Quante sono le fake news sulla guerra in Ucraina?

Le fake news non hanno bandiera e possono provenire da entrambe le parti. Esiste, quindi, sia una propaganda filo-russa, sia anti-russa

Quante sono le fake news sulla guerra in Ucraina?
Quante sono le fake news sulla guerra in Ucraina? NewsGuard (la startup americana che analizza i siti di informazione con l’obiettivo di combattere bufale e fake news) ha scovato 180 siti che diffondono disinformazione sulla guerra in Ucraina. Dei 181 siti che pubblicano disinformazione sul conflitto Russia-Ucraina, 68 sono siti in lingua inglese, 34 in francese, 21 in tedesco, 16 in italiano, e 42 in altre lingue.

Secondo NewsGuard, la maggior parte delle falsi notizie arriverebbero dalla Russia. Da quelle riguardanti il presunto genocidio perpetrato dall’Ucraina nei confronti dei suoi abitanti di lingua russa, fino all’idea che l’ideologia nazista sia radicata nella leadership politica del Paese.

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Allo stesso tempo, però, si sarebbe diffuso online un flusso sempre maggiore di disinformazione anti-russa. Alcuni siti filo-ucraini e decine di utenti di social media hanno condiviso post contenenti informazioni false sulla guerra, dalle immagini manipolate del leggendario “Ghost of Kyiv” a video fuorvianti di presunti attacchi russi. Queste narrazioni tenderebbero a dipingere un quadro vittorioso della situazione delle forze armate ucraine promuovendo affermazioni anti-russe infondate. Ad esempio, su TikTok e altre piattaforme, sono stati presentati a milioni di utenti alcuni video del “Ghost of Kyiv” (un pilota da caccia ucraino che avrebbe abbattuto sei jet militari russi). Alcuni giorni più tardi, è emerso che il filmato proveniva in realtà da un videogioco e che non ci sono prove a sostegno dell’esistenza del “Ghost of Kyiv“.

NewsGuard, però, si è concentrata soprattutto sulla propaganda russa. Tra i siti che hanno pubblicato informazioni false sul conflitto tra Russia e Ucraina ci sarebbero i media statali russi, ma anche siti web anonimi, fondazioni e siti web di ricerca gestiti con finanziamenti non chiari. Inoltre, molti siti web che non sono armi di propaganda ufficiale del governo russo e non sono sanzionati dalle piattaforme promuoverebbero contenuti falsi a sostegno del governo di Vladimir Putin.

I 3 siti più noti finanziati dalla Russia sono le fonti dei media statali: RT, TASS e Sputnik News. La Russia utilizzerebbe diverse strategie (secondo NewsGuard) per introdurre, amplificare e diffondere narrazioni false o distorte, servendosi di un insieme di media statali ufficiali, siti web, account anonimi e altri metodi per diffondere propaganda che promuove gli interessi del Cremlino e mina i suoi avversari. I siti finanziati e gestiti dal governo russo utilizzerebbero piattaforme digitali come YouTube, Facebook, Twitter e TikTok per lanciare e promuovere false narrazioni.

NewsGuard monitora e analizza queste fonti e concede in licenza i suoi dati al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, al Cyber ​​Command degli Stati Uniti e ad altre entità del governo e della difesa. Ad esempio, nel 2020, il Global Engagement Center del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, citando i report e i dati di NewsGuard, ha delineato le componenti chiave delle azioni di propaganda del Cremlino nel suo rapporto “Pillars of Russia’s Disinformation and Propaganda Ecosystem“.

Sulla stessa linea, secondo la “Lega per la sicurezza di internet” (l’organizzazione russa che si occupa di monitorare la rete e la disinformazione), una sorta di NewsGuard russo, dal 24 febbraio ad oggi sarebbero stati diffusi oltre 5 milioni di fake news riguardanti la Russia.

Ekaterina Mizulina, direttrice della “Lega per la sicurezza di internet“, ha affermato che l’ammontare dei costi per la guerra dell’informazione contro il Cremlino sarebbero di 1 miliardo di dollari da inizio del conflitto ad oggi. Le spese giornaliere per la creazione e diffusione di fake news anti-russe ammonterebbero tra 21 e 24 milioni di dollari.

Dall’inizio del conflitto sono stati elaborati 240 milioni di pubblicazioni e commenti nelle pagine russe e straniere dei principali social network“. La maggior parte dei contenuti online sono riconducibili a propaganda anti-russa o a vere e proprie fake news.

Secondo gli esperti della “Lega per la sicurezza di internet“, le spese globali per pubblicità tendenziosa e disinformazione su Youtube e AdSense di Google si attesterebbero sui 5 milioni di dollari, mentre 2 milioni su Twitter.

La maggior parte dei costi della disinformazione si concentrerebbe sul lavoro di esperti informatici e creatori di algoritmi che gestiscono l’indicizzazione dei siti internet sui motori di ricerca. Attraverso il loro lavoro si renderebbero visibili siti di fake news e di disinformazione nei confronti della Russia. “La maggior parte di questi siti sono i primi ad apparire nelle ricerche su internet. Il lavoro di questi specialisti può costare oltre 700 mila dollari al giorno“, ha detto Ekaterina Mizulina.

A trarre profitti dalla disinformazione vi sarebbero anche blogger e influencer che si sarebbero convertiti alla propaganda anti-russa. In base ai dati diffusi dalla “Lega per la sicurezza di internet” ogni giorno si spenderebbero 2 milioni di dollari per finanziare questi personaggi che su instagram, facebook, twitter e i loro blog personali contribuirebbero a diffondere fake news sulla Russia e le sue azioni in Ucraina. “In alcuni casi sappiamo che vi sono anche dei blogger inviati in Ucraina per produrre contenuti falsi e poi lanciarli all’opinione pubblica internazionale” ha detto la Mizulina.

Chi ha ragione?

In entrambi i casi, al momento, nessuno può sostenere con certezza quali siano le notizie vere e quelle false. Non può deciderlo NewsGuard, non può deciderlo “Lega per la sicurezza di internet“, non possono deciderlo i social network, non può deciderlo Google.

Chi può? La giustizia.

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