EURONEWS – IL REFERENDUM DELLA TRANSNISTRIA PER CHIEDERE L’ANNESSIONE ALLA RUSSIA

Il governo della regione separatista della Transnistria, situata in Moldavia e filorusso, ha annunciato l’intenzione di organizzare un referendum per chiedere l’annessione alla Russia il prossimo 28 febbraio

Il governo della regione separatista della Transnistria, situata in Moldavia e filorusso, ha annunciato l’intenzione di organizzare un referendum per chiedere l’annessione alla Russia il prossimo 28 febbraio.

La Transnistria, territorio conteso dal 1990, funge da base per un contingente di circa 1.500 soldati russi e ha cercato l’indipendenza con il supporto di Mosca. Tuttavia, la Russia ha già respinto richieste simili nel 2006 e nel 2014, rendendo improbabile il successo dell’annessione. Pertanto, gli osservatori ritengono che il vero obiettivo di questa mossa sia destabilizzare la Moldavia, che ha un governo orientato verso l’Europa dal 2020, quando l’europeista Maia Sandu è stata eletta presidente.

La comunità internazionale non ha mai riconosciuto l’indipendenza della Transnistria, e l’Unione europea ha ribadito il suo sostegno all’integrità territoriale della Moldavia.

Mosca considera la Moldavia parte della sua sfera di influenza e cerca di usare la Transnistria per bloccare l’avvicinamento moldavo all’UE e, potenzialmente, creare tensioni nella regione e destabilizzare la Nato.

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L’INDIPENDENTE – LA MORTALITA’ INFANTILE E’ DIMINUITA IN TUTTO IL MONDO

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la mortalità infantile nel mondo è diminuita del 4,2% nel 2023, scendendo a 4,2 morti per mille nati vivi. Si tratta del livello più basso mai registrato, che rappresenta un ulteriore passo avanti verso l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 un tasso di mortalità infantile inferiore a 2 morti per mille nati vivi. La diminuzione della mortalità infantile è stata particolarmente significativa in Africa, dove il tasso è sceso dal 6,6% nel 2022 al 6,2% nel 2023. In Asia, il tasso è sceso dal 2,7% al 2,6%, mentre in Europa è rimasto stabile allo 0,4%. I progressi nella riduzione della mortalità infantile sono il risultato di una serie di fattori, tra cui i miglioramenti nella salute materna e infantile, l’accesso a cure mediche di base e la diffusione di vaccini. Tuttavia, nonostante i progressi compiuti, la mortalità infantile rimane un problema serio in molti paesi del mondo. Nel 2023, circa 6,6 milioni di bambini sono morti prima di raggiungere i cinque anni di età. Le principali cause di morte infantile sono la diarrea, le infezioni respiratorie acute e il morbillo. Queste malattie sono prevenibili e curabili, ma spesso colpiscono i bambini che vivono in condizioni di povertà e che non hanno accesso alle cure mediche necessarie. Per ridurre ulteriormente la mortalità infantile, è necessario continuare a investire nella salute materna e infantile, nell’accesso a cure mediche di base e nella diffusione di vaccini.

CASO NAVALNY


ANSA – IL CORPO DI NAVALNY RICONSEGNATO ALLA MADRE
Il corpo di Alexei Navalny, il noto oppositore di Vladimir Putin deceduto in un carcere nel nord della Russia, è stato riconsegnato alla madre del defunto. Questa notizia è stata comunicata da Kira Yarmysh, portavoce di Navalny, tramite un post su X (ex Twitter). Nei giorni precedenti, Lyudmila Navalnaya, madre di Navalny, aveva denunciato che le autorità russe stavano imponendo condizioni restrittive riguardo alla celebrazione del funerale, definendo il loro comportamento come “ricatto”. Attualmente, la madre di Navalny si trova a Salekhard, dove è situato l’obitorio dove è stato portato il corpo di Navalny dopo la sua morte. Yarmysh ha espresso preoccupazione riguardo alla possibilità che le autorità possano interferire con i desideri della famiglia e con i desideri di Navalny stesso riguardo al suo funerale. Si teme che il regime russo possa impedire una cerimonia pubblica per Navalny per evitare che diventi un’occasione per proteste contro il presidente Putin.

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ANSA – L’OPPOSITORE RUSSO NAVALNY E’ MORTO IN CARCERE

Il dissidente russo Alexei Navalny è morto in prigione all’età di 47 anni. La notizia è stata diffusa dal servizio penitenziario federale russo. Navalny si è sentito male dopo una passeggiata nel cortile della colonia carceraria artica dove era detenuto dal gennaio del 2021. Ha perso conoscenza quasi istantaneamente. Il personale medico è intervenuto immediatamente, ma le misure di rianimazione non hanno avuto successo. Le cause della morte non sono ancora state accertate. La tv russa Russia Today, citando una sua fonte, riporta che Navalny sarebbe morto per “un coagulo sanguigno”, una trombosi. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha confermato che il presidente Putin è stato informato della morte di Navalny, ma ha detto di non conoscere le cause del decesso.

PROTESTE DEGLI AGRICOLTORI

RAINEWS – PROTESTA DEGLI AGRICOLTORI A BRUXELLES: ROGHI E SCONTRI CON LA POLIZIA

Centinaia di trattori hanno invaso Bruxelles nel giorno in cui il Consiglio Agricoltura europeo discute le proposte per il sostegno al settore. L’obiettivo dei manifestanti è raggiungere la sede del Consiglio, nel Quartiere europeo. La protesta coinvolge circa 1500 trattori da Belgio, Olanda, Germania e Francia. Le forze dell’ordine hanno blindato la zona, chiudendo tunnel e stazioni metro. Scene di guerriglia urbana in rue de La Loi, con roghi appiccati dai manifestanti e cassonetti dati alle fiamme. La polizia ha azionato gli idranti per spegnere i roghi. Presente anche una delegazione di Coldiretti, che chiede “risposte concrete” e “un cambio di passo urgente” da parte dell’UE. Gli agricoltori protestano contro le norme capestro e i regolamenti inadeguati che aumentano i costi e deprimono la produzione nazionale. La richiesta è di fare di più per il settore agricolo, con misure immediate e strumenti certi per cambiare le regole e dare sostegno alle aziende.

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EURONEWS – AGRICOLTORI POLACCHI BLOCCANO IL CONFINE CON L’UCRAINA: PROTESTANO CONTRO LE IMPORTAZIONI DI CEREALI UCRAINI

Gli agricoltori polacchi hanno intensificato le proteste bloccando il confine con l’Ucraina per manifestare contro le importazioni di cereali ucraini. Questa azione ha provocato il rallentamento del traffico su diverse superstrade e ha portato al blocco di almeno 2.900 camion che dovevano rientrare in Ucraina, secondo quanto riportato dalle autorità ucraine. Le proteste agricole in Polonia sono in corso da mesi, ma hanno recentemente guadagnato in intensità. Gli agricoltori polacchi sostengono che le importazioni di grano e altri cereali dall’Ucraina abbiano creato un surplus sul mercato nazionale, abbassando i prezzi locali e mettendo a rischio il sostentamento dei produttori locali. Le tensioni sono aumentate quando alcuni agricoltori polacchi hanno rovesciato il carico di camion ucraini vicino al confine, simboleggiando la loro opposizione alle importazioni. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito questi blocchi come politicamente motivati e ha esortato al dialogo. Le misure di aiuto dell’Unione Europea all’Ucraina durante la guerra hanno portato alla cancellazione temporanea dei dazi sull’importazione di prodotti agricoli ucraini, ma diversi paesi dell’Europa orientale, compresa la Polonia, hanno introdotto divieti temporanei di importazione per proteggere i propri agricoltori. Il governo polacco ha espresso solidarietà alle preoccupazioni degli agricoltori, ma ha anche chiesto un compromesso con l’UE per risolvere la situazione in modo da non compromettere gli sforzi di ripresa dell’Ucraina. La questione delle importazioni agricole dall’Ucraina rimane quindi un punto di tensione tra i paesi confinanti e l’Unione Europea.

ALLIANZTRADE – REDDITI DEGLI AGRICOLTORI EUROPEI DIMINUITI DEL 12%

Un recente studio condotto da Allianz Trade e riportato da Les Echos rivela una preoccupante diminuzione dei redditi degli agricoltori europei del 12%. Questo calo, evidenziato nel contesto di un significativo aumento salariale in altri settori, ha scatenato proteste da parte degli agricoltori che denunciano la concorrenza sleale delle importazioni e un eccesso di regolamentazioni. L’analisi si è concentrata su quattro dei principali paesi dell’Unione Europea: Germania, Francia, Spagna e Italia. In particolare, gli agricoltori francesi hanno subito un drammatico calo del 22% nei loro redditi. L’inflazione alimentare record, pur beneficiando produttori e rivenditori, sembra non aver raggiunto gli agricoltori nella stessa misura. Secondo Les Echos, la crisi dei redditi agricoli persiste dal 1993, con una costante diminuzione dei guadagni degli agricoltori nel corso degli anni. Il prezzo di produzione dell’industria agroalimentare e i prezzi al dettaglio dei prodotti alimentari superano quelli dei prodotti agricoli, mettendo gli agricoltori in una posizione svantaggiata. Johan Geeroms, Risk Director di Allianz Trade, sottolinea la mancanza di potere contrattuale degli agricoltori, costretti ad affrontare crescenti regolamentazioni e aumenti dei costi in vari settori, tra cui energia, fertilizzanti, trasporti, biodiversità, qualità dell’acqua, clima e forza lavoro. Allianz Trade sostiene la necessità di semplificare le regole, suggerendo che l’Europa dovrebbe collaborare con le parti interessate e le organizzazioni agricole per trovare soluzioni condivise. Nel frattempo, le proteste degli agricoltori si intensificano in Europa, estendendosi anche alla Spagna, dove vengono bloccati i centri di distribuzione dei prodotti alimentari. La situazione evidenzia una profonda crisi nel settore agricolo europeo e solleva la necessità di interventi per affrontare le sfide strutturali che minacciano la sostenibilità economica degli agricoltori.

ANSA – BRUXELLES: TRATTORI PER LE STRADE E LANCIO DI BOTTIGLIE CONTRO L’EUROPARLAMENTO

Migliaia di agricoltori provenienti da tutta Europa hanno bloccato diverse strade di Bruxelles, in particolare in prossimità del quartiere europeo, per protestare contro la Politica agricola comune (Pac) e il Green Deal. I manifestanti, che hanno occupato Place de Luxembourg, davanti alla sede del Parlamento europeo, hanno appiccato alcuni roghi con legna e pneumatici. Molte le esplosioni di petardi. Un centinaio di agricoltori ha lanciato bottiglie e uova contro la sede del Parlamento europeo all’ingresso principale situato a Place de Luxembourg. La polizia, schierata in tenuta anti-sommossa dietro alle transenne posizionate lungo tutto il perimetro, ha azionato gli idranti. I manifestanti, presenti nelle vie adiacenti all’Eurocamera con centinaia di trattori, hanno fatto esplodere anche numerosi petardi al grido di ‘Senza agricoltori non c’è agricoltura’. Gli agricoltori hanno anche abbattuto una delle sculture storiche presenti a Place du Luxembourg, risalente al 1872, davanti alla sede del Parlamento europeo. La statua fa parte del complesso monumentale John Cockerill, in memoria del pioniere dell’industria siderurgica e della ferrovia in Belgio. La statua giace ora a terra sul prato al centro della piazza, circondata da nuovi roghi appiccati questa mattina dagli agricoltori e alimentanti con legna e pneumatici. Su un’altra statua del monumento è stato affisso il cartello: “People of Europe, say no to despotism” (“Popoli d’Europa, dite no al dispotismo”). Oggi al Consiglio europeo “si discute anche di bilancio” e “il primo obiettivo è fare in modo che non vengano tolte altre risorse all’agricoltura come è successo nei decenni passati. Questo potrebbe già essere un ulteriore segnale ai nostri imprenditori”, ha detto il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, parlando a Place Luxembourg davanti al Parlamento europeo, dove è in corso la maxi-mobilitazione dei trattori provenienti da tutta Europa. “Al primo punto c’è togliere tutti quelli che sono i vincoli che da Timmermans in poi hanno cercato di inserire con regole che penalizzano la capacita’ produttiva Ue”, ha sottolineato. I manifestanti chiedono in particolare che la Politica agricola comune (Pac) sia riformata in modo da garantire maggiori risorse agli agricoltori e meno vincoli alla produzione. Criticano inoltre il Green Deal, che considerano troppo restrittivo per il settore agricolo.

L’INDIPENDENTE – PROTESTE DEGLI AGRICOLTORI ANCHE IN SPAGNA

Le principali organizzazioni agricole spagnole, Asaja, COAG e UPA, hanno annunciato oggi una mobilitazione per protestare contro le difficoltà del settore agricolo e la burocrazia europea. Le proteste, ispirate a movimenti simili in altri Paesi europei, chiedono un cambio di rotta dalle istituzioni dell’UE. Le organizzazioni denunciano la crescente frustrazione e disagio causati dalle condizioni difficili e dalla burocrazia asfissiante. Il calendario delle proteste è in fase di definizione e le prime manifestazioni sono attese nelle prossime settimane.

L’INDIPENDENTE – FRANCIA: SI AGGIUNGONO I TASSISTI ALLE PROTESTE DEGLI AGRICOLTORI

Parigi si trova nell’occhio del ciclone con agricoltori e tassisti che bloccano le strade in protesta. Le arterie principali intorno alla capitale sono congestionate a causa delle manifestazioni agricole, mentre i tassisti pianificano “operazioni lumaca” in tutta la Francia per contestare le nuove tariffe per il trasporto medico. I ministri si riuniscono alle 15:15, incluso il Primo Ministro Gabriel Attal e altri membri del governo, per discutere la situazione. I blocchi delle strade hanno già iniziato, con il casello di Buchelay e l’autostrada A13 bloccati in direzione provincia-Parigi, insieme alla A4 a Jossigny. La Federazione Nazionale degli Agricoltori (FNSEA) ha promesso la non violenza durante le proteste, mentre il governo ha invitato le forze dell’ordine alla moderazione per evitare tensioni. I tassisti protestano contro le nuove tariffe di trasporto medico che li penalizzano, chiedendo la revoca dell’accordo con l’assicurazione sanitaria francese. Le manifestazioni si estendono in tutta la Francia, con centinaia di taxi previsti a Bordeaux e una congestione prevista a Marsiglia. L’appello ai residenti è di privilegiare il telelavoro e limitare gli spostamenti mentre la situazione rimane tesa.

TGCOM24 – BELGIO: AGRICOLTORI BLOCCANO LE AUTOSTRADE

Gli agricoltori belgi hanno interrotto il traffico su varie autostrade del Paese con cortei di trattori e blocchi stradali, protestando contro i bassi prezzi dei loro prodotti, l’onere amministrativo e gli standard ambientali. Le manifestazioni sono state annunciate in risposta alle preoccupazioni riguardanti gli accordi di libero scambio, come il Mercosur. I protestanti hanno occupato uno snodo cruciale, collegando due autostrade principali, con l’intenzione di mantenere il blocco per almeno 24 ore.

ILSOLE24ORE – PROTESTE AGRICOLTORI FRANCESI: IL GOVERNO NON RIDURRA’ LE AGEVOLAZIONI FISCALI SUI CARBURANTI PER TRATTORI

Il governo francese ha annunciato che ritirerà la decisione di ridurre le agevolazioni fiscali sull’acquisto del carburante usato dai trattori. La misura era stata molto criticata dagli agricoltori, che avevano organizzato proteste in tutto il paese. Da martedì, gli agricoltori francesi stanno bloccando le strade e le autostrade del paese per chiedere misure d’emergenza per sostenere la loro attività. Denunciano il basso livello dei loro redditi e gli eccessivi oneri amministrativi e burocratici a cui sarebbero sottoposti. Una delle loro richieste principali era proprio il mantenimento delle agevolazioni fiscali per l’acquisto del carburante usato dai trattori. Il governo aveva annunciato di volerle ridurre gradualmente, ma ha ora fatto marcia indietro. L’annuncio del governo è stato accolto con reazioni contrastanti. La FNSEA, il principale sindacato agricolo francese, ha detto che le soluzioni proposte sono “insoddisfacenti” e rispondono solo in piccola parte alle richieste degli agricoltori. Laurence Marandola, portavoce di un altro sindacato del settore, ha definito l’annuncio come “decisamente insufficiente”. Le proteste in corso in Francia si inseriscono in una serie di manifestazioni organizzate nelle ultime settimane dagli agricoltori in diversi paesi europei.

RAINEWS – LA GRANDE MANIFESTAZIONE DEGLI AGRICOLTORI TEDESCHI A BERLINO

Più di 10 mila agricoltori tedeschi hanno manifestato a Berlino contro le politiche del governo. I manifestanti, che hanno bloccato la città con una colonna di trattori, hanno chiesto l’immediata cancellazione degli aumenti delle tasse sul gasolio agricolo, che hanno contribuito a far aumentare i costi di produzione. Il governo ha risposto alla protesta con una proposta che ha ulteriormente irritato gli agricoltori. Il ministro dell’agricoltura, Cem Özdemir, ha proposto di introdurre una “Tassa del centesimo per il benessere degli animali”, cioè una tassa aggiuntiva sui prodotti di origine animale per finanziare il benessere animale. La proposta, che ha ricevuto il sostegno anche di alcuni politici liberali, è stata criticata dagli agricoltori perché penalizzerebbe le produzioni agricole tedesche a favore dei prodotti importati e imporrebbe ulteriori obblighi agli agricoltori. Il ministro delle finanze, Christian Lindner, ha invece affermato che l’aumento delle imposte sul gasolio agricolo non verrà cancellato, ma che si è “guadagnato tempo”. Lindner non ha però spiegato cosa si intenda per “guadagnare tempo” e non ha fornito alcuna garanzia che le tasse verranno effettivamente cancellate in futuro. I discorsi dei politici presenti alla manifestazione, che sono stati ripetutamente fischiati dai manifestanti, hanno confermato il malcontento del mondo agricolo nei confronti del governo semaforo. Secondo un sondaggio recente, tre imprenditori su quattro in Germania hanno un parere negativo sul governo. La manifestazione degli agricoltori è solo l’ultima di una serie di proteste che hanno colpito la Germania negli ultimi mesi. Il governo semaforo, formato da socialdemocratici, verdi e liberali, è accusato di essere troppo austero e di non ascoltare le esigenze delle imprese e dei cittadini.

EURONEWS – PROTESTE DI TRASPORTATORI E AGRICOLTORI ANCHE IN ROMANIA

Le proteste dei trasportatori e degli agricoltori, che stanno interessando diversi Paesi europei, hanno raggiunto anche la Romania. Da mercoledì 10 gennaio, gruppi di camionisti si sono riuniti attorno a Bucarest bloccando le strade, col sostegno degli agricoltori, che si sono uniti alle manifestazioni in un secondo momento. I dimostranti contestano l’aumento dei prezzi dei carburanti, delle assicurazioni e dei fertilizzanti, e denunciano le condizioni favorevoli nelle quali si troverebbero le compagnie straniere. Le forze dell’ordine hanno stabilito posti di blocco e di filtraggio, in modo da arginare le proteste ed evitare ai contestatori l’accesso alla capitale, e in particolare davanti a Piazza della Vittoria, dove si trova la sede del governo romeno. Il Primo Ministro Marcel Ciolacu, esponente del Partito Social Democratico, ha ricevuto venerdì una delegazione di rappresentanti, ma è riuscito a fermare solo alcuni dei blocchi istituiti dai manifestanti, che continuano a cingere Bucarest con le proprie vetture. Tra le richieste dei manifestanti ci sarebbe un tetto alle tariffe assicurative, aumentate a causa dell’inflazione, ma anche una riduzione dei costi accessori che gravano sul settore dei trasporti, e l’introduzione di una norma che regoli la concorrenza con le imprese straniere. Le compagnie che operano su scala internazionale, inoltre, lamentano i tempi troppo lunghi nei controlli delle dogane, e richiedono misure per snellire il traffico sui confini e per ridurre i pedaggi. Gli agricoltori hanno invece spalleggiato le lamentele dei camionisti sul prezzo del gasolio, denunciando anche i costi dei fertilizzanti e le troppo restrittive norme dell’Unione Europea in materia agraria.

EUROPA

ILFATTOQUOTIDIANO – 5 DONNE MORTE IN MENO DI 24 ORE IN AUSTRIA

Cinque donne sono state uccise a Vienna nel giro di 24 ore, in due distinti episodi in Austria. Tre donne, di età compresa tra i 25 e i 40 anni, sono state trovate senza vita in una casa chiusa nel distretto di Brigittenau. Un 27enne, trovato in possesso di un coltello, è stato arrestato poco dopo nelle vicinanze. Il movente del triplice omicidio è ancora da accertare, ma gli inquirenti non escludono la pista del femminicidio. In un altro caso, una donna di 45 anni e sua figlia di 13 anni sono state uccise nel loro appartamento. Il marito e padre è il principale sospettato: secondo le prime informazioni, le due donne sarebbero state strangolate o soffocate. Le organizzazioni che si occupano di violenza contro le donne chiedono al governo misure più concrete per contrastare il femminicidio. Il governo austriaco ha recentemente promesso di intervenire sulla questione, aumentando il sostegno finanziario alle organizzazioni che aiutano le vittime di violenza. Tuttavia, le ong criticano l’esecutivo per non aver fatto abbastanza. Secondo un’associazione austriaca che gestisce rifugi per donne sottoposte a violenza, nel 2023 ci sono stati 26 femminicidi nel Paese. Tra il 2010 e il 2020, 319 donne sono state uccise in Austria, per lo più dal partner o dall’ex partner.

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CORRIERE – ISLANDA DICHIARA STATO DI EMERGENZA PER L’ERUZIONE NELLA PENISOLA DI REYKJANES

L’Islanda ha dichiarato lo stato di emergenza a causa di un’eruzione vulcanica nella penisola di Reykjanes. La lava in movimento ha danneggiato le condutture geotermiche, minacciando l’approvvigionamento di acqua calda per circa 50.000 persone. L’eruzione è iniziata giovedì mattina, con la lava che fuoriesce da una fessura lunga 3 chilometri. Le basse temperature previste per venerdì potrebbero complicare gli sforzi di recupero. Scuole e attrazioni turistiche, come la Laguna Blu, sono chiuse a causa della mancanza di acqua calda. Le autorità stanno cercando di proteggere l’area con barriere di roccia e terra, ma i risultati possono essere incerti. La prima ministra Katrín Jakobsdóttir si è impegnata a ripristinare l’approvvigionamento di acqua calda entro venerdì, con un’attenzione particolare alla sicurezza delle persone e delle infrastrutture. Gli esperti prevedono ulteriori eruzioni nei prossimi mesi, con cinque eruzioni avvenute dal 2021, alcune delle quali hanno causato danni significativi. La valutazione della situazione geologica è resa difficile dalle condizioni meteorologiche avverse.

CORRIERE – GRECIA LEGALIZZA MATRIMONI TRA PERSONE DELLO STESSO SESSO

La Grecia è il primo paese a maggioranza cristiano-ortodossa a legalizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso, con una legge approvata dal parlamento il 15 febbraio con 176 voti a favore e 76 contrari. La legge equipara i diritti delle coppie omosessuali a quelle eterosessuali, inclusa la possibilità di adottare figli. Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha definito la legge “un punto di svolta per i diritti umani” e “un passo avanti per la società greca”. Le associazioni LGBT+ hanno accolto con favore la legge, definendola “un momento storico”. La Chiesa ortodossa greca si è opposta alla legge, definendola “un passo verso la legalizzazione della maternità surrogata e lo smantellamento della società greca”. La legge non estende l’accesso alla gestazione per altri alle coppie omosessuali, ma regolarizzerà la posizione dei bambini greci cresciuti in coppie dello stesso sesso. Il voto in parlamento è stato trasversale, con Mitsotakis che ha chiesto il sostegno dei partiti di opposizione per approvare la legge.

WIRED – PARCHEGGIARE UN SUV A PARIGI COSTERA’ IL TRIPLO

A Parigi, parcheggiare un SUV o un fuoristrada nel centro città costerà ora 18 euro l’ora, triplicando la tariffa per gli altri veicoli. Il sindaco, Anne Hidalgo, ha annunciato questa decisione dopo un referendum cittadino, con l’obiettivo di contrastare la crisi climatica e migliorare la sicurezza stradale. Negli ultimi anni, Parigi ha adottato misure per ridurre l’uso delle automobili, come limitare la velocità urbana a 30 km/h e vietare i veicoli diesel. Tuttavia, le dimensioni medie delle auto, in particolare dei SUV, sono in costante aumento, creando problemi di spazio, sicurezza e inquinamento. I SUV rappresentano il 50% delle vendite di veicoli privati in Europa e producono il 20% in più di emissioni di CO2 rispetto alle berline. Inoltre, sono due volte più fatali negli incidenti rispetto alle auto più piccole. Il referendum, sebbene con una bassa partecipazione, ha approvato la misura, che entrerà in vigore a settembre. I prezzi varieranno da 18 euro l’ora per le prime due ore di parcheggio nel centro città, fino a 225 euro per 6 ore. Le tariffe si applicheranno ai veicoli a combustione o ibridi con un peso superiore a 1,6 tonnellate e ai veicoli elettrici con un peso superiore a 2 tonnellate. Questa iniziativa interesserà circa il 15% dei veicoli a Parigi e potrebbe generare entrate di circa 35 milioni di euro all’anno, destinate ad affrontare la crisi climatica. Altre città europee, come Londra e Lione, stanno considerando misure simili per ridurre l’uso dei SUV e migliorare la qualità dell’aria urbana.

STATI UNITI

ANSA – STATI UNITI: UN CASO DI PESTE BUBBONICA INDENTIFICATO NELLO STATO DELL’OREGON

Un raro caso di peste bubbonica è stato identificato nello stato dell’Oregon, negli Stati Uniti. Questo tipo di infezione batterica non veniva segnalato in Oregon dal 2015. Secondo quanto riportato da CNN, il paziente potrebbe aver contratto la malattia dal suo gatto, che a sua volta era infetto da una pulce malata. L’ultimo caso risalente al 2015 coinvolse una ragazza che era stata contagiata durante una battuta di caccia e aveva richiesto cure intensive. La peste bubbonica è considerata rara nell’Occidente e si verifica principalmente nelle aree rurali. Le autorità sanitarie della contea di Deschutes, dove è stato individuato il caso, hanno dichiarato di aver contattato tutti i contatti stretti del paziente e del suo animale domestico, fornendo loro farmaci preventivi per evitare la diffusione della malattia.

Altre notizie:

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AGENZIANOVA – USA: APPROVATO DISEGNO DI LEGGE CHE VIETA IL RITIRO DALLA NATO

Il Congresso federale degli Stati Uniti ha votato a favore di una legge che impedisce a qualsiasi presidente degli Stati Uniti di revocare unilateralmente l’adesione degli Stati Uniti alla NATO senza l’approvazione del Senato o un atto del Congresso. Il provvedimento, proposto dal senatore democratico Tim Kaine della Virginia e dal repubblicano Marco Rubio della Florida, è stato inserito nella legge annuale di bilancio della Difesa (National Defense Authorization Act), approvata ieri dalla Camera e in attesa della firma presidenziale. L’NATO è stata oggetto di critiche dall’ex presidente Trump, ma ha riacquistato importanza sotto la presidenza di Joe Biden. Questa mossa legislativa mira a garantire che qualsiasi decisione di ritirarsi dall’alleanza militare transatlantica richieda un sostegno bipartisan e un processo approfondito all’interno del governo degli Stati Uniti.

ANSA – RECORD DI SUICIDI IN USA: SOPRATTUTO MASCHI

Negli Stati Uniti, nel 2022, si sono suicidate quasi 50.000 persone, un numero record. Il tasso di suicidio è stato di 14,3 morti ogni 100.000 persone, il livello più alto dal 1941. Il record riflette le grandi lotte per aiutare le persone con disagio mentale a seguito della pandemia di COVID-19, che ha sconvolto l’economia, la società e ha lasciato molti isolati e spaventati. Gli esperti di salute mentale hanno affermato che la carenza di operatori sanitari, l’offerta di droghe illecite sempre più tossiche e l’ubiquità delle armi da fuoco hanno facilitato l’aumento dei suicidi. Il numero di morti per suicidio è stato particolarmente alto tra gli uomini, che rappresentano il 77% dei casi.

SUD AMERICA

AGI – RIO DE JANEIRO (BRASILE) DICHIARA LO STATO DI EMERGENZA PER LA DENGUE

Le autorità sanitarie di Rio de Janeiro, Brasile, hanno dichiarato lo stato di emergenza a causa dell’incremento dei casi di dengue nell’area metropolitana. Dal 2024, sono stati confermati oltre 10.000 casi, quasi la metà di quelli registrati nell’intero 2023, totalizzando circa 23.000 infezioni. Questa dichiarazione avviene in concomitanza con l’arrivo di migliaia di turisti per il celebre carnevale, che inizierà venerdì e si protrarrà fino al 14 febbraio. La dengue, causata da vari tipi di virus trasmessi dalle zanzare, provoca febbre, mal di testa, dolori articolari ed eruzioni cutanee simili al morbillo. In alcuni casi gravi, può portare a febbre alta con emorragie interne, risultando potenzialmente letale. Per il completo decorso della malattia, sono necessarie diverse settimane. Le autorità sanitarie stanno implementando misure speciali, tra cui l’apertura di dieci centri di assistenza, un centro operativo di emergenza e un aumento dei posti letto dedicati ai pazienti con dengue negli ospedali. Inoltre, saranno utilizzati insetticidi nelle regioni con la più alta incidenza di contagi. Nel 2023, la dengue ha causato oltre 5.000 morti in vari paesi, principalmente in Brasile, Perù e Messico. Sebbene siano stati compiuti progressi, al momento non esistono vaccini efficaci per prevenire la malattia.

Altre notizie:

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ILPOST – SCOPERTA UNA RETE DI ANTICHE CITTA’ IN AMAZZONIA QUANDO IN EUROPA C’ERA L’IMPERO ROMANO

Un team di archeologi, guidato da Stéphen Rostain, ha fatto una straordinaria scoperta nella foresta amazzonica dell’Ecuador: i resti di antiche città risalenti al periodo tra il 500 a.C. e il 600 d.C. L’importanza di questo ritrovamento è amplificata dal fatto che queste città appartenevano al popolo Upano, la più antica società umana amazzonica mai studiata, costruendo e abitando nella regione quando in Europa fioriva l’Impero Romano. Le rivelazioni sono state documentate su Science, evidenziando che questa cultura precolombiana precede di almeno mille anni le società amazzoniche precedentemente conosciute. Rostain, esperto archeologo delle civiltà precolombiane amazzoniche, iniziò la ricerca decenni fa, ma solo recentemente il Lidar, uno strumento basato su laser, ha permesso di mappare aeree nascoste e rivelare collegamenti tra siti precedentemente sconosciuti. L’uso del Lidar ha rivelato una rete complessa di strade che collegavano cinque grandi insediamenti e dieci più piccoli, abbracciando un’area di 300 chilometri quadrati. La scoperta include tracce di campi coltivati, canali, abitazioni e strutture cerimoniali. Gli archeologi stimano che la popolazione potesse variare da 10mila a 30mila persone durante i picchi demografici, dimostrando la complessità organizzativa di queste antiche civiltà amazzoniche. Questa scoperta sfida l’idea precedente che le popolazioni amazzoniche fossero principalmente nomadi, evidenziando la presenza di società più strutturate e avanzate prima del contatto con gli europei. La ricerca apre nuove prospettive sulla storia dell’Amazzonia e sulla sua ricca diversità culturale prima della colonizzazione europea.

AFRICA

TODAY – CITTA’ DEL CAPO (SUD AFRICA): NAVE CON 19MILA MUCCHE CREA DISAGI PER L’ODORE NAUSEABONDO

Una nave ormeggiata nel porto di Città del Capo, in Sudafrica, sta creando disagi agli abitanti a causa di un odore nauseabondo. La nave trasporta 19.000 mucche dirette in Brasile e le condizioni in cui vivono gli animali sono definite “terribili”. Le mucche sono stipate in un ambiente malsano, tra feci e ammoniaca, e hanno già trascorso due settimane e mezzo in mare. L’equipaggio stesso è sottoposto a un forte stress a causa del fetore insopportabile. La puzza è così intensa che si avverte in tutta la città, costringendo gli abitanti a tenere le finestre chiuse. L’amministrazione comunale è intervenuta, ma la nave è in procinto di partire per il Sudamerica. L’esportazione di animali vivi via mare è un problema globale e sottovalutato. Le navi che trasportano bestiame sono spesso teatro di condizioni di vita pessime per gli animali, che sono costretti a viaggiare in spazi angusti e malsani. Oltre alle sofferenze degli animali, questa pratica commerciale presenta anche altri rischi. Le navi possono essere utilizzate per il contrabbando di specie protette, stupefacenti e armi. La Nspca, un’organizzazione contro la crudeltà sugli animali, ha lanciato una campagna per fermare l’esportazione di animali vivi via mare. L’associazione sostiene che questa pratica provoca “dolore, sofferenza e angoscia” agli animali.

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L’INDIPENDENTE – CONGO: FOLLA ASSALTA LE AMBASCIATE DI FRANCIA, USA E REGNO UNITO

Da giorni a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo (RDC), si susseguono manifestazioni antioccidentali. Centinaia di cittadini protestano contro il ruolo di Stati Uniti, Regno Unito e Francia nel conflitto che da decenni affligge le regioni orientali del Paese. Le proteste, con strade bloccate, negozi saccheggiati e veicoli delle Nazioni Unite incendiati, hanno preso di mira le ambasciate dei tre Paesi. Il malcontento popolare affonda le sue radici nell’oscuro passato coloniale del Paese e nell’incapacità di risolvere il conflitto che ha causato centinaia di migliaia di vittime e quasi 7 milioni di sfollati. Le accuse dei manifestanti si concentrano sul sostegno occidentale al presidente del Ruanda, Paul Kagame, considerato il principale alleato del gruppo ribelle M23, responsabile di recenti offensive nella regione del Nord Kivu. La RDC, uno dei Paesi più poveri al mondo, possiede ricchissimi depositi di risorse naturali, come oro, coltan e cobalto, che alimentano il conflitto e la corruzione a tutti i livelli. La rabbia è rivolta anche contro la MONUSCO, la missione di pace delle Nazioni Unite, accusata di inefficacia e di abusi. Il presidente Tshisekedi ha chiesto il ritiro della MONUSCO, mentre l’ONU ha annunciato un audit per valutare le accuse di corruzione e violenze.

UNICEF – EPIDEMIA DI COLERA IN DIVERSI PAESI DELL’AFRICA MERIDIONALE (220 MILA CASI E OLTRE 4 MILA MORTI)

L’epidemia di colera che sta colpendo diversi paesi dell’Africa meridionale è la più grave degli ultimi dieci anni, con 220.000 casi e oltre 4.000 morti. Le cause principali sono le alluvioni che hanno interessato la regione, peggiorando le già precarie condizioni dei sistemi di distribuzione e scolo dell’acqua. I paesi più colpiti sono Zambia, Malawi, Zimbabwe, Repubblica Democratica del Congo e Mozambico. In Zambia, si sono verificati 18.500 casi con 650 decessi. Il tasso di letalità è del 3,5%, superiore alla media dell’1%. Il colera è causato da un batterio che si sviluppa in acqua e alimenti contaminati. Provoca diarrea e disidratazione, che può essere fatale se non trattata adeguatamente. Esistono vaccini contro il colera, ma la produzione è insufficiente per soddisfare la domanda. L’OMS ha intensificato il proprio impegno nella regione, fornendo personale sanitario, farmaci e altri beni di prima necessità. Le organizzazioni umanitarie come Medici senza frontiere stanno lavorando per fornire assistenza sanitaria e sensibilizzare la popolazione sulla prevenzione del colera. La Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale si è impegnata a migliorare le condizioni igienico-sanitarie, ma la manutenzione e la costruzione di nuovi impianti di gestione dell’acqua è costosa e non sempre possibile. L’obiettivo di ridurre le morti per colera del 90% entro il 2030 è ancora lontano, anche a causa dell’aumento dei casi negli ultimi anni.

RAINEWS – I FUNZIONARI ONU ACCUSATI DI OMICIDIO COLPOSO NEL CASO DELL’AMBASCIATORE ATTANASIO NON SONO STATI RINVIATI A GIUDIZIO

Il giudice per le udienze preliminari di Roma, Marisa Mosetti, ha emesso una sentenza di non luogo a procedere per Rocco Leone e Mansour Luguru Rwagaza, dirigenti del Programma Alimentare Mondiale (PAM) dell’ONU. Erano accusati di omicidio colposo per la morte dell’ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo in Congo nel febbraio 2021. Mosetti ha applicato il principio di immunità diplomatica agli imputati, essendo funzionari di un’agenzia dell’ONU. Erano stati accusati di negligenze che avrebbero reso insicura la spedizione. La procura di Roma ha annunciato un ricorso in appello contro questa decisione. Le morti di Attanasio, Iacovacci e Milambo rimangono un evento tragico soggetto a ulteriori sviluppi giudiziari.

RAINEWS – SI TEME IL COLPO DI STATO IN SENEGAL

Le proteste in Senegal contro il rinvio delle elezioni presidenziali a dicembre hanno causato la morte di tre persone, alimentando le preoccupazioni per la stabilità di una delle poche democrazie rimaste nell’Africa occidentale. Il presidente Macky Sall ha rinviato il voto, previsto per il 25 febbraio, a causa di controversie elettorali. L’opposizione ha denunciato la mossa come un “colpo di stato istituzionale”. Le proteste sono scoppiate a Dakar e in diverse altre città. La piattaforma Cartogra Free Senegal (CFS) ha confermato la morte di un giovane a Ziguinchor e di uno studente a Saint-Louis. Un terzo decesso, un commerciante di 23 anni, è stato riportato dal CFS ma non ancora confermato da fonti indipendenti. Il blocco regionale ECOWAS e le potenze straniere hanno esortato Sall a ripristinare il calendario elettorale regolare. L’opposizione e alcuni candidati alla presidenza si rifiutano di accettare il rinvio e hanno presentato ricorso. Hanno minacciato di istituire un “governo parallelo di unità nazionale” se Sall non lascerà il potere il 3 aprile, alla scadenza del suo mandato.

ILPOST – AFRICA: LA DROGA SINTETICA “KUSH” CHE STA CAUSANDO CENTINAIA DI MORTI

Una droga sintetica nota come “kush” sta causando centinaia di morti in Africa occidentale, in particolare in Sierra Leone, Guinea e Liberia. La sostanza, con effetti sedativi e altamente dipendenza, ha portato a un aumento significativo dei decessi, con decine di vittime ogni settimana. Nonostante non abbia un nome preciso, il “kush” è generalmente composto da una miscela di cannabis sintetica, fentanyl, tramadolo e formalina. Alcune storie riportano addirittura l’utilizzo di ossa umane come ingrediente, sebbene ciò sia difficile da verificare. La droga, fumata insieme a erbe e altre sostanze sintetiche, provoca una serie di sintomi, tra cui euforia, sonnolenza e gravi danni fisici, come piaghe alle gambe. L’abuso di “kush” è spesso attribuito a giovani in cerca di evasione da una realtà difficile, caratterizzata da povertà e scarsa prospettiva di lavoro. Tuttavia, oltre al rischio di overdose, la droga può causare incidenti mortali, come cadute o investimenti, a causa dello stordimento indotto. La diffusione del “kush” ha superato i confini della Sierra Leone, raggiungendo Liberia e Guinea. Tuttavia, le risorse sanitarie per trattare la dipendenza da questa droga sono insufficienti, con pochi centri di riabilitazione e un numero limitato di psichiatri disponibili. Nonostante gli sforzi per combattere il problema, compreso il miglioramento degli interventi sanitari e la riduzione dello stigma associato alla dipendenza, il “kush” continua a rappresentare una minaccia per la salute pubblica in Africa occidentale, con un crescente numero di vittime e una carenza di risorse per affrontare l’emergenza.

ILPOST – ARRESTATO L’UOMO CHE AVREBBE APPICCATO L’INCENDIO DI JOHANNESBURG IN CUI MORIRONO 76 PERSONE

Martedì, in Sudafrica, un uomo di 29 anni è stato arrestato per il grave incendio che ha colpito un edificio a Johannesburg lo scorso agosto, causando la morte di 76 persone. L’uomo ha confessato di aver appiccato l’incendio mentre cercava di sbarazzarsi del cadavere di un uomo che aveva appena ucciso nel seminterrato del complesso. Dopo aver coperto il corpo con benzina e acceso un fiammifero, le fiamme si sono propagate nell’edificio fatiscente, occupato illegalmente da persone senza fissa dimora, principalmente migranti. L’individuo ha dichiarato di aver compiuto l’omicidio su ordine di uno spacciatore di droga residente nell’edificio. L’uomo è accusato di omicidio, incendio doloso e tentato omicidio. Le indagini sono in corso dallo scorso agosto, e oltre 80 persone sono rimaste ferite nell’incidente.

BYOBLU – IMPIANTO ENI IN LIBIA SOTTO IL CONTROLLO DI MANIFESTANTI ANTI-CORRUZIONE

L’impianto di estrazione di gas di Mellitah, in Libia, di proprietà dell’Eni, è sotto il controllo di manifestanti che minacciano di interrompere le forniture di gas al nostro Paese. I manifestanti, che fanno parte del “Movimento per l’eliminazione della corruzione”, contestano la presidenza di Farhat Bengdara, a capo della Compagnia Petrolifera Nazionale Libica, attualmente sotto inchiesta da parte delle autorità. Bengdara è accusato di non essere “idoneo a prestare servizio” a causa della sua doppia cittadinanza degli Emirati Arabi e secondo i manifestanti sarebbe inoltre colpevole di “violazioni criminali”. Il movimento ha dato un ultimatum di 48 ore: se Bengdara non sarà rimosso dall’incarico, il gasdotto Libia-Italia GreenStream verrà chiuso. L’interruzione bloccherebbe quindi le forniture dirette a Gela. Nonostante la Corte d’Appello di Tripoli abbia dichiarato che emetterà una sentenza urgente sulla questione il 22 gennaio, i contestatori sembrano aver perso pazienza. Petrolio e gas sono la punta di diamante dell’economia libica, ma chi li gestisce non fa gli interessi del Paese. Secondo il movimento che tiene in ostaggio l’impianto, l’intesa con l’Eni non persegue il bene pubblico. I movimenti di protesta hanno già ottenuto un primo successo con la chiusura del più grande giacimento petrolifero del Paese, Sharara. Attualmente sotto il controllo degli uomini del generale Khalifa Haftar, del governo della Cirenaica. La Libia infatti, ricordiamolo, è divisa fra il governo di Tripoli, riconosciuto legittimo dall’Occidente, e quello della Cirenaica, sostenuto dalla Russia. Il presidente Giorgia Meloni nelle sue visite al Paese ha però sempre ignorato questa doppia faccia libica e l’ENI ha appunto raggiunto gli accordi con Tripoli. In fondo dopo aver abbandonato il gas russo sarebbe stato contraddittorio appoggiarsi ad un governo che patteggia per il Cremlino. Adesso però l’Italia si potrebbe trovare a terra, nonostante comunque del totale della produzione libica arrivi nel Paese solo il 10%. A completare il quadro è previsto per sabato 13 gennaio il summit internazionale sull’energia Rixos, a cui parteciperanno anche i vertici ENI. È possibile che prima di allora i manifestanti stacchino la spina.

ASIA

ANSA – GIAPPONE PERDE IL POSTO COME TERZA ECONOMIA PIU’ GRANDE AL MONDO ED ENTRA IN RECESSIONE

Il Giappone è ufficialmente in recessione tecnica. Il PIL del paese è sceso per due trimestri consecutivi, segnando una contrazione dello 0,1% nel quarto trimestre del 2023 e dello 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2022. Oltre alla recessione, il Giappone perde anche il terzo posto nella classifica delle economie mondiali, sorpassato dalla Germania. La causa principale è il deprezzamento dello yen, che ha reso l’economia giapponese meno valutabile in dollari. Nonostante la crescita annuale del 1,9% nel 2023, il Giappone soffre da tempo di una serie di problemi economici: Debolezza dello yen: la valuta locale ha perso valore, rendendo le importazioni più costose e alimentando l’inflazione. Inflazione: l’aumento del costo della vita ha frenato consumi e investimenti. Bassa crescita: l’economia giapponese cresce pochissimo da anni, con un tasso di crescita del reddito pro capite tra i più bassi del mondo. Invecchiamento della popolazione: la forza lavoro si riduce, con negative conseguenze su innovazione e produttività. La situazione del Giappone è simile a quella dell’Italia: alto debito pubblico (240% del PIL), bassa crescita e popolazione invecchiata.

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ILPOST – GIAPPONE: CONDANNATO A MORTE L’AUTORE DELL’ATTENTATO ALLO STUDIO DI ANIMAZIONE KYOTO ANIMATION

Un tribunale giapponese ha condannato alla pena di morte Shinji Aoba, l’uomo autore dell’attentato del 2019 alla Kyoto Animation, uno dei più importanti studi di animazione del Giappone. Il 18 luglio di quell’anno Aoba, che oggi ha 45 anni, diede fuoco alla sede dello studio, causando 36 morti e diversi feriti. Lui stesso fu coinvolto nell’incendio, riportando ustioni su tutto il corpo e restando privo di conoscenza per diverse settimane. Aoba ha sempre riconosciuto la propria colpevolezza, e nel corso del processo ha detto di aver deciso di appiccare l’incendio per ritorsione nei confronti della Kyoto Animation, che aveva accusato di aver rubato alcune sue idee dopo aver respinto i suoi romanzi in un concorso indetto annualmente dalla società (cosa che non è mai stata provata). Gli avvocati di Aoba avevano sostenuto che l’uomo avesse un’infermità mentale, ma questa tesi è stata respinta dal giudice Keisuke Masuda, secondo cui Aoba era pienamente consapevole di cosa stava facendo al momento dell’attentato. In Giappone è prevista la pena di morte per impiccagione per i crimini più gravi, come gli omicidi multipli. I condannati di solito rimangono in attesa dell’esecuzione della pena per anni, e a volte per decenni. L’ultima pena di morte fu eseguita nel 2022, e al momento ci sono 107 persone condannate a morte in attesa dell’esecuzione.

AGENZIANOVA – POPOLAZIONE CINESE DIMINUITA PER IL SECONDO ANNO CONSECUTIVO

La popolazione cinese è diminuita per il secondo anno consecutivo nel 2023, registrando un calo di 2,08 milioni di persone. La popolazione complessiva della Cina continentale è ora di 1,4097 miliardi di persone, rispetto ai 1,4118 miliardi del 2022. Il calo della popolazione è stato causato da un tasso di natalità in calo e da un tasso di mortalità in aumento. Il numero di nuovi nati è sceso a 9,02 milioni nel 2023, in calo del 5,6% rispetto al 2022. Il tasso di natalità è sceso a 6,39 nascite ogni 1.000 persone, il livello più basso dall’inizio delle registrazioni nel 1949. Il tasso di mortalità è salito a 10,1 milioni nel 2023, in aumento del 4,9% rispetto al 2022. Il tasso di mortalità è il più alto dal 1961. Il calo della popolazione cinese rappresenta una sfida significativa per il governo. La Cina ha beneficiato di un dividendo demografico per decenni, con una popolazione in crescita che ha fornito una forza lavoro in aumento. Tuttavia, con la popolazione che invecchia e il tasso di natalità che continua a diminuire, il dividendo demografico sta svanendo. Il governo cinese ha cercato di stimolare la natalità con una serie di politiche, tra cui l’abolizione della politica del figlio unico nel 2015. Tuttavia, queste politiche non hanno avuto l’effetto sperato. I ricercatori ritengono che il calo della popolazione cinese sia destinato a continuare nei prossimi anni. Il professor Peng Xizhe del Centro per gli Studi sulla Popolazione e le Politiche di Sviluppo della Fudan University ha affermato che è quasi certo che la popolazione continuerà a crescere in maniera negativa. Il calo della popolazione cinese avrà un impatto significativo sull’economia e sulla società del paese. Una popolazione invecchiante significa una forza lavoro in diminuzione, una minore capacità di spesa e un sistema di previdenza sociale in difficoltà.

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