ANSA – OK DELLA COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI ALLA RIFORMA SUL PREMIERATO

Nella commissione Affari costituzionali del Senato è stato dato l’ok al cuore della riforma sul premierato, con il voto dell’emendamento del governo all’articolo 3 del disegno di legge. Si tratta della modifica all’articolo 92 che inserisce in Costituzione il principio dell’elezione diretta fissando anche il limite dei 2 mandati

La commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato un emendamento governativo che modifica l’articolo 92 della Costituzione italiana, introducendo il principio dell’elezione diretta del presidente del Consiglio dei ministri. Questa modifica costituisce il nucleo centrale della riforma sul premierato, e include anche il limite di due mandati per il presidente eletto. Inoltre, stabilisce il premio di maggioranza e il diritto del presidente del Consiglio dei ministri di nominare e revocare i ministri, con il presidente della Repubblica che esegue tali decisioni conferendo e revocando gli incarichi ministeriali.

L’articolo 3 del disegno di legge, oggetto di discussione e approvazione in commissione, rappresenta il fulcro della riforma costituzionale sul premierato elettivo. L’emendamento al suddetto articolo, presentato dal governo, ha ricevuto il via libera, fissando così il principio dell’elezione diretta del capo del governo. Questo emendamento include anche disposizioni riguardanti il limite di mandati, il premio elettorale e il potere di nomina e revoca dei ministri.

Il presidente del Consiglio sarà eletto direttamente dai cittadini per un mandato di cinque anni, con la possibilità di essere rieletto per non più di due legislature consecutive, salvo il caso in cui abbia già ricoperto l’incarico per un periodo inferiore a sette anni e sei mesi, nel qual caso il limite dei mandati può essere esteso a tre legislature.

La legge disciplinerà il sistema elettorale, assegnando un premio su base nazionale che garantirà una maggioranza parlamentare alle liste e ai candidati collegati al presidente del Consiglio, rispettando il principio di rappresentatività. Il presidente del Consiglio sarà eletto nella Camera in cui ha presentato la candidatura.

Il presidente della Repubblica conferirà al presidente del Consiglio eletto l’incarico di formare il Governo e nominerà e revocerà, su proposta di quest’ultimo, i ministri.

Inoltre, la riforma prevede la soppressione del semestre bianco, che consentiva al presidente della Repubblica di sciogliere le camere in qualsiasi momento. Questa modifica mira a garantire una maggiore stabilità politica ed evitare situazioni di incertezza istituzionale.

Durante i lavori della commissione, sono emersi interrogativi riguardo al sistema elettorale e alla governabilità del Paese dopo l’adozione della riforma. Alcuni membri dell’opposizione hanno sollevato dubbi sul funzionamento del nuovo sistema elettorale e sulla possibilità di assicurare una maggioranza parlamentare al presidente del Consiglio eletto. Tuttavia, la maggioranza ha ribadito la necessità di una legge elettorale che funzioni in modo efficace e ha espresso la volontà di migliorare il testo del disegno di legge, se necessario, prima della sua approvazione definitiva.

La riforma del premierato elettivo è stata oggetto di dibattito e divisioni politiche, con le opposizioni che criticano la riforma come pasticciata e strabica, mentre il governo e la maggioranza difendono la necessità di riformare le istituzioni per garantire maggiore stabilità e rappresentatività.

LE ALTRE NOTIZIE IN EVIDENZA SULLA “POLITICA”:

POLITICA ITALIANA

LASTAMPA – IL GOVERNO INTRODUCE I TEST PSICO-ATTITUDINALI PER I FUTURI MAGISTRATI

Il Consiglio dei ministri ha approvato una serie di modifiche al concorso per entrare in magistratura, tra cui l’introduzione dei test psico-attitudinali per i candidati. Quest’ultima misura, che sarà applicata a partire dal 2026, è stata criticata dall’Associazione nazionale magistrati (ANM) perché avrebbe come unico obiettivo quello di screditare la magistratura. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha, però, detto che “non c’è alcuna interferenza da parte dell’autorità politica o del governo” sulla magistratura poiché tutta la procedura dei test “è sotto la gestione e la responsabilità del CSM”. Ha poi aggiunto che l’esame psico-attitudinale “è previsto per tutte le funzioni più importanti del paese, ma soprattutto è previsto per le forze dell’ordine. Il pubblico ministero è il capo della polizia giudiziaria che è sottoposta al test. Se sottoponiamo ai test chi obbedisce al comandante, è possibile non sottoporre a test chi ha la direzione della polizia giudiziaria?”. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha, poi, chiarito alcune questioni legate ai test. I questionari con i test psicologici saranno introdotti nei concorsi per l’ingresso in magistratura a partire dal 2026, che si svolgeranno al termine delle prove scritte già previste e che saranno una precondizione per essere ammessi all’orale, dove ci sarà poi l’esame psico-attitudinale vero e proprio. Prevedere i test prima delle prove scritte, ha spiegato Nordio, avrebbe potuto essere illegittimo a livello costituzionale (la Costituzione stabilisce che “in magistratura si entra per concorso”). La gestione della procedura dei test sarà affidata al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). A ogni concorso, il CSM nominerà alcuni docenti universitari in materie psicologiche su indicazione del Consiglio universitario nazionale, che avranno il compito di preparare i test scritti. Dopo il test scritto il colloquio psicologico durante la prova orale sarà gestito dal presidente della commissione del concorso. Sarà la stessa commissione esaminatrice a valutare tutto l’esame, compresa l’idoneità psico-attitudinale, e a formulare di conseguenza un giudizio conclusivo. Quindi, la valutazione non spetterà solo a uno psicologo (che sarà presente al colloquio orale solo con un ruolo di consulenza e assistenza alla commissione).

Altre notizie:

APRI/CHIUDI
ANSA – STOP ALLE DEROGHE SULLE CONCESSIONI PER LE SPIAGGE

Il Consiglio di Stato ha confermato la scadenza delle concessioni demaniali per le spiagge italiane al 31 dicembre 2023, richiamando i principi della Corte di Giustizia dell’Unione Europea per avviare immediatamente la procedura di gara e garantire una competizione effettiva tra gli operatori. La sentenza del Consiglio di Stato, emessa a seguito di un ricorso presentato nel 2023 da un proprietario di uno stabilimento balneare a Rapallo, stabilisce che le deroghe alle concessioni devono essere disapplicate e conferma la scadenza delle concessioni stesse entro la fine dell’anno precedente. Il Consiglio di Stato ha definito la risorsa spiaggia come “scarsa”, contraddicendo l’opinione del governo che ha sostenuto la disponibilità di spiagge sufficienti per essere messe a gara, come evidenziato nella mappatura inviata a Bruxelles. Negli ultimi anni, l’Italia è stata oggetto di osservazioni speciali da parte dell’Unione Europea a causa della mancata attuazione della direttiva Bolkestein, che mira a liberalizzare il mercato delle spiagge. Il governo Draghi ha fissato la scadenza delle concessioni al 31 dicembre 2024, ma il Consiglio di Stato ha anticipato tale termine al dicembre 2023, suscitando dibattiti su questa decisione. Parallelamente, il governo Meloni ha avviato la mappatura delle coste italiane per dimostrare alla Commissione Europea che vi è ancora un’abbondanza di spiagge disponibili per la concessione. Secondo i dati governativi, il 67% delle coste italiane potrebbe essere aperto al libero mercato. Tuttavia, la sentenza del Consiglio di Stato ha sollevato interrogativi sul perché sia stata emessa prima dell’esito del dialogo in corso tra il governo e la Commissione Europea sulla validità della mappatura. La descrizione delle spiagge come “risorsa scarsa” nella sentenza del Consiglio di Stato contrasta con la visione del governo, creando ulteriori incertezze sul futuro delle concessioni balneari. Alcuni comuni potrebbero appellarsi alla sentenza del Consiglio di Stato, avviando le gare per le concessioni e causando potenziali controversie, come è già accaduto nel caso di Jesolo, dove titolari di concessioni scadute hanno perso il nuovo bando.

ILGAZZETTINO – PRESENTATO IL PIANO CONTRO IL SOVRAFFOLLAMENTO DELLE CARCERI ITALIANE: 2300 POSTI IN PIU’

Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha presentato un piano per affrontare il sovraffollamento carcerario in Italia, prevedendo la creazione di circa 2.300 nuovi posti per i detenuti. Questi posti saranno resi disponibili attraverso la costruzione di nuove strutture carcerarie o l’ampliamento di quelle esistenti, con particolare attenzione a Roma, Milano, Bologna, Forlì e altre città. Il Ministro Nordio ha sottolineato l’urgenza di affrontare il problema del sovraffollamento, che ha raggiunto un tasso del 129%, con conseguente aumento della violenza e dei suicidi dietro le sbarre. Attualmente, ci sono 61.000 detenuti in Italia, ma solo 51.000 posti disponibili, creando una situazione di sovraffollamento critica. Il piano del governo prevede la costruzione di nove nuove strutture carcerarie, che offriranno complessivamente 2.262 posti aggiuntivi. Questi nuovi spazi sono destinati a migliorare le condizioni di vita dei detenuti e a garantire una sorveglianza efficace da parte della Polizia penitenziaria. Le nuove strutture saranno costruite in diverse città italiane, tra cui Roma, Milano, Cagliari, Sulmona, Brescia e Forlì. In alcune di queste città, come Cagliari, sono già stati inaugurati nuovi padiglioni per i detenuti, mentre in altre sono in corso lavori di costruzione. Il Ministro Nordio ha anche evidenziato l’importanza di trovare soluzioni alternative per ridurre il sovraffollamento, come accordi bilaterali con altri paesi per trasferire i detenuti all’estero e percorsi di affidamento ai servizi di cooperazione. Tuttavia, la costruzione di nuove strutture rimane una priorità per affrontare il problema a lungo termine. Il piano prevede anche un’attenzione particolare alle condizioni dei detenuti stranieri e degli agenti di Polizia penitenziaria, cercando di migliorare le condizioni di lavoro e la sicurezza all’interno delle carceri.

ANSA – ASILI NIDO: FINANZIATI 30 NUOVI POSTI (65% AL SUD)

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha firmato un decreto che destina 400 milioni di euro per finanziare attività volte all’inclusione, alla socialità e al potenziamento delle competenze durante il periodo estivo di sospensione delle lezioni. Questo provvedimento riguarda gli anni scolastici 2023/24 e 2024/25 ed è destinato alle scuole primarie e secondarie statali e paritarie non commerciali. Le risorse previste rappresentano un aumento di 80 milioni di euro rispetto al biennio precedente, consentendo di attivare percorsi che coinvolgeranno tra 800 mila e 1,3 milioni di studenti, con un totale di 1,714 milioni di ore aggiuntive di attività. Le scuole avranno la possibilità di ampliare ulteriormente la platea dei destinatari e la durata dei percorsi attraverso accordi con enti locali, università, organizzazioni di volontariato, associazioni sportive e famiglie, seguendo le migliori pratiche sviluppate in base all’autonomia scolastica. Queste disposizioni sono contenute in una circolare appena firmata dal Ministro. Il Piano estate, come dichiarato dal Ministro Valditara, mira a rendere la scuola un punto di riferimento per studenti e famiglie anche durante l’estate, offrendo opportunità di sport, attività ricreative, laboratori e attività di potenziamento. L’obiettivo è coinvolgere tutte le sinergie positive possibili, coinvolgendo enti locali, associazioni del terzo settore e altre parti interessate. Il ministro ha sottolineato l’importanza di una scuola sempre più aperta e integrata nella comunità, che offra opportunità di aggregazione e formazione durante tutto l’anno, specialmente per quei bambini e ragazzi che non hanno accesso ad altre esperienze di crescita durante l’estate a causa delle esigenze lavorative dei genitori o di situazioni familiari particolari.

REPUBBLICA – SCUOLE APERTE D’ESTATE: FIRMATO IL DECRETO

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha firmato un decreto che destina 400 milioni di euro per finanziare attività volte all’inclusione, alla socialità e al potenziamento delle competenze durante il periodo estivo di sospensione delle lezioni. Questo provvedimento riguarda gli anni scolastici 2023/24 e 2024/25 ed è destinato alle scuole primarie e secondarie statali e paritarie non commerciali. Le risorse previste rappresentano un aumento di 80 milioni di euro rispetto al biennio precedente, consentendo di attivare percorsi che coinvolgeranno tra 800 mila e 1,3 milioni di studenti, con un totale di 1,714 milioni di ore aggiuntive di attività. Le scuole avranno la possibilità di ampliare ulteriormente la platea dei destinatari e la durata dei percorsi attraverso accordi con enti locali, università, organizzazioni di volontariato, associazioni sportive e famiglie, seguendo le migliori pratiche sviluppate in base all’autonomia scolastica. Queste disposizioni sono contenute in una circolare appena firmata dal Ministro. Il Piano estate, come dichiarato dal Ministro Valditara, mira a rendere la scuola un punto di riferimento per studenti e famiglie anche durante l’estate, offrendo opportunità di sport, attività ricreative, laboratori e attività di potenziamento. L’obiettivo è coinvolgere tutte le sinergie positive possibili, coinvolgendo enti locali, associazioni del terzo settore e altre parti interessate. Il ministro ha sottolineato l’importanza di una scuola sempre più aperta e integrata nella comunità, che offra opportunità di aggregazione e formazione durante tutto l’anno, specialmente per quei bambini e ragazzi che non hanno accesso ad altre esperienze di crescita durante l’estate a causa delle esigenze lavorative dei genitori o di situazioni familiari particolari.

ANSA – L’AGCOM VARA LA PAR CONDICIO

L’Autorità per le garanzie nella comunicazioni (Agcom) ha approvato il suo testo sulla par condicio, che stabilisce le regole a cui devono attenersi le emittenti private. Questo testo è diverso da quello elaborato dalla commissione di Vigilanza per la Rai. Sarà l’Agcom ad applicare sanzioni per garantire un dibattito politico corretto e paritario, secondo quanto stabilito dalla legge 28 del 2000. La novità riguarda la valutazione delle fasce orarie durante le quali i soggetti politici sono esposti in TV, considerando gli ascolti registrati dall’Auditel. Inoltre, per i programmi di informazione, si terrà conto della periodicità. Il commissario Elisa Giomi ha votato contro, sottolineando che la discrepanza tra i regolamenti introduce disparità di trattamento tra le emittenti pubbliche e private durante le campagne elettorali. Alcuni membri dell’Agcom sostengono che il testo approvato sia sovrapponibile a quello della commissione di Vigilanza, mantenendo le prerogative istituzionali e politiche secondo le leggi vigenti. L’Unione Sindacale Giornalisti Rai (Usigrai) è soddisfatta che l’Agcom non abbia accolto le modifiche proposte dalla maggioranza di governo in commissione di Vigilanza, ma resta il rammarico per alcune decisioni, come la trasmissione dei comizi in diretta su Rainews24 senza mediazione giornalistica. Le reazioni politiche sono diverse: il vicepresidente dei senatori del Pd, Antonio Nicita, ritiene che l’Agcom garantisca la parità tra i soggetti politici e i cittadini; il capogruppo M5S in Vigilanza Rai, Dario Carotenuto, critica alcune regole più permissive per il governo nei talk show della Rai; i componenti di Fratelli d’Italia in Vigilanza Rai ritengono che le decisioni dell’Agcom confermino la par condicio e stronchino le polemiche delle opposizioni. Secondo il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, le decisioni di Vigilanza Rai e Agcom sono coincidenti e non vi è sconfessione della Vigilanza Rai da parte dell’Agcom.

ANSA – SUICIDI IN CARCERE: 5 MILIONI DI EURO PER LA PREVENZIONE

Il Ministero della Giustizia ha annunciato uno stanziamento di 5 milioni di euro per affrontare il problema dei suicidi in carcere, che dall’inizio dell’anno hanno già raggiunto quota 29, con una media di quasi uno ogni tre giorni. Questo finanziamento è destinato al potenziamento dei servizi di assistenza psicologica nelle carceri italiane. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha dichiarato che i fondi saranno utilizzati per migliorare i servizi trattamentali e psicologici negli istituti penitenziari, coinvolgendo esperti specializzati e professionisti esterni. Questo impegno mira a migliorare le condizioni detentive e a proporre interventi più strutturati e duraturi nel tempo, con l’obiettivo di rendere questa iniziativa una priorità nella prossima legge di bilancio. Il provvedimento prevede anche un aumento delle retribuzioni per i professionisti incaricati di monitorare i detenuti e accompagnarli nel percorso di rieducazione. Fino a gennaio scorso, questi professionisti ricevevano una retribuzione lorda di 17 euro l’ora, ma da febbraio il compenso lordo è salito a più di 30 euro per evitare una riduzione delle prestazioni erogate. Il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Giovanni Russo, ha accolto positivamente l’iniziativa del governo, definendola un “importante pezzo del puzzle” per migliorare le condizioni dei detenuti nelle carceri italiane. Tuttavia, le opposizioni, in particolare i Radicali, ritengono che questi fondi siano insufficienti e che servano solo per gestire l’ordinario anziché per attuare riforme strutturali urgenti. Secondo il Ministro Nordio, le cause dell’aumento dei suicidi in carcere sono da individuare nel sovraffollamento, nella disattenzione e nelle difficoltà psichiche di alcuni detenuti. Una delle soluzioni proposte è il trasferimento dei detenuti stranieri verso i loro Paesi di origine, attraverso accordi con Stati africani per la costruzione o il finanziamento di carceri nei loro territori. Questo programma, noto come piano Mattei, prevede che i detenuti continueranno a scontare la pena nel proprio Paese, ma con standard qualitativi delle strutture penitenziarie garantiti e il rispetto dei loro diritti. Tuttavia, l’attuazione di questo piano è ancora in fase embrionale e richiede accordi specifici con ogni singolo Paese interessato nei prossimi anni. Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, ha sottolineato che molti Paesi non vogliono accettare i detenuti in quanto ciò comporta costi elevati. Inoltre, molte persone detenute hanno legami familiari in Italia, rendendo complicato il trasferimento forzato in altri Paesi.

ANSA – LA CAMERA APPROVA LA PROPOSTA DI LEGGE PER I TEATRI MONUMENTO NAZIONALE

La Camera dei Deputati ha dato il via libera alla proposta di legge volta a dichiarare ‘monumento nazionale’ numerosi teatri italiani. Il testo unificato delle proposte di legge è stato approvato con 172 voti favorevoli, 46 contrari e 65 astenuti, ed è ora in attesa di esame da parte del Senato. La proposta di legge, che è stata sostanzialmente riscritta con due emendamenti presentati dalla Commissione Cultura presieduta da Federico Mollicone, prevede l’inclusione di un nuovo elenco di 408 teatri che meriterebbero il riconoscimento di ‘monumento nazionale’. Inoltre, la legge stabilisce che possono essere dichiarati ‘monumento nazionale’ anche i teatri la cui edificazione risalga ad almeno 100 anni o quelli la cui programmazione sia rivolta ad attività di spettacolo dal vivo con il concorso finanziario pubblico. La legge prevede anche il riconoscimento di quei teatri il cui edificio sia stato riconosciuto di interesse culturale. Con gli emendamenti presentati dalla Commissione Cultura della Camera, è stata eliminata la disposizione che prevedeva l’intervento di un regolamento per stabilire i criteri e la procedura per il conferimento della qualifica di monumento nazionale ad altri teatri storici entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge. Tra i teatri che potrebbero ottenere il riconoscimento di ‘monumento nazionale’ ci sono diversi teatri romani, come il Teatro dell’Opera, il Brancaccio, l’Eliseo, l’Argentina, il Valle, il Quirino, il Rossini, la Sala Umberto e il Salone Margherita. La lista comprende anche teatri di altre città italiane, come la Scala e il Dal Verme di Milano, La Fenice e il Goldoni di Venezia, il Carlo Felice di Genova, il Teatro del Maggio musicale fiorentino, il San Carlo di Napoli, il Massimo e il Bellini di Palermo, il teatro greco di Siracusa, il Civico di Cagliari, Algero e Sassari, oltre a numerosi altri teatri in varie province italiane. La legge specifica che dall’attuazione di questa normativa non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e che le varie amministrazioni competenti provvederanno nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili secondo la legislazione vigente.

CORRIERE – MINISTRO PIANTEDOSI AVVIA L’ITER PER LO SCIOGLIMENTO DEL COMUNE DI BARI PER INFILTRAZIONI MAFIOSE

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha avviato la procedura per valutare lo scioglimento del comune di Bari per presunte infiltrazioni mafiose, come comunicato dal sindaco Antonio Decaro. Questa decisione, giunta alla vigilia delle elezioni comunali previste per l’8 e il 9 giugno, ha suscitato una reazione immediata da parte dei vertici nazionali del Partito Democratico, scatenando una forte controversia politica. Il sindaco Decaro ha espresso indignazione definendo l’azione del ministro Piantedosi un “atto di guerra” e un “sabotaggio” della vita democratica della città di Bari. Decaro ha chiarito che la decisione è arrivata proprio prima delle elezioni, lasciando intendere una possibile interferenza politica nel processo elettorale. Anche Elly Schlein, esponente del PD, ha espresso sorpresa e preoccupazione per la tempistica politicamente sospetta della nomina della commissione. La decisione del Viminale al prefetto, che ha nominato la commissione, è seguita a un incontro con esponenti pugliesi della maggioranza di governo, incluso il viceministro barese Marcello Gemmato. L’iniziativa è stata presa in seguito alle indagini dell’antimafia barese che hanno suggerito un’influenza del clan Parisi-Palermiti sulle elezioni del 2019 e hanno evidenziato presunte infiltrazioni mafiose nella municipalizzata dei trasporti. Tuttavia, il procuratore capo Roberto Rossi ha sottolineato che si trattava di un caso isolato e che l’amministrazione comunale aveva risposto adeguatamente alla criminalità organizzata negli anni. Nonostante ciò, esponenti del centrodestra nazionale, tra cui Gemmato e Francesco Paolo Sisto, hanno sollecitato l’intervento del ministro Piantedosi. Decaro ha annunciato la nomina della commissione di accesso per verificare la possibilità di scioglimento del consiglio comunale. Se le infiltrazioni mafiose venissero confermate, scatterebbe il commissariamento per almeno 18 mesi. Questa sarebbe la prima volta che un capoluogo di regione viene sciolto per mafia, con precedenti solo a Reggio Calabria e Foggia. Il sindaco ha ribadito la sua opposizione a questa decisione, definendola una “vicenda vergognosa e gravissima”. Ha denunciato la mancanza di attenzione verso la documentazione presentata dall’amministrazione comunale e ha promesso di opporsi con tutte le sue forze a questa “aggressione” alla città e ai suoi cittadini. Decaro ha enfatizzato il suo impegno nel contrastare la criminalità organizzata e ha dichiarato che non resterà in silenzio di fronte a questa “operazione di inversione della verità”. Il supporto a Decaro è arrivato da vari esponenti del Partito Democratico, incluso la segretaria Elly Schlein, che ha condannato la tempistica della decisione del ministro Piantedosi e ha sottolineato la gravità dell’azione intrapresa senza esaminare adeguatamente la documentazione presentata dall’amministrazione comunale.

ANSA – VALDITARA: “IN AUOLA MAGGIORANZA DEGLI ALUNNI DEVE ESSERE ITALIANA”

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sui social: “Se si è d’accordo che gli stranieri si assimilino sui valori fondamentali iscritti nella Costituzione ciò avverrà più facilmente se nelle classi la maggioranza sarà di italiani, se studieranno in modo potenziato l’italiano laddove già non lo conoscano bene, se nelle scuole si insegni approfonditamente la storia, la letteratura, l’arte, la musica italiana, se i genitori saranno coinvolti pure loro nell’apprendimento della lingua e della cultura italiana e se non vivranno in comunità separate. È in questa direzione che noi intendiamo muoverci”.

WIRED – DAL 14 MARZO E’ INIZIATO IL G7 OSPITATO DALL’ITALIA

Il G7, il forum intergovernativo che riunisce sette delle economie più avanzate del mondo, sarà ospitato dall’Italia quest’anno, con una serie di incontri ministeriali in diverse città italiane seguiti dal vertice dei capi di stato e di governo previsto tra il 13 e il 15 giugno in Puglia. Ecco una panoramica su come funziona il G7, chi ne fa parte e il calendario degli eventi in Italia. Il G7 ha avuto origine nel 1974, includendo inizialmente Francia, Repubblica federale di Germania, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone. Nel 1975 si unì anche il Canada, seguito dall’Italia nel 1976, portando il totale dei membri a 7. Dal 1998 al 2014, la Russia è stata invitata, ma successivamente espulsa a causa dell’annessione illegale della Crimea. L’Unione Europea partecipa come osservatore permanente, ma non è inclusa nei conteggi ufficiali.

Una serie di incontri ministeriali si svolgeranno in varie città italiane tra marzo e novembre 2024, coprendo una vasta gamma di tematiche internazionali.

Verona e Trento, 14-15 marzo: Industria, Tecnologia e Digitale.
Milano, 11-13 aprile: Trasporti.
Capri, 17-19 aprile: Affari Esteri e Relazioni Internazionali.
Torino, 28-30 aprile: Clima, Energia e Ambiente.
Venezia, 9-10 maggio: Giustizia.
Stresa, 23-25 maggio: Finanza.
Trieste, 27-29 giugno: Istruzione.
Bologna e Forlì, 9-11 luglio: Scienza e Tecnologia.
Villa San Giovanni e Reggio Calabria, 16-17 luglio: Commercio Internazionale.
Genova, 24-26 luglio: Sviluppo Urbano.
Cagliari, 11-13 settembre: Lavoro e Occupazione.
Positano, 19-21 settembre: Cultura.
Siracusa, 26-28 settembre: Agricoltura.
Avellino, 2-4 ottobre: Interni.
Matera, 4-6 ottobre: Pari Opportunità.
Ancona, 14-16 ottobre: Salute.
Toscana, 13-15 novembre: Turismo (Città non ancora confermata).
Fiuggi e Pescara, date da definire: Affari Esteri e Sviluppo.

Il culmine dell’evento sarà il vertice dei capi di stato e di governo del G7 che si terrà a Borgo Egnazia, nella provincia di Brindisi, tra il 13 e il 15 giugno 2024. Questo incontro rappresenta un’importante occasione per discutere questioni cruciali a livello internazionale e per prendere decisioni strategiche.

L’INDIPENDENTE – IL GOVERNO VUOLE PRIVATIZZARE POSTE ITALIANE

Il Governo Meloni accelera sulla privatizzazione di Poste Italiane. Un decreto della presidenza del Consiglio dei ministri (DPCM) inviato alla Camera per il parere delle Commissioni Trasporti e Bilancio delinea la cessione del 29% delle azioni attualmente in mano pubblica. L’obiettivo è di raccogliere 1,5 miliardi di euro nell’immediato, con possibili ricadute negative sulle entrate future e sui dividendi di una delle aziende più redditizie del panorama italiano. Al momento, il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) controlla il 29,26% di Poste Italiane, mentre Cassa Depositi e Prestiti (CDP) – controllata dal MEF – ne detiene il 35%. Il restante 35,74% è in mano a investitori privati. Il DPCM stabilisce che la quota dello Stato non scenderà sotto il 35%, il che significa che il 29% delle azioni possedute dal MEF sarà messo sul mercato. L’offerta di azioni sarà rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia, inclusi i dipendenti del gruppo Poste Italiane, e/o a investitori istituzionali italiani ed internazionali. Circa il 30% delle azioni messe sul mercato dovrebbe essere destinato ai risparmiatori, mentre la quota restante andrà agli investitori istituzionali. L’operazione dovrebbe fruttare circa 1,5 miliardi di euro nelle casse dello Stato. La privatizzazione di Poste Italiane ha sollevato le preoccupazioni dei sindacati, che temono un ridimensionamento dell’universalità del servizio e una minore attenzione alle aree rurali e a quelle con meno di cinquemila abitanti. Si teme inoltre che la logica del profitto possa prevalere sulla mission sociale e territoriale dell’azienda. Il DPCM è stato inviato alla Camera per il parere delle Commissioni competenti. L’operazione di privatizzazione dovrebbe concludersi nell’autunno di quest’anno. L’esito della privatizzazione avrà un impatto significativo sul futuro di Poste Italiane, una delle aziende più importanti del Paese, con oltre 12 miliardi di euro di ricavi e 30.000 dipendenti.

L’INDIPENDENTE – GOVERNO: L’IDENTITA’ DIGITALE CON CODICE QR SARA’ REALTA’ ENTRO L’ANNO

Il sottosegretario all’Innovazione, Alessio Butti, ha annunciato il debutto di It Wallet, il nuovo “portafoglio digitale” italiano, previsto per la metà del 2024. It Wallet integrerà i sistemi di identità digitale Spid e Cie e conterrà documenti come carta d’identità, tessera sanitaria, patente, tessera elettorale e altri. L’obiettivo è semplificare il rapporto dei cittadini con la Pubblica Amministrazione e creare una “Schengen digitale”. Il sistema avrà due soluzioni: una pubblica e una privata, con gli stessi standard tecnologici per garantire interoperabilità e sicurezza. It Wallet si basa sul principio dell'”interoperabilità”: i dati saranno accessibili da diversi enti, evitando duplicazioni e semplificando le procedure. La sicurezza è un tema chiave: il sistema garantirà alti standard di protezione dei dati, pur con la consapevolezza che nessun sistema digitale è inattaccabile. Il modello di riferimento è il Green Pass: considerato un successo in termini di interoperabilità, rappresenta un esempio di come l’identità digitale possa essere utilizzata in vari contesti. L’obiettivo finale è la creazione di una “società digitale”: un processo in atto da tempo, accelerato dalla pandemia, che pone interrogativi su privacy, controllo e rischi di censura. Il governo Meloni si pone in continuità con il precedente governo Draghi: l’ex ministro Colao aveva già delineato la traiettoria verso la digitalizzazione totale, con l’identità digitale come tassello fondamentale. Preoccupazioni emergono sui rischi di un sistema di controllo eccessivo: la possibilità di escludere individui dalla società tramite la sospensione del “portafoglio digitale” apre scenari inquietanti.

CORRIERE – VIA LIBERA AL PROGETTO DEFINITIVO DEL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA

Il consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina ha approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina, aprendo la strada all’avvio dei lavori. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha confermato l’intenzione di aprire i cantieri entro l’estate del 2024 e di completare l’opera entro il 2032. Salvini ha sottolineato i benefici del Ponte, che porterebbe sviluppo e crescita non solo in Sicilia e Calabria, ma in tutta Italia. La Lombardia, in particolare, secondo il ministro, sarebbe la regione con il maggiore incremento di PIL e posti di lavoro creati. Il progetto definitivo è stato sottoposto a un rigoroso sistema di verifiche da parte di esperti di aerodinamica, sismica, geotecnica e ambiente. Il comitato scientifico, composto da nove esperti nominati dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, ha espresso parere favorevole. Soddisfazione è stata espressa dal senatore della Lega Nino Germanà, che ha attribuito il merito del risultato alla determinazione di Salvini. L’approvazione del progetto definitivo rappresenta una tappa fondamentale per la realizzazione del Ponte sullo Stretto, un’opera attesa da decenni e che potrebbe avere un impatto significativo sull’economia del Sud Italia. La tabella di marcia prevede l’apertura del cantiere quest’estate, con la conclusione dei lavori prevista per il 2032. Il costo stimato dell’opera è di circa 6,5 miliardi di euro.

ILSOLE24ORE – GOVERNO INTRODUCE LA PATENTE A “CREDITI” PER I CANTIERI

Il Consiglio dei Ministri ha approvato una nuova normativa volta a migliorare la sicurezza nei cantieri attraverso l’introduzione della cosiddetta “patente a punti” per le imprese e i lavoratori autonomi operanti in contesti di cantiere temporanei o mobili. Tale iniziativa, inclusa nella bozza del decreto Pnrr, prevede l’entrata in vigore del sistema dal primo ottobre 2024 e punta a ridurre le irregolarità e gli incidenti sul lavoro. La patente a punti sarà rilasciata in formato digitale dalla competente sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro e sarà soggetta a diversi requisiti, tra cui l’iscrizione alla camera di commercio, l’adempimento degli obblighi formativi e il possesso di documenti quali il Durc, il Dvr e il Durf. Ogni impresa o lavoratore autonomo otterrà un punteggio iniziale di trenta crediti, consentendo loro di operare nei cantieri con una dotazione pari o superiore a 15 crediti. Tuttavia, il sistema prevede una serie di sanzioni in caso di inadempienze o incidenti sul lavoro, che comporteranno la decurtazione dei crediti assegnati. Ad esempio, la responsabilità per un incidente mortale comporterà la perdita di 20 crediti, mentre in caso di inabilità permanente al lavoro si perderanno 15 crediti e se l’infortunio causerà uno stop per più di quaranta giorni, verranno scalati 10 crediti. Inoltre, in caso di morti bianche o inabilità permanenti, l’Ispettorato nazionale del lavoro avrà il potere di sospendere la patente in via cautelativa fino a un massimo di dodici mesi. Sarà possibile recuperare i crediti decurtati frequentando corsi formativi, ma è importante sottolineare che l’ottenimento della patente non garantisce una totale impunità, in quanto sono previste sanzioni per coloro che non rispettano le norme di sicurezza. L’approvazione di questa misura arriva in seguito alla tragedia di Firenze, dove cinque operai hanno perso la vita in un crollo avvenuto in un cantiere. Le reazioni dei sindacati sono state variegate: mentre la Cgil ha espresso insoddisfazione per le risposte del governo, annunciando ulteriori forme di mobilitazione, la Uil ha criticato l’approccio della patente a crediti, definendo la valutazione dei rischi lontana dal rispetto delle vite umane. D’altra parte, il leader della Cisl ha accolto positivamente il dialogo con il governo e ha sottolineato l’importanza di un approccio concertato per affrontare la questione della sicurezza sul lavoro.

ADNKRONOS – GOVERNO APPROVA NORME PER REALIZZARE 60MILA NUOVI ALLOGGI UNIVERSITARI

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un pacchetto di norme volte a consentire una rapida realizzazione di alloggi per studenti universitari. Le nuove disposizioni prevedono procedure semplificate e l’istituzione di un commissario straordinario, oltre a un bando da 1,2 miliardi di euro per la creazione di 60.000 nuovi posti letto entro il 2026, come previsto nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Il Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha accolto con favore questa decisione, definendola una svolta significativa per il tema degli alloggi universitari, che rappresenta una priorità per il Governo. Il Consiglio dei Ministri ha accettato la proposta del Ministro di istituire la figura di un Commissario straordinario per gli alloggi universitari, incaricato di coordinare le politiche abitative e di accelerare la realizzazione dei posti letto. Questo soggetto, che sarà individuato nei prossimi giorni, lavorerà in collaborazione con altri ministeri, la Struttura di missione PNRR della Presidenza del Consiglio e le autorità locali. Le nuove misure prevedono anche l’ampliamento dei soggetti autorizzati a realizzare nuovi alloggi, includendo anche soggetti pubblici oltre al privato convenzionato con il pubblico. Inoltre, sarà possibile riconoscere un contributo sotto forma di credito d’imposta anche ai proprietari degli immobili. Per favorire la realizzazione delle residenze universitarie, sarà potenziata la collaborazione con il Demanio, mentre università statali, enti di ricerca e enti regionali per il diritto allo studio potranno richiedere il supporto dell’Agenzia come stazione appaltante. Le agevolazioni fiscali saranno un altro strumento per incentivare la realizzazione di alloggi per studenti. L’incremento del valore della rendita catastale dell’immobile a seguito del mutamento della destinazione d’uso non concorrerà alla determinazione della tassazione sugli immobili e delle imposte ipotecarie e catastali. Quanto al bando per i 60.000 nuovi posti letto, esso sarà aperto sia a soggetti gestori di alloggi o residenze pubblici che privati. Gli immobili, con almeno 20 posti letto ciascuno, dovranno essere situati nelle vicinanze delle sedi universitarie o in zone ben collegate tramite trasporto pubblico. Il contributo economico, erogato in un’unica soluzione, sarà di circa 20.000 euro per posto letto, e almeno il 30% dei posti letto dovrà essere destinato agli studenti meritevoli provenienti da famiglie a basso reddito.

ANSA – APPROVATO IN VIA DEFINITIVA IL DECRETO “MILLEPROROGHE”

Il decreto “Milleproroghe” è stato approvato in via definitiva dal Senato mercoledì pomeriggio con 93 voti favorevoli, 61 contrari e un astenuto. Questo provvedimento, già approvato dal Consiglio dei ministri a fine dicembre e successivamente dalla Camera il 19 febbraio, ha subito il processo di approvazione senza possibilità di modifiche, poiché il governo ha posto la questione di fiducia sia alla Camera che al Senato. L’utilizzo della fiducia è una pratica comune per accelerare i tempi di conversione di decreti-legge, garantendo che il testo venga votato senza emendamenti. Nel caso del “Milleproroghe”, la conversione in legge doveva avvenire entro la fine del mese, ovvero entro 60 giorni dall’approvazione del Consiglio dei ministri, altrimenti sarebbe decaduto. Questo decreto è una prassi consolidata da quasi trent’anni, attraverso la quale il governo prolunga la validità di numerose norme in scadenza, riguardanti una vasta gamma di materie. La sua finalità è evitare che tali norme cadano in disuso e garantire la continuità normativa su temi eterogenei.

ANSA – APPROVATO L’ACCORDO TRA ITALIA E ALBANIA PER LA GESTIONE DEI MIGRANTI

Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge che ratifica l’accordo tra Italia e Albania per la gestione dei migranti. L’accordo prevede la costruzione di due centri italiani in Albania, dove saranno accolti fino a 3.000 migranti. L’Italia si farà carico di tutti i costi, mentre l’Albania garantirà la sicurezza esterna dei centri. Il via libera è arrivato con 93 voti a favore, 61 contrari e nessun astenuto. Il testo era già stato approvato dalla Camera a gennaio. L’accordo era stato presentato a inizio novembre dai premier Giorgia Meloni e Edi Rama. Le opposizioni hanno espresso dubbi sulla sua efficacia e costituzionalità. La ratifica del Senato rende l’accordo legge. La costruzione dei centri dovrebbe iniziare a breve. L’obiettivo è di decongestionare gli hotspot italiani e di migliorare la gestione dei flussi migratori.

ILMESSAGGERO – PRESENTATO EMENDAMENTO PER CONSENTIRE AGLI STUDENTI FUORI SEDE DI VOTARE SENZA TORNARE NEL COMUNE DI ORIGINE

Fratelli d’Italia ha presentato un emendamento al decreto-legge “Elezioni”, proponendo di consentire agli studenti fuori sede di votare alle prossime elezioni europee del 2024 senza dover tornare nel proprio comune di origine. L’emendamento è stato avanzato in commissione Affari costituzionali del Senato, nell’ambito delle discussioni sul decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 29 gennaio. L’emendamento, se approvato, permetterebbe agli studenti fuori sede da almeno tre mesi di votare in due modalità differenti a seconda della loro circoscrizione elettorale. Se lo studente si trova nella stessa circoscrizione elettorale del proprio comune di residenza, potrebbe votare presso un seggio nel suo comune di domicilio, previa autorizzazione. Se invece la circoscrizione è diversa, dovrebbe recarsi nei capoluoghi di regione, dove sarebbero allestite speciali sezioni elettorali. La proposta, se adottata, rappresenterebbe un passo avanti rispetto alle proposte precedenti, anche se limitata agli studenti fuori sede. Tuttavia, genera interesse e supporto trasversale tra i partiti politici, con il Partito Democratico che già da tempo sostiene un’iniziativa simile. Le proposte per il voto fuori sede hanno affrontato ostacoli nel passato, ma l’attuale proposta sperimentale potrebbe finalmente portare a un cambiamento, sebbene limitato nel suo scopo. La discussione continua, mentre si valutano i dettagli dell’emendamento e si prevedono ulteriori sviluppi nei prossimi mesi.

SKYTG24 – SENATO APPROVA IL “DDL NORDIO” CHE CANCELLA IL REATO DI ABUSO D’UFFICIO

Il Senato ha approvato con 104 voti a favore e 56 contrari il “ddl Nordio”, il disegno di legge del ministro della Giustizia Carlo Nordio che modifica il codice penale e la procedura penale. Tra le novità più importanti, la cancellazione del reato di abuso d’ufficio (articolo 323 del codice penale). Il reato, che puniva chi commetteva illeciti nell’esercizio delle proprie funzioni di pubblico ufficiale, era spesso contestato a sindaci e amministratori locali, che lamentavano una “paura della firma” per il timore di incorrere in procedimenti penali. Il ddl Nordio ora passerà alla Camera per l’approvazione definitiva. Il testo era stato approvato dalla commissione Giustizia del Senato il 9 gennaio. Hanno votato a favore del ddl i partiti della maggioranza di governo, Italia Viva e Azione. Hanno votato contro il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Le modifiche al codice penale e di procedura penale introdotte dal ddl Nordio sono numerose. Oltre alla cancellazione del reato di abuso d’ufficio, il ddl prevede: Modifiche al reato di traffico di influenze illecite: la pena sarà aumentata se il reato è commesso da un pubblico ufficiale. Stretta sulla pubblicazione delle intercettazioni: le intercettazioni non saranno più utilizzabili se non sono state acquisite nel corso di un’indagine penale. Limiti alla possibilità per i pm di ricorrere in appello in caso di sentenza di assoluzione.

LASTAMPA – IL CONFLITTO DI INTERESSI DEI POLITICI CHE INSEGNANO NELLE UNIVERSITA’ TELEMATICHE e CHE LAVORANO A UN EMENDAMENTO PER LE UNIVERSITA’ TELEMATICHE

Il decreto Milleproroghe, in discussione alla Camera, torna a far discutere per due emendamenti controversi: uno che riapre la rottamazione quater per le cartelle esattoriali e uno che rinvia di un anno l’adeguamento degli standard qualitativi per le università telematiche. Il governo e i relatori del decreto stanno lavorando a una nuova proroga per la rottamazione quater, permettendo ai contribuenti che hanno fatto domanda ma non hanno saldato il dovuto di mettersi in regola entro il 28 febbraio 2024. La proroga riguarda le rate scadute il 31 ottobre e il 30 novembre 2023, già oggetto di un precedente rinvio al 18 dicembre. La Lega ha presentato un emendamento che rinvia di un anno l’obbligo per le università telematiche di uniformarsi agli standard qualitativi degli atenei tradizionali. Il testo, definito “emendamento Bandecchi” da una fonte, ha acceso un acceso dibattito. La Crui (la conferenza dei rettori) e l’Anvur (l’agenzia di valutazione della ricerca) chiedono alle università telematiche di aumentare il numero di docenti a tempo indeterminato in rapporto agli iscritti. Secondo i dati del 2022, le università tradizionali hanno un rapporto di 1 professore ogni 28 studenti, mentre quelle telematiche 1 ogni 385. Il Tar e l’Anac si sono pronunciati a favore di un aumento dei docenti nelle università telematiche, evidenziando come l’attuale sproporzione abbia favorito un vantaggio competitivo rispetto agli altri atenei. L’Anac ha inoltre lanciato l’allarme sui rischi di corruzione legati ai titoli di studio, soprattutto in riferimento al mancato controllo su migliaia di esami e tesi. L’emendamento sulle università telematiche ha sollevato dubbi su un possibile conflitto di interessi. L’Università Cusano, fondata dal sindaco di Terni Stefano Bandecchi (Lega), in passato ha finanziato più partiti politici. Inoltre, il presidente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio, Nazario Pagano (Forza Italia), è avvocato e docente a contratto presso l’Università telematica Pegaso.

TODAY – SALVINI FIRMA LA DIRETTIVA SUI LIMITI DI VELOCITA’ NEI COMUNI CHE “SMONTA” I 30Km/h

Giovedì, il Ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha firmato una direttiva che revoca la limitazione di velocità a 30 km/h in molte strade cittadine, stabilendo invece un limite massimo di 50 km/h. Questa mossa ha suscitato una serie di reazioni e dibattiti, non solo a livello locale, ma anche nazionale ed europeo. La decisione del Ministro si basa su un’analisi della sicurezza stradale, mirando a bilanciare sicurezza e fluidità del traffico. Il provvedimento, applicabile su scala nazionale, richiede che i limiti di velocità siano stabiliti in modo mirato, tenendo conto delle condizioni specifiche di ogni strada o tratto stradale e degli obiettivi di miglioramento del traffico. Questa direttiva ha un impatto diretto sugli enti locali, i quali devono adeguare le proprie ordinanze in conformità con le nuove disposizioni del governo centrale. Il Comune di Bologna, per esempio, sta valutando l’impatto della direttiva e studiando come procedere. Mentre il modello “Città 30” potrebbe subire delle modifiche, il Comune cercherà di garantire il rispetto del codice della strada. Galeazzo Bignami, viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, ha sottolineato la necessità che i comuni si adeguino alle nuove direttive. Ha chiarito che, se necessario, il governo disapplicherà le ordinanze locali in contrasto con la direttiva ministeriale. La revoca del limite a 30 km/h ha sollevato diverse questioni. Molti cittadini avevano inizialmente accolto con favore la riduzione della velocità, citando benefici sulla sicurezza stradale e sull’ambiente. Tuttavia, il Ministro Salvini ha ribadito che è importante garantire una circolazione efficiente senza imporre eccessivi rallentamenti al traffico. La revoca del limite dei 30 km/h solleva anche interrogativi sulla sicurezza dei pedoni e dei ciclisti. I sostenitori del limite inferiore ritengono che ridurre la velocità a 30 km/h avrebbe potuto contribuire a salvare vite umane e ridurre il numero di incidenti. A livello europeo, la decisione del governo italiano va contro le raccomandazioni del Parlamento Europeo, che promuove limiti di velocità più bassi nelle aree urbane per migliorare la sicurezza stradale e ridurre le emissioni. Il dibattito sul futuro della mobilità urbana in Europa continua, con l’UE che sostiene l’adozione di misure volte a proteggere i pedoni, i ciclisti e gli altri utenti vulnerabili della strada.

L’INDIPENDENTE – NUOVO PIANO MATTEI: INIZIA IL SUMMIT TRA ITALIA E PAESI AFRICANI

A Roma ha preso il via il summit tra Italia e Paesi africani per il cosiddetto “Piano Mattei”, dedicato all’indipendenza africana e promosso dalla premier italiana Giorgia Meloni. Il summit, inaugurato a Palazzo Madama, si concentra su progetti pilota riguardanti energia rinnovabile, istruzione e formazione professionale. All’incontro hanno partecipato leader africani, vertici dell’UE, dell’Unione africana e organizzazioni internazionali. Meloni ha annunciato fondi per progetti pilota, incluso un centro di formazione sull’energia rinnovabile in Marocco. Si prevedono iniziative anche in Algeria, Mozambico, Egitto, Congo ed Etiopia. Meloni ha dichiarato un impegno a lungo termine per una collaborazione equa e sostenibile con l’Africa, evitando un’approccio predatorio. La Commissione Europea ha espresso sostegno per una nuova fase di cooperazione con la Banca africana di sviluppo, integrando il Piano Mattei con il programma europeo “European Global Gateway”. Tuttavia, associazioni africane hanno criticato il piano per promuovere l’espansione del gas fossile, minando gli investimenti nelle energie rinnovabili e ignorando la crisi climatica. La società civile africana ha sottolineato l’importanza di evitare nuove infrastrutture per i combustibili fossili, richiedendo una politica energetica più sostenibile. Il summit rappresenta un impegno significativo per rafforzare i legami tra Italia e Africa, con un focus su sviluppo equo, sicurezza e transizione energetica, ma le preoccupazioni riguardo all’impatto ambientale del piano rimangono.

ANSA – CONSIGLIO DEI MINISTRI APPROVA IL VIA LIBERA ALLE MISSIONI INTERNAZIONALI

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge per modificare la partecipazione italiana alle missioni internazionali. La legge agevolerà l’impiego operativo delle unità e dei mezzi nella stessa area e consentirà la preparazione delle forze ad alta prontezza per crisi ed emergenze all’estero. L’attivazione sarà decisa dal Consiglio dei Ministri, con procedure più rapide inviate alle Camere per l’autorizzazione. La modifica mira a garantire maggiore flessibilità nell’impiego delle forze militari italiane, in coerenza con gli scenari di crisi in continua evoluzione. La normativa prevede anche lo spostamento della scadenza per la presentazione delle relazioni sulle missioni in corso, allineandole alla pianificazione finanziaria derivante dalla legge di bilancio.

ADNKRONOS – LE MISURE APPROVATE IN CDM: ELECTION DAY, DDL FERRAGNI, ANZIANI, FISCO E HACKER

Il Consiglio dei Ministri si è concluso con l’approvazione di diverse misure di rilevanza nazionale. Il cosiddetto ddl Ferragni è stato approvato, introducendo multe fino a 50.000 euro per la violazione delle nuove norme sulla trasparenza nella beneficenza. Il ministro per le Imprese Adolfo Urso ha sottolineato la necessità di rendere chiare e non ingannevoli le informazioni sulla commercializzazione di prodotti a scopo benefico. Il Consiglio ha anche dato il via libera al dl Election Day, che accorpa le elezioni europee, del primo turno delle amministrative e regionali in alcune regioni, fissando le elezioni amministrative ed europee per il 8 e 9 giugno. Inoltre, è stato concesso il terzo mandato per i sindaci dei comuni tra i 5.000 e i 15.000 abitanti. Riguardo agli anziani, è stato approvato un decreto legislativo che destina circa 1 miliardo di euro per sostenere iniziative di invecchiamento attivo, assistenza sociale e sanitaria, promozione dell’inclusione sociale e prevenzione della fragilità. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha evidenziato l’importanza del decreto nel favorire la salute e l’inclusione sociale degli anziani. Altri provvedimenti chiave includono l’approvazione del dlgs sull’accertamento, con norme sul concordato preventivo biennale, e un giro di vite sugli hacker e i reati legati alla cybersicurezza. Il governo ha sottolineato che le risorse provenienti dal concordato preventivo saranno utilizzate per ulteriori riduzioni delle aliquote Irpef. Infine, è stato evidenziato che il ddl approvato non contiene disposizioni sull’Intelligenza Artificiale, in attesa del dettaglio del Regolamento europeo sull’IA.

ANSA – IL SENATO APPROVA IL DISEGNO DI LEGGE SULL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Il Senato ha votato a favore del disegno di legge sull’autonomia differenziata con 110 sì, 64 no e 30 astenuti. Il provvedimento, promosso dal ministro degli Affari regionali Roberto Calderoli, definisce le procedure attraverso le quali le regioni possono richiedere e ottenere l’autorizzazione a gestire autonomamente alcune competenze attualmente a carico dello Stato centrale. Il testo passa ora alla Camera dei Deputati, dove potrebbe subire modifiche prima di una possibile approvazione. Il Partito Democratico ha manifestato forte opposizione, sottolineando la difesa dell’unità e indivisibilità della Repubblica. Tuttavia, l’approvazione al Senato non implica automaticamente il trasferimento di competenze alle regioni. Il disegno di legge fornisce solo una cornice procedurale, condizionata dalla definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni e dalla negoziazione tra regioni, governo e parlamento. Le critiche si concentrano sul potenziale aumento delle disparità regionali e sulle incertezze riguardo all’impatto economico e alla gestione delle risorse pubbliche.

ILPOST – LA CAMERA APPROVA LA LEGGE CHE INASPRISCE LE PENE PER CHI DANNEGGIA LE OPERE D’ARTE

La Camera ha definitivamente approvato la legge proposta dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che prevede pene più severe per chi danneggia opere d’arte e beni paesaggistici. Il disegno di legge, presentato dal governo nel 2023, era stato precedentemente approvato dal Senato a luglio e ha ora ottenuto il via libera definitivo dalla Camera. La nuova normativa prevede l’incremento delle pene esistenti per il danneggiamento dei beni culturali e introduce due nuovi reati. Coloro che distruggono, disperdono, deteriorano o rendono inutilizzabili beni culturali o paesaggistici, potrebbero affrontare una reclusione da due a cinque anni e sanzioni da 20.000 a 60.000 euro. Per chi deturpa o imbratta tali beni, o li destina a un uso incompatibile con il loro valore storico o artistico, sono previste multe da 10.000 a 40.000 euro. Inoltre, la legge introduce la possibilità di reclusione da uno a sei mesi o una sanzione da 300 a mille euro per chi danneggia teche, custodie e altre strutture che espongono, proteggono o conservano beni culturali nei musei o in altri luoghi espositivi.

CORRIERE – VIA LIBERA DEL GOVERNO PER LA COMMERCIALIZZAZIONE DI INSETTI PER USO ALIMENTARE

Il governo ha dato il via libera alla commercializzazione di insetti per uso alimentare in Italia. Il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 29 dicembre, autorizza la vendita di farina di grillo, larva gialla, locusta migratoria e verme della farina. La decisione arriva dopo anni di discussioni e resistenze da parte dell’opinione pubblica. L’obiettivo del governo è quello di promuovere un’alimentazione sostenibile e a basso impatto ambientale. Gli insetti sono infatti una fonte di proteine, ferro e altri nutrienti, e richiedono meno risorse rispetto ad altre fonti di proteine animali, come carne e pesce. Tuttavia, l’arrivo degli insetti sulle tavole degli italiani non è stato accolto con favore da tutti. Un sondaggio della Coldiretti del 2021 ha rilevato che il 54% degli italiani è contrario al consumo di insetti. Le preoccupazioni principali riguardano la sicurezza alimentare e la provenienza degli insetti. L’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha infatti raccomandato di svolgere ulteriori ricerche in merito. In particolare, ha sconsigliato l’uso di integratori a base di larva gialla ai minori di 18 anni, avvertendo della possibilità di ammalarsi di zoonosi. Anche in Italia il ministro della salute, Orazio Schillaci, ha segnalato i possibili danni per la salute: “chi acquista prodotti a base di farine di insetti deve sapere che c’è un rischio di allergia”. Nonostante le perplessità, gli insetti sono già presenti in alcuni supermercati italiani. Le aziende produttrici stanno lavorando per rendere i prodotti a base di insetti più appetibili per i consumatori, utilizzando ad esempio tecniche di lavorazione che ne nascondono l’aspetto. Il 2024 sarà quindi l’anno della grande rivoluzione alimentare, vedremo se i prodotti a base di insetto avranno successo negli scaffali dei supermercati.

ANSA – GOVERNO APPROVA LO STOP ALLE PUBBLICAZIONI DELLE ORDINANZE DI ARRESTI

La Camera dei deputati ha approvato un emendamento che vieta la pubblicazione dell’ordinanza di custodia cautelare, cioè l’atto con cui il pubblico ministero ufficializza la sua richiesta di andare a processo, fino all’udienza preliminare. L’emendamento, presentato dal deputato di Azione, Enrico Costa, è stato approvato con 160 voti favorevoli e 70 contrari. I “no” sono arrivati da Movimento 5 Stelle, Avs e Pd, mentre Italia Viva e Azione, invece, hanno votato insieme alla maggioranza. La proposta di modifica per la quale il governo aveva annunciato il parere contrario è stata riformulata. Il testo prevedeva il “divieto di pubblicazione dell’ordinanza di custodia cautelare”, mentre nella riformulazione proposta dal governo si parla di divieto di pubblicazione “integrale o per estratto” del testo dell’ordinanza. Dal 2019, grazie alla legge dell’ex ministro dem Andrea Orlando sulle intercettazioni, quegli atti erano pubblici. D’ora in poi non potranno più essere pubblicati. I sostenitori dell’emendamento hanno sostenuto che la pubblicazione dell’ordinanza di custodia cautelare può pregiudicare il diritto alla presunzione di innocenza dell’indagato. I critici, invece, hanno sostenuto che la misura limita il diritto dei cittadini a essere informati.

ILPOST – L’AVVOCATURA DELLO STATO SI OPPONE AI RISARCIMENTI PER LE STRAGI NAZISTE

L’Avvocatura dello Stato si sta opponendo ai risarcimenti chiesti ai familiari delle vittime delle stragi naziste compiute in Italia durante la Seconda guerra mondiale. La sua posizione è stata definita “inaccettabile” da diversi politici e avvocati. L’Avvocatura, che rappresenta lo Stato nelle controversie legali, ha contestato le richieste di risarcimento in diversi processi, sostenendo che i parenti delle vittime non ne abbiano diritto. In alcuni casi ha contestato le prove delle stragi, in altri ha chiesto la prescrizione del diritto al risarcimento, in altri ancora ha dubitato dell’effettivo danno procurato. L’opposizione dell’Avvocatura è stata particolarmente criticata nel caso di Maria Pia e Giuliana Mannini, due donne che hanno ottenuto un risarcimento di 270mila euro ciascuna per la morte del padre, ucciso dai nazisti a Niccioleta, in Toscana, nel 1944. “L’atteggiamento dell’Avvocatura è inaccettabile”, ha detto il senatore Dario Parrini, vicepresidente della commissione Affari costituzionali. “Questi processi hanno un valore storico e morale, non solo economico. L’Avvocatura dovrebbe limitarsi a pagare i risarcimenti, non a ostacolarli”. Parrini ha presentato un disegno di legge per invitare il governo a dare un’interpretazione più chiara alla legge approvata nel 2022 che istituisce un fondo per i risarcimenti alle vittime delle stragi naziste. Il disegno di legge è stato firmato da molti altri parlamentari, ma è ancora in attesa di essere discusso. “La nostra proposta è bloccata alla commissione Bilancio”, ha detto Parrini. “Il governo non la sta trattando seriamente”. L’avvocato Giulio Arria, che assiste molti parenti di vittime del Terzo Reich, ha detto che l’opposizione dell’Avvocatura è “un segnale di vergogna”. “Lo Stato dovrebbe essere dalla parte delle vittime, non dall’altra parte”, ha detto Arria.

ILGIORNALE – L’INCHIESTA SU LUCA CASARINI, INDAGATO PER FAVOREGGIAMENTEO DELL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA

Luca Casarini, l’attivista della ong Mediterranea, è indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violazione del codice della navigazione. Le indagini della Procura di Ragusa hanno portato alla luce un quadro imbarazzante, in cui si ipotizza che Casarini e altri indagati abbiano usato impropriamente donazioni ricevute dalla Chiesa e da Maersk, una compagnia danese. In particolare, Casarini avrebbe ricevuto 6 mila euro mensili dalla Chiesa, che non sarebbero stati destinati alle missioni di salvataggio in mare, ma per uso personale. L’inchiesta ha anche portato alla luce un stretto rapporto tra Casarini e alcuni vescovi, tra cui il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana. Casarini ha respinto tutte le accuse, sostenendo che il denaro della Chiesa è stato usato per le missioni e che i bilanci pubblici della ong lo dimostrano. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 6 dicembre.

L’INDIPENDENTE – IN ITALIA OGNI MESE UN’AMMINISTRAZIONE LOCALE VIENE SCIOLTA PER MAFIA

Dal 1° gennaio 2022 al 30 settembre 2023 sono stati sciolti per mafia ben 18 enti locali in tutta Italia. È quanto emerge dal dossier di avviso pubblico “La linea della Palma” sui Comuni sciolti per infiltrazioni della criminalità organizzata, curato dall’Osservatorio Parlamentare. In questo arco di tempo, quindi, la media è di uno scioglimento al mese. Dal 1991, anno in cui è stata introdotta la normativa di riferimento, sono stati sciolti in tutto 383 enti locali in undici regioni della Penisola, di cui sei nel Nord o nel Centro Italia. Il report evidenzia inoltre che 76 Amministrazioni hanno subito più di uno scioglimento e che l’offensiva mafiosa si è concentrata maggiormente sui piccoli Comuni (il 72% dei Comuni sciolti ha meno di 20mila abitanti, il 52% meno di 10mila). Questi dati confermano la pervasività delle infiltrazioni mafiose nella società italiana, che non risparmia nemmeno gli enti locali, in particolare quelli di piccole dimensioni.

POLITICA UE

APPROVATA LA PRIMA LEGGE EUROPEA PER IL CONTRASTO DELLA VIOLENZA DI GENERE

Il Consiglio dell’Unione Europea ha recentemente approvato la prima direttiva europea per contrastare la violenza di genere. Questo strumento legislativo richiede agli Stati membri di adottare nuovi strumenti per prevenire e contrastare la violenza contro le donne. La direttiva stabilisce che atti come le mutilazioni genitali femminili, i matrimoni forzati e vari tipi di violenza informatica siano considerati reati. Tra questi, rientrano la condivisione non consensuale di immagini intime, lo stalking online, le molestie online e l’istigazione alla violenza online. La direttiva è stata approvata dopo mesi di negoziati e alcuni compromessi. Nonostante sia stata accolta positivamente come un passo avanti per i diritti delle donne nell’Unione Europea, sono stati sollevati dubbi sulla sua completezza poiché manca una definizione comune di “stupro”. Durante le negoziazioni, alcuni paesi hanno chiesto l’inclusione di questa definizione, mentre altri si sono opposti sostenendo che non rientrasse nelle competenze dell’Unione. La direttiva prevede pene minime che vanno da un anno a cinque anni di reclusione per gli atti criminalizzati e introduce una serie di aggravanti nei casi in cui le violenze riguardino particolari categorie di persone, come minori, coniugi, partner, ex coniugi o ex partner, personaggi pubblici, giornaliste o attiviste per i diritti umani. Inoltre, la direttiva rende più semplice denunciare per chi subisce violenza domestica e introduce norme più dettagliate sull’assistenza e sulla protezione che le autorità degli Stati membri devono fornire alle vittime di violenza. Inoltre, gli Stati membri sono tenuti ad adottare misure per prevenire la vittimizzazione secondaria, ovvero il rischio che le vittime subiscano ulteriori traumi o violenze durante il processo penale. La direttiva è stata presentata nel 2022 e approvata dal Parlamento europeo lo scorso aprile. Ora gli Stati membri hanno tre anni di tempo per recepire la direttiva, adottando le misure necessarie per garantire il rispetto dei suoi principi e delle sue disposizioni.

Altre notizie:

APRI/CHIUDI
SKYTG24 – L’UE APPROVA LE NUOVE REGOLE PER I RICHIEDENTI ASILO

L’Unione Europea ha ratificato definitivamente il Nuovo Patto su migrazione e asilo, un insieme di riforme che modificheranno in parte il regolamento di Dublino, una normativa fondamentale che regola la gestione di migranti e richiedenti asilo. Questa riforma, approvata dal Parlamento Europeo ad aprile, ha ottenuto il via libera finale dal Consiglio dell’Unione Europea, con l’eccezione dei voti contrari dei rappresentanti di Ungheria e Polonia. Il Nuovo Patto rappresenta la più significativa e ampia riforma degli ultimi anni in materia di immigrazione nell’Unione Europea, frutto di un lungo negoziato durato quattro anni. La riforma prevede regole più severe sull’accoglienza, soprattutto per le persone migranti provenienti da paesi considerati “sicuri” secondo criteri definiti dagli stessi paesi d’accoglienza. Queste persone, che già oggi hanno minori probabilità di ottenere protezione internazionale, saranno soggette a misure che faciliteranno l’espulsione e il rimpatrio nei loro paesi d’origine. Inoltre, il Nuovo Patto introduce un meccanismo limitato di trasferimento dei richiedenti asilo dai paesi di arrivo, principalmente quelli dell’Europa meridionale, ai paesi interni dell’Unione Europea. Quando un paese si troverà “sotto pressione”, gli altri Stati membri dovranno decidere se accettare un numero stabilito di migranti, contribuire finanziariamente a un fondo comune dell’Unione Europea oppure fornire supporto operativo inviando personale o fornendo attrezzature tecniche. Il regolamento di Dublino, in vigore dal 1997, è stato al centro di numerose controversie negli ultimi anni. Esso stabiliva che il primo paese di arrivo di una persona migrante fosse responsabile della registrazione della richiesta di asilo e dell’accoglienza. Paesi come Italia e Grecia, principali Stati d’ingresso dei richiedenti asilo, chiedevano da tempo modifiche a questa regola, mentre altri paesi, come quelli dell’Europa orientale, si opponevano a meccanismi che li obbligassero ad accogliere più persone migranti. Il Nuovo Patto si basa su dieci leggi, introducendo modifiche significative nei percorsi di richiesta di asilo. Stabilisce due possibili percorsi di richiesta, con una procedura accelerata che avviene alla frontiera e una procedura tradizionale. I richiedenti asilo vengono divisi in base al loro profilo, e se la richiesta viene rifiutata, saranno espulsi verso il loro paese d’origine o un “paese terzo”. Organizzazioni non governative hanno criticato la riforma per il rischio di negare l’accesso ai diritti e servizi ai richiedenti asilo durante le 12 settimane della procedura accelerata.

ANSA – APPROVATA LA RIFORMA DEL PATTO DI STABILITA’

Il Parlamento Europeo ha dato l’approvazione, con un’ampia maggioranza, alla riforma del Patto di stabilità, un insieme di regole fiscali vincolanti per gli stati membri dell’Unione Europea. La proposta di riforma era stata inizialmente accettata dai ministri dell’Economia e delle Finanze degli Stati membri a fine dicembre, basandosi sulla presentazione del Commissario europeo per gli Affari economici, Paolo Gentiloni. Successivamente, a febbraio, Consiglio dell’Unione Europea e Parlamento Europeo avevano trovato un accordo su un testo simile a quello di dicembre. Ora la proposta dovrà passare l’approvazione formale del Consiglio, e le nuove regole entreranno in vigore per i bilanci presentati dagli stati a partire dal 2025. Le regole del Patto di stabilità mirano a garantire che ogni paese mantenga la disciplina fiscale, evitando un eccessivo ricorso al debito pubblico, al fine di prevenire problemi che potrebbero influire sull’intera Unione Europea. Queste regole erano state temporaneamente sospese nella primavera del 2020 a causa della pandemia di Covid-19, per consentire agli stati di erogare aiuti finanziari ai propri cittadini senza restrizioni. Tuttavia, non erano state reintegrate, in parte a causa dell’inizio della guerra in Ucraina e della conseguente crisi energetica. Il Patto di stabilità sarebbe dovuto tornare in vigore nel 2024, ma da tempo si discuteva della necessità di riformarlo, poiché considerato troppo rigido. La Commissione Europea aveva presentato una proposta di riforma lo scorso aprile, poi discussa e modificata dal Consiglio dell’Unione Europea, composto dai governi dei 27 paesi membri. La riforma approvata rappresenta un compromesso tra le posizioni dei vari paesi membri. Le regole fiscali sono state allentate rispetto al passato, ma sono stati introdotti nuovi parametri per un controllo più attento da parte dell’Unione Europea sui bilanci nazionali.

ANSA – RITIRO DELLA PATENTE E MULTE ALL’ESTERO VALIDE IN TUTTA UE

Il Parlamento Europeo ha dato il via libera definitivo alle nuove norme dell’Unione Europea che renderanno le sanzioni stradali, come le multe e il ritiro della patente, valide anche quando la violazione viene commessa in un altro stato membro dell’UE. Con un voto favorevole di 570 eurodeputati, 36 contrari e 24 astensioni, è stata approvata una richiesta di rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri dell’UE nelle indagini transfrontaliere sulle infrazioni stradali, considerando che circa il 40% di tali infrazioni rimane impunito. Le nuove norme stabiliscono che le autorità nazionali devono rispondere alle richieste di un altro paese dell’UE senza indugi e entro due mesi dalla raccolta delle informazioni necessarie. Inoltre, su richiesta dello Stato membro in cui è avvenuta la violazione, il Paese UE di residenza dell’autore dell’infrazione può farsi carico della riscossione delle multe stradali, a condizione che l’importo sia superiore a 70 euro. Le nuove regole ampliano l’elenco delle infrazioni stradali commesse da conducenti non residenti che comportano assistenza transfrontaliera e possono quindi essere sanzionate. Oltre all’eccesso di velocità, alla guida in stato di ebbrezza o al mancato arresto al semaforo rosso, sono state aggiunte altre violazioni, come il parcheggio pericoloso, il sorpasso pericoloso e l’attraversamento della linea continua. Secondo le nuove regole, il Paese UE in cui si è verificata l’infrazione stradale avrà 11 mesi dalla data dell’infrazione per emettere la relativa notifica. L’avviso di violazione deve includere il momento e le circostanze del reato, nonché informazioni su come presentare ricorso contro la multa. Per migliorare la trasparenza e facilitare l’attuazione delle nuove norme, la Commissione avrà il compito di creare un portale online che elencherà le regole, le opzioni di ricorso e le relative multe stradali, tra altre informazioni. Dopo l’approvazione ricevuta dall’Eurocamera, il testo passerà nuovamente al Consiglio dell’UE per l’approvazione formale. Una volta pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE, gli Stati membri avranno 30 mesi per prepararsi all’attuazione di queste nuove regole, che mirano a migliorare la sicurezza stradale e a garantire una maggiore coerenza nell’applicazione delle sanzioni stradali in tutta l’Unione Europea.

SPAGNA: SANCHEZ VALUTERA’ SE DIMETTERSI, DOPO L’INDAGINE SU SUA MOGLIE

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato la sospensione delle sue attività istituzionali fino al 29 aprile e ha dichiarato di valutare se dimettersi, in seguito all’indagine riguardante sua moglie, Begoña Gómez, accusata di traffico di influenze illecite. In una “lettera ai cittadini” pubblicata, Sánchez ha comunicato la sua decisione di sospendere le attività istituzionali e ha indicato che il 29 aprile terrà una conferenza stampa per comunicare se intende rimanere al governo o dimettersi. Ha sottolineato che la sua decisione dipenderà non solo dall’indagine sulla moglie, ma anche dall’inaspettato volume di attacchi provenienti dai partiti di opposizione di destra ed estrema destra, che, a suo dire, stanno ostacolando il suo lavoro politico. Sánchez ha espresso la necessità di fermarsi e riflettere sulla situazione, affermando che deve urgentemente rispondere alla domanda se vale la pena continuare a guidare il governo, considerando le difficoltà causate dalle tattiche politiche della destra e dell’estrema destra. L’indagine su Begoña Gómez è stata avviata il 16 aprile in seguito a una denuncia presentata da Manos Limpias, un sindacato noto per le sue posizioni di estrema destra e per le denunce contro leader politici di sinistra e centrosinistra. Tuttavia, è importante notare che molte delle denunce di questo sindacato sono risultate infondate in passato. Secondo indiscrezioni riportate dal giornale El Confidencial, l’indagine riguarda i presunti legami tra Begoña Gómez e alcune aziende private che hanno ricevuto fondi e appalti pubblici durante il mandato del marito come primo ministro. La procura ha reso pubblica l’apertura dell’indagine solo mercoledì, dopo la diffusione delle indiscrezioni giornalistiche.

RAINEWS – LA COMMISSIONE UE FIRMA UN ACCORDO DA 7 MILIARDI DI EURO CON L’EGITTO SU IMMIGRAZIONE, SICUREZZA E ECONOMIA

La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha stretto un accordo epocale con il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, domenica scorsa al Cairo, riguardante una somma eccezionale di oltre 7 miliardi di euro. L’accordo, che avrà una durata triennale, si concentra su sei settori fondamentali tra cui l’immigrazione, la sicurezza e l’economia. L’Unione Europea si è impegnata a fornire all’Egitto un pacchetto di aiuti economici del valore di 7,4 miliardi di euro, distribuiti nel periodo compreso tra il 2024 e il 2027. Tale contributo comprende 5 miliardi di euro sotto forma di prestiti, 1,8 miliardi di euro in investimenti e 600 milioni di euro come concessioni a fondo perduto. Di particolare rilevanza sono i circa 200 milioni di euro destinati al miglioramento della gestione dei migranti, seguendo il modello dell’accordo stipulato con la Tunisia nel luglio del 2023. La crisi economica che attanaglia l’Egitto è stata ulteriormente accentuata dall’escalation del conflitto tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza, confinante con il territorio egiziano. Tuttavia, il governo di al Sisi ha finora respinto la proposta di accogliere i civili palestinesi nel paese, aggravando la situazione umanitaria nella regione. Gli obiettivi primari di questa iniziativa sono il sostegno all’economia egiziana e il miglioramento della gestione dei flussi migratori. Tuttavia, l’accordo ha suscitato critiche da parte di varie organizzazioni per i diritti umani, che denunciano il regime autoritario di al Sisi. Il presidente egiziano è al potere dal 2013, dopo un colpo di stato militare, e nel corso degli anni ha instaurato un regime considerato più oppressivo persino rispetto a quello di Hosni Mubarak. Questo storico accordo segue una serie di intese simili tra l’Unione Europea e altri paesi, come la Turchia nel 2015 e la Mauritania all’inizio di marzo. Tuttavia, nonostante gli sforzi, i flussi migratori continuano a crescere, mettendo in discussione l’efficacia di tali misure.

SKYTGG24 – UE ABBASSA L’ETA’ MINIMA DA 16 A 13 ANNI PER USARE WHATSAPP

L’Unione Europea e il Regno Unito hanno abbassato l’età minima per utilizzare WhatsApp da 16 a 13 anni. Questo cambiamento è stato effettuato per uniformare il limite a quello già esistente nel resto del mondo e per conformarsi ai nuovi regolamenti europei, il Digital Markets Act (DMA) e il Digital Services Act (DSA). In precedenza, l’età minima per utilizzare WhatsApp nell’Unione Europea e nel Regno Unito era di 13 anni, fino a quando nel 2018 il GDPR, il regolamento europeo sulla protezione dei dati, l’aveva portata a 16 anni. Tuttavia, questa modifica è stata vista in modo negativo da alcune associazioni che chiedono maggiori regolamentazioni e limitazioni sull’uso degli smartphone e dei social network da parte degli adolescenti, un argomento che ha suscitato molte discussioni negli ultimi tempi.

ANSA – VIA LIBERA DEGLI STATI UE ALLA NUOVA DIRETTIVA SULLE CASE GREEN

Gli Stati membri dell’Unione Europea hanno dato il via libera alla nuova direttiva sulle case green. Durante il Consiglio Ue Ecofin, i ministri europei hanno confermato l’accordo raggiunto con il Parlamento europeo lo scorso dicembre. L’obiettivo è rendere il parco immobiliare dell’UE a emissioni zero entro il 2050. Tuttavia, l’Italia e l’Ungheria hanno votato contro l’intesa, mentre Repubblica Ceca, Croazia, Polonia, Slovacchia e Svezia si sono astenute. Secondo le nuove norme, entro il 2030 tutti i nuovi edifici dovrebbero essere a emissioni zero, mentre entro il 2050 l’intero patrimonio edilizio dell’UE dovrebbe essere trasformato in edifici a emissioni zero. Il testo è stato approvato dal Parlamento europeo il 12 marzo 2024 con 370 voti favorevoli, 199 contrari e 46 astenuti.

EURONEWS – ELEZIONI IN TURCHIA: OPPOSIZIONE TURCA VINCE A INSTAMBUL E ANKARA

In Turchia si sono svolte le elezioni amministrative, con oltre 58 milioni di persone chiamate a rinnovare i sindaci di oltre 4.000 città. Il principale partito d’opposizione, il Partito Popolare Repubblicano (CHP), ha ottenuto importanti vittorie a Ankara e Istanbul, le due città più grandi del Paese. Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha riconosciuto la sconfitta del suo partito, il Partito di Giustizia e Sviluppo (AKP), definendo il risultato “non così buono come si sperava”. Nonostante l’AKP abbia ottenuto il 35,6% dei voti, il CHP ha superato con il 37,6% dei voti. L’opposizione ha mantenuto il controllo sulle città più importanti, inclusa Istanbul, vinta dal sindaco in carica Ekrem Imamoglu del CHP, e Ankara, dove il sindaco Mansur Yavas ha ottenuto una significativa vittoria. Le elezioni sono state viste come un indicatore della popolarità di Erdoğan. La sconfitta del suo partito, attribuita principalmente alla situazione economica del paese e alle politiche considerate autoritarie, rappresenta un grave colpo per il presidente turco. La campagna elettorale di Erdoğan ha incluso un tour in tutto il paese per sostenere i candidati dell’AKP. Tuttavia, nonostante i suoi sforzi, l’opposizione ha ottenuto importanti vittorie nelle città più grandi e strategiche del paese. In alcune aree, come Diyarbakir nel sud-est, si sono verificati incidenti, con una vittima e diverse persone ferite. Tuttavia, nel complesso, il processo elettorale è stato condotto senza gravi problemi. Erdoğan ha votato a Istanbul, esprimendo ottimismo per il futuro del paese. Tuttavia, i risultati delle elezioni indicano un cambiamento significativo nel panorama politico turco, con un’opposizione che guadagna terreno nelle principali città del paese.

ILMESSAGGERO – BANDO PER 3 STRUTTURE PER MIGRANTI IN ALBANIA ENTRO IL 20 MAGGIO

È stato pubblicato un bando per la realizzazione di tre strutture destinate all’accoglienza dei migranti in Albania entro il 20 maggio. Questo segna l’inizio dell’attuazione dell’accordo tra Italia e Albania riguardante i centri per migranti. Le strutture includono due hotspot e un centro di permanenza per il rimpatrio. Il costo complessivo previsto per il loro funzionamento è di circa 34 milioni di euro all’anno, secondo quanto indicato dal bando pubblicato il 21 marzo dalla prefettura di Roma. La prima struttura, situata nella città portuale di Shenjin, fungerà da hotspot e includerà un ambulatorio medico dedicato per l’assistenza sanitaria. Le altre due strutture, situate a Gjader, ospiteranno rispettivamente un centro con una capacità massima di 880 migranti, dove sarà condotto l’accertamento per il riconoscimento della protezione internazionale, e un Centro di permanenza per il rimpatrio, con una capacità massima di 144 persone. La gara per la realizzazione di queste strutture rimarrà aperta fino al 28 marzo.

ANSA – COMMISSIONE UE FORMALIZZA LA PROPOSTA PER INTRODURRE DAZI MAGGIORATI SU IMPORTANTI DI CEREALI, SEMI E PRODOTTI AGRICOLI RUSSI E BIELORUSSI

La Commissione Europea ha formalizzato una proposta per introdurre dazi maggiorati sulle importazioni di cereali, semi oleosi e prodotti agricoli dalla Russia e Bielorussia. Tale mossa è stata anticipata dalla presidente Ursula von der Leyen e sarà discussa oggi dai leader dell’Unione Europea. Secondo il vicepresidente dell’UE, Valdis Dombrovskis, tali dazi renderebbero le importazioni commercialmente poco convenienti. I dazi proposti potrebbero raggiungere i 95 euro per tonnellata o il 50% del valore importato. Le importazioni cerealicole dall’UE dalla Russia nel 2023 hanno raggiunto 4 milioni di tonnellate, circa l’1% del consumo europeo, per un valore di 1,3 miliardi di euro. La Commissione mira a prevenire la destabilizzazione del mercato e contrastare la strategia russa di etichettare grano ucraino come “russo” per esportarlo nell’UE. I dazi si applicheranno anche alla Bielorussia per evitare che Mosca utilizzi il territorio bielorusso per eludere i dazi. Si prevede una riduzione delle importazioni di cereali di quasi 5 milioni di tonnellate all’anno, compensata in parte dalla produzione interna dell’UE. La proposta non influisce sul transito di cereali verso paesi terzi per garantire la sicurezza alimentare globale.

ILPOST – SPAGNA: PUIGDEMONT SI RICANDIDERA’ ALLE ELEZIONI IN CATALOGNA

L’ex presidente catalano Carles Puigdemont ha annunciato la sua candidatura alle elezioni regionali anticipate in Catalogna, previste per il 12 maggio. Nonostante sia ricercato dalla giustizia spagnola e rischi l’arresto, Puigdemont ha dichiarato che tornerà in Spagna in caso di vittoria. Puigdemont, 61 anni, è il leader di Junts per Catalunya (Junts), partito indipendentista di centrodestra. Fu presidente della Catalogna dal 2016 al 2017 e uno dei principali organizzatori del referendum illegale sull’indipendenza catalana del 2017. Dopo il referendum, fuggì all’estero per evitare le conseguenze giudiziarie e non è mai tornato in Spagna dall’estero, vivendo principalmente in Belgio. La candidatura di Puigdemont è stata annunciata in una conferenza stampa a Elne, in Francia, poiché non può entrare in territorio spagnolo. Nonostante la sua assenza, Puigdemont ha dichiarato che le elezioni sono un’opportunità per riottenere la presidenza “illegalmente” toltagli dallo stato spagnolo. Tuttavia, la sua candidatura presenta ostacoli legali. Attualmente è in corso l’approvazione di una legge di amnistia per i leader indipendentisti catalani come Puigdemont, ma non sarà pronta prima delle elezioni. Puigdemont ha affermato che parteciperà al voto di fiducia se Junts vincerà, rischiando l’arresto. Puigdemont si trova in una situazione politica complessa, poiché Junts è al terzo posto nei sondaggi dietro ad altri partiti indipendentisti. Nonostante la sua celebrità, non è certo che la sua candidatura possa garantire la vittoria per Junts, come dimostrato dalle elezioni del 2021.

ANSA – ACCORDO TRA STATI MEMBRI E UNIONE EUROPA SU LIMITE DELLE IMPORTAZIONI DI PRODOTTI AGRICOLI UCRAINI

Gli Stati membri dell’Unione Europea insieme al Parlamento europeo hanno concordato di limitare le importazioni di alcuni prodotti agricoli dall’Ucraina esenti da dazi doganali, tra cui uova, pollame, zucchero, avena, mais e miele, a partire da giugno. Questo accordo, che rinnova per un anno l’esenzione concessa nel 2022 a Kiev, prevede l’introduzione di “meccanismi di salvaguardia” specifici per alcuni prodotti considerati sensibili. La decisione di imporre restrizioni sulle vendite agricole ucraine è stata presa nella notte durante un incontro tra i rappresentanti permanenti dei 27 paesi dell’Unione Europea. La Francia si è schierata a favore della Polonia durante l’incontro, sostenendo la limitazione delle importazioni di pollame, uova, zucchero e grano dall’Ucraina. Questa mossa rappresenta un duro colpo per le esportazioni agricole ucraine e arriva poco prima del vertice dei leader dell’Ue previsto per questa settimana a Bruxelles. L’accordo raggiunto apre la strada a un’intesa con il Parlamento europeo per ridurre parzialmente i benefici commerciali concessi all’Ucraina.

ILFATTOQUOTIDIANO – VAHUGAN GETHING DIVENTERA’ IL PROSSIMO PREMIER DEL GALLES (E IL PRIMO NERO A CAPO DI UN GOVERNO EUROPEO)

Vaughan Gething è stato eletto come prossimo primo ministro del Galles, segnando un momento storico non solo per il paese ma per l’intera Europa, poiché diventerà il primo premier nero a guidare un governo europeo. Nato nello Zambia da padre gallese e madre zambiana, Gething ha vinto il voto interno per la leadership del Partito Laburista gallese con il 51,7% dei voti, sconfiggendo il suo rivale Jeremy Miles. Il nuovo primo ministro presterà giuramento mercoledì 20 marzo, prendendo il posto di Mark Drakeford, che ha annunciato le dimissioni a dicembre dopo cinque anni in carica. In un discorso all’assemblea Labour a Cardiff, Gething ha sottolineato l’importanza storica di questa elezione, definendola una pagina nuova nel libro della storia del Galles, una storia scritta insieme. Questo risultato segna un passo significativo verso una maggiore rappresentanza e diversità nel governo del Regno Unito. Vaughan Gething diventa il terzo primo ministro non bianco sulle quattro nazioni che compongono il Regno Unito, dopo il premier inglese e britannico Rishi Sunak, di origini indiane, e quello scozzese Hamza Youssaf, di famiglia pachistana. Tuttavia, la sua elezione non è priva di controversie. Gething è stato oggetto di critiche da parte dell’opposizione del partito nazionalista Plaid Cymru per aver accettato una donazione di 200.000 sterline da Dauson Environmental Group, azienda di proprietà di David John Neal, condannato in passato per sversamento di rifiuti in una zona protetta. Inoltre, è emerso che Gething ha svolto attività di lobby per conto di Neal presso un responsabile delle norme ambientali tra il 2016 e il 2018. Tuttavia, Gething ha difeso la sua condotta, affermando di aver seguito scrupolosamente le regole e che le sue azioni facevano parte del suo lavoro nella sua circoscrizione elettorale.

ANSA – URSULA VON DER LEYEN SI CANDIDA A UN SECONDO MANDATO COME PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE UE

Ursula von der Leyen si è candidata per un secondo mandato come presidente della Commissione Europea. Attualmente in carica dal 2019, il suo mandato terminerà dopo le prossime elezioni europee nel giugno 2024. L’annuncio è stato fatto durante una riunione del partito di centrodestra tedesco CDU, che ha confermato il suo sostegno. La sua nomina ufficiale avverrà durante la conferenza del suo partito europeo, il PPE, in programma a marzo. Von der Leyen, ex ministra tedesca, ha gestito momenti complessi come la pandemia di Covid-19 e l’invasione russa dell’Ucraina. Per il prossimo mandato, intende promuovere maggiori sforzi e spese militari. Con il PPE in vantaggio nei sondaggi, potrebbe ottenere il sostegno dei capi di governo dei paesi membri.

AGI – TRIBUNALE SUPREMO SPAGNO INDAGHERA’ PUIGDEMONT PER TERRORISMO

Il Tribunale Supremo spagnolo ha deciso all’unanimità di aprire un’inchiesta sul leader indipendentista catalano Carles Puigdemont, accusandolo di terrorismo in relazione alle proteste del 2019 note come “Tsunami democratico”. Queste manifestazioni seguirono le condanne di alcuni leader separatisti catalani per il referendum del 2017. La decisione del Tribunale supremo va contro il parere del procuratore dello stesso tribunale, che aveva precedentemente respinto la richiesta di indagare Puigdemont per mancanza di prove. L’inchiesta per terrorismo complicherebbe le trattative tra il Partito socialista del primo ministro Pedro Sánchez e il movimento indipendentista Junts per Catalunya per un’amnistia totale degli attivisti coinvolti nel referendum del 2017. Questa amnistia è parte di un accordo di governo tra i due partiti, il cui sostegno è cruciale per il governo di Sánchez. Il Tribunale Supremo ritiene che Puigdemont sia il “leader assoluto” del movimento Tsunami Democratico, descritto come un “gruppo organizzato di carattere terroristico”. Anche il deputato Rubén Wagensberg, del partito Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC), sarà indagato nello stesso caso. Le proteste del 2019 organizzate da Tsunami Democratico includevano il blocco dell’aeroporto di Barcellona, scontri con la polizia e la cancellazione di oltre 100 voli. I giudici considerano questi atti come “terrorismo di piazza”, volti a sovvertire l’ordine costituzionale e a minare il funzionamento degli organismi internazionali. L’amnistia proposta, che avrebbe cancellato le responsabilità penali di oltre 300 leader e attivisti indipendentisti, è stata respinta dal Congresso spagnolo, principalmente a causa dell’opposizione di Junts. Quest’ultimo ha ritenuto che la legge non garantisse sufficiente protezione agli attivisti dall’accusa di terrorismo.

EURONEWS – FRANCIA: SENATO VOTA PER INSERIRE LA LIBERTA’ DI ABORTIRE NELLA COSTITUZIONE

Il Senato francese ha votato a favore dell’inserimento della libertà di abortire nella Costituzione del Paese, con un responso di 267 voti favorevoli e 50 contrari. Questa decisione rappresenta un passo significativo per la Francia, dove si discuteva della proposta da quasi due anni. La modifica proposta aggiungerebbe alla Costituzione la “libertà garantita alla donna all’interruzione di gravidanza”, già approvata dall’Assemblea nazionale francese nel gennaio scorso. Il Ministro della Giustizia Eric Dupond-Moretti ha commentato l’approvazione definendola come una nuova pagina per i diritti delle donne. Per essere definitivamente approvata, la legge richiede il voto dei tre quinti dei parlamentari riuniti in seduta plenaria nel Congresso di Versailles, convocato per il prossimo 4 marzo dal Presidente Emmanuel Macron, che sostiene l’inclusione del diritto nella Costituzione. Nonostante la maggioranza repubblicana nel Senato, il cui partito è noto per posizioni conservative, il voto ha visto un esito incerto fino all’ultimo. Durante le discussioni prima della votazione, i rappresentanti del partito avevano affermato che ogni membro avrebbe votato secondo la propria convinzione personale, senza indicazioni di voto. Durante la seduta di mercoledì, è stato anche respinto un emendamento che avrebbe inserito nella Costituzione il diritto all’obiezione di coscienza per i medici riguardo all’aborto, una pratica già legale in Francia.

ANSA – EX CANCELLIERE AUSTRIACO SEBASTIAN KURZ CONDANNATO PER FALSA TESTIMONIANZA

Il tribunale di Vienna ha emesso una sentenza contro l’ex cancelliere austriaco Sebastian Kurz, condannandolo a otto mesi di reclusione con sospensione condizionale della pena per falsa testimonianza. Le accuse riguardano dichiarazioni rese da Kurz durante un’inchiesta parlamentare sullo scandalo di corruzione che lo coinvolse tra il 2017 e il 2019, portandolo alle dimissioni nel 2021. Kurz, precedentemente noto come una figura politica di spicco sia in Austria che in Europa, è stato descritto come un “bambino prodigio” per la sua giovane età e il suo rapido ascesa al potere. Diventato cancelliere austriaco a soli 31 anni, è stato il più giovane capo di governo al mondo. La condanna, che rende improbabile un suo ritorno in politica, è stata emessa per le false dichiarazioni di Kurz riguardanti il suo coinvolgimento nella nomina dei dirigenti di una società statale, la OeBAG. Il tribunale ha stabilito che Kurz ha deliberatamente mentito riguardo al suo ruolo attivo in tali nomine, contraddicendo quanto sostenuto dal ministero dell’Economia.

ANSA – PARLAMENTO ALBANESE APPROVA L’ACCORDO SUI MIGRANTI CON L’ITALIA

Il parlamento dell’Albania ha dato il via libera all’accordo di collaborazione con l’Italia per l’apertura di due centri italiani destinati alla gestione dei migranti nel paese. La decisione è stata presa giovedì con 77 voti favorevoli su 140 seggi nel parlamento monocamerale albanese, raggiungendo così una maggioranza semplice per l’approvazione. Secondo i dettagli dell’accordo, l’Italia si assumerà tutti i costi relativi alla costruzione dei centri, al trasporto e alla sistemazione dei migranti, comprese eventuali spese mediche. Le autorità italiane avranno responsabilità sull’interno delle strutture, mentre le autorità albanesi saranno incaricate della sicurezza esterna dei centri e del trasferimento dei migranti, che saranno accompagnati dalle autorità italiane. I centri avranno una capacità massima di accogliere fino a 3.000 migranti ciascuno. Tuttavia, l’accordo prevede esclusioni per minori, donne incinte e altre persone considerate vulnerabili, le quali saranno invece trasferite in Italia tramite una procedura di “sbarco selettivo”.

AGI – SPAGNA: RESPINTA LA LEGGE SULL’AMNISTIA PER GLI INDIPENDENTISTI CATALANI

La legge sull’amnistia per gli indipendentisti catalani, concordata dal governo spagnolo di Pedro Sánchez con il partito Junts per Catalunya, è stata respinta dal Congresso dei Deputati. La legge non ha ottenuto il sostegno di Junts, che ha votato contro insieme alle opposizioni di centrodestra. La legge prevedeva la cancellazione della “responsabilità penale, amministrativa e contabile” per più di 300 leader e attivisti indipendentisti incriminati di vari reati, e anche per 73 poliziotti sotto processo per le eccessive violenze commesse contro i manifestanti indipendentisti nei giorni del referendum del 2017. Il voto contrario di Junts è stato motivato dal fatto che il Partito Socialista, durante il dibattito parlamentare, ha respinto tutti gli emendamenti proposti dal partito indipendentista. Gli emendamenti puntavano a rendere ancora più ampia e sicura l’amnistia per le più di trecento persone coinvolte. La bocciatura della legge è un duro colpo per il governo Sánchez, che aveva fatto della concessione dell’amnistia una delle condizioni per ottenere il sostegno di Junts. La legge dovrà ora tornare in Commissione giustizia, dove i termini verranno ridiscussi. Le opposizioni, guidate dal Partito Popolare, hanno fortemente criticato il governo per le concessioni fatte all’indipendentismo. Il voto contrario di Junts ha riportato al centro del dibattito pubblico spagnolo la questione dell’indipendenza della Catalogna, dopo alcuni anni in cui le attenzioni intorno alla questione si erano notevolmente ridotte.

AGI – IL PARLAMENTO UE INTRODUCE LA TESSERA PER LA DISABILITA’ VALIDA IN TUTTA EUROPA

Il Parlamento europeo ha approvato all’unanimità la proposta che introduce una tessera di disabilità valida in tutti gli stati membri dell’Unione. La tessera, che sarà disponibile sia in formato fisico che digitale, consentirà alle persone con disabilità di accedere agli stessi trattamenti preferenziali dei residenti del Paese che stanno visitando. Tra queste le seguenti agevolazioni: Tessera del parcheggio europea, che consente di parcheggiare gratuitamente o a tariffe agevolate nelle zone a traffico limitato e nelle aree riservate ai disabili; Trattamento preferenziale in occasione di attività culturali, ricreative e sportive, come ad esempio la visita di un museo o la partecipazione a un concerto. I singoli Stati membri potranno emettere carte bilingui, utilizzando l’inglese insieme alle rispettive lingue nazionali. La proposta, che ora dovrà essere approvata dal Consiglio dell’Unione europea, è una grande vittoria per le persone con disabilità, che potranno finalmente viaggiare e vivere in Europa con maggiore facilità e autonomia.

OPEN – QATARGATE: MESSAGGI COMPROMETTENTI TRA METSOLA E EVA KAILI

Roberta Metsola, il Qatargate e i messaggi con Eva Kaili: «La vacanza in Grecia? Ci penso io»
Nuovi sviluppi nel Qatargate, lo scandalo che ha coinvolto alcuni europarlamentari e che ha portato all’arresto dell’europarlamentare greca Eva Kaili. Secondo quanto riportato dal giornale Domani, nel telefonino di Kaili sono stati trovati messaggi scambiati con la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola. In uno di questi, risalente al primo agosto 2022, Kaili scrive a Metsola: «Tra quattro giorni ti farò sapere dettagli per Atene». Metsola risponde: «Fantastico». I messaggi della settimana seguente chiariscono che Metsola si è offerta di organizzare una vacanza in Grecia per Kaili, suo marito e quattro figli. «I biglietti e una guida vi aspetteranno alle 18 al museo dell’Acropoli», scrive Metsola. «Abbiamo organizzato una cena in uno dei nostri migliori ristoranti, vicino e con vista sull’Acropoli. Non devi occuparti di nulla, mandami solo il numero di persone». Il 23 novembre 2022, Kaili e Metsola si scambiano altri messaggi. In uno di questi, Kaili scrive: «Anche sul resto non sono d’accordo ma credo che lo digeriranno se otteniamo i visti». Il sospetto è che Kaili abbia chiesto a Metsola di influenzare la decisione del Parlamento Europeo sull’esenzione dei visti per il Qatar. Il portavoce di Metsola ha replicato: «I messaggi sono stati cancellati prima che la presidente li vedesse».

POLITICA USA

ILPOST – BIDEN E TRUMP SI SONO ASSICURATI (DI FATTO) LA NOMINATION ALLE ELEZIONI PRESIDENZIALI

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e l’ex presidente Donald Trump hanno ottenuto la nomination dei rispettivi partiti, Democratico e Repubblicano, per le elezioni presidenziali di novembre. Questo è avvenuto dopo le loro vittorie nelle primarie di martedì, dove hanno conquistato un numero sufficiente di delegati per garantirsi il supporto alle convention nazionali dei partiti. Biden ha vinto le primarie dei Democratici in Georgia e Mississippi, raggiungendo così il numero necessario di delegati per la nomination. Ha superato la soglia di 1.968 delegati, raggiungendo già quota 2.099. Nel caso di Trump, ha vinto le primarie dei Repubblicani in Georgia, Mississippi e nello stato di Washington, ottenendo il numero richiesto di 1.215 delegati su un totale di 2.429 disponibili. Le convention estive dei partiti, dove verrà ufficializzata la nomination dei candidati, sono eventi chiave della campagna elettorale. Quella dei Democratici si terrà tra il 19 e il 22 agosto a Chicago, mentre quella dei Repubblicani è prevista tra il 15 e il 18 luglio a Milwaukee. Le vittorie di Biden e Trump erano ampiamente previste, considerando che entrambi non avevano avversari significativi. Trump non ha avuto rivali dopo il ritiro di Nikki Haley, mentre Biden ha affrontato solo candidati minori senza possibilità di successo. L’unica sorpresa è stata la vittoria di Jason Palmer nei caucus delle Samoa Americane, che ha ottenuto 3 delegati alle convention dei Democratici.

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L’INDIPENDENTE – EX CONSIGLIERE DI TRUMP IN CARCERE PER OLTRAGGIO AL CONGRESSO

Peter Navarro, ex consigliere di Donald Trump, è stato condannato a 4 mesi di prigione per oltraggio al Congresso, diventando così il primo ex dirigente della Casa Bianca ad essere incarcerato per questo reato. Il 74enne Navarro è stato ritenuto colpevole di rifiutarsi di cooperare con la commissione parlamentare incaricata della ricostruzione dell’assalto al Capitol Hill avvenuto a gennaio 2021. Come conseguenza, è stato ordinato il suo trasferimento nel carcere di Miami. Navarro ha cercato di invocare l’immunità del privilegio esecutivo davanti alla Corte Suprema, ma tale tentativo è stato respinto, così come il suo ultimo appello presentato ieri. La decisione della Corte ha confermato la sentenza di 4 mesi di reclusione per l’ex consigliere di Trump, sottolineando l’importanza del rispetto delle istituzioni governative e della legge.

ANSA – CORTE SUPREMA USA FA ENTRARE IN VIGORE UNA LEGGE DEL TEXAS SULL’IMMIGRAZIONE

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso di permettere temporaneamente l’entrata in vigore di una legge sull’immigrazione approvata dal Congresso dello stato del Texas. Questa legge, controversa, darà alle autorità statali il potere di arrestare e incriminare i migranti irregolari con poteri simili a quelli delle autorità federali. La decisione è giunta martedì, con la Corte che ha stabilito che la legge potrà essere applicata mentre i vari ricorsi contro di essa verranno valutati da un tribunale di appello. Questo segna un’inversione rispetto alla decisione presa solo un giorno prima, quando la stessa Corte aveva bloccato la legge per la seconda volta. L’amministrazione del presidente Joe Biden ha presentato uno dei ricorsi contro la legge, definendola incostituzionale, sottolineando che l’immigrazione è una questione di competenza federale negli Stati Uniti. La legge permetterà a qualsiasi agente delle forze dell’ordine del Texas di fermare e arrestare i migranti senza documenti in regola provenienti dal Messico. Questi migranti potranno essere accusati di un nuovo reato introdotto dalla legge per l’ingresso irregolare nello stato del Texas, con pene che vanno da sei mesi a venti anni di carcere. Inoltre, i tribunali statali del Texas potranno ordinare ai migranti arrestati di tornare in Messico, con la violazione di questo ordine soggetta a una pena massima di venti anni di reclusione.

AGI – PRIMARIE USA 2024: BIDEN E TRUMP VINCONO INALTRI 5 STATI

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il suo predecessore, Donald Trump, hanno ottenuto vittorie prevedibili alle primarie dei rispettivi partiti in cinque Stati: Florida, Ohio, Illinois, Kansas e Arizona. Secondo le proiezioni di Fox, NBC e CBS, entrambi i candidati hanno dominato le primarie, con Biden che ha ottenuto circa l’89% e Trump il 76% dei voti. Tuttavia, i risultati in Arizona hanno rivelato una leggera debolezza per Trump, con l’ex ambasciatrice all’ONU Nikki Haley che ha ottenuto circa il 20% dei voti, nonostante si sia ritirata dalla corsa. Inoltre, Biden ha incontrato una modesta resistenza con il voto di protesta in Kansas, dove il 10% ha espresso dissenso, e in Ohio, dove il suo avversario Dean Phillips ha raccolto il 13% dei voti. Trump, senza avversari alle primarie repubblicane, ha conquistato una percentuale compresa tra il 75% e l’89% nei vari Stati, seguito da Nikki Haley e Ron DeSantis. Tuttavia, l’ampio sostegno a Haley indica una mancanza di consenso tra i latinoamericani verso Trump. Biden ha lanciato una strategia per conquistare il voto ispanico, organizzando eventi nel Nevada e in Arizona con il programma “Latinos con Biden”. Durante un evento a Phoenix, ha criticato Trump per il suo linguaggio nei confronti dei latinoamericani, sottolineando l’importanza del loro voto. Con questi risultati, Biden e Trump si avvicinano ulteriormente alla conferma come candidati presidenziali per le rispettive parti, avendo già ottenuto il numero minimo di delegati necessari. Tuttavia, l’ufficializzazione delle loro candidature avverrà durante le convention dei partiti, previste per luglio e agosto.

ANSA – EX INFORMATORE DELL’FBI, INCRIMINATO PER FALSE ACCUSE CONTRO BIDEN E FIGLIO, AIUTATO DA 007 RUSSI

Alexander Smirnov, l’ex informatore dell’FBI al centro delle accuse di corruzione contro Joe Biden e suo figlio Hunter, ha confessato di aver ricevuto l’aiuto di spie russe nel tentativo di screditarli. Smirnov, 43 anni, era considerato un testimone chiave nell’inchiesta di impeachment promossa dai repubblicani contro il presidente Biden. Le sue accuse, poi rivelatesi false, sostenevano che Joe Biden avesse favorito gli affari del figlio in Ucraina mentre era vicepresidente, in cambio di tangenti dalla società energetica Burisma. L’ex informatore ha ammesso di aver mentito all’FBI su due incontri del 2015 o 2016 con dirigenti di Burisma, in cui gli sarebbe stato detto che Hunter Biden era stato assunto per “proteggerli” da problemi grazie all’influenza del padre. Ha anche inventato un pagamento di 5 milioni di dollari a Joe e Hunter Biden. Le false accuse di Smirnov hanno alimentato i sospetti sui legami tra i Biden e Burisma, usati da Donald Trump e dai suoi alleati per attaccare il rivale democratico. L’arresto di Smirnov e la sua confessione indeboliscono la posizione dei repubblicani e sollevano inquietanti dubbi sul ruolo del Cremlino nel tentativo di influenzare le elezioni americane. Secondo i procuratori, Smirnov “ha preso di mira il candidato di uno dei due principali partiti politici degli Stati Uniti” e “propagato menzogne che potrebbero avere un impatto sulle elezioni”. Le sue false accuse “continuano a farsi sentire fino ad oggi”, con riferimento all’inchiesta di impeachment.

ILPOST – PRIMO IMPEACHMENT DI UN MINISTRO USA IN QUASI 150 ANNI

La Camera degli Stati Uniti ha avviato la procedura di impeachment contro il segretario per la Sicurezza nazionale Alejandro Mayorkas, nominato dal presidente Joe Biden. È il primo impeachment di un ministro statunitense in quasi 150 anni, dal 1876. L’impeachment è una procedura politica che mira alla rimozione di un funzionario pubblico. La votazione alla Camera ha visto un risultato ravvicinato, con 214 voti a favore e 213 contrari, con il deputato Repubblicano Steve Scalise che ha votato a favore. Tuttavia, al Senato, dominato dai Democratici, è improbabile che l’impeachment venga confermato. I Repubblicani accusano Mayorkas di non far rispettare la legge sull’immigrazione, in particolare riguardo alle politiche di asilo. Tuttavia, molti costituzionalisti ritengono che l’impeachment sia più una mossa politica che legale. Questo è il secondo tentativo di impeachment contro Mayorkas in una settimana.

RAINEWS – SEGRETARIO DELLA DIFESA USA RICOVERATO IN OSPEDALE

Il segretario della Difesa degli Stati Uniti, Lloyd J. Austin III, è stato nuovamente ricoverato in ospedale a causa di un problema alla vescica. Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle sue condizioni attuali e non è chiaro se il nuovo ricovero sia correlato al tumore alla prostata per cui è in cura. Austin, 70 anni, era stato precedentemente ricoverato all’inizio di gennaio, suscitando polemiche poiché aveva omesso di informare il presidente Joe Biden del suo stato di salute. La notizia era emersa dai media, causando sorpresa all’interno del dipartimento della Difesa. Austin si era successivamente scusato per la mancata comunicazione e era stato dimesso il 15 gennaio.

ILPOST – INIZIANO LE PRIMARIE NEGLI STATI UNITI

Iniziano oggi le primarie negli Stati Uniti, il lungo processo elettorale che si concluderà in estate con la nomina dei candidati dei partiti alle elezioni presidenziali del prossimo 5 novembre. Per quanto riguarda il partito Democratico, il presidente in carica Joe Biden è il grande favorito. Secondo i sondaggi, Biden gode di un vantaggio di oltre 20 punti percentuali sui suoi sfidanti, la scrittrice e attivista politica Marianne Williamson e il deputato Dean Phillips. Biden non ha nemmeno fatto una vera e propria campagna elettorale per le primarie, ma è praticamente certo che vincerà e sfiderà il candidato Repubblicano alle presidenziali. L’attenzione è quindi tutta sulle primarie del partito Repubblicano. L’ex presidente Donald Trump è saldamente favorito, e secondo gli ultimi sondaggi oggi ha oltre il 60 per cento dei consensi a livello nazionale. Ci sono però altri due candidati di cui si sta parlando molto: l’ex governatore della Florida, Ron DeSantis, e l’ex governatrice della South Carolina ed ex ambasciatrice alle Nazioni Unite, Nikki Haley. DeSantis è stato considerato il principale oppositore di Trump nel partito, ma la sua campagna elettorale è stata segnata da diversi scandali, e non è mai davvero riuscita a decollare. Al contrario, Haley ha saputo consolidare i suoi consensi e oggi si presenta come l’alternativa migliore e più credibile a Trump. Sono in corsa anche altri due candidati, l’imprenditore Vivek Ramaswamy e l’ex governatore dell’Arkansas Asa Hutchinson, che però non sono mai riusciti a imporsi nel dibattito e ad attirare una percentuale rilevante di consensi. Lunedì in Iowa si terranno dei caucus, dove il voto è preceduto da una serie di dibattiti e comizi. La situazione è però complicata dall’ondata di freddo che sta interessando la parte orientale degli Stati Uniti: negli ultimi giorni sono stati raggiunti i -51 °C, con forti venti e tempeste di neve che hanno causato la caduta di alberi e la morte di almeno due persone. La visibilità sulle strade è molto ridotta, e alcune zone sono rimaste senza elettricità. Decidere di uscire in una serata gelida per partecipare a un evento elettorale potrebbe essere una scelta non facile per molti abitanti dell’Iowa. Al momento secondo i sondaggi Trump gode del 53 per cento dei consensi in Iowa, seguito da Haley (18,7 per cento) e DeSantis (15,8 per cento). È possibile però che le condizioni meteorologiche sfavorevoli finiscano per modificare i risultati in modo imprevisto. I risultati delle primarie repubblicane in Iowa dovrebbero arrivare tra lunedì sera e martedì mattina. I Democratici invece organizzeranno solo dei comizi in Iowa, ma il voto vero e proprio si svolgerà per posta e i risultati saranno annunciati il prossimo 5 marzo.

TRUMP

LAPRESSE – RINVIATO A TEMPO INDETERMINATO IL PROCESSO A TRUMP IN FLORIDA

Il processo a Donald Trump in Florida è stato recentemente rinviato a tempo indeterminato. L’ex presidente degli Stati Uniti è imputato per 40 capi di accusa federali per aver conservato illegalmente documenti sensibili sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti nella sua tenuta di Mar-a-Lago in Florida, dopo aver lasciato la presidenza nel gennaio 2021. La giudice Aileen Cannon ha deciso di posticipare il procedimento, che originariamente doveva iniziare il 20 maggio, senza fissare una nuova data di inizio. Gli avvocati difensori di Trump hanno proposto come possibile data alternativa il 12 agosto, ma le udienze preliminari sono state fissate fino al 22 luglio. Il rinvio del processo ha sollevato speculazioni sulle sue implicazioni politiche, poiché riduce notevolmente le possibilità che Trump possa affrontare un processo prima delle elezioni presidenziali del 5 novembre. Se dovesse vincere le elezioni, potrebbe anche ordinare al dipartimento di giustizia di ritirare le accuse federali contro di lui o garantirsi la grazia presidenziale. Tuttavia, Trump è attualmente coinvolto in un altro processo presso il Tribunale di New York, dove è accusato di aver falsificato la rendicontazione delle spese della sua campagna elettorale del 2016. Durante questo processo, Stephanie Clifford, meglio conosciuta come Stormy Daniels, ha testimoniato descrivendo dettagliatamente il suo incontro con Trump nel 2006, nel tentativo di dimostrare un presunto incontro sessuale che l’ex presidente ha sempre negato. Questo processo potrebbe terminare prima delle elezioni presidenziali.

ILPOST – TRUMP VINCE LE PRIMARIE REPUBBLICANE IN NORTH DAKOTA

L’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ottenuto una netta vittoria nei caucus del Partito Repubblicano in North Dakota. Con l’84% dei voti, Trump ha superato la sua principale avversaria, Nikki Haley, che ha ottenuto il 14% dei voti. La vittoria di Trump era ampiamente prevista, considerando il suo dominio nelle primarie e nei caucus fino a questo punto. Anche se ha perso in Washington DC, questa sconfitta ha una rilevanza limitata data la natura più moderata degli elettori repubblicani nella capitale rispetto ad altri stati. La vittoria di Trump in North Dakota arriva in concomitanza con una decisione della Corte Suprema che lo ha favorevole: la Corte ha stabilito che Trump potrà partecipare alle elezioni primarie del Partito Repubblicano in Colorado, ribaltando una precedente decisione che lo aveva escluso a dicembre. Questi caucus rappresentano l’ultimo appuntamento elettorale significativo prima del “Super Tuesday”, che si terrà oggi, martedì 5 marzo. In questa giornata, Trump potrebbe raggiungere la certezza matematica della sua candidatura, consolidando ulteriormente la sua posizione all’interno del Partito Repubblicano.

EURONEWS – NIKKI HALEY VINCE LE PRIMARIE REPUBBLICANE A WASHINGTON DC

Nikki Haley ha ottenuto la sua prima vittoria contro l’ex presidente Donald Trump alle primarie repubblicane di Washington DC, ottenendo il 63% dei voti. Tuttavia, questa vittoria è considerata poco significativa, data la composizione degli elettori nel distretto federale, dove i Repubblicani rappresentano meno del 5% degli elettori registrati. Washington DC ha una popolazione di circa 678.000 abitanti, con i Repubblicani che costituiscono una piccola percentuale degli elettori. I Repubblicani di Washington sono noti per essere più moderati e informati rispetto ad altri stati, molti dei quali lavorano nell’ambito della politica e hanno avuto contatti con Trump durante il suo mandato presidenziale. Trump aveva minacciato di vietare l’accesso alla Casa Bianca a tutti i lobbisti che non avessero votato per lui in caso di sua vittoria. Ha commentato la vittoria di Haley definendola una conquista dai “lobbisti e dagli addetti ai lavori di Washington” desiderosi di mantenere lo status quo. Nonostante l’esito del voto rifletta una preferenza diversa rispetto ad altre aree degli Stati Uniti, l’importanza di questa vittoria è limitata. Haley non ha praticamente possibilità di vincere le primarie repubblicane, specialmente considerando il Super Tuesday del 5 marzo, in cui Trump è ampiamente favorito in 15 stati.

RAINEWS – TRUMP VINCE ANCHE LE PRIMARIE REPUBBLICANE IN IDAGO (DOPO AVER VINTO IN MISSOURI E MICHIGAN)

Donald Trump ha aggiunto un’altra vittoria al suo palmares nelle primarie repubblicane, questa volta vincendo nei caucus in Idaho. Questo successo segue le sue vittorie precedenti nella convention del partito in Michigan e nei caucus del Missouri. Con questi risultati, Trump ha compiuto un significativo passo avanti verso la nomination repubblicana. La sua campagna ha guadagnato 32 delegati in Idaho, 39 in Michigan e 51 nel Missouri, consolidando ulteriormente la sua posizione. Trump ha finora ottenuto 247 delegati e ha bisogno di altri 968 per raggiungere il numero magico di 1.215, necessario per vincere la nomination alla convention repubblicana. La sua principale sfidante, Nikki Haley, ha ottenuto solo 24 delegati. L’attenzione ora si concentra sul Super Tuesday del 5 marzo, quando si terranno le primarie presidenziali in sedici Stati e un territorio. I delegati in palio saranno 854 per i repubblicani e 1.420 per i democratici. Sebbene né Biden né Trump otterranno la nomination in questa fase, entrambi si avvicineranno al traguardo. La candidata repubblicana Nikki Haley, di fronte ai risultati deludenti, potrebbe presto annunciare la sospensione della sua campagna, lasciando così campo libero a Trump. Con l’inizio del processo a Trump per i pagamenti controversi a una pornostar previsto per il 25 marzo a New York, le prossime nove giornate elettorali, tra primarie, caucus e convention, saranno cruciali per definire il quadro dei candidati.

ANSA – LA CORTE SUPREMA USA SI ESPRIMERA’ SULL’IMMUNITA’ DI TRUMP

La Corte Suprema degli Stati Uniti si è pronunciata sull’immunità dell’ex presidente Donald Trump nel caso che lo vede accusato dal procuratore speciale Jack Smith di aver cercato di sovvertire le elezioni del 2020. La decisione del massimo tribunale americano di ascoltare gli argomenti su questo delicato tema ha ulteriormente ritardato il processo federale. Le udienze sono state fissate per la settimana che inizia il 22 aprile, segnando la seconda volta che la Corte Suprema è coinvolta in un procedimento legale contro l’ex presidente. In precedenza, a inizio mese, i nove giudici hanno esaminato le argomentazioni a favore e contro l’esclusione di Trump dalle elezioni in base al 14º emendamento, che prevede tale provvedimento in caso di “partecipazione o istigazione a un’insurrezione”, come nel caso dell’assalto al Campidoglio avvenuto il 6 gennaio 2021.

TGCOM24 – TRUMP VINCE LE PRIMARIE REPUBBLICANE IN SOUTH CAROLINA

Donald Trump ha vinto le primarie del Partito Repubblicano nello stato del South Carolina con un ampio margine di voti, battendo la sua unica avversaria, Nikki Haley, ex governatrice dello stato. Trump ha ottenuto il 59,8% dei voti, mentre Haley ha ottenuto il 39,5%. La sconfitta di Haley, sebbene prevista, è stata significativa data la sua esperienza politica nel South Carolina. Attualmente, Haley non guida nei sondaggi in nessuno stato e non sembra avere possibilità di competere con Trump per la vittoria. Nonostante ciò, Haley ha ribadito la sua intenzione di continuare la sua campagna elettorale, smentendo le voci di un possibile ritiro dopo questa sconfitta. Ha dichiarato che “oggi non è la fine della nostra storia” e che rimarrà in corsa almeno fino al Super Tuesday, il 5 marzo, quando si voterà in 15 stati contemporaneamente. Tuttavia, Trump ha minacciato di espellere chiunque continui a sostenere finanziariamente la campagna di Haley, dichiarando che saranno “cacciati in maniera permanente dal campo MAGA”, che rappresenta il suo movimento politico, acronimo di Make America Great Again.

ANSA – TRUMP SARA’ IL PRIMO EX PRESIDENTE AD AFFRONTARE UN PROCESSO PENALE (PER IL CASO DELLA PORNOSTAR STORMY DANIELS)

Il giudice Juan Merchan di New York ha fissato il 25 marzo come data d’inizio del processo penale contro l’ex presidente Donald Trump nel caso della pornostar Stormy Daniels. Trump è il primo ex presidente degli Stati Uniti ad affrontare un procedimento penale, accusato di 34 capi d’imputazione legati a presunti pagamenti illeciti a Daniels e all’ex coniglietta di Playboy Karen McDougal durante la sua campagna elettorale del 2016. Le accuse sostengono che Trump abbia falsificato documenti contabili per nascondere tali pagamenti, violando la legge sui finanziamenti elettorali. Gli avvocati di Trump hanno annunciato di voler spostare il processo fuori da Manhattan, temendo una giuria parzialmente di parte in una città a prevalenza democratica. Questo processo rappresenta uno dei quattro procedimenti legali che Trump deve affrontare, ma è il meno rischioso poiché riguarda presunti reati precedenti alla sua presidenza. Tuttavia, una possibile condanna potrebbe influenzare l’opinione degli elettori moderati in vista delle prossime elezioni presidenziali. Inoltre, Trump non potrebbe concedersi la grazia in caso di condanna, poiché si tratta di reati statali. Altri procedimenti legali pendenti, come quello ad Atlanta riguardante i tentativi di ribaltare il voto in Georgia, potrebbero essere influenzati da possibili conflitti d’interesse tra i pubblici ministeri coinvolti. Venerdì è attesa la sentenza in un processo civile contro Trump e i suoi figli per presunte frodi finanziarie nell’holding di famiglia, con richieste di sanzioni fino a 370 milioni di dollari e il bando dell’attività imprenditoriale di Trump nello Stato di New York.

SKTG24 – TRUMP VINCE LE PRIMARIE DEL PARTITO REPUBBLICANO IN NEVADA

L’ex presidente Donald Trump ha ottenuto una schiacciante vittoria nei caucus del Partito Repubblicano in Nevada, consolidando la sua posizione di leader nella corsa alla nomination presidenziale del 2024. Si tratta del terzo stato che Trump conquista dopo Iowa e New Hampshire. La vittoria era ampiamente prevista, dato che Trump era l’unico candidato di peso a partecipare ai caucus, un sistema di voto che si basa su piccoli dibattiti in vari collegi elettorali dello stato. Trump ha ottenuto oltre il 99% dei voti. La principale avversaria di Trump all’interno del partito, Nikki Haley, ex governatrice del South Carolina e ambasciatrice alle Nazioni Unite, ha deciso di non partecipare ai caucus del Nevada, consapevole della sua scarsa possibilità di successo contro Trump. Ha preferito concentrare i suoi sforzi sulle primarie organizzate dal governo statale, seppur non riconosciute dal partito, che si sono svolte martedì scorso. Tuttavia, anche in questa occasione, Haley ha subito una sconfitta, con oltre il 60% degli elettori che ha optato per “nessuno dei candidati”. La legge del Nevada permette di partecipare sia alle primarie che ai caucus, quindi è possibile che molti sostenitori di Trump abbiano scelto di votare per “nessuno dei candidati” alle primarie per danneggiare Haley.

ILPOST – UN TRIBUNALE STATUNITENSE NEGA A TRUMP L’IMMUNITA’ PRESIDENZIALE

Una corte d’appello federale di Washington ha stabilito che l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump non può invocare l’immunità presidenziale per i presunti reati commessi durante il suo mandato. La decisione riguarda le accuse relative all’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 e ai suoi presunti sforzi per influenzare l’esito delle elezioni del 2020. La difesa di Trump aveva sostenuto che, essendo presidente al momento dei fatti, goda di immunità, ma la corte ha respinto tale argomentazione. È probabile che Trump faccia ricorso alla Corte Suprema. Attualmente, è imputato in quattro diversi processi, inclusi quelli legati all’assalto al Congresso. Questa decisione solleva importanti questioni costituzionali riguardo all’immunità dei presidenti. I tre giudici della corte d’appello hanno sollevato dubbi sulla possibilità di un’immunità assoluta per i presidenti, sottolineando le implicazioni potenzialmente pericolose di tale interpretazione, che potrebbe consentire comportamenti illegali senza conseguenze. Trump è il primo presidente nella storia degli Stati Uniti ad affrontare accuse penali dopo il termine del suo mandato.

RAINEWS – PROCESSO A TRUMP SUL PRESUNTO TENTATIVO DI SOVVERTIRE L’ESITO DELLE PRESIDENZIALI RINVIATO A TEMPO INDEFINITO

Il processo a Donald Trump, accusato di tentare di sovvertire l’esito delle elezioni presidenziali del 2020, è stato rinviato a tempo indefinito dalla giudice Tanya Chutkan. La decisione segue un appello presentato dagli avvocati di Trump contro la decisione della giudice di non concedere l’immunità al loro cliente. Gli avvocati hanno sostenuto che Trump avesse diritto all’immunità perché i fatti si sono verificati durante il suo mandato presidenziale, compreso l’assalto al Congresso nel gennaio 2021. Analisti ritengono che il processo potrebbe essere posticipato di diversi mesi, consentendo a Trump di continuare la campagna per le primarie repubblicane e, successivamente, per le elezioni presidenziali del prossimo novembre. C’è la possibilità che il caso venga portato davanti alla Corte Suprema, con ulteriori ritardi nelle udienze. Trump ha cercato di ritardare il processo, sperando di posticiparlo almeno fino alla fine delle primarie nel prossimo luglio. Trump è il primo ex presidente degli Stati Uniti ad affrontare un processo penale nella storia del paese. Attualmente è incriminato per quattro casi, tra cui il pagamento a Stormy Daniels e il possesso di documenti governativi riservati. La più grave delle accuse è quella federale, relativa all’assalto al Congresso e al tentativo di sovvertire l’esito delle elezioni presidenziali del 2020. È anche incriminato in Georgia per tentare di alterare i risultati elettorali nel 2020.

CORRIERE – TRUMP CONDANNATO A PAGARE 83,3 MILIONI DI DOLLARI: HA DIFFAMATO LA GIORNALISTA E. JEAN CARROLL

Un tribunale federale degli Stati Uniti ha stabilito che l’ex presidente Donald Trump dovrà versare un risarcimento di 83,3 milioni di dollari alla giornalista E. Jean Carroll. La giornalista lo aveva accusato di danneggiare la sua reputazione negando un presunto abuso sessuale. La richiesta di Carroll era di 10 milioni, ma la sentenza ha assegnato un risarcimento molto superiore. Carroll aveva già vinto una causa civile contro Trump l’anno scorso per abuso sessuale. Successivamente, lo aveva denunciato per le dichiarazioni fatte nel 2019, quando l’accusa era emersa. L’ex presidente aveva respinto l’accusa come “totalmente falsa”. La sentenza riflette il danno d’immagine derivato dalle affermazioni di Trump, aprendo la strada a un risarcimento significativo.

CORRIERE – TRUMP VINCE LE PRIMARIE DEL PARTITO DEMOCRATICO ANCHE IN NEW HAMPSHIRE

Donald Trump ha vinto anche le primarie del Partito Repubblicano del New Hampshire, dopo aver stravinto la settimana scorsa in Iowa. Con lo scrutinio al 91 per cento dei voti Trump è avanti con il 54,5 per cento contro il 43,2 di Nikki Haley. Questo risultato conferma che Trump è il candidato repubblicano più forte e che ha buone possibilità di vincere la nomination del partito e quindi di candidarsi alle elezioni presidenziali di novembre. Haley, ex governatrice del South Carolina, era la principale sfidante di Trump, ma non è riuscita a raccogliere abbastanza sostegno per impensierirlo. Le primarie continueranno nei prossimi mesi, ma è probabile che Trump continui a vincere e che quindi la sua nomina sia una formalità. La vittoria di Trump in New Hampshire è un’ulteriore conferma della sua forza all’interno del Partito Repubblicano. Haley aveva investito molto nello stato, ma non è riuscita a capitalizzare il suo vantaggio di moderata in un partito che si sta spostando sempre più a destra. Le prossime primarie si terranno in Nevada e South Carolina, dove Trump è in vantaggio. È quindi probabile che la sua nomina alla convention repubblicana di agosto sia una formalità.

ILPOST – NUOVI DOCUMENTI RIVELANO CHE TRUMP AVREBBE RICEVUTO MILIONI DI DOLLARI DA GOVERNI STRANIERI

Parlamentari Democratici del comitato investigativo della Camera dei Rappresentanti hanno reso pubblici documenti che rivelano come le aziende di Donald Trump abbiano ricevuto almeno 7,8 milioni di dollari da governi stranieri durante la sua presidenza tra il 2016 e il 2020. I dati, presenti in un dossier di 156 pagine ottenuto da una causa legale, indicano che gli hotel di Trump, soprattutto a Washington e Las Vegas e le due Trump Tower di New York, hanno ricevuto questi pagamenti. Le entrate includono 5,5 milioni di dollari provenienti dall’ambasciata cinese, dalla Banca industriale e commerciale cinese e dalla Hainan Airlines Holding Company, con legami stretti con il governo cinese. Altri 615mila dollari sarebbero arrivati dall’Arabia Saudita. Questi pagamenti sollevano accuse di violazione costituzionale, poiché la legge statunitense proibisce ai funzionari federali, incluso il presidente, di accettare denaro da governi stranieri senza il consenso del Congresso, che Trump non ha ottenuto. Sebbene Eric Trump abbia affermato che i guadagni dagli hotel sarebbero stati restituiti al governo, il dossier solleva preoccupazioni sull’interesse personale di Trump oltre l’interesse nazionale. Questo contrasta con il tentativo Repubblicano di dimostrare eventuali conflitti d’interesse del presidente Joe Biden attraverso gli affari internazionali di suo figlio Hunter Biden.

ILPOST – TRUMP CHIEDE ALLA CORTE SUPREMA DI INTERVENIRE SULLA SUA CANDIDABILITA’

L’ex presidente statunitense Donald Trump ha chiesto alla Corte suprema di pronunciarsi sulla legittimità della clausola del 14° emendamento che lo considera ineleggibile a causa del suo presunto coinvolgimento nell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. La richiesta di Trump è stata presentata mercoledì e chiede alla Corte suprema di annullare la sentenza della Corte suprema del Colorado, che a dicembre aveva stabilito che l’ex presidente non avrebbe potuto partecipare alle primarie dei Repubblicani, che stabiliranno chi sarà il candidato del partito alle elezioni presidenziali di novembre. La clausola del 14° emendamento della Costituzione statunitense, risalente alla Guerra civile americana, prevede che chiunque sia stato coinvolto in insurrezioni o rivolte contro lo stato dopo aver prestato giuramento sulla Costituzione non può più ricoprire incarichi pubblici. Gli avvocati di Trump sostengono che questa clausola non fosse stata pensata per i presidenti degli Stati Uniti, che quindi dovrebbero esserne esclusi. Negano inoltre che l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 possa configurarsi come insurrezione, e affermano che Trump non sia stato in alcun modo coinvolto nella sua realizzazione. La decisione della Corte suprema sugli argomenti di Trump è attesa per i prossimi mesi. Se la Corte si esprimerà a favore dell’ex presidente, la sua candidatura alle primarie dei Repubblicani sarà automaticamente consentita in tutti gli stati, compresi quelli in cui è già stato dichiarato ineleggibile, come il Colorado o il Maine. La decisione della Corte suprema è importante anche per altri motivi. In primo luogo, potrebbe avere un impatto sulle future elezioni presidenziali, rendendo più difficile per i politici che abbiano commesso reati gravi di candidarsi. In secondo luogo, potrebbe rafforzare la posizione della Corte suprema, che negli ultimi anni ha assunto posizioni sempre più conservatrici e favorevoli ai Repubblicani.

ILPOST – IL MAINE ESCLUDE TRUMP DALLE ELEZIONI PRESIDENZIALI

L’ex presidente statunitense Donald Trump è stato escluso dalle elezioni presidenziali del 2024 anche in Maine, il secondo stato a prendere una decisione del genere dopo il Colorado. La decisione è stata presa da Shenna Bellows, segretaria di stato del Maine, che ha fatto ricorso a una clausola della Costituzione risalente al periodo della Guerra Civile: la Sezione 3 del 14esimo emendamento, secondo cui chiunque sia stato coinvolto in insurrezioni o rivolte contro lo Stato dopo aver prestato giuramento sulla Costituzione non può più ricoprire incarichi pubblici. Trump è stato accusato di aver incitato i manifestanti che fecero irruzione al Congresso degli Stati Uniti il 6 gennaio 2021 per ribaltare i risultati delle elezioni vinte dall’attuale presidente Joe Biden. La decisione della segretaria di stato del Maine è considerata politicamente più significativa di quella del Colorado. Il Colorado infatti è uno stato in cui è già data per scontata la vittoria dei Democratici, e quindi con ogni probabilità di Biden che sarà il loro candidato alle presidenziali. Un’esclusione di Trump dalle elezioni in quello stato non avrebbe insomma grosse conseguenze in termini elettorali. Avrebbe invece conseguenze assai più rilevanti in Maine, dove il risultato delle presidenziali è più incerto.

AGI – DONALD TRUMP ESCLUSO DALLA PRIMARIE IN COLORADO

La Corte Suprema del Colorado ha escluso Donald Trump dalle primarie repubblicane a causa del suo ruolo nell’assalto al Campidoglio nel gennaio 2021. Questa decisione, 4 voti a 3, è senza precedenti nella storia presidenziale degli Stati Uniti. La Corte ha citato il 14° emendamento, che impedisce a funzionari coinvolti in “insurrezioni o rivolte” contro il governo di assumere cariche pubbliche. Steven Cheung, portavoce della campagna di Trump per il 2024, annuncia un ricorso alla Corte Suprema degli Stati Uniti, definendo la decisione “sbagliata e antidemocratica”. Questa esclusione potrebbe influenzare le elezioni del 5 novembre 2024. Gruppi come i Citizens for Responsibility and Ethics di Washington hanno chiesto la sua esclusione in altri stati, come Minnesota e Michigan, con decisioni rimandate alla Corte Suprema. Il 14° emendamento, istituito nel 1868 dopo la Guerra Civile, ha l’obiettivo di prevenire la partecipazione al governo di chi si è ribellato al Paese. Trump ha reagito su Truth attaccando il procuratore Jake Smith, accusandolo di volerlo incarcerare. Durante un comizio in Iowa, ha negato di aver letto “Mein Kampf” di Adolf Hitler, contrastando le accuse di averlo citato.

BIDEN

ANSA – BIDEN VINCE LE PRIMARIE DEM IN NORTH DAKOTA

Il presidente americano Joe Biden ha ottenuto una vittoria schiacciante nelle primarie presidenziali democratiche del North Dakota, con oltre il 92% dei voti, secondo quanto riportato dai media Usa. Nonostante la presenza di altri sette candidati alle consultazioni, la vittoria di Biden era ampiamente prevista. In precedenza, l’ex presidente Donald Trump aveva vinto i caucus presidenziali repubblicani del North Dakota il 4 marzo. Entrambi i candidati, Biden e Trump, hanno già garantito un numero sufficiente di delegati per le nomine alle elezioni Usa del 2024 all’interno dei rispettivi partiti.

ANSA – ARRESTATO EX INFORMATORE DELL’FBI CHE ACCUSO’ JOE E HUNTER BIDEN DI ESSERE STATI CORROTTI DA UNA SOCIETA’ UCRAINA

Mercoledì, l’ex informatore dell’FBI Alexander Smirnov è stato arrestato a Las Vegas per aver inventato false accuse contro il presidente Joe Biden e suo figlio Hunter. Smirnov, 43 anni, è accusato di dichiarazioni false e falsificazione di documenti, rischiando fino a 25 anni di carcere. Le accuse di Smirnov affermavano che Hunter Biden avesse ricevuto 5 milioni di dollari dalla società ucraina Burisma per influenzare un’indagine. Questo ha portato a un’indagine approvata dai Repubblicani nel dicembre 2020 per l’impeachment di Biden, basata su informazioni ora ritenute false. Il procuratore speciale David Weiss ha dichiarato che le motivazioni di Smirnov erano politiche, mirando a danneggiare la reputazione di Biden durante le elezioni presidenziali del 2020. La sua arresto è un colpo importante poiché solleva dubbi sulle accuse contro Biden.

ILPOST – BIDEN NON SARA’ ACCUSATO PER IL CASO DEI DOCUMENTI RISERVATI: “ANZIANO CON POCA MEMORIA”

Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato che il presidente Joe Biden non sarà accusato per il caso dei documenti riservati. Le indagini, durate circa un anno, hanno rilevato che Biden trattenne alcuni documenti contrassegnati come riservati sulla guerra in Afghanistan e su altre questioni di sicurezza nazionale, ma non ci sono elementi sufficienti per formulare accuse penali. La decisione è stata presa dal procuratore speciale Robert Hur, nominato per gestire le indagini con un certo livello di indipendenza rispetto all’amministrazione Biden. Hur ha sottolineato che Biden ha collaborato alle indagini e che i documenti potrebbero essere stati portati nella sua residenza privata mentre era vicepresidente e aveva quindi il diritto di trattenerli. Il caso è stato oggetto di accesi dibattiti politici, con i Repubblicani che accusavano Biden di ipocrisia per le sue critiche all’ex presidente Donald Trump, coinvolto in un caso simile. Tuttavia, i due casi presentano differenze significative: Biden ha collaborato con le autorità, mentre Trump ha ostacolato le indagini. La mancata incriminazione di Biden è una vittoria per il presidente, che si prepara a ricandidarsi alle elezioni del prossimo novembre. Tuttavia, la vicenda potrebbe comunque avere un impatto sulla campagna elettorale, con i Repubblicani che continueranno ad accusarlo di negligenza. Il procuratore speciale Robert Hur ha descritto il presidente Biden come “anziano e con poca memoria” nel rapporto sulla gestione dei documenti riservati. Trump ha sfruttato il rapporto per attaccare Biden, sostenendo un presunto doppio standard giudiziario. Ha contrastato la sua situazione legale con quella di Biden, accusando il sistema giudiziario di parzialità. In risposta, Biden ha difeso la sua collaborazione con le indagini e ha criticato Trump per la mancanza di cooperazione. Tuttavia, una gaffe durante una conferenza stampa, in cui ha confuso il presidente egiziano con quello messicano, ha attirato ulteriori critiche. Il video dell’incidente è diventato virale sui social media, alimentando ulteriori speculazioni sulla salute mentale di Biden.

SKYTG24 – BIDEN VINCE LE PRIMARIE IN SOUTH CAROLINA

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha ottenuto una vittoria schiacciante con oltre il 96% dei voti nelle primarie democratiche del South Carolina. Biden, favorito sin dall’inizio, ha superato gli altri due candidati, Marianne Williamson e Dean Phillips, senza sfide significative. L’affluenza alle primarie è stata di circa 131.000 persone, in netto calo rispetto al 2020. Tuttavia, dati precedenti non sono confrontabili, poiché le primarie sono state annullate nel 2012 quando il presidente democratico in carica, Barack Obama, non aveva avversari. La vittoria di Biden in South Carolina nel 2020 ha segnato una svolta nella sua campagna, dopo sconfitte in Iowa, New Hampshire e Nevada. Questa vittoria conferma il sostegno della base democratica, in particolare degli elettori neri, che costituiscono una parte significativa della popolazione dello stato.

WASHINGTON POST – 1/3 DEGLI AMERICANI RITIENE CHE BIDEN NON SIA IL LEGITTIMO PRESIDENTE

Un recente sondaggio condotto da Washington Post-University of Maryland rileva che oltre un terzo degli americani non ritiene legittima l’elezione del presidente Biden nel 2020, segnando un aumento del 7% rispetto a due anni fa e evidenziando una diminuzione della fiducia nel suo mandato. Il 36% degli intervistati ha espresso dubbi sull’elezione di Biden, mentre il 62% lo considera presidente legittimo, in ribasso rispetto al 69% del 2021, riflesso anche dalla diminuzione della sua popolarità. In particolare, i repubblicani registrano il calo maggiore della fiducia nel presidente, passando dal 39% al 31%, mentre gli indipendenti scendono dal 72% al 66%. I democratici, invece, dal 94% al 91%. Un terzo degli adulti afferma che ci siano prove concrete di frodi elettorali nel 2020, con il 62% dei repubblicani, il 33% degli indipendenti e solo il 10% dei democratici. Tuttavia, il 63% respinge l’idea di frodi diffuse. La preoccupazione sull’integrità elettorale persiste tra i cittadini, come confermato anche da un precedente sondaggio CNN del luglio 2023, dove il 38% degli adulti riteneva che Biden non avesse vinto legittimamente. Sebbene il 61% credeva nella sua legittima vittoria, si è registrato un minimo storico. La diminuzione della convinzione sulla legittimità di Biden è evidenziata anche dal 51% che ora ritiene siano presenti prove concrete della sua sconfitta, rispetto al 73% del 2021.

RAINEWS – CAMERA DEGLI STATI UNITI APPROVA INDAGINE PER METTERE BIDEN SOTTO IMPEACHMENT

La Camera dei deputati degli Stati Uniti ha approvato un’indagine su presunti abusi di potere e corruzione di Joe Biden, aprendo la strada a un possibile impeachment. Questo evento, precedente a una rimozione forzata dal governo, coinvolge testimonianze e udienze prolungate in Casa. Le basi dell’indagine repubblicana non sono chiare. Da anni, i Repubblicani indagano su Biden e la sua famiglia, senza prove concrete. Questo movimento, vista l’apertura dell’indagine, sembra una mossa politica per accreditare l’opposizione come ostile verso Biden, un Democratico. Molti Repubblicani moderati sono scettici. L’indagine era stata avviata da Kevin McCarthy ma non aveva ottenuto il consenso della Camera, mancando prove gravi contro Biden. Le voci discordanti all’interno del partito sollevano preoccupazioni su questa manovra. Sebbene l’indagine sia approvata, un’eventuale rimozione richiede il voto del Senato, dove i Democratici hanno la maggioranza. L’indagine, comunque, si focalizza sui membri della famiglia Biden, con l’intento di dimostrare presunte falsità del presidente sulle attività del figlio Hunter.

ELEZIONI IN RUSSIA

FARODIROMA – G7: GLI USA BLOCCANO IL TESTO ITALIANO CHE DEFINISCE LE ELEZIONI RUSSE UNA FARSA

Gli Stati Uniti hanno bloccato il testo italiano della dichiarazione dei G7 che definisce le elezioni russe una farsa. La proposta di dichiarazione, avanzata dal governo italiano e supportata dai media, mirava a condannare il processo elettorale russo etichettandolo come antidemocratico. Tuttavia, il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha ritenuto inappropriata la formulazione del comunicato. Il governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, ha subito una bocciatura da parte degli Stati Uniti al G7. La proposta italiana di condannare le elezioni russe come una “farsa” è stata respinta dal Segretario di Stato americano Antony Blinken, che l’ha definita “inappropriata”. L’Italia, da quando ha assunto la presidenza del G7 il 1° gennaio 2024, ha concentrato la sua politica estera sull’ossessione di contrastare la Russia. Tuttavia, l’Italia non possiede la necessaria autorevolezza e prestigio internazionale per reggere il confronto con Mosca. I media italiani hanno diffuso una montagna di fake news sulle elezioni russe, presentandole come “truccate” e “predeterminate”. Questa propaganda omette la realtà: Putin è un leader immensamente popolare e ampiamente sostenuto dal suo popolo. Per gli Stati Uniti, l’obiettivo primario è la sicurezza nazionale americana e la promozione degli interessi economici e geostrategici. L’Amministrazione Biden, nella tradizione pragmatica dei politici americani, non confonde i desideri con la realtà. Di fronte all’impossibilità di una vittoria ucraina e al rischio di un conflitto mondiale, gli Stati Uniti stanno agendo autonomamente per una risoluzione diplomatica della crisi con il Cremlino. La soluzione al conflitto in Ucraina sarà trovata da Stati Uniti e Russia. Nei prossimi mesi, i dettagli del compromesso tra Washington e Mosca saranno definiti e comunicati ai paesi europei, che non avranno altra scelta che obbedire.

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ANSA – ELEZIONI IN RUSSIA: PUTIN OTTIENE IL QUINTO MANDATO

Vladimir Putin ha ottenuto il quinto mandato presidenziale in Russia con una percentuale di voti che sfiora il 90%, consolidando ulteriormente la sua lunga permanenza al potere. Nonostante le proteste dei seguaci di Alexei Navalny e gli attacchi nelle regioni di confine con l’Ucraina, Putin è riuscito a concludere la maratona elettorale senza incidenti significativi. Il presidente russo ha ringraziato i cittadini per la “totale fiducia” espressa nei confronti del suo governo, promettendo che il Paese diventerà ancora più forte e avvertendo gli avversari che non saranno in grado di intimidire o schiacciare la Russia. Putin ha anche espresso il suo cordoglio per la morte di Alexei Navalny, il suo oppositore politico deceduto in carcere, definendo l’accaduto un “evento triste”. Nei tre giorni di consultazioni elettorali, Putin si è aggiudicato tra l’87% e l’89% delle preferenze, con gli altri tre candidati praticamente annientati. Il comunista Nikolai Kharitonov si è fermato al 4,7%, Vladislav Davankov al 3,6% e Leonid Slutsky al 2,5%. La partecipazione alle elezioni è stata stimata oltre il 73%, superando il 67,5% registrato nelle precedenti presidenziali del 2018. Nonostante le proteste e i timori di interferenze, il processo elettorale si è svolto senza intoppi significativi, e Putin ha ottenuto una vittoria schiacciante che conferma il suo dominio politico in Russia fino al 2030. Si attendono ancora i risultati del voto elettronico per completare il quadro elettorale.

AGI – DAL 15 AL 17 MARZO SI VOTA PER LE PRESIDENZIALI IN RUSSIA

In Russia, da venerdì 15 marzo a domenica 17 marzo, si terranno le elezioni presidenziali, che presumibilmente garantiranno a Vladimir Putin un altro mandato di 6 anni al Cremlino, in un contesto segnato dalla guerra russa in Ucraina. Questa sarà la prima volta che le elezioni presidenziali si svolgeranno su tre giorni anziché uno e che numerose regioni (27 più la Crimea) potranno utilizzare il voto elettronico; entrambi questi aspetti sollevano timori tra gli osservatori indipendenti riguardo a possibili brogli e manipolazioni. Il voto su tre giorni è stato introdotto per la prima volta nel referendum del 2020 sulle riforme costituzionali, promosso da Putin per poter candidarsi altri due mandati e rimanere al potere fino al 2036, diventando così il leader russo più longevo di sempre. Su una popolazione di 146 milioni di abitanti, hanno il diritto di voto tutti i cittadini di età superiore ai 18 anni che non siano detenuti per reati penali. Secondo la Commissione elettorale centrale, sono 112,3 milioni gli elettori aventi diritto in Russia, in Crimea e nelle regioni dell’Ucraina “annesse” (Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson); altri 1,9 milioni vivono all’estero. Oltre 8,5 milioni di russi hanno richiesto l’accesso al “sistema di voto elettronico a distanza”, secondo la Commissione elettorale. Il voto avverrà anche all’estero, con 295 seggi allestiti in 144 Paesi, tra cui l’Italia. Circa 1,42 milioni di elettori in 39 regioni hanno già votato in anticipo (a partire dal 25 febbraio), nelle aree remote o difficili da raggiungere e sulle navi in servizio nei giorni della consultazione. L’affluenza alle elezioni presidenziali del 2018 era stata del 67,5%, ma osservatori e singoli elettori avevano segnalato violazioni diffuse, come l’inserimento di schede precompilate nelle urne e intimidazioni nei luoghi di lavoro. L’obiettivo del Cremlino per queste elezioni sembra essere un’affluenza tra il 70 e l’80% per confermare l’idea che il Paese sia unito attorno alla leadership di Putin e alla sua politica, inclusa l’operazione militare in Ucraina. Non sono stati invitati osservatori internazionali dell’OSCE, che nel 2018 aveva denunciato la mancanza di concorrenza politica e la pressione sulle voci critiche.

POLITICA SUD AMERICA

L’INDIPENDENTE – BRASILE: PUBBLICATO IL PIANO GOLPISTA DI BORSOLARO

La Corte Suprema brasiliana ha reso pubblico un documento di 135 pagine che dettaglia un presunto tentato golpe orchestrato dall’ex presidente Jair Bolsonaro e i suoi collaboratori per mantenere il potere e ostacolare la presidenza di Lula. Ventotto persone sono coinvolte nell’azione sovversiva, con quattro già agli arresti. Bolsonaro è stato impedito di lasciare il Paese con il sequestro del suo passaporto, eseguito su ordine della Corte Suprema. I documenti indicano un piano per evitare che Lula vincesse le elezioni e per arrestare importanti figure giudiziarie e politiche. Il piano golpista si sarebbe intensificato nel luglio 2022, con Bolsonaro e i suoi ministri discutendo attivamente strategie per contrastare una presunta frode elettorale. Tuttavia, non tutti i vertici militari erano concordi nel sostenere il colpo di Stato. Le tensioni sono sfociate in un tentativo di decreto per annullare le elezioni e arrestare importanti figure istituzionali. Nonostante l’appoggio di alcuni leader militari, il colpo di Stato non è stato attuato, e Lula è stato insediato come presidente il 1° gennaio 2023. Bolsonaro non ha riconosciuto la sua sconfitta ed è fuggito negli Stati Uniti. Tuttavia, una settimana dopo, i sostenitori di Bolsonaro hanno attaccato istituzioni chiave a Brasilia in un tentativo fallito di fermare il processo democratico. Le prove della polizia federale supportano l’accusa di tentato colpo di Stato, portando all’incriminazione di 28 individui. La pubblicazione dei documenti da parte della Corte Suprema fornisce un resoconto dettagliato degli eventi che hanno minacciato la stabilità democratica del Brasile.

Altre notizie:

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CRISI DIPLOMATICA TRA ECUADOR E MESSICO

Una grave crisi diplomatica si è scatenata tra l’Ecuador e il Messico dopo che la polizia ecuadoriana ha effettuato un’irruzione nell’ambasciata messicana a Quito e ha arrestato l’ex vicepresidente ecuadoriano Jorge Glas, accusato di corruzione e altri reati. Questo episodio ha generato tensioni senza precedenti tra i due paesi, con il Messico che ha interpretato l’azione come una violazione della sua sovranità territoriale. Glas si era rifugiato all’interno dell’ambasciata messicana dopo aver ricevuto asilo politico dal Messico, ma le autorità ecuadoriane hanno deciso di procedere con l’arresto nonostante la sede diplomatica sia formalmente parte del territorio messicano e, quindi, generalmente protetta da interventi esterni secondo il diritto internazionale. La reazione del presidente messicano Andrés Manuel López Obrador è stata molto decisa, definendo l’arresto di Glas un atto autoritario e una chiara violazione del diritto internazionale. Come conseguenza diretta, il Messico ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche con l’Ecuador, aggravando ulteriormente la situazione già tesa tra i due paesi. Le tensioni preesistenti tra Ecuador e Messico si erano acuite ulteriormente il giorno prima dell’arresto di Glas, quando il governo ecuadoriano aveva dichiarato persona non grata l’ambasciatrice messicana Raquel Serur in risposta a commenti di López Obrador sulle recenti elezioni in Ecuador. La situazione è stata ulteriormente complicata dalle dichiarazioni della ministra degli Esteri messicana, Alicia Bárcena, secondo cui alcuni diplomatici sono stati feriti durante l’operazione di arresto di Glas. Questo ha sollevato preoccupazioni riguardo al rispetto della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari, un trattato del 1961 che disciplina i rapporti tra gli stati e la condizione di ambasciatori e funzionari diplomatici. Jorge Glas, considerato uno degli uomini più ricercati dell’Ecuador, è stato vicepresidente del paese durante il governo di Rafael Correa dal 2013 al 2017. Aveva già ricevuto una condanna per corruzione nel 2017 e contro di lui era stato emesso un nuovo mandato di arresto per ulteriori accuse. Le autorità ecuadoriane avevano inizialmente chiesto al Messico il permesso di entrare nell’ambasciata per arrestare Glas, ma dopo la concessione dell’asilo politico hanno deciso di procedere comunque con l’irruzione. In una dichiarazione ufficiale, la presidenza dell’Ecuador ha ribadito la sua determinazione nel perseguire i criminali, sottolineando la propria sovranità nazionale.

L’INDIPENDENTE – BRASILE: BORSOLARO ACCUSATO DI AVER FALSIFICATO I CERTIFICATI VACCINALI

L’ex Presidente del Brasile Jair Bolsonaro è stato accusato di falsificare certificati di vaccinazione per sua figlia Laura Bolsonaro contro il Covid-19. Secondo le autorità, l’ex presidente, in carica dal 2019 al 2023, avrebbe ordinato o almeno saputo della falsificazione dei documenti, comportamento che potrebbe costituire reati di associazione a delinquere e inserimento di dati falsi in un sistema pubblico. La Polizia Federale brasiliana ha accusato Bolsonaro insieme ad altre 16 persone. La Procura Federale ora deve decidere se incriminare i sospettati o archiviare le indagini, avendo ricevuto tutti i documenti relativi all’inchiesta.

ANSA – NICOLAS MADURO ANNUNCIA LA CANDIDATURA PER IL TERZO MANDATO DA PRESIDENTE DEL VENEZUELA

Nicolás Maduro ha annunciato ufficialmente la sua candidatura per un terzo mandato da presidente del Venezuela nelle prossime elezioni, fissate per il 28 luglio. Il presidente uscente ha dichiarato la sua intenzione di candidarsi durante un annuncio domenicale, confermando le aspettative diffuse riguardo alla sua partecipazione al processo elettorale. Tuttavia, le elezioni sono state criticate per la mancanza di democrazia, a causa della repressione del dissenso politico e delle controversie riguardanti la destituzione per via giudiziaria dei principali rivali dei partiti di opposizione. Maduro è stato nominato come candidato del partito Socialista, fondato da Hugo Chávez e al potere da 25 anni. Nonostante la sua candidatura, Maduro affronta una crescente impopolarità tra i venezuelani, con meno del 14% degli elettori che secondo alcuni sondaggi indipendenti hanno intenzione di votare per lui. Questa scarsa popolarità è attribuita alla repressione politica e alla profonda crisi economica che ha spinto milioni di venezuelani all’emigrazione dal 2014. Maria Corina Machado, leader delle opposizioni, è stata esclusa dalla corsa elettorale a seguito di una sentenza che le vieta di ricoprire incarichi pubblici per 15 anni. Questa decisione è stata ampiamente contestata dalle opposizioni e da osservatori internazionali, che hanno accusato il processo di motivazioni politiche.

ANSA – EX GENERALE DELL’ESERCITO CONFERMA LE RIUNIONI DEL TENTATO GOLPE IN BRASILE

L’ex comandante dell’esercito del Brasile, Marco Antônio Freire Gomes, ha ammesso di aver partecipato a diverse riunioni in cui si discuteva di un “progetto di colpo di Stato” per impedire l’insediamento del presidente Luiz Inacio Lula da Silva e mantenere al potere Jair Bolsonaro. La confessione è avvenuta durante una deposizione alla Polizia federale. Lo stesso scenario era già stato descritto dall’ex aiutante di campo di Bolsonaro, il tenente colonnello Mauro Cid, che ha collaborato con la giustizia. Freire Gomes è stato chiamato a rispondere per il suo ruolo nel tentativo di golpe del gennaio 2023, che ha portato ad arresti e perquisizioni per politici, ex ministri e militari vicini all’ex presidente Bolsonaro.

ANSA – PREMIER DEL PERU’ SI DIMETTE: E’ ACCUSATO DI CORRUZIONE

Il premier del Perù, Alberto Otárola, ha annunciato le sue dimissioni in seguito alla diffusione di un audio in cui offre un contratto a una giovane “amica” al ministero della Difesa. Otárola ha confermato le dimissioni dopo il ritorno dal Canada, dove si trovava per un viaggio di lavoro, prima di essere ricevuto dalla presidente Dina Boluarte. L’audio è stato diffuso nel programma televisivo Panorama e mostra una conversazione in cui il premier chiede un curriculum e la possibilità di incontrare la giovane Yaziré Pinedo. Secondo un’inchiesta della Procura, Pinedo ha ricevuto due pagamenti dal ministero della Difesa, di cui Otárola era responsabile prima di diventare premier, per un totale di 12.800 euro.

POLITICA CANADA

AGENZIANOVA – CORTE FEDERALE CANADESE: INCOSTITUZIONALE LO STATO DI EMERGENZA CONTRO LE PROTESTE DEI CAMIONISTI

La Corte Federale canadese ha emesso una decisione clamorosa riguardo allo stato d’emergenza dichiarato dal governo di Justin Trudeau in risposta alle proteste del Freedom Convoy 2022. La Corte ha giudicato l’invocazione dell’Emergencies Act come irragionevole, ingiustificata e una violazione della Carta. Il giudice Mosley della Corte Federale ha stabilito che l’uso della legge sui poteri di emergenza è stato ingiustificato e irragionevole, schierandosi con i gruppi per le libertà civili. Questi sostengono che il governo canadese ha superato i propri poteri, non giustificando adeguatamente l’invocazione storica dell’Emergencies Act a febbraio 2022. Il giudice Mosley ha dichiarato: “Ho concluso che la decisione di emettere la Proclamazione (della Legge sulle Emergenze) non ha i tratti distintivi della ragionevolezza – giustificazione, trasparenza e comprensibilità – e non è stata giustificata in relazione ai vincoli fattuali e legali che dovevano essere presi in considerazione”. Il vice primo ministro Chrystia Freeland ha annunciato che il governo non è d’accordo con la decisione di Mosley e intende presentare ricorso. Freeland ha sostenuto che, al momento dell’invocazione dell’Emergencies Act, la sicurezza pubblica e nazionale dei canadesi era minacciata. La sentenza è il risultato di quattro ricorsi legali presentati da gruppi per le libertà civili, tra cui la Canadian Civil Liberties Association (CCLA) e la Canadian Constitutional Foundation (CCF). La Corte federale ha dichiarato, almeno temporaneamente, che le misure prese dal governo Trudeau erano illegittime. Successivamente, verranno valutati i “Rimedi” legali, che potrebbero includere misure penali o compensazioni finanziarie per i danni subiti dai membri del Freedom Convoy, il cui sostegno finanziario era stato bloccato dal governo durante le misure d’emergenza.

POLITICA ASIATICA

ASKANEWS – XI JINPING VUORE FARE DELLA CINA UNA SUPERPOTENZA FINANZIARIA

Il presidente cinese Xi Jinping ha annunciato che la Cina diventerà una superpotenza finanziaria, ma con un sistema diverso da quello occidentale. In un discorso pronunciato martedì presso la Scuola Centrale del Partito a Pechino, Xi ha sottolineato che la Cina deve costruire una solida base economica e tecnologica per raggiungere questo obiettivo. Ha anche affermato che la finanza deve essere collegata all’economia reale e che il sistema finanziario cinese deve essere forte e ben regolamentato. “La Cina si concentrerà sul miglioramento della sua competitività e della sua influenza sulle regole internazionali, promuovendo un’apertura finanziaria di “alto livello””, ha dichiarato Xi. “Semplificheremo le misure restrittive, miglioreremo la trasparenza, la stabilità e la prevedibilità della nostra politica e regoleremo gli investimenti all’estero e le attività di finanziamento, migliorando il sostegno finanziario per la Belt and Road Initiative”. Pechino è preoccupata per la fragilità del suo sistema finanziario, soprattutto perché la Cina si trova ad affrontare un ambiente geopolitico sempre più turbolento ed è alle prese con le crisi del debito del mercato immobiliare e dei governi locali. Nell’ultimo anno la Cina ha dovuto affrontare diverse sfide finanziarie, tra cui l’esodo di capitali stranieri, con 140 miliardi che hanno lasciato il paese nel 2023. Lo yuan è rimasto debole rispetto al dollaro USA, sebbene il suo tasso di cambio si sia stabilizzato dalla fine dello scorso anno. Le autorità hanno risposto riorganizzando il regime normativo, con l’istituzione di una Commissione Finanziaria Centrale per supervisionare il settore multimiliardario. La maggior parte delle banche, delle società di intermediazione mobiliare e delle assicurazioni cinesi sono controllate dai governi a diversi livelli.

Altre notizie:

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CORRIERE – LO SCANDALO FINANZIARIO DI ALCUNI ESPONENTI DEL GOVERNO GIAPPONESE

Il governo del primo ministro giapponese Fumio Kishida è in grave crisi politica a causa di uno scandalo finanziario che coinvolge diversi esponenti del Partito Liberal Democratico (PLD), il partito conservatore che governa il paese dal 1955. L’indagine della procura giapponese, resa pubblica a fine novembre, ha portato alle dimissioni di cinque ministri e di altri esponenti importanti del PLD, tra cui il segretario generale di gabinetto Hirokazu Matsuno e il capogruppo al Senato Hiroshige Seko. Il sospetto è che molti membri del PLD abbiano raccolto fondi in maniera irregolare negli ultimi cinque anni, non dichiarandoli nella contabilità del partito. Le violazioni, se dimostrate, potrebbero comportare fino a cinque anni di carcere. L’inchiesta è stata allargata a cinque delle sei correnti del PLD, che avrebbero fatto la stessa cosa ma in misura minore. Tra queste c’è anche la corrente Kōchikai, guidata dal primo ministro Kishida, che la settimana scorsa si è dimesso dal suo incarico di leader del gruppo. Il Partito Liberal Democratico è il partito più importante del Giappone e governa quasi ininterrottamente il paese dal 1955. Nel tempo ha affrontato diversi scandali, ma quello in corso è considerato il peggiore degli ultimi decenni. La popolarità del governo Kishida è già ai minimi storici, e lo scandalo ha contribuito a peggiorarla ulteriormente. Secondo l’ultimo sondaggio dell’emittente pubblica NHK pubblicato l’11 dicembre, solo il 23% della popolazione sosteneva il primo ministro. Kishida può contare sul fatto che in Giappone non sono previste elezioni parlamentari fino al 2025 e i partiti di opposizione sono piccoli e abbastanza impopolari. Tuttavia, a settembre del 2024 si voterà per scegliere il nuovo leader del PLD e ci sono diversi dubbi sul fatto che Kishida possa continuare a guidare il partito.

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