La Russia sta tagliando i flussi di gas all’Europa?

Per affrontare il taglio delle forniture di gas da parte di Gazprom ad Eni, il governo italiano sta lavorando ad un piano di emergenza

La Russia sta tagliando i flussi di gas all’Europa?
La Russia sta tagliando i flussi di gas all’Europa? Gazprom, la multinazionale russa, controllata dal Governo della Federazione Russa, attiva nel settore energetico-minerario ed in special modo nell’estrazione e vendita di gas naturale, ha annunciato una riduzione di oltre il 40% della sua capacità di consegna giornaliera di gas alla Germania, tramite il Nord Stream, il gasdotto che dalla Russia arriva in territorio tedesco passando sotto il Mar Baltico e che è utile non solo alla Germania ma anche agli altri Stati membri.

Gazprom ha giustificato la decisione chiamando in causa la mancata consegna di alcune attrezzature da parte del gruppo tedesco Siemens. “A causa dei ritardi nella consegna di compressori da parte di Siemens, e malfunzionamenti ai motori, solo tre unità di compressione possono esser attualmente messe in funzione alla stazione di Portovaya”, ha detto Gazprom.

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Le consegne di gas tramite il gasdotto Nord Stream possono essere garantite solo fino a un volume di 100 milioni di metri cubi di gas al giorno, invece dei previsti 167 milioni al giorno“, ha affermato il gruppo su Telegram.

La mossa di Gazprom è arrivata dopo la chiusura dei rubinetti del gas alla Polonia attraverso il gasdotto Yamal, con conseguenti sanzioni a EuRoPol Gaz, proprietaria del tratto polacco. Inoltre, a maggio è stato chiuso un altro punto d’accesso del gas russo, attraverso l’Ucraina.

Eni ha presentato a Gazprom una richiesta superiore del 44% (un incremento dovuto al recupero delle quantità non ricevute e alle normali dinamiche commerciali), ma Gazprom ha assicurato solo il 65% delle forniture richieste (circa 32 milioni di metri cubi al giorno). Gazprom ha spiegato che la mancata consegna dipende dai problemi alla centrale di Portovaya che alimenta il gasdotto Nord Stream attraverso il quale Gazprom trasporta una parte dei volumi destinati ad Eni.

La stessa decisione (cioè, la riduzione del gas) è stata presa nei confronti dell’Austria ed è arrivato l’alert anche per il Nord Europa. Il nodo è sempre il gasdotto Nord Stream, dove Gazprom lamenta l’impossibilità di eseguire alcuni lavori di riparazione alle turbine da parte di Siemens per effetto delle sanzioni imposte alla Russia. Da gennaio a maggio, però, il flusso verso la Cina è aumentato del 67%. In più, il ceo di Gazprom Aleksej Miller ha dichiarato che la Russia garantirà “forniture stabili agli amici” di Mosca. È probabile, quindi, che la Russia stia utilizzando il gas come arma politica nei confronti dell’Europa. Tuttavia la società tedesca Siemens ha confermato la versione di Gazprom.

Ruslan Ostashko, giornalista russo di Channel One, ha spiegato al programma di Rete4 “Dritto e rovescio“: “Le forniture di gas sono diminuite perché la Siemens, compagnia tedesca che doveva ripristinare le turbine prima dell’inizio dell’operazione speciale in Ucraina, non ha restituito le turbine. Le sanzioni sono state introdotte dai Paesi occidentali contro noi della Russia, per cui la situazione si è configurata così. Noi amiamo l’Italia e gli italiani, vi rispettiamo molto e non capiamo perché non ci capite, vi abbiamo sempre considerato dei partner affidabili. Le nostre relazioni internazionali erano state portate avanti con le aziende occidentali, come i tedeschi di Siemens, che forniva le turbine per il Nord Stream 1. Prima dell’inizio dell’operazione speciale queste turbine erano state spedite in Canada per essere ripristinate“.

La decisione di Gazprom avrà un impatto sui Paesi che maggiormente dipendono dall’approvvigionamento russo. In primis la Germania che da Mosca riceve il 49% del fabbisogno energetico di gas, mentre subito dietro c’è l’Italia con il 46%. “Eni ha ricevuto comunicazione di una limitata riduzione dei flussi dal proprio fornitore russo relativamente all’approvvigionamento gas verso l’Italia. Eni continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione e comunicherà eventuali aggiornamenti“. Lo si legge sulla piattaforma di informazioni privilegiate (pip) per il monitoraggio Remit del Gestore dei mercati energetici.

Il piano di emergenza italiano

Per affrontare il taglio delle forniture di gas da parte di Gazprom ad Eni, il governo italiano sta lavorando ad un piano di emergenza.

A fine febbraio, pochi giorni dopo l’invasione dell’Ucraina, il governo aveva dichiarato lo stato di pre-allarme, ma ora potrebbe decidere di alzare il livello di crisi del sistema di gas nazionale. La decisione potrebbe arrivare in settimana. Bisogna capire, cioè, se la riduzione del gas russo verso l’Europa sia una misura provvisoria o se diventerà presto strutturale. In tal caso un passaggio dalla soglia di pre-allerta a quella di allarme potrebbe rivelarsi necessaria.

Il ministro Cingolani ha, infatti, spiegato che si aspetterà qualche giorno, per vedere se la mossa russa è davvero giustificata da ragioni tecniche, come detto da Gazprom, oppure è politica e punta a ricattare l’Europa per fargli ritirare le sanzioni contro Mosca.

Se la situazione non migliorerà, la prossima settimana dovrebbe riunirsi il “Comitato emergenza gas” per avviare le misure straordinarie. Tutti i Paesi europei hanno piani di emergenza per quanto riguarda le forniture di gas. Quello italiano prevede tre distinti livelli: pre-allerta (attuale), allarme (quando si verificano riduzioni di flussi) e, in caso la situazione dovesse peggiorare, la dichiarazione di emergenza.

Nello stato di allarme verrebbe potenziato il monitoraggio sui flussi di gas verso l’Italia, e il governo potrebbe chiedere alla Snam Gas Metano di chiedere a sua volta alle imprese di ridurre volontariamente i consumi.

La preoccupazione maggiore è sugli stoccaggi. In questo periodo (in cui non c’è una grossa necessità di metano) lo si sta accumulando in vista dell’autunno e dell’inverno. Con meno forniture, però, l’operazione è a rischio. Il governo vorrebbe riempire gli stoccaggi al 90% (17 miliardi di metri cubi di gas) entro metà novembre. Ne mancano circa 7 e il ritmo è inferiore a quello previsto. Il problema è che gli operatori, più che non poter comprare metano, si ritrovano a doverlo fare a prezzi talmente alti da scoraggiare qualsiasi stoccaggio.

L’Europa deve prepararsi allo stop del gas russo?

Faith Birol, capo dell’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), in un’intervista al Financial Times, ha detto: “l’Europa dovrebbe essere pronta nel caso in cui il gas russo sia completamente tagliato fuori“.

Sostiene, inoltre, che la riduzione delle forniture decisa dalla Russia la scorsa settimana potrebbe essere una premessa di altri tagli nel tentativo di Mosca di usarla come “leva” per la guerra all’Ucraina. “Più ci avviciniamo all’inverno, più comprendiamo le intenzioni della Russia. […] Credo che i tagli siano volti a evitare che l’Europa riempia gli stoccaggi, e per aumentare la leva della Russia nei mesi invernali“.

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