Recovery Fund (o Next Generation Eu): cos’è e come funziona

Recovery Fund (o Next Generation Eu): cos’è, qual è il significato, come funziona, cosa prevede, Recovery Bond, Recovery Plan, novità e ultime notizie

Recovery Fund (o Next Generation Eu): cos'è e come funziona
Recovery Fund. Giovedì 10 settembre 2020 è stata presentata la bozza del Recovery Plan italiano (composta da 32 pagine) al CIAE (Comitato Interministeriale per gli Affari Europei), incaricato dal premier Conte di predisporre le linee guida del testo. La bozza, poi, sarà spedita alle Camere per essere, infine, consegnata all’UE (entro il 15 ottobre) per l’avvio delle consultazioni informali (in concomitanza con il documento programmatico di bilancio valevole per il 2021).

Recovery Fund: novità

Il 13 gennaio 2021, il governo ha approvato la proposta del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), quello che stabilisce come spendere i soldi del Recovery Fund (il nome ufficiale è Next Generation Eu). Il PNRR stanzierà fondi per circa 210 miliardi di euro. 65,7 miliardi saranno destinati a progetti “già in essere“. I restanti 144,2 miliardi finanzieranno progetti nuovi.

I reportage dall'Italia e dal Mondo

Venerdì sera, 23 aprile 2021, è arrivato l’ok dell’Europa sul Recovery Plan del governo. Lo ha annunciato il nuovo premier Mario Draghi al termine di una lunga giornata di trattative con Bruxelles. Sabato mattina, poi, si è svolto a Palazzo Chigi il Consiglio dei ministri sull’informativa del ministro dell’Economia Daniele Franco sul Piano nazionale di ripresa e resilienza con il via libera finale dei partecipanti. Il testo del Pnrr sarà trasmesso al Parlamento all’inizio della prossima settimana, e subito dopo sarà convocato un nuovo Cdm con l’ok al testo e l’invio a Bruxelles il 30 aprile.

Nel documento (composto da 318 pagine) ci sono i progetti di riforma del fisco, della giustizia, della pubblica amministrazione e della concorrenza, ma anche lo stop a Quota 100 dal 2022. Inoltre, giovani, donne e Sud, le 3 priorità trasversali.

Giovedì 29 aprile, il Consiglio dei ministri ha approvato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Il documento era stato presentato alle Camere tra lunedì e martedì. Il piano prevede 221,1 miliardi di euro, di cui 191,5 miliardi dal Recovery Fund (fra sussidi e prestiti a basso tasso d’interesse) e 30,6 miliardi di risorse interne, da impiegare entro il 2026. Il 27% dei fondi sarà dedicato alla digitalizzazione, il 40% agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico e oltre il 10% alla coesione sociale.

Recovery Fund: l’accordo

L’accordo sul Recovery Fund: 27 leader europei hanno siglato (per acclamazione e applauso finale) il testo di un piano straordinario da 750 miliardi (divisi in 390 miliardi di sovvenzioni da non rimborsare e in 360 miliardi di prestiti), per salvare i paesi colpiti dalla pandemia e dalla crisi economica. Dovevano essere 1000 miliardi (secondo le aspirazioni iniziali di Italia, Francia e Spagna) con 500 miliardi di sussidi (scesi a 390) e 500 miliardi erogati sotto forma di prestiti (scesi a 390).

Dopo varie trattative, la Francia ha proposto un compromesso che non chiede la condivisione dei debiti passati (ipotesi osteggiata da Olanda, Svezia, Finlandia, Austria e Germania), ma una condivisione del rischio comune solo futuro.

Al termine del Consiglio europeo, in conferenza stampa, il premier Conte ha detto: “Abbiamo conseguito questo risultato tutelando la dignità del nostro Paese e l’autonomia delle istituzioni comunitarie. Il governo italiano è forte: la verità è che l’approvazione di questo piano rafforza l’azione del governo italiano. Ora avremo una grande responsabilità: con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza e cambiare volto al Paese. Ora dobbiamo correre“.

Il pacchetto di aiuti approvato dal Consiglio europeo ha un importo complessivo di 1.800 miliardi di euro.

Il pacchetto è costituito da 2 parti:
  • Bilancio pluriennale dell’UE dal 2021 al 2027: il progetto prevede che nel corso dei prossimi 7 anni il bilancio Ue avrà un volume pari a 1.074 miliardi di euro (finanziati direttamente dai contributi netti degli Stati membri dell’Unione europea).
  • Recovery Fund: fondo di 750 miliardi di euro, di cui 390 miliardi erogati sotto forma di sovvenzioni (che non dovranno essere restituiti dai paesi beneficiari) e 360 miliardi distribuiti sotto forma di prestiti (che dovranno essere restituiti).
Recovery Fund: cos’è

Cos’è il Recovery Fund: è un fondo (garantito dal bilancio dell’UE) da utilizzare per l’emissione dei Recovery Bond (ribattezzati Ursula bond, ispirati dal nome della Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen).

Il programma è gestito dalla Commissione UE (che ha fissato le linee guida di intervento, contratterà con i singoli Paesi le misure da mettere in campo e vigilerà sull’attuazione dei programmi).

Recovery Fund: significato

Significato di Recovery Fund: significa letteralmente “fondo di ricupero“. E’ la definizione generica utilizzata nei primi tempi. Ufficialmente si chiama “Next Generation Eu“. Quello italiano si chiama “Piano nazionale di resilienza e rilancio” (Pnrr).

Recovery Fund: come funziona

Come funziona il Recovery Fund: il finanziamento del fondo avverrà tramite la raccolta di liquidità data dall’emissione dei Recovery Bond (titoli di debito comune).

Recovery Bond: cosa sono

Cosa sono i Recovery Bond: sono obbligazioni comuni emessi dal fondo Recovey Fund con la garanzia del bilancio UE.

Recovery bond e Eurobond: differenza
Differenza tra Recovery Bond e Eurobond:
  • Con i Recovery Bond (o Ursula Bond”) la condivisione del rischio è comune solo per il debito futuro;
  • Con gli Eurobond (o Coronabond), c’è anche la condivisione del debito pregresso.
Recovery Fund: come viene finanziato

Come viene finanziato il Recovery Fund: la Commissione europea può emettere titoli comuni sui mercati finanziari e gli Stati membri non devono erogare soldi, ma esprimere una garanzia (in caso di necessità) di sostegno ai titoli (Ad esempio, la Germania è garante per circa 200 miliardi di euro). Il debito di 750 miliardi di euro dovrà, poi, essere ripagato dall’UE entro la fine del 2058 (Potrà avvenire con maggiori contributi nazionali degli Stati membri, una riduzione deii rispettivi bilanci, attraverso nuove fonti di reddito).

Recovery Plan: linee guida
Quali sono le linee guida del Recovery Plan?

Sono 6 i capitoli principali contenuti nella bozza del Recovery Plan:

  • Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo;
  • Rivoluzione verde e transizione ecologica;
  • Infrastrutture per la mobilità;
  • Istruzione, formazione, ricerca e cultura;
  • Equità sociale, di genere e territoriale;
  • Salute.
Recovery Plan: obiettivi
Gli obiettivi del Recovery Plan (o Next Generation EU):
  • Raddoppiare il tasso di crescita dell’Economia italiana portandolo dalla media del +0,8% alla media europea dell’1,6%;
  • Aumentare gli investimenti portandoli al 3% del Pil;
  • Conseguire un aumento del tasso di occupazione di 10 punti percentuali (dall’attuale 63% dell’Italia al 73,2% dell’attuale media UE);
  • Portare la spesa per ricerca e sviluppo al 2,1% (rispetto all’attuale 1,3%);
  • Riforma della tassazione (diretta e indiretta) finalizzata a disegnare un fisco equo, semplice e trasparente per i cittadini, che riduca la pressione fiscale sui ceti medi e famiglie con figli e acceleri la transizione del sistema economico verso una maggiore sostenibilità ambientale;
  • Disattivazione di tutti gli aumenti di Iva e accise previsti dalle clausole di salvaguardia;
  • Introduzione del salario minimo legale che garantirà ai lavoratori nei settori a basso tasso di sindacalizzazione un livello di reddito collegato ad uno standard minimo dignitoso, evitando dumping contrattuale e rafforzando la contrattazione nei settori in cui è più debole;
  • Creazione di posti di lavoro e tutela del reddito al rafforzamento delle politiche attive (favorire l’occupazione giovanile, e contrastare il lavoro sommerso femminile con percorsi di formazione, occupabilità e autoimprenditorialità);
  • Cablaggio con fibra ottica delle infrastrutture scolastiche e universitarie da riqualificare anche in chiave di efficienza energetica e antisismica;
  • Infrastrutture per e-learning;
  • Potenziamento di asili e nidi da 0 e 6 anni;
  • Potenziamento di ricerca, riqualificazione e formazione del personale docente;
  • Digitalizzazione dei processi e degli strumenti di apprendimento;
  • Nuovi strumenti digitali per la tutela del patrimonio culturale;
  • Ridurre la complessità e la lentezza della giustizia che “mina la competitività delle imprese e la propensione a investire nel Paese“;
  • Maggiori tutele per i lavoratori vulnerabili, attraverso incentivi fiscali al welfare contrattuale, e a garanzie per “salari dignitosi“;
  • Migliorare la qualità ricettiva degli ospedali (compresi i letti in terapia intensiva);
  • Investire nella digitalizzazione dell’assistenza medica, promuovendo la diffusione del fascicolo sanitario elettronico e della telemedicina;
  • Rafforzare la prossimità delle strutture del SSN;
  • Sostenere la ricerca medica, immunologica e farmaceutica;
  • Completamento della rete nazionale di telecomunicazioni in fibra ottica;
  • Interventi per lo sviluppo del 5G;
  • Realizzazione di datacenter e cloud;
  • Identità Digitale Unica per cittadini e imprese;
  • Completamento dei corridoi ferroviari TEN-T, alta velocità per passeggeri e merci;
  • Sviluppo della rete stradale, autostradale, ponti, viadotti e portualità, smart districts e mobilità pubblica e privata a impatto ambientale sostenibile;
  • Revisione delle concessioni autostradali al fine di garantire maggiore trasparenza competitività tra gli operatori;
  • Infrastrutture per una graduale de-carbonizzazione nei trasporti;
  • Piani di forestazione urbana e rimboschimenti per limitare i rischi idrogeologici;
  • Investimenti in economia circolare partendo da rifiuti e fonti rinnovabili;
  • Gestione integrata del ciclo delle acque;
  • Fiscalità di vantaggio per le imprese sostenibili;
  • Sostegno alla transizione ecologica per l’agricoltura, l’industria e la siderurgia.

Le linee guida del Recovery Plan

Scarica le linee guida in PDF

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