufficio in questione affinché indica una riunione con l’azienda.

L’Ispettore tenterà un accordo tra le parti e, se non dovesse riuscire, avviate le indagini, irrogherà pesanti sanzioni contro il datore di lavoro.

Mediazione obbligatoria

Per alcuni tipi di controversie, prima di rivolgersi al giudice è obbligatorio tentare una conciliazione presso un organismo di mediazione. Si tratta di un organo privato che ha il compito di convocare le parti per tentare una soluzione bonaria rivolta a scongiurare l’intervento del giudice.

La mediazione è obbligatoria nelle cause che riguardano le questioni condominiali, la proprietà e gli altri diritti sugli immobili (come usufrutto, servitù, superficie), la divisione delle comunioni, le eredità, la locazione e il comodato, il risarcimento del danno da responsabilità medica o per diffamazione a mezzo stampa, i contratti con banche e finanziarie, ecc.

Abf, Arera e Agcom

Per tutte le controversie che vedono come controparte una banca è possibile rivolgersi all’Abf (l’Arbitro bancario e finanziario): è un organismo che ha il compito di risolvere bonariamente, e fuori dalle aule dei tribunali, le vertenze tra cittadini e istituti di credito. Per la procedura si pagano 20 euro per spese di procedura e si svolge telematicamente.

L’Arera è rivolta a risolvere le controversie con le società della luce, dell’acqua e del gas.

L’Agcom, con il servizio Conciliaweb, è rivolta a risolvere le controversie con gli operatori telefonici.

Arbitrato

Quando si firma un contratto il cui valore è rilevante, è possibile inserire la cosiddetta “clausola arbitrale“, una clausola con cui le parti decidono di rimettere la decisione di eventuali liti ad arbitri privati, da loro stesse scelte. La relativa decisione (il cosiddetto “lodo”) avrà lo stesso valore di una sentenza. Quindi, nel caso in cui non venga adempiuto, si potrà avviare il pignoramento.

Querela

Può capitare che la condotta illecita costituisca anche un reato. In questi casi, è possibile sporgere una denuncia/querela. Lo scopo è quello di infliggere al colpevole la relativa pena prevista dall’ordinamento ma, il più delle volte, entra in gioco una trattativa rivolta alla rimozione del procedimento penale, per conservare integra la fedina penale.

Cosa succede se la sentenza non viene rispettata?

L’ultimo gradino di difesa dalle ingiustizie è il “pignoramento“. Si ricorre se la controparte non intende conformarsi alla sentenza del giudice.

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