Cosa sta succedendo all’economia italiana dopo le sanzioni alla Russia?

Aumento dei prezzi di prodotti alimentari, bollette di luce e gas, e carburante. E poi, ancora, il rischio default delle imprese

Cosa sta succedendo all'economia italiana dopo le sanzioni alla Russia?
Cosa sta succedendo all’economia italiana dopo le sanzioni alla Russia? Secondo i dati dell’Unione Italiana Food, gli aumenti sono iniziati un anno fa. Infatti, in un anno, l’olio di palma è cresciuto del 90%, il grano duro dell’82%, il caffè del 76%, le uova del 60%, l’olio di girasole e il burro del 50%, il latte è aumentato del 40%, lo zucchero del 15%.

Aumento dei prezzi

Secondo l’ultima analisi di Coldiretti, gli aumenti delle ultime settimane vanno dal 9% per la farina al 12% per la pasta, dal 6% per il pesce all’11% per il burro, dal 7% per la frutta al 17% per la verdura, fino al 20% per gli oli di semi.

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Poi si aggiungono gli effetti delle sanzioni alla Russia e il rincaro di bollette, benzina e gasolio (arrivati a picchi di 2,4 euro al litro). Un pieno di verde costa 18,2 euro in più rispetto a 3 settimane fa, mentre per un pieno di gasolio ci vogliono 24,8 euro in più. Se si escludono i Paesi Bassi, le accise sulla benzina in Italia sono le più alte d’Europa (0,73 euro al litro). Il governo sta, quindi, studiando un meccanismo di sconto pari al 15-20% sul carburante.

I prezzi dei fertilizzanti (come azoto, fosfato e potassio) sono ingestibili. Ad esempio, l’80% di tutte le esportazioni di potassio arriva da Canada, Bielorussia e Russia (con il 40% proveniente dagli ultimi 2).

Per l’aumento dei costi energetici, rispetto all’anno precedente, l’agricoltura deve pagare una bolletta aggiuntiva di almeno 8 miliardi su base annua. Questo mette a rischio coltivazioni, allevamenti, e industria di trasformazione nazionale, ma anche gli approvvigionamenti alimentari di 5,6 milioni di italiani che si trovano in una situazione di indigenza economica. La corsa del grano è, però, iniziata a settembre, con la catena di incendi nella calda estate del 2021 che ha investito il Canada riducendone la produzione. Studi universitari indicano che anche in uno scenario di aumento delle temperature di 2°C, si prevede un’ulteriore diminuzione del raccolto di mais del 14% e di quello del grano del 12%.

Infine, nel settore dei panificatori i costi sono raddoppiati e ora si teme di non avere materie prime sufficienti.

Imprese in default

Secondo lo studio che il Censis ha realizzato per Confcooperative, circa 184 mila imprese potrebbero finire in default mettendo a rischio 1,4 milioni di posti di lavoro (cioè, il 10,5% degli addetti delle imprese italiane e il 10,9% del valore aggiunto è a rischio). Inoltre, sempre secondo lo studio, la combinazione tra caro-energia e crisi provocata dalla guerra rischia di “incenerire” il 3% del Pil.

La maggiore incidenza di imprese “parzialmente o seriamente a rischio” si avrebbe nel settore dei servizi (20,5%) e, rispetto alla dimensione di imprese, tra quelle più piccole, arrivando a toccare il 21,3% nella fascia 3-9 addetti a fronte di una media generale del 19,2%. Oltre a questo, il 29,8% delle nostre imprese (oltre 285 mila, di cui 221 mila imprese del terziario) non sarebbe in grado di recuperare i livelli di capacità produttiva precedenti la pandemia.

Anche Bankitalia ha ipotizzato “ricadute rilevanti” a causa della guerra, aggiungendo che “in questa fase di emergenza, in cui l’incertezza sulle prospettive economiche è particolarmente elevata, gli interventi di mitigazione dell’aumento dei costi sono indispensabili“.

Il settore automotive

L’industria automobilistica europea importa ogni anno fino a 3-4 miliardi di dollari dall’Ucraina, principalmente per componenti.

Dall’Ucraina:

Ferro, ghisa grezza (utilizzata nella produzione di ghisa grigia), alluminio, platino e nickel (usati nei catalizzatori e nelle leghe), gomma, nero di carbone (utilizzato negli pneumatici) e il neon (utilizzato nella produzione di microchip).

Dalla Russia:

Materiali che vanno dall’alluminio utilizzato per la carrozzeria, al nichel per le batterie. Inoltre, i principali produttori globali di gomme (come Bridgestone, Continental, Nokian, Pirelli, Michelin) hanno stabilimenti in Russia, e uno dopo l’altro stanno annunciando stop produttivi nel russo.

Gli stabilimenti cartari si stanno fermando o stanno riducendo l’attività

Il presidente di Assocarta, Lorenzo Poli, ha descritto la gravissima situazione in cui si sono venute a trovare le aziende italiane della carta a causa della crisi energetica che ha investito il Paese. “Non ci ha fermato la pandemia, ci sta riuscendo uno shock energetico, a seguito dell’attuale situazione di crisi tra Ucraina e Russia“.

Molti stabilimenti cartari si sono, infatti, fermati o hanno ridotto l’attività e altri si apprestano a fare altrettanto nei prossimi giorni col rischio di uno stop generalizzato dei produttori italiani di carta (compresi carta igienica, rotoli  e tovaglioli).

A causa dei costi altissimi delle bollette elettriche si produce in perdita e così alle aziende cartarie non conviene produrre perché ci rimetterebbero. Le cartiere rientrano, infatti, nella categoria delle cosiddette “aziende energivore” (cioè che hanno bisogno di tanta energia per produrre i beni di cui si occupano).

Oltre a carte igieniche sanitarie e per imballaggi, è a rischio anche la produzione di carte grafiche per l’editoria e l’informazione, oltre all’economia legata al riciclo della carta.

Il nuovo decreto

Il governo ha deciso di intervenire con un nuovo decreto “taglia-prezzi” puntando a ridurre subito di almeno 15 centesimi al litro il prezzo dei carburanti utilizzando l’extragettito dell’Iva.

Poi, in un secondo step, si punterà a calmierare i prezzi di luce e gas.

Infine, sono previsti almeno 800 milioni di euro di ristori per le imprese più danneggiate, garanzie aggiuntive nel campo del credito e la possibilità di allungare la rateizzazione delle bollette.

La questione più delicata da definire riguarderà la “tassazione degli extraprofitti” delle società energetiche con cui il governo conta di finanziare una parte delle nuove misure.

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