Le conseguenze della guerra in Ucraina secondo il Fondo Monetario internazionale

“Crisi alimentare”, “disordini sociali” e “onde sismiche” sono le parole usate dal Fondo Monetario internazionale per descrivere la situazione dell’economia globale

Le conseguenze della guerra in Ucraina secondo il Fondo Monetario internazionale
Le conseguenze della guerra in Ucraina secondo il Fondo Monetario internazionale. “Crisi alimentare“, “disordini sociali” e “onde sismiche” sono le parole che il Fondo Monetario internazionale ha utilizzato per descrivere la situazione dell’economia globale in seguito alla pandemia da Covid e alla guerra in Ucraina. Nel suo rapporto annuale, l’Fmi ha tracciato gli scenari per i prossimi anni rivedendo al ribasso le previsioni di crescita per 143 Paesi.

Il capo economista Pierre-Olivier Gourinchas ha paragonato gli effetti della guerra in Ucraina ad un terremoto (“onde sismiche emanate dall’epicentro di un terremoto”). Il rischio è che questo possa causare una “frammentazione dell’economia” in blocchi contrapposti. Si tratterebbe di uno “spostamento tettonico” difficile da gestire. E il risultato di una transizione non governata sarebbe “un mondo più povero“.

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10 milioni di poveri

L’inflazione è tornata ai livelli degli anni ’80 in tutti i Paesi avanzati e “resterà elevata più a lungo delle attese“. A risentire di più dell’inflazione saranno, però, i Paesi poveri (dove l’esplosione dei prezzi per cibo e fertilizzanti sta mettendo a dura prova le famiglie meno abbienti). Il pericolo di rivolte per il pane e di instabilità politica è molto alto: “sappiamo che le crisi alimentari possono scatenare disordini sociali“.

Per evitare un crescendo di tensioni, la direttrice dell’Fmi, Kristalina Georgieva, ha auspicato azioni immediate sulla scorta di quanto fatto durante la pandemia. L’obiettivo è “mantenere il commercio aperto, sostenere le famiglie vulnerabili, garantire un approvvigionamento agricolo sufficiente e affrontare le pressioni finanziarie“.

Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen ha, invece, sottolineato che “almeno 10 milioni di persone in più potrebbero essere spinte verso la povertà a causa dell’aumento dei prezzi alimentari“.

Le difficoltà dell’economia globale non vengono, però, solo dalla guerra. Già da prima, infatti, c’erano problemi per l’approvvigionamento di materie prime e per i rincari energetici. Se si escludono Ucraina e Russia (con il Pil in contrazione rispettivamente del 35% e dell’8,5%), è l’area Euro la zona più colpita: crescita al 2,8% (l’1,1 in meno su gennaio).

A pagare il conto più salato saranno soprattutto Italia e Germania. Infatti, a causa della forte dipendenza energetica dalla Russia, le stime dell’Fmi per il nostro Paese vedono un Pil che frena dello 0,8% rispetto a quanto indicato dal governo nel Def, fermandosi al 2,3% nel 2022 e all’1,7% nel 2023. Inoltre, c’è il problema del debito, proiettato a quota 150,6%. Per Berlino, invece, il rallentamento è ancora più brusco: dal 3,8% al 2,1%.

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