Quali sono i casi principali di licenziamento per giusta causa?

Il cosiddetto “licenziamento disciplinare” scatta quando il lavoratore viola il contratto collettivo nazionale, quello individuale di lavoro, o la legge in generale

Quali sono i casi principali di licenziamento per giusta causa?
Quali sono i casi principali di licenziamento per giusta causa? Il licenziamento può avvenire non solo in seguito di una crisi, di un riassetto aziendale o della cessazione delle mansioni, ma anche da un comportamento gravemente colpevole o doloso del dipendente. Il cosiddetto “licenziamento disciplinare” scatta quando il lavoratore viola il contratto collettivo nazionale, quello individuale di lavoro, o la legge in generale.

10 comportamenti che fanno scattare il licenziamento
Scarso rendimento

Il licenziamento per scarso rendimento si configura tutte le volte in cui il lavoratore produce molto meno rispetto ai colleghi addetti alle stesse mansioni. Vi deve, però, essere una forte sproporzione. Quindi, se ad esempio per svolgere un determinato compito che richiederebbe 1 ora se ne impiegano più di 2 e la situazione va avanti da tempo, è possibile la risoluzione del rapporto di lavoro. La giurisprudenza, però, impone al datore di diffidare prima l’interessato attraverso una lettera scritta in modo da dargli la possibilità di ravvedersi per tempo.

Contestazione

Chi ritiene che un ordine di servizio sia illegittimo non può limitarsi a non eseguirlo, ma deve ricorrere al giudice per farlo annullare. Quindi, in caso di trasferimento privo dei presupposti, il lavoratore non può rifiutarsi di prendere servizio presso la nuova sede, ma deve fare ricorso al tribunale per chiedere l’annullamento del provvedimento. La contestazione può, però, avvenire anche con comportamenti che, a prima vista, possono sembrare leciti ma che tali non sono. Ad esempio, quando il dipendente adotta una singolare forma di sciopero.

Ponte e malattia programmata

C’è chi è in grado di prevedere i malanni con largo anticipo, facendoli coincidere con le festività infrasettimanali in modo da godere di un ponte più prolungato. Questo comportamento è illegittimo. I giorni di malattia possono essere concessi solo in presenza di una effettiva patologia che deve essere certificata dal medico curante (con una visita fatta di persona). Il datore di lavoro che scopre il lavoratore in perfetto stato di salute, mentre sta fuori casa, fa la spesa o a parlare al bar, può licenziarlo in tronco.

Uso abusivo dei permessi

La legge prevede alcuni permessi retribuiti dal lavoro. Ciascuno di questi è strettamente legato a una specifica motivazione. Usare un permesso per scopi diversi da quelli previsti dalla legge è illegittimo ed è causa non solo di licenziamento ma, a volte, anche di un’incriminazione penale. Ad esempio, è molto frequente la casistica di licenziamenti per giusta causa per abusivo uso dei permessi della legge 104.

Post su Facebook

Inveire contro il datore di lavoro, fare dell’ironia, svilire i servizi o i prodotti commercializzati dall’azienda per cui si lavora può costare il posto (senza preavviso). Il dipendente deve essere fedele al proprio datore, e non può lederne l’immagine commerciale.

Malattia troppo lunga

Chi si ammala ed è costretto a restare a casa non può essere licenziato, ma la malattia non può durare in eterno (salvo nel caso in cui sia stata determinata da un infortunio sul lavoro causato dalla mancata predisposizione delle misure di sicurezza). I contratti collettivi indicano la durata massima entro cui può estendersi l’assenza per malattia, scaduta la quale il licenziamento è legittimo e non va motivato.

Fatti estranei all’attività lavorativa

Il dipendente non può compiere azioni che possano ledere l’immagine dell’azienda non solo al lavoro ma anche al termine dell’attività. Quindi, i reati commessi al di fuori dal lavoro, nella vita privata, non attinenti alla prestazione, ma che possono danneggiare l’immagine dell’azienda, hanno rilevanza disciplinare e possono giustificare un licenziamento per giusta causa.

Eccessivo utilizzo di social durante il lavoro

Spesso i computer aziendali sono interdetti alla navigazione su alcuni siti, piattaforme o social. Tuttavia, il dipendente può sopperire a tale restrizione usando il proprio smartphone o tablet. Il tempo destinato alla prestazione lavorativa non può essere utilizzato in altre attività che con essa non hanno nulla a che fare. Quindi, si può licenziare il dipendente sorpreso a chattare, navigare sui social o a parlare al telefono con gli amici. La condotta, però, deve essere reiterata.

Assenza ingiustificata

Il dipendente che non si presenta al lavoro senza avvisare e soprattutto senza inviare il certificato medico può essere licenziato per giusta causa. Spesso questo comportamento viene utilizzato proprio da chi vuol farsi licenziare e poi godere dell’assegno di disoccupazione (che spetta anche in caso di licenziamento per giusta causa). Così facendo, però, si rischia di essere condannati al risarcimento nei confronti dell’azienda pari al danno da questa subito per il pagamento del ticket Naspi (ossia la tassa da versare per il licenziamento).

Sottrazione di dati

Il dipendente che ha libero accesso a una banca dati aziendale non può fare di essi ciò che vuole. Quindi, non può consultarli per fini diversi da quelli per i quali è stato autorizzato, né può trasferirli in un altro computer per svolgere attività in concorrenza con il proprio datore di lavoro. Un comportamento del genere, oltre a giustificare il licenziamento immediato, comporta il rischio di una richiesta di risarcimento del danno.

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