Chi si sta arricchendo con la guerra in Ucraina?

Forse non ce ne accorgiamo ma stiamo riempiendo le tasche di alcuni dei governi più deprecabili del pianeta


Chi si sta arricchendo con la guerra in Ucraina? Abbiamo riassunto un articolo del giornalista Domenico Quirico, reporter per il quotidiano “La Stampa“, caposervizio esteri. Quirico è stato corrispondente da Parigi e inviato di guerra. Si è interessato degli avvenimenti sorti a partire dal 2010-2011 e noti come “Primavera araba“. Nell’agosto 2011 è stato rapito in Libia e liberato dopo alcuni giorni.

Chi si sta arricchendo con la guerra in Ucraina?

Chi sono gli sciacalli della guerra? I “pescecani”, i “profittatori”, gli “speculatori del rincaro”? Chi se ne sta approfittando per fare profitto mentre gli altri (i profughi e i soldati) muoiono?

I reportage dall'Italia e dal Mondo

Ci sono mercanti d’armi, venditori di petrolio, gas e granaglie, oligarchie mafiose, ecc. ecc.. Tutta gente che non si è mai vergognata di sfruttare la guerra, né sanno cosa significhi sentirsi colpevoli e chiedersi chi nel conflitto abbia ragione o torto. La paura funziona benissimo quando hai qualcosa da vendere: farina, gas, proiettili.

Bisogna sostituire il gas e il petrolio russo insanguinato dalla aggressione alla Ucraina? Non si guarda per il sottile e purtroppo democrazia, tolleranza e buongoverno non vanno d’accordo con questi preziosi prodotti. Forse, però, non ce ne accorgiamo ma stiamo riempiendo le tasche di alcuni dei governi più deprecabili del pianeta.

I tempo purtroppo stringe, i prezzi salgono, il Pil dei ricchi del pianeta barcolla, e allora ecco che il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, passa dalle sanzioni alle telefonate riguardose del presidente americano Joe Biden. Non è, però, il solo che in questi giorni “ospita” i vari ministri degli esteri che cercano forniture di gas e petrolio.

Stiamo chiedendo “aiuto” anche all’Algeria. Nel paese ci sono dei processi in corso, paragonabili al maxiprocesso alla mafia dell’Italia del 1986, sulla classe politica che si è arricchita per lunghi anni a discapito della nazione. Così, con i nuovi guadagni sul gas quella classe politico-militare-mafiosa rimetterà a posto i conti saccheggiati dall’avidità.

Poi ci sono i “re” del medio oriente, gonfi di petrolio, che con i soldi si danno arie da potenza militare.

Infine, c’è il business delle armi. Il 9 marzo, in Arabia saudita, si è conclusa la prima edizione di una “faraonica” fiera dell’armamentario bellico, il “World Defense Show“, idea di un “amico” dell’Occidente, il principe ereditario Mohammed Bin Salman, che officiava l’evento. C’erano gli stand di seicento aziende di 42 paesi, pubbliche e private, i giganti e i piccoli, americani, brasiliani, cinesi, coreani, francesi spagnoli e il made in Italy. Gli stand più interessanti erano, però, i “prodotti” russi e ucraini, abituali protagonisti di questo mercato.

Così, mentre i pacifisti sfilano contro la guerra, il mondo si sta armando.

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