La notizia dei “guerriglieri stupratori” spacciata come vera da un TG italiano

Un noto telegiornale italiano ha diffuso una notizia falsa riguardante un gruppo di soldatesse israeliane catturate da Hamas durante gli scontri del 7 ottobre 2024

La notizia dei guerriglieri stupratori spacciata come vera da un TG italiano

La notizia dei “guerriglieri stupratori” spacciata come vera da un TG italiano. Un noto telegiornale italiano ha diffuso una notizia falsa riguardante un video di soldatesse israeliane prigioniere di guerra di Hamas, catturate durante gli scontri del 7 ottobre 2024. Nei sottotitoli italiani, una frase attribuita a un soldato di Hamas, mai pronunciata nell’originale, affermava “questa non è una prigioniera, questa va stuprata“.

Un commentatore ha rafforzato l’accusa con opinioni personali, dicendo “Per gli uomini di Hamas c’è anche il tempo per una preghiera. Poi i primi accenni dell’incubo delle violenze sessuali: ‘qui ci sono ragazze che possono rimanere incinta, sei così bella’“.

Tuttavia, la Reuters ha smentito la notizia dopo un’attenta verifica. Nessun guerrigliero ha mai parlato di stupri o violenze sessuali. La Reuters ha rivelato che la frase sullo stupro era un “errore di traduzione dall’arabo all’inglese“, eufemismo per indicare una “intenzionale volontà di disinformazione del regime israeliano“.

La corretta traduzione delle parole in arabo è: “No, no, è una donna prigioniera, lasciatela, lasciatela, è una donna prigioniera. Riprendila, riprendila, è una donna prigioniera. Torna a casa tua!“. Il termine arabo “sabia” significa “prigioniera” o “prigioniera di guerra“.

Ci si aspetterebbe una smentita dal telegiornale italiano, garantendo alla stessa visibilità concessa alla falsa notizia sugli stupri.

Negli ultimi due anni, i media mainstream italiani hanno diffuso notizie false riguardanti i conflitti in Ucraina e in Palestina. Dopo questo periodo, è difficile credere che tutte queste notizie false siano dovute a semplice disattenzione o mancanza di professionalità nel verificare le fonti.

È lecito sospettare che ci sia un’intenzionale disinformazione in atto, che potrebbe rendere i giornalisti e i media italiani complici, direttamente o indirettamente, delle tragedie in Palestina, consentendo all’attuale governo israeliano di continuare quelli che molti osservatori giudicano un genocidio a Gaza.

Fact-checking italiano

Alcuni giornalisti italiani impegnati nel fact-checking monitorano i media e i social che diffondono notizie fase (soprattutto se in contrasto con la propaganda dell’NATO, ucraina e israeliana). Il loro lavoro potrebbe essere influenzato da contratti con aziende straniere collegate a governi esteri, consentendo così un controllo sull’informazione in Italia e un’influenza sull’opinione pubblica a favore dei profitti dell’industria bellica occidentale e degli interessi di Tel Aviv nei confronti del popolo palestinese.

In Italia ed Europa potrebbe essere necessaria una legge sulla trasparenza che richieda a media, associazioni e partiti politici di rendere pubblico ogni anno un resoconto dettagliato dei finanziamenti ottenuti da aziende, associazioni e istituzioni governative straniere. Questo documento dovrebbe essere accessibile a tutti attraverso un portale gestito dallo Stato e monitorato da enti indipendenti, includendo informazioni precise su importi ricevuti, nomi completi, aziende e organizzazioni coinvolte.

L’implementazione di questa legge potrebbe mettere in luce e scoraggiare la rete di relazioni finanziarie tramite le quali gli investitori stranieri influenzano il panorama mediatico italiano e gli spazi pubblici di dibattito, con possibili impatti significativi sul contesto democratico e sul processo decisionale pubblico.

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