REPUBBLICA – IN EUROPA 1 BAMBINO SU 5 E’ VITTIMA DI VIOLENZA SESSUALE

Un bambino su cinque in Europa è vittima di abusi sessuali. Un dato che emerge da un recente report dell’Internet Watch Foundation (IWF), che ha registrato nel 2023 il picco di immagini di abusi sessuali su minori diffuse online

IN EUROPA 1 BAMBINO SU 5 E' VITTIMA DI VIOLENZA SESSUALE

Un bambino su cinque in Europa è vittima di abusi sessuali. Un dato che emerge da un recente report dell’Internet Watch Foundation (IWF), che ha registrato nel 2023 il picco di immagini di abusi sessuali su minori diffuse online. La situazione è resa ancora più drammatica dal fatto che la maggior parte degli abusi (circa l’80%) viene perpetrata da persone conosciute dalla vittima, spesso all’interno del nucleo familiare.

In vista della Giornata Nazionale per la lotta alla pedofilia e alla pedopornografia (5 maggio), la Fondazione S.O.S. Telefono Azzurro ha organizzato un importante evento in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, dal titolo “La dignità dei bambini nel mondo digitale”.

L’incontro ha avuto l’obiettivo di sensibilizzare sul tema dello sfruttamento sessuale online dei minori, analizzando il panorama internazionale e approfondendo il legame tra abusi e ambiente digitale.

Numerosi gli interventi di rilievo durante la giornata. Tra questi, spiccano le parole di Ernesto Caffo, Presidente del Telefono Azzurro, che ha sottolineato come “con l’avvento della tecnologia digitale, gli abusi hanno assunto nuove forme e si sono diffusi su scala globale”. Secondo Caffo, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale aumenta i rischi online, rendendo necessario un intervento con strumenti innovativi e una maggiore responsabilizzazione.

Guido Scorza, Componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, ha ribadito la necessità di educare le persone all’uso consapevole degli algoritmi: “Troppo spesso investiamo negli algoritmi affinché conoscano le persone ma non investiamo per educare le persone a conoscere ed usare gli algoritmi dell’intelligenza artificiale”.

Carla Garlatti, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha evidenziato come i reati di pedopornografia rappresentino una forma di abuso sessuale con gravi traumi per le vittime, che ne compromette la crescita. Garlatti ha sottolineato l’urgenza di intervenire con nuovi strumenti, ampliando le legislazioni e responsabilizzando gli adulti, attraverso l’ascolto e il coinvolgimento attivo dei giovani.

Il Cardinale Sean O’Malley ha posto l’accento sul potere degli algoritmi, che presenta sia opportunità che sfide, richiedendo un equilibrio tra il progresso tecnologico e i valori umani. O’Malley ha auspicato che l’imminente G7, in programma a metà giugno in Puglia, possa rappresentare un’occasione per avanzare proposte concrete su questo tema.

L’intervento del Cardinale O’Malley ha ricordato la partecipazione del Santo Padre al G7, dove affronterà il tema dell’intelligenza artificiale e le questioni cruciali sulla responsabilità ad essa associate. “Dobbiamo contribuire attivamente alla conversazione globale sull’uso responsabile dell’AI. La tecnologia dovrebbe servire a migliorare la vita umana, non il contrario”, ha affermato il Cardinale.

Durante la giornata è emersa la necessità di istituire un osservatorio globale sull’uso dell’intelligenza artificiale, al fine di monitorare e regolamentare il suo utilizzo in modo responsabile ed etico. È fondamentale il coinvolgimento di istituzioni, associazioni e aziende per l’adozione di misure concrete contro la diffusione della pedopornografia e la tutela dei minori online.

Tra le misure proposte, la “age verification”, un processo per confermare l’età dei visitatori del web e bloccare l’accesso a siti e servizi non adatti ai minori. “L’algoritmo quanto più lo conosciamo tanto più è utile, tanto meno lo conosciamo tanto più è pericoloso”, ha affermato Guido Scorza. “Troppo spesso utilizziamo il diritto alla privacy come alibi ma dobbiamo ricordare che in gioco c’è la sicurezza dei bambini. La privacy non vale più della tutela dei bambini”.

Padre Hans Zollner, direttore dell’Ufficio per la protezione dei minori del Vicariato di Roma, ha evidenziato i rischi di un’eccessiva dipendenza dai dispositivi elettronici e dai social network, che può causare mancanza di empatia, difficoltà nella socialità e nella capacità di ragionamento. “Oggi di fianco alla legislazione dobbiamo rifletterci e interrogarci su cosa e come vogliamo essere come esseri umani”, ha affermato Zollner.

LE ALTRE NOTIZIE IN EVIDENZA SU “MONDO”:

Altre notizie:

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ANSA – IDMC: 75,9 MILIONI DI SFOLLATI NEL 2023

Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio sugli Sfollati Interni (IDMC), i conflitti in Sudan, Striscia di Gaza e Repubblica Democratica del Congo hanno spinto il numero di sfollati interni al livello record di 75,9 milioni a fine 2023. Questo numero rappresenta un aumento del 50% negli ultimi cinque anni a livello globale, rispetto ai 71,1 milioni della fine del 2022. A differenza dei rifugiati che fuggono da un paese per stabilirsi altrove, gli sfollati interni rimangono nel loro paese ma sono costretti a spostarsi. Le principali cause di questi sfollamenti forzati sono la violenza e i conflitti (68,3 milioni), mentre i disastri hanno costretto 7,7 milioni di persone a fuggire e stabilirsi altrove. Negli ultimi cinque anni, il numero di persone sfollate a causa di violenze e conflitti è aumentato di 22,6 milioni, con i maggiori incrementi registrati nel 2022 e nel 2023. Il Sudan detiene il record di sfollati interni in un singolo Paese dal 2008, con 9,1 milioni di persone costrette a fuggire dalle proprie case. L’IDMC sottolinea che quasi la metà di tutti gli sfollati vive nell’Africa subsahariana. Questo dato evidenzia la gravità della situazione umanitaria in molte regioni del continente, dove conflitti prolungati e instabilità politica costringono milioni di persone a lasciare le proprie case.

SCENARIECONOMICI – COREA DEL SUD, LITUANIA E UNGHERIA SONO I PAESI COL MAGGIOR NUMERO DI SUICIDI (PER ABITANTI) AL MONDO

Corea del Sud e Lituania occupano le prime posizioni per il numero di suicidi per 100.000 abitanti, insieme all’Ungheria. Al contrario, paesi come il Perù e la Grecia hanno tassi di suicidio inferiori. Tuttavia, l’Italia non ha fornito dati su questo tema, evidenziando una problematica sottovalutata legata alla salute mentale. Il mese di maggio è dedicato alla Consapevolezza della Salute Mentale negli Stati Uniti. In questo periodo, l’attenzione si concentra sul combattere lo stigma, ampliare il sostegno, promuovere l’educazione pubblica e sostenere politiche a favore del benessere delle persone e delle famiglie colpite dalla malattia mentale, come evidenziato dalla National Alliance on Mental Illness. Il suicidio è una parte significativa di questa discussione. Secondo i dati dell’OCSE, i tassi di suicidio variano significativamente in tutto il mondo. Ad esempio, negli Stati Uniti nel 2021 si sono registrati in media 23 suicidi per 100.000 uomini e quasi sei per 100.000 donne. Tuttavia, in alcuni Paesi come la Corea del Sud, la Lituania e l’Ungheria, i tassi sono ancora più elevati. In generale, si osserva che i tassi di suicidio tra gli uomini superano quelli delle donne in tutti i 15 Paesi presi in considerazione. Nel 2022, la Corea del Sud e la Lituania hanno registrato i tassi più alti tra gli uomini, rispettivamente con 34,9 e 33,1 casi per 100.000 abitanti. Per quanto riguarda le donne, la Corea del Sud e il Giappone hanno riportato i tassi più alti tra i Paesi analizzati, con 14,9 e 9,8 rispettivamente. È importante notare che l’Italia non ha fornito dati sull’argomento all’OCSE, il che solleva interrogativi sulla trasparenza delle informazioni relative ai suicidi nel paese. Trovare dati affidabili sui suicidi in Italia può essere un compito difficile, il che solleva sospetti su una possibile sottovalutazione della problematica.

SCENARIECONOMICI – OLTRE 27 MILIONI DI PERSONE NEL MONDO SONO SOTTOPOSTE A LAVORO FORZATO

Il lavoro forzato rappresenta un problema grave e diffuso in tutto il mondo, con 27,6 milioni di persone costrette a vivere in queste condizioni nel 2021, secondo un rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO). Questo dato corrisponde a circa 3,5 persone ogni 1.000 abitanti, con un aumento dell’11% rispetto al 2016, quando il numero era di 24,9 milioni. La maggior parte delle persone coinvolte nel lavoro forzato è sottoposta a sfruttamento nel settore privato (23,6 milioni nel 2021), piuttosto che dallo Stato (3,9 milioni nel 2021). L’Asia e il Pacifico registrano il maggior numero di casi, con 15,1 milioni di persone coinvolte, seguita dall’Europa e dall’Asia Centrale con 4,1 milioni. Le Americhe, l’Africa e gli Stati Arabi seguono con numeri inferiori. In termini di prevalenza, gli Stati Arabi presentano la più alta incidenza di lavoro forzato (5,3 persone ogni 1.000 abitanti), seguiti da Europa e Asia Centrale (4,4 persone ogni 1.000 abitanti), Asia e Pacifico (3,5 persone ogni 1.000 abitanti), Americhe (3,5 persone ogni 1.000 abitanti) e Africa (2,9 persone ogni 1.000 abitanti). Secondo il rapporto dell’ILO, il lavoro forzato genera profitti illegali stimati in 236 miliardi di dollari nel 2024, con uno sfruttatore medio che guadagna circa 9.995 dollari per vittima. Questi profitti rappresentano il salario che dovrebbe spettare ai lavoratori, ma che viene trattenuto dai loro sfruttatori a causa di pratiche coercitive. Va notato che questa stima non include ulteriori profitti illegali derivanti da commissioni di reclutamento o evasione fiscale. Il lavoro forzato è definito come “lavoro involontario e sotto pena o minaccia di coercizione”. La sua diffusione evidenzia una grave violazione dei diritti umani e richiede azioni concrete da parte delle autorità nazionali e internazionali per contrastarlo e proteggere le persone coinvolte da questa forma di sfruttamento.

L’INDIPENDENTE – LA MORTALITA’ INFANTILE E’ DIMINUITA IN TUTTO IL MONDO

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la mortalità infantile nel mondo è diminuita del 4,2% nel 2023, scendendo a 4,2 morti per mille nati vivi. Si tratta del livello più basso mai registrato, che rappresenta un ulteriore passo avanti verso l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 un tasso di mortalità infantile inferiore a 2 morti per mille nati vivi. La diminuzione della mortalità infantile è stata particolarmente significativa in Africa, dove il tasso è sceso dal 6,6% nel 2022 al 6,2% nel 2023. In Asia, il tasso è sceso dal 2,7% al 2,6%, mentre in Europa è rimasto stabile allo 0,4%. I progressi nella riduzione della mortalità infantile sono il risultato di una serie di fattori, tra cui i miglioramenti nella salute materna e infantile, l’accesso a cure mediche di base e la diffusione di vaccini. Tuttavia, nonostante i progressi compiuti, la mortalità infantile rimane un problema serio in molti paesi del mondo. Nel 2023, circa 6,6 milioni di bambini sono morti prima di raggiungere i cinque anni di età. Le principali cause di morte infantile sono la diarrea, le infezioni respiratorie acute e il morbillo. Queste malattie sono prevenibili e curabili, ma spesso colpiscono i bambini che vivono in condizioni di povertà e che non hanno accesso alle cure mediche necessarie. Per ridurre ulteriormente la mortalità infantile, è necessario continuare a investire nella salute materna e infantile, nell’accesso a cure mediche di base e nella diffusione di vaccini.

ATTENTATO A MOSCA

ANSA – CHI SONO I 4 TERRORISTI AUTORI DELL’ATTACCO IN RUSSIA

Il tribunale Basmanny di Mosca ha disposto la custodia cautelare per 2 mesi per i 4 presunti autori dell’attacco terroristico al Crocus City Hall, che ha causato la morte di 137 persone. Gli imputati sono accusati di “terrorismo” e rischiano l’ergastolo. I 4 presunti terroristi, identificati come Rachabalizoda Saidakrami Murodali, Mirzoev Dalerjon Barotovich, Dalerjon Mirzoev e Shamsidin Fariduni, sono stati presentati in tribunale. 2 di loro, Rachabalizoda Saidakrami Murodali e Mirzoev Dalerjon Barotovich, sono stati imputati ai sensi dell’articolo 205, parte 3, paragrafo “b” del codice penale russo, che riguarda gli attacchi terroristici che provocano la morte di individui. Entrambi rischiano l’ergastolo. Il tribunale ha deciso di tenere a porte chiuse il processo per Shamsidin Fariduni per proteggere la segretezza dell’indagine. Fariduni è stato portato in tribunale su una sedia a rotelle e accompagnato da un medico, secondo quanto riferito dall’agenzia russa. Inoltre, il tribunale ha emesso un ordine di arresto per Dalerjon Mirzoev, che ha ammesso la sua colpevolezza nel caso dell’attacco terroristico al Crocus City Hall. Le autorità russe hanno fissato la custodia cautelare fino al 22 maggio, con la possibilità di prorogarla in attesa del processo, la cui data non è stata ancora stabilita. Intanto, l’Isis ha pubblicato per la prima volta immagini dell’attacco al Crocus City Hall di Mosca attraverso il suo braccio mediatico non ufficiale, Amaq. Il video, pubblicato su Telegram, mostra le scene dell’assalto girate dagli stessi attentatori. Nel filmato, si possono vedere diversi uomini armati di fucili d’assalto e coltelli mentre si muovono nell’atrio della sala concerti di Krasnogorsk. Le immagini mostrano sparatorie e scene di violenza estrema, con i terroristi che sembrano agire con calma e determinazione. Una delle figure presenti nel video sembra essere il capo del gruppo, che incita gli altri a commettere atti violenti, pronunciando la frase ‘Allahu akbar’ due volte. Questo attacco è il più sanguinoso rivendicato dall’Isis in Europa fino ad oggi e ha causato il maggior numero di vittime in Russia dal tragico assedio della scuola di Beslan nel 2004, con un bilancio di 137 persone uccise. Le autorità russe stanno indagando ulteriormente sull’attacco e sul coinvolgimento dei quattro presunti terroristi, mentre l’Isis continua a rivendicare la responsabilità dell’atto terroristico attraverso la diffusione di materiale multimediale propagandistico.

Altre notizie:

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PUTIN: ATTACCO AL CROCUS CITY HALL DI MOSCA COMPIUTO DA “ESTREMISTI ISLAMICI”

3 giorni dopo la strage del Crocus City Hall di Mosca, in cui hanno perso la vita almeno 139 persone, Vladimir Putin ha detto che l’attacco è stato compiuto da “estremisti islamici”. Ha, poi, rilanciato i sospetti su Kiev, affermando che l’inchiesta dovrà appurare “chi è il mandante” della strage. “Dobbiamo rispondere alla domanda perché i terroristi cercavano di andare in Ucraina e chi li aspettava là”. Ha, infine, accusato gli Usa di “cercare di convincere tutti” che Kiev non ha avuto alcun ruolo nella strage. Il direttore dei servizi di sicurezza interni russi (Fsb) ha dichiarato che i servizi segreti dell’Ucraina hanno contribuito all’attentato terroristico di Mosca che è stato perpetrato da islamisti radicali. Gli attentatori sarebbero stati “addestrati da Kiev in Medio Oriente” e i risultati preliminari dell’inchiesta indicano un coinvolgimento degli Usa e della Gran Bretagna nell’attacco a Mosca. La Russia risponderà con misure di rappresaglia all’attacco dei terroristi al Crocus City Hall di Mosca. Secondo il sito di notizie russo Baza (considerato vicino a ambienti dell’intelligence russa) 95 persone risultano ancora disperse dopo l’attentato terroristico a Mosca di venerdì scorso, nel quale sono state uccise almeno 140 persone e altre 182 sono state ferite. Le persone considerate disperse si trovavano al Crocus City Hall, ma dopo l’attentato i familiari non hanno più avuto loro notizie. Secondo la Turchia l’attentato rivendicato dall’Isis contro il Crocus City Hall vicino a Mosca, dove sono morte almeno 143 persone, non sarebbe stato possibile senza il sostegno di servizi segreti stranieri.

ILPOST – ARRESTATE 9 PERSONE IN TAGIKISTAN SOSPETTATE DI ESSERE COINVOLTE NELL’ATTENTATO A MOSCA

In Tagikistan, nove persone sono state arrestate sotto sospetto di coinvolgimento nell’attentato avvenuto il 22 marzo al Crocus City Hall di Mosca, secondo fonti della sicurezza del paese citate da Reuters. Le autorità russe hanno arrestato una decina di individui originari del Tagikistan nei giorni successivi all’attacco, tra cui si presume siano inclusi gli esecutori dell’attentato. Gli arresti sono avvenuti a Vahdat, con le persone trasferite nella capitale Dushanbe. Al momento, non sono state fornite informazioni dettagliate sulle accuse contro di loro. L’attacco è stato rivendicato dall’ISIS tramite la sua agenzia di stampa Amaq ed è stato attribuito al gruppo terroristico ISIS-K attivo in Asia centrale. In Russia, tuttavia, si è verificata una reazione concentrata sulla comunità tagika residente nel paese, che è stata oggetto di violenza e discriminazione nelle ultime settimane.

ILPOST – COSA SI SA DELL’ATTENTATO TERRORISTICO AL TEARO DI MOSCA (RUSSIA)

Nella serata di venerdì, intorno alle 20:00, un gruppo di uomini armati ha attaccato la Crocus City Hall, un teatro situato nella periferia nordoccidentale di Mosca, in Russia. Gli aggressori hanno aperto il fuoco sui presenti e successivamente hanno provocato esplosioni che hanno causato il crollo del tetto dell’edificio. Questo attacco ha provocato un elevato bilancio di vittime: almeno 60 morti e 145 feriti, secondo i dati forniti dai servizi di sicurezza russi. Tra i feriti, circa 60 versano in gravi condizioni. Sabato mattina, a oltre 500 chilometri da Mosca, le autorità hanno fermato un’auto Renault bianca sospetta nei pressi del confine con Bielorussia e Ucraina. In seguito all’arresto, la polizia ha detenuto 11 persone ritenute responsabili o coinvolte nell’organizzazione dell’attacco. Tra queste, secondo fonti ufficiali, ci sarebbero anche i 4 sospettati dell’attentato. Alexander Bortnikov, direttore dei servizi di intelligence interna (FSB), ha comunicato al presidente Putin il coinvolgimento di tali soggetti. Poco dopo l’attacco, l’ISIS ha rivendicato la responsabilità attraverso la sua agenzia di stampa “non ufficiale” al Amaq. Secondo fonti statunitensi informate dall’intelligence, l’attentato sarebbe stato perpetrato dall’ISIS-K, gruppo terroristico affiliato all’ISIS e attivo principalmente in Afghanistan. L’ISIS-K, il cui “K” sta per Khorasan, regione storica che comprende parti dell’attuale Pakistan, Iran, Afghanistan e Asia Centrale, è stato fondato nel 2014 da ex talebani pakistani rifugiatisi in Afghanistan. Negli ultimi anni, soprattutto dopo il ritiro statunitense dall’Afghanistan e l’ascesa dei talebani al potere, l’ISIS-K ha intensificato le sue attività, pianificando attentati anche al di fuori dell’Afghanistan, come quelli rivendicati in Iran. L’analista Colin P. Clarke ha dichiarato al New York Times che l’ISIS-K ha spesso criticato il presidente russo Vladimir Putin e le sue politiche militari in Afghanistan, Cecenia e Siria, accusandolo di essere un “omicida di musulmani”. L’attacco al teatro di Mosca ha scatenato un’ampia operazione di soccorso e risposta da parte delle autorità russe. Numerosi mezzi, tra cui polizia, ambulanze, camion dei pompieri ed elicotteri, sono stati inviati sul luogo dell’attacco. Le forze speciali sono state impiegate per garantire la sicurezza e soccorrere le vittime. Le esplosioni, che hanno provocato il crollo del tetto dell’edificio, sono ancora oggetto di indagine, ma si ipotizza che siano state causate da granate o altri ordigni esplosivi. Fortunatamente, l’incendio successivo è stato domato e le autorità hanno dichiarato che la situazione è sotto controllo. La Crocus City Hall fa parte di un vasto complesso che include un centro commerciale, un centro congressi e diversi alberghi e ristoranti. L’attacco è avvenuto poco prima di un concerto dei Picnic, un gruppo rock, e si stima che al momento dell’attacco all’interno del teatro potessero trovarsi migliaia di persone. Il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, ha annunciato la cancellazione di tutti gli eventi pubblici previsti nel fine settimana, mentre le autorità di altre città russe hanno adottato misure simili per garantire la sicurezza dei cittadini. Il presidente Putin non ha ancora rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’attacco, limitandosi a esprimere gratitudine al personale medico che sta curando i feriti attraverso un comunicato della vice prima ministra Tatiana Golikova. In precedenza, l’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca aveva emesso un’allerta di sicurezza per i cittadini statunitensi nella capitale russa, avvertendo di “piani imminenti di colpire grandi raduni di persone a Mosca, compresi concerti”. Questa allerta, pubblicata il 7 marzo, è rimasta valida per 48 ore e sembra aver avuto fondamento alla luce dell’attacco terroristico al teatro. Tuttavia, il presidente Putin aveva minimizzato tali avvertimenti definendoli “provocazioni” dell’Occidente volte a destabilizzare la società russa.

ILPOST – PUTIN HA COMMENTATO L’ATTACCO A MOSCA SENZA MAI CITARE L’ISIS

Putin ha rilasciato un commento sull’attacco terroristico al teatro Crocus City Hall di Mosca, in cui sono state uccise almeno 133 persone e 145 ferite. Sebbene lo Stato Islamico abbia rivendicato l’attacco, Putin ha indirettamente accusato l’Ucraina e ha rievocato il tema del nazismo. Il presidente russo ha ritardato il suo commento pubblico sull’attacco, tenendo un discorso televisivo solo diverse ore dopo l’evento. Putin ha affermato che gli autori dell’attacco sono stati arrestati mentre cercavano di fuggire in Ucraina, ma l’Ucraina ha negato qualsiasi coinvolgimento e non ci sono prove a sostegno delle accuse russe. Nonostante lo Stato Islamico abbia rivendicato l’attacco, Putin non ha menzionato né l’ISIS né l’ISIS-K nel suo discorso. Al contrario, ha paragonato i terroristi ai nazisti, una mossa che rientra nella propaganda del governo russo. Putin ha sostenuto che i terroristi hanno pianificato un atto dimostrativo simile alle azioni dei nazisti nel passato.

PROTESTE DEGLI AGRICOLTORI

ANSA – VIA LIBERA DEL PARLAMENTO EUROPEO ALLE PRIME MISURE PER GLI AGRICOLTORI
Il Parlamento Europeo, riunito in plenaria a Strasburgo, ha dato il via libera alle prime misure del pacchetto per modificare alcuni principi della Politica agricola comune (Pac), rispondendo alle proteste degli agricoltori. Con 417 voti a favore, 162 contrari e 25 astensioni, gli eurodeputati hanno approvato la possibilità per gli agricoltori di derogare all’obbligo di mantenere stabili le superfici di prati permanenti rispetto ai livelli del 2018. Questa decisione concede flessibilità nell’applicazione dei requisiti ambientali (Bcaa) necessari per ottenere i fondi dell’Unione Europea destinati al settore agricolo. Domani l’Eurocamera si pronuncerà sull’intera proposta di semplificazione della Pac.

Altre notizie:

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L’INDIPENDENTE – PROTESTE DEGLI AGRICOLTORI: IN CATALOGNA OCCUPATA LA PIZZA DEL PARLAMENTO

Le proteste degli agricoltori continuano in Europa. In Catalogna, infatti, i rappresentanti di 4 organizzazioni agricole e zootecniche sono intervenuti in Parlamento per esporre i problemi del settore, mentre un centinaio di manifestanti ha occupato la piazza in loro sostegno. Le richieste degli agricoltori europei sono diverse e variano da regione a regione, ma in generale riguardano la riduzione della burocrazia, la flessibilità delle normative ambientali, la tutela dalla concorrenza sleale di prodotti esteri e un maggiore supporto finanziario al settore. In Catalogna, in particolare, si lamentano restrizioni idriche eccessive e una burocrazia considerata opprimente. Anche in Italia, gli agricoltori stanno manifestando: il collettivo di Asti e Alessandria si sta riorganizzando, mentre a Frosinone è stato riportato che gli agricoltori sono tornati a marciare in strada con i trattori. Anche Varsavia ha visto una grande manifestazione organizzata dal sindacato agricolo Solidarietà, con l’obiettivo di attirare l’attenzione sulle criticità del settore agricolo e ottenere colloqui con il primo ministro. Nonostante le concessioni della Commissione europea, come la deroga alla norma che impone di lasciare il 4% dei terreni incolti, gli agricoltori continuano a manifestare, ritenendo queste misure insufficienti e prive di un impatto significativo sul settore. La proposta della Commissione per allentare i controlli e i requisiti ambientali è stata accolta con scetticismo, mentre il ritiro del regolamento sull’uso sostenibile dei pesticidi è stato visto come una battuta d’arresto per il Green Deal europeo.

RAINEWS – PROTESTA DEGLI AGRICOLTORI A BRUXELLES: ROGHI E SCONTRI CON LA POLIZIA

Centinaia di trattori hanno invaso Bruxelles nel giorno in cui il Consiglio Agricoltura europeo discute le proposte per il sostegno al settore. L’obiettivo dei manifestanti è raggiungere la sede del Consiglio, nel Quartiere europeo. La protesta coinvolge circa 1500 trattori da Belgio, Olanda, Germania e Francia. Le forze dell’ordine hanno blindato la zona, chiudendo tunnel e stazioni metro. Scene di guerriglia urbana in rue de La Loi, con roghi appiccati dai manifestanti e cassonetti dati alle fiamme. La polizia ha azionato gli idranti per spegnere i roghi. Presente anche una delegazione di Coldiretti, che chiede “risposte concrete” e “un cambio di passo urgente” da parte dell’UE. Gli agricoltori protestano contro le norme capestro e i regolamenti inadeguati che aumentano i costi e deprimono la produzione nazionale. La richiesta è di fare di più per il settore agricolo, con misure immediate e strumenti certi per cambiare le regole e dare sostegno alle aziende.

ANSA – FRANCIA: AGRICOLTORI PROTESTANO ALL’ARCO DI TRIONFO

Oggi, agricoltori francesi hanno manifestato vicino all’Arco di Trionfo di Parigi, dichiarando che l’azione mira a preservare l’agricoltura nazionale. Il sindacato Rural Coordination ha riportato l’evento, evidenziando che diversi membri della Coordination rurale si sono radunati in cima agli Champs-Elysées, brandendo bandiere tra le balle di fieno. La protesta è stata definita come un’occupazione simbolica e pacifica dell’Etoile.

EURONEWS – AGRICOLTORI POLACCHI BLOCCANO IL CONFINE CON L’UCRAINA: PROTESTANO CONTRO LE IMPORTAZIONI DI CEREALI UCRAINI

Gli agricoltori polacchi hanno intensificato le proteste bloccando il confine con l’Ucraina per manifestare contro le importazioni di cereali ucraini. Questa azione ha provocato il rallentamento del traffico su diverse superstrade e ha portato al blocco di almeno 2.900 camion che dovevano rientrare in Ucraina, secondo quanto riportato dalle autorità ucraine. Le proteste agricole in Polonia sono in corso da mesi, ma hanno recentemente guadagnato in intensità. Gli agricoltori polacchi sostengono che le importazioni di grano e altri cereali dall’Ucraina abbiano creato un surplus sul mercato nazionale, abbassando i prezzi locali e mettendo a rischio il sostentamento dei produttori locali. Le tensioni sono aumentate quando alcuni agricoltori polacchi hanno rovesciato il carico di camion ucraini vicino al confine, simboleggiando la loro opposizione alle importazioni. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito questi blocchi come politicamente motivati e ha esortato al dialogo. Le misure di aiuto dell’Unione Europea all’Ucraina durante la guerra hanno portato alla cancellazione temporanea dei dazi sull’importazione di prodotti agricoli ucraini, ma diversi paesi dell’Europa orientale, compresa la Polonia, hanno introdotto divieti temporanei di importazione per proteggere i propri agricoltori. Il governo polacco ha espresso solidarietà alle preoccupazioni degli agricoltori, ma ha anche chiesto un compromesso con l’UE per risolvere la situazione in modo da non compromettere gli sforzi di ripresa dell’Ucraina. La questione delle importazioni agricole dall’Ucraina rimane quindi un punto di tensione tra i paesi confinanti e l’Unione Europea.

ALLIANZTRADE – REDDITI DEGLI AGRICOLTORI EUROPEI DIMINUITI DEL 12%

Un recente studio condotto da Allianz Trade e riportato da Les Echos rivela una preoccupante diminuzione dei redditi degli agricoltori europei del 12%. Questo calo, evidenziato nel contesto di un significativo aumento salariale in altri settori, ha scatenato proteste da parte degli agricoltori che denunciano la concorrenza sleale delle importazioni e un eccesso di regolamentazioni. L’analisi si è concentrata su quattro dei principali paesi dell’Unione Europea: Germania, Francia, Spagna e Italia. In particolare, gli agricoltori francesi hanno subito un drammatico calo del 22% nei loro redditi. L’inflazione alimentare record, pur beneficiando produttori e rivenditori, sembra non aver raggiunto gli agricoltori nella stessa misura. Secondo Les Echos, la crisi dei redditi agricoli persiste dal 1993, con una costante diminuzione dei guadagni degli agricoltori nel corso degli anni. Il prezzo di produzione dell’industria agroalimentare e i prezzi al dettaglio dei prodotti alimentari superano quelli dei prodotti agricoli, mettendo gli agricoltori in una posizione svantaggiata. Johan Geeroms, Risk Director di Allianz Trade, sottolinea la mancanza di potere contrattuale degli agricoltori, costretti ad affrontare crescenti regolamentazioni e aumenti dei costi in vari settori, tra cui energia, fertilizzanti, trasporti, biodiversità, qualità dell’acqua, clima e forza lavoro. Allianz Trade sostiene la necessità di semplificare le regole, suggerendo che l’Europa dovrebbe collaborare con le parti interessate e le organizzazioni agricole per trovare soluzioni condivise. Nel frattempo, le proteste degli agricoltori si intensificano in Europa, estendendosi anche alla Spagna, dove vengono bloccati i centri di distribuzione dei prodotti alimentari. La situazione evidenzia una profonda crisi nel settore agricolo europeo e solleva la necessità di interventi per affrontare le sfide strutturali che minacciano la sostenibilità economica degli agricoltori.

ANSA – BRUXELLES: TRATTORI PER LE STRADE E LANCIO DI BOTTIGLIE CONTRO L’EUROPARLAMENTO

Migliaia di agricoltori provenienti da tutta Europa hanno bloccato diverse strade di Bruxelles, in particolare in prossimità del quartiere europeo, per protestare contro la Politica agricola comune (Pac) e il Green Deal. I manifestanti, che hanno occupato Place de Luxembourg, davanti alla sede del Parlamento europeo, hanno appiccato alcuni roghi con legna e pneumatici. Molte le esplosioni di petardi. Un centinaio di agricoltori ha lanciato bottiglie e uova contro la sede del Parlamento europeo all’ingresso principale situato a Place de Luxembourg. La polizia, schierata in tenuta anti-sommossa dietro alle transenne posizionate lungo tutto il perimetro, ha azionato gli idranti. I manifestanti, presenti nelle vie adiacenti all’Eurocamera con centinaia di trattori, hanno fatto esplodere anche numerosi petardi al grido di ‘Senza agricoltori non c’è agricoltura’. Gli agricoltori hanno anche abbattuto una delle sculture storiche presenti a Place du Luxembourg, risalente al 1872, davanti alla sede del Parlamento europeo. La statua fa parte del complesso monumentale John Cockerill, in memoria del pioniere dell’industria siderurgica e della ferrovia in Belgio. La statua giace ora a terra sul prato al centro della piazza, circondata da nuovi roghi appiccati questa mattina dagli agricoltori e alimentanti con legna e pneumatici. Su un’altra statua del monumento è stato affisso il cartello: “People of Europe, say no to despotism” (“Popoli d’Europa, dite no al dispotismo”). Oggi al Consiglio europeo “si discute anche di bilancio” e “il primo obiettivo è fare in modo che non vengano tolte altre risorse all’agricoltura come è successo nei decenni passati. Questo potrebbe già essere un ulteriore segnale ai nostri imprenditori”, ha detto il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, parlando a Place Luxembourg davanti al Parlamento europeo, dove è in corso la maxi-mobilitazione dei trattori provenienti da tutta Europa. “Al primo punto c’è togliere tutti quelli che sono i vincoli che da Timmermans in poi hanno cercato di inserire con regole che penalizzano la capacita’ produttiva Ue”, ha sottolineato. I manifestanti chiedono in particolare che la Politica agricola comune (Pac) sia riformata in modo da garantire maggiori risorse agli agricoltori e meno vincoli alla produzione. Criticano inoltre il Green Deal, che considerano troppo restrittivo per il settore agricolo.

L’INDIPENDENTE – PROTESTE DEGLI AGRICOLTORI ANCHE IN SPAGNA

Le principali organizzazioni agricole spagnole, Asaja, COAG e UPA, hanno annunciato oggi una mobilitazione per protestare contro le difficoltà del settore agricolo e la burocrazia europea. Le proteste, ispirate a movimenti simili in altri Paesi europei, chiedono un cambio di rotta dalle istituzioni dell’UE. Le organizzazioni denunciano la crescente frustrazione e disagio causati dalle condizioni difficili e dalla burocrazia asfissiante. Il calendario delle proteste è in fase di definizione e le prime manifestazioni sono attese nelle prossime settimane.

L’INDIPENDENTE – FRANCIA: SI AGGIUNGONO I TASSISTI ALLE PROTESTE DEGLI AGRICOLTORI

Parigi si trova nell’occhio del ciclone con agricoltori e tassisti che bloccano le strade in protesta. Le arterie principali intorno alla capitale sono congestionate a causa delle manifestazioni agricole, mentre i tassisti pianificano “operazioni lumaca” in tutta la Francia per contestare le nuove tariffe per il trasporto medico. I ministri si riuniscono alle 15:15, incluso il Primo Ministro Gabriel Attal e altri membri del governo, per discutere la situazione. I blocchi delle strade hanno già iniziato, con il casello di Buchelay e l’autostrada A13 bloccati in direzione provincia-Parigi, insieme alla A4 a Jossigny. La Federazione Nazionale degli Agricoltori (FNSEA) ha promesso la non violenza durante le proteste, mentre il governo ha invitato le forze dell’ordine alla moderazione per evitare tensioni. I tassisti protestano contro le nuove tariffe di trasporto medico che li penalizzano, chiedendo la revoca dell’accordo con l’assicurazione sanitaria francese. Le manifestazioni si estendono in tutta la Francia, con centinaia di taxi previsti a Bordeaux e una congestione prevista a Marsiglia. L’appello ai residenti è di privilegiare il telelavoro e limitare gli spostamenti mentre la situazione rimane tesa.

TGCOM24 – BELGIO: AGRICOLTORI BLOCCANO LE AUTOSTRADE

Gli agricoltori belgi hanno interrotto il traffico su varie autostrade del Paese con cortei di trattori e blocchi stradali, protestando contro i bassi prezzi dei loro prodotti, l’onere amministrativo e gli standard ambientali. Le manifestazioni sono state annunciate in risposta alle preoccupazioni riguardanti gli accordi di libero scambio, come il Mercosur. I protestanti hanno occupato uno snodo cruciale, collegando due autostrade principali, con l’intenzione di mantenere il blocco per almeno 24 ore.

ILSOLE24ORE – PROTESTE AGRICOLTORI FRANCESI: IL GOVERNO NON RIDURRA’ LE AGEVOLAZIONI FISCALI SUI CARBURANTI PER TRATTORI

Il governo francese ha annunciato che ritirerà la decisione di ridurre le agevolazioni fiscali sull’acquisto del carburante usato dai trattori. La misura era stata molto criticata dagli agricoltori, che avevano organizzato proteste in tutto il paese. Da martedì, gli agricoltori francesi stanno bloccando le strade e le autostrade del paese per chiedere misure d’emergenza per sostenere la loro attività. Denunciano il basso livello dei loro redditi e gli eccessivi oneri amministrativi e burocratici a cui sarebbero sottoposti. Una delle loro richieste principali era proprio il mantenimento delle agevolazioni fiscali per l’acquisto del carburante usato dai trattori. Il governo aveva annunciato di volerle ridurre gradualmente, ma ha ora fatto marcia indietro. L’annuncio del governo è stato accolto con reazioni contrastanti. La FNSEA, il principale sindacato agricolo francese, ha detto che le soluzioni proposte sono “insoddisfacenti” e rispondono solo in piccola parte alle richieste degli agricoltori. Laurence Marandola, portavoce di un altro sindacato del settore, ha definito l’annuncio come “decisamente insufficiente”. Le proteste in corso in Francia si inseriscono in una serie di manifestazioni organizzate nelle ultime settimane dagli agricoltori in diversi paesi europei.

RAINEWS – LA GRANDE MANIFESTAZIONE DEGLI AGRICOLTORI TEDESCHI A BERLINO

Più di 10 mila agricoltori tedeschi hanno manifestato a Berlino contro le politiche del governo. I manifestanti, che hanno bloccato la città con una colonna di trattori, hanno chiesto l’immediata cancellazione degli aumenti delle tasse sul gasolio agricolo, che hanno contribuito a far aumentare i costi di produzione. Il governo ha risposto alla protesta con una proposta che ha ulteriormente irritato gli agricoltori. Il ministro dell’agricoltura, Cem Özdemir, ha proposto di introdurre una “Tassa del centesimo per il benessere degli animali”, cioè una tassa aggiuntiva sui prodotti di origine animale per finanziare il benessere animale. La proposta, che ha ricevuto il sostegno anche di alcuni politici liberali, è stata criticata dagli agricoltori perché penalizzerebbe le produzioni agricole tedesche a favore dei prodotti importati e imporrebbe ulteriori obblighi agli agricoltori. Il ministro delle finanze, Christian Lindner, ha invece affermato che l’aumento delle imposte sul gasolio agricolo non verrà cancellato, ma che si è “guadagnato tempo”. Lindner non ha però spiegato cosa si intenda per “guadagnare tempo” e non ha fornito alcuna garanzia che le tasse verranno effettivamente cancellate in futuro. I discorsi dei politici presenti alla manifestazione, che sono stati ripetutamente fischiati dai manifestanti, hanno confermato il malcontento del mondo agricolo nei confronti del governo semaforo. Secondo un sondaggio recente, tre imprenditori su quattro in Germania hanno un parere negativo sul governo. La manifestazione degli agricoltori è solo l’ultima di una serie di proteste che hanno colpito la Germania negli ultimi mesi. Il governo semaforo, formato da socialdemocratici, verdi e liberali, è accusato di essere troppo austero e di non ascoltare le esigenze delle imprese e dei cittadini.

EURONEWS – PROTESTE DI TRASPORTATORI E AGRICOLTORI ANCHE IN ROMANIA

Le proteste dei trasportatori e degli agricoltori, che stanno interessando diversi Paesi europei, hanno raggiunto anche la Romania. Da mercoledì 10 gennaio, gruppi di camionisti si sono riuniti attorno a Bucarest bloccando le strade, col sostegno degli agricoltori, che si sono uniti alle manifestazioni in un secondo momento. I dimostranti contestano l’aumento dei prezzi dei carburanti, delle assicurazioni e dei fertilizzanti, e denunciano le condizioni favorevoli nelle quali si troverebbero le compagnie straniere. Le forze dell’ordine hanno stabilito posti di blocco e di filtraggio, in modo da arginare le proteste ed evitare ai contestatori l’accesso alla capitale, e in particolare davanti a Piazza della Vittoria, dove si trova la sede del governo romeno. Il Primo Ministro Marcel Ciolacu, esponente del Partito Social Democratico, ha ricevuto venerdì una delegazione di rappresentanti, ma è riuscito a fermare solo alcuni dei blocchi istituiti dai manifestanti, che continuano a cingere Bucarest con le proprie vetture. Tra le richieste dei manifestanti ci sarebbe un tetto alle tariffe assicurative, aumentate a causa dell’inflazione, ma anche una riduzione dei costi accessori che gravano sul settore dei trasporti, e l’introduzione di una norma che regoli la concorrenza con le imprese straniere. Le compagnie che operano su scala internazionale, inoltre, lamentano i tempi troppo lunghi nei controlli delle dogane, e richiedono misure per snellire il traffico sui confini e per ridurre i pedaggi. Gli agricoltori hanno invece spalleggiato le lamentele dei camionisti sul prezzo del gasolio, denunciando anche i costi dei fertilizzanti e le troppo restrittive norme dell’Unione Europea in materia agraria.

EUROPA

EUROSTAT – E’ CRISI DEMOGRAFICA IN EUROPA

L’Europa si trova di fronte a una grave crisi demografica, con dati allarmanti che riguardano sia il numero di nascite che la crescita della popolazione. Secondo i dati più recenti pubblicati da Eurostat, nel 2022 sono nati meno di 4 milioni di bambini nell’Unione europea, segnando un calo significativo rispetto agli anni precedenti. In particolare, si registra un calo di quasi mezzo milione di nascite rispetto a vent’anni fa. L’Italia, in particolare, è uno dei paesi più colpiti da questa tendenza alla bassa natalità. Nel 2022, sono state registrate solamente 393 mila nascite, rappresentando un drastico calo del 30% rispetto al 2008. Tuttavia, il problema non riguarda solo l’Italia: l’intera Unione europea è alle prese con una diminuzione delle nascite che potrebbe portare, nel giro di pochi anni, a una diminuzione della popolazione complessiva. Secondo Eurostat, nel 2022, nei 27 paesi dell’UE, sono nati circa 3,9 milioni di bambini, registrando un calo significativo rispetto agli anni precedenti. Questa tendenza è in aumento, con un decremento di 210 mila nascite rispetto all’anno precedente e di 540 mila rispetto a dieci anni prima. Il tasso di fecondità medio nell’UE è stimato a 1,46 figli per donna, ben al di sotto della soglia di sostituzione generazionale di 2,1 figli per donna. Le differenze nei dati demografici tra i paesi dell’UE sono evidenti. Ad esempio, la Francia presenta il tasso di fecondità più elevato, pari a 1,79, mentre Malta è al fondo della classifica con un tasso di fecondità di soli 1,01. L’Italia si posiziona tra i paesi con uno dei tassi di fecondità più bassi, con un valore di 1,27. Nonostante alcuni paesi abbiano visto un aumento del tasso di fecondità rispetto a dieci anni fa, il trend generale è al ribasso. L’immigrazione finora ha contribuito a contrastare la diminuzione della popolazione in Europa. Tuttavia, alcuni paesi continuano a registrare una diminuzione della popolazione complessiva, tra cui l’Italia. Nel 2022, i 27 Stati membri dell’UE hanno totalizzato 447 milioni di abitanti, registrando un aumento dell’1,4% rispetto al 2012. Tuttavia, senza l’apporto dell’immigrazione, la popolazione europea sarebbe in costante calo dal 2012. Le previsioni future della popolazione europea, elaborate da Eurostat, indicano un trend in diminuzione dopo il 2030, con un’accelerazione del declino demografico dopo il 2050. Si prevede che entro il 2060, la popolazione europea diminuirà dell’1,5%. Questa diminuzione avrà un impatto significativo su alcuni paesi, come la Lettonia, che potrebbe perdere fino al 28% della sua popolazione.

Altre notizie:

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RAINEWS – TRANSNISTRIA CHIEDE AIUTO ALLA RUSSIA

Le autorità della Repubblica della Transnistria, una regione separatista filorussa all’interno della Moldavia, hanno chiesto aiuto alla Russia contro le pressioni percepite dal governo moldavo. Questa richiesta è stata avanzata durante il Congresso dei deputati a Tiraspol, su iniziativa del presidente Vadim Krasnoselsky. La risoluzione approvata durante il congresso fa appello al Consiglio della Federazione e alla Duma di Stato della Federazione Russa, richiedendo misure per proteggere la Transnistria dalle pressioni della Moldavia. Si sottolinea il ruolo di garante e mediatore della Russia nel mantenimento della pace nella regione, nonché la presenza di oltre 220.000 cittadini russi nel territorio moldavo. Il ministero degli Esteri russo ha risposto positivamente alla richiesta, affermando che proteggere gli interessi dei residenti della Transnistria è una priorità. Tuttavia, il governo moldavo, rappresentato dal portavoce Daniel Voda, ha minimizzato le preoccupazioni riguardo a un’escalation, dichiarando che non vi è alcun pericolo di destabilizzazione e ribadendo l’importanza della pace e della sicurezza nella regione. La Transnistria si è dichiarata indipendente nel 1992, dopo una guerra con il governo filo-occidentale della Moldavia. Nonostante non sia riconosciuta dalla comunità internazionale, la regione ha mantenuto un forte legame con la Russia, come evidenziato dal referendum non ufficiale del 2006 in cui la stragrande maggioranza ha votato per l’adesione alla Russia.

CORRIERE – ISLANDA DICHIARA STATO DI EMERGENZA PER L’ERUZIONE NELLA PENISOLA DI REYKJANES

L’Islanda ha dichiarato lo stato di emergenza a causa di un’eruzione vulcanica nella penisola di Reykjanes. La lava in movimento ha danneggiato le condutture geotermiche, minacciando l’approvvigionamento di acqua calda per circa 50.000 persone. L’eruzione è iniziata giovedì mattina, con la lava che fuoriesce da una fessura lunga 3 chilometri. Le basse temperature previste per venerdì potrebbero complicare gli sforzi di recupero. Scuole e attrazioni turistiche, come la Laguna Blu, sono chiuse a causa della mancanza di acqua calda. Le autorità stanno cercando di proteggere l’area con barriere di roccia e terra, ma i risultati possono essere incerti. La prima ministra Katrín Jakobsdóttir si è impegnata a ripristinare l’approvvigionamento di acqua calda entro venerdì, con un’attenzione particolare alla sicurezza delle persone e delle infrastrutture. Gli esperti prevedono ulteriori eruzioni nei prossimi mesi, con cinque eruzioni avvenute dal 2021, alcune delle quali hanno causato danni significativi. La valutazione della situazione geologica è resa difficile dalle condizioni meteorologiche avverse.

ILPOST – 17 CONDANNE NEL PIU’ GRANDE PROCESSO SUL NAROTRAFFICO IN OLANDA

Il più grande processo sul narcotraffico nella storia dei Paesi Bassi si è concluso martedì ad Amsterdam con 17 condanne, di cui tre all’ergastolo, in un caso eccezionale che ha richiesto sei anni di indagini e udienze. Questo processo riguardava una delle più grandi e violente organizzazioni criminali del Paese, coinvolta nel traffico di cocaina e droghe sintetiche. Tra i condannati all’ergastolo figura Ridouan Taghi, definito il “leader indiscusso” della banda, accusato di sei omicidi e vari tentati omicidi compiuti tra il 2015 e il 2017. I giudici hanno descritto la sua banda come estremamente violenta, con un’aggressività spietata contro i nemici, in particolare coloro che erano sospettati di collaborare con la polizia. Taghi ha negato tutte le accuse, ma è stato condannato per cinque omicidi. L’udienza di martedì si è svolta in un tribunale noto come “Bunker”, caratterizzato da rigide misure di sicurezza. I giudici hanno letto le sentenze dietro a un pannello divisorio, mantenendo la loro identità nascosta per motivi di sicurezza. Nonostante la gravità delle accuse, nessuno dei parenti delle vittime ha richiesto il diritto di parlare o di chiedere un risarcimento, un segno dell’influenza ancora esercitata dall’organizzazione criminale. Il processo, noto come “processo Marengo”, è iniziato a marzo del 2021 dopo l’arresto di Taghi nel 2019 a Dubai, seguendo anni di latitanza. L’organizzazione di Taghi è parte della “Mocro Maffia”, una rete criminale composta principalmente da individui di origine marocchina attiva nel traffico di droga in Europa. Questo processo ha attirato l’attenzione del pubblico olandese, poiché durante il suo svolgimento sono stati commessi tre omicidi in relazione alla testimonianza di un ex membro dell’organizzazione, noto come Nabil B.

STATI UNITI

ANSA – GLI STATI UNITI VALUTANO L’IPOTESI DI DERUBRICARE I REATI DI ASSANGE

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sta considerando l’opzione di permettere a Julian Assange di dichiararsi colpevole di un’accusa meno grave, quella di cattiva gestione di informazioni riservate. Questa mossa potrebbe aprire la strada a un accordo che porterebbe al suo rilascio dalla prigione britannica. Assange, il controverso fondatore di WikiLeaks, è attualmente coinvolto in una complessa battaglia legale con il governo britannico per evitare l’estradizione negli Stati Uniti, dove affronterebbe un processo per la pubblicazione di migliaia di documenti riservati tra cui dispacci diplomatici statunitensi e documenti militari, avvenuta intorno al 2010. Dopo che le autorità statunitensi hanno presentato le accuse nel 2019, Assange è stato arrestato dalle forze dell’ordine britanniche ed è attualmente detenuto in una prigione a Londra. La situazione è in fase di valutazione da parte di un tribunale britannico, che sta considerando se accettare un’ultima richiesta di appello presentata da Assange. L’ipotesi di consentire a Assange di dichiararsi colpevole di accuse meno gravi potrebbe rappresentare un punto di svolta nel suo caso legale, aprendo la possibilità di un accordo che soddisfi entrambe le parti coinvolte. Tuttavia, si tratta di una questione ancora in fase di valutazione e non ci sono ancora decisioni definitive al riguardo.

Altre notizie:

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SCENARIECONOMICI – UNA MADRE 53ENNE CONTROLLAVA LA PIU’ GRANDE GANG DEGLI STATI UNITI DI FURTI NEI NEGOZI

Le autorità della California hanno arrestato Michelle Mack, una madre di 53 anni, per presunta organizzazione di una vasta operazione di furto nei negozi. Mack è accusata di aver guidato una banda che ha rubato cosmetici e prodotti di bellezza di marca per un valore stimato di quasi 8 milioni di dollari da catene di grandi magazzini come Ulta, TJ Maxx e Walgreens in diversi Stati degli Stati Uniti. Secondo le indagini, Mack avrebbe orchestrato l’operazione dietro le mura della sua residenza di lusso a San Diego. Si ritiene che abbia reclutato e pagato fino a dodici donne per commettere furti nei negozi in California e in altri dieci Stati, tra cui Texas, Florida e Ohio. I prodotti rubati venivano successivamente rivenduti a prezzi scontati sul sito di Amazon gestito da Mack. Il gruppo criminale, soprannominato “California Girls”, ha operato su vasta scala viaggiando lungo la costa della California e in altri Stati come Texas, Florida, Massachusetts e Ohio, commettendo centinaia di furti su ordine di Mack, secondo quanto riferito dagli investigatori. Con i costi di viaggio coperti da Mack, i sospettati hanno viaggiato attraverso numerosi Stati, commettendo furti lungo la costa californiana e in luoghi come Washington, Utah, Oregon, Colorado, Arizona, Illinois, Texas, Florida, Pennsylvania, Massachusetts e Ohio. Mack, a quanto affermano gli investigatori, selezionava i negozi da colpire e indicava la merce da rubare, mentre le donne reclutate venivano incaricate di svuotare interi scaffali prima di fuggire con la refurtiva, spesso nascosta in borse di lusso come quelle di Louis Vuitton. La denuncia presentata dal Procuratore Generale della California indica che, durante una perquisizione eseguita il 6 dicembre 2023 nella casa condivisa di Michelle e Kenneth Mack a Bonsall, sono stati recuperati oltre 300.000 dollari di cosmetici e altri prodotti. Un vicino di casa dei Mack, intervistato da NBC San Diego e che ha preferito rimanere anonimo, ha commentato: “Vedo che il sistema giudiziario lavora lentamente, ma sembra che stia funzionando”.

AGENZIANOVA – JACK TEIXERA SI DICHIARA COLPEVOLE PER LA PUBBLICAZIONE DEI DOCUMENTI DEL DIPARTIMENTO DELLA DIFESA USA

Lunedì, in un tribunale federale di Boston, negli Stati Uniti, il riservista statunitense Jack Teixeira, 22enne, ha ammesso la propria colpevolezza per la divulgazione online di decine di documenti sensibili del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Questo caso rappresenta una delle più serie violazioni della sicurezza nazionale degli Stati Uniti degli ultimi anni. Teixeira, membro della divisione dell’intelligence della Air National Guard del Massachusetts, è stato arrestato dall’FBI nell’aprile del 2023 e incriminato da un gran giurì a giugno dello stesso anno. Si è dichiarato colpevole di sei capi d’accusa relativi alla detenzione e trasmissione non autorizzata di informazioni sulla difesa nazionale, reati contemplati dalla legge contro lo spionaggio. L’accusa ha richiesto una pena di quasi 17 anni di detenzione per Teixeira. I documenti divulgati contenevano principalmente informazioni riservate e analisi sulla situazione in Ucraina, ed erano stati condivisi su Discord, una popolare piattaforma di messaggistica. Secondo le accuse, Teixeira ha iniziato a pubblicare informazioni tratte dai documenti nel dicembre del 2022, includendo poi anche foto degli stessi a partire da gennaio. La sua confessione evidenzia la gravità delle azioni compiute e sottolinea l’importanza della sicurezza nazionale nel contesto attuale.

ANSA – STATI UNITI: UN CASO DI PESTE BUBBONICA INDENTIFICATO NELLO STATO DELL’OREGON

Un raro caso di peste bubbonica è stato identificato nello stato dell’Oregon, negli Stati Uniti. Questo tipo di infezione batterica non veniva segnalato in Oregon dal 2015. Secondo quanto riportato da CNN, il paziente potrebbe aver contratto la malattia dal suo gatto, che a sua volta era infetto da una pulce malata. L’ultimo caso risalente al 2015 coinvolse una ragazza che era stata contagiata durante una battuta di caccia e aveva richiesto cure intensive. La peste bubbonica è considerata rara nell’Occidente e si verifica principalmente nelle aree rurali. Le autorità sanitarie della contea di Deschutes, dove è stato individuato il caso, hanno dichiarato di aver contattato tutti i contatti stretti del paziente e del suo animale domestico, fornendo loro farmaci preventivi per evitare la diffusione della malattia.

ANSA – RECORD DI SUICIDI IN USA: SOPRATTUTO MASCHI

Negli Stati Uniti, nel 2022, si sono suicidate quasi 50.000 persone, un numero record. Il tasso di suicidio è stato di 14,3 morti ogni 100.000 persone, il livello più alto dal 1941. Il record riflette le grandi lotte per aiutare le persone con disagio mentale a seguito della pandemia di COVID-19, che ha sconvolto l’economia, la società e ha lasciato molti isolati e spaventati. Gli esperti di salute mentale hanno affermato che la carenza di operatori sanitari, l’offerta di droghe illecite sempre più tossiche e l’ubiquità delle armi da fuoco hanno facilitato l’aumento dei suicidi. Il numero di morti per suicidio è stato particolarmente alto tra gli uomini, che rappresentano il 77% dei casi.

SUD AMERICA

ANSA – BRASILE: NEI PRIMI 2 MESI DEL 2024 QUASI UN MILIONE DI CONTAGI DA FEBBRE DENGUE

Il Brasile è alle prese con un’epidemia di febbre dengue, con quasi un milione di casi confermati nei primi due mesi del 2024. Secondo il ministero della Salute, i casi confermati della malattia hanno raggiunto quota 973.347 al 27 febbraio, rappresentando il 58,9% di tutti i contagi dell’anno precedente. Il tasso di incidenza è notevolmente aumentato, passando da 777,6 casi per 100.000 abitanti nel 2023 a 453,3 nel 2024. La situazione è resa ancora più grave dai 195 decessi registrati nei primi due mesi dell’anno, superando il totale di morti dell’intero 2023. Per contrastare l’epidemia, il governo ha stanziato 1,5 miliardi di real (circa 283 milioni di euro) per sostenere le spese degli enti locali. Al fine di sensibilizzare la popolazione sulla prevenzione, è stata organizzata una campagna nazionale il 2 marzo, denominata “D-Day”, durante la quale sarà diffuso un video informativo intitolato “10 minuti contro la dengue”. La ministra della Salute, Nísia Trindade, ha invitato la società a partecipare attivamente alla lotta contro la malattia, adottando misure per eliminare le condizioni favorevoli alla riproduzione delle zanzare Aedes Egypti, vettori dell’arbovirus.

Altre notizie:

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AGI – RIO DE JANEIRO (BRASILE) DICHIARA LO STATO DI EMERGENZA PER LA DENGUE

Le autorità sanitarie di Rio de Janeiro, Brasile, hanno dichiarato lo stato di emergenza a causa dell’incremento dei casi di dengue nell’area metropolitana. Dal 2024, sono stati confermati oltre 10.000 casi, quasi la metà di quelli registrati nell’intero 2023, totalizzando circa 23.000 infezioni. Questa dichiarazione avviene in concomitanza con l’arrivo di migliaia di turisti per il celebre carnevale, che inizierà venerdì e si protrarrà fino al 14 febbraio. La dengue, causata da vari tipi di virus trasmessi dalle zanzare, provoca febbre, mal di testa, dolori articolari ed eruzioni cutanee simili al morbillo. In alcuni casi gravi, può portare a febbre alta con emorragie interne, risultando potenzialmente letale. Per il completo decorso della malattia, sono necessarie diverse settimane. Le autorità sanitarie stanno implementando misure speciali, tra cui l’apertura di dieci centri di assistenza, un centro operativo di emergenza e un aumento dei posti letto dedicati ai pazienti con dengue negli ospedali. Inoltre, saranno utilizzati insetticidi nelle regioni con la più alta incidenza di contagi. Nel 2023, la dengue ha causato oltre 5.000 morti in vari paesi, principalmente in Brasile, Perù e Messico. Sebbene siano stati compiuti progressi, al momento non esistono vaccini efficaci per prevenire la malattia.

ANSA – PERU’ DICHIARA STATO DI EMERGENZA SANITARIA PER LA DENGUE

Il governo del Perù ha preso la decisione di dichiarare lo stato di emergenza sanitaria a causa di un’epidemia di febbre dengue che sta colpendo gravemente diverse regioni del paese. La mossa è stata deliberata durante un consiglio dei ministri presieduto dalla presidente Dina Boluarte. Attualmente, la crisi coinvolge 20 delle 24 regioni del Perù, con un totale di 24.981 casi confermati. Secondo il ministro della Salute, Casar Vasquez, più dell’83% del territorio peruviano è interessato dalla malattia, evidenziando la vastità e la gravità dell’epidemia. I dati ufficiali del ministero della Salute rivelano un incremento dei casi del quasi 100% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con già 32 decessi attribuiti alla dengue rispetto ai 18 registrati nello scorso anno. L’Argentina e il Brasile hanno già adottato misure simili per affrontare la crescente diffusione della malattia. La febbre dengue è causata da un arbovirus trasmesso dalla puntura della zanzara Aedes aegypti e può manifestarsi con sintomi quali febbre alta, dolori muscolari, eruzioni cutanee e, nei casi più gravi, emorragie interne, potenzialmente letali.

ILPOST – SCOPERTA UNA RETE DI ANTICHE CITTA’ IN AMAZZONIA QUANDO IN EUROPA C’ERA L’IMPERO ROMANO

Un team di archeologi, guidato da Stéphen Rostain, ha fatto una straordinaria scoperta nella foresta amazzonica dell’Ecuador: i resti di antiche città risalenti al periodo tra il 500 a.C. e il 600 d.C. L’importanza di questo ritrovamento è amplificata dal fatto che queste città appartenevano al popolo Upano, la più antica società umana amazzonica mai studiata, costruendo e abitando nella regione quando in Europa fioriva l’Impero Romano. Le rivelazioni sono state documentate su Science, evidenziando che questa cultura precolombiana precede di almeno mille anni le società amazzoniche precedentemente conosciute. Rostain, esperto archeologo delle civiltà precolombiane amazzoniche, iniziò la ricerca decenni fa, ma solo recentemente il Lidar, uno strumento basato su laser, ha permesso di mappare aeree nascoste e rivelare collegamenti tra siti precedentemente sconosciuti. L’uso del Lidar ha rivelato una rete complessa di strade che collegavano cinque grandi insediamenti e dieci più piccoli, abbracciando un’area di 300 chilometri quadrati. La scoperta include tracce di campi coltivati, canali, abitazioni e strutture cerimoniali. Gli archeologi stimano che la popolazione potesse variare da 10mila a 30mila persone durante i picchi demografici, dimostrando la complessità organizzativa di queste antiche civiltà amazzoniche. Questa scoperta sfida l’idea precedente che le popolazioni amazzoniche fossero principalmente nomadi, evidenziando la presenza di società più strutturate e avanzate prima del contatto con gli europei. La ricerca apre nuove prospettive sulla storia dell’Amazzonia e sulla sua ricca diversità culturale prima della colonizzazione europea.

AFRICA

ANSA – AFRICA QUASI SENZA INTERNET PER DANNI AI CAVI SOTTOMARINI

L’accesso a Internet in Africa è sempre più complicato a causa dei danni ai cavi sottomarini, che stanno causando instabilità nella connettività Wi-Fi in diversi Paesi del continente. Quattro dei principali cavi dati sottomarini che servono l’Africa sono stati danneggiati, rendendo difficile la fruizione dei servizi online. Secondo quanto riportato dall’Economist, il continente è stato colpito da due guasti critici in punti strategici del pianeta. La situazione ha causato ritardi significativi, come la chiusura posticipata della Borsa del Ghana e l’interruzione delle attività commerciali di un’azienda nigeriana di cemento. NetBlocks, una società di ricerca digitale, ha evidenziato che la connettività dati è crollata al di sotto dei livelli normali in Liberia, Benin e Costa d’Avorio, dove è scesa addirittura al 3%. Anche se una parte del traffico è stata ripristinata, il Wi-Fi rimane instabile in diversi Paesi, tra cui il Sudafrica. La causa di questo problema risiede nei danni subiti da quattro dei principali cavi dati sottomarini che collegano l’Africa al resto del mondo, incluso il West African Cable System (WACS). Le rotture sono avvenute in prossimità della Costa d’Avorio, probabilmente a causa di attività sismica sul fondo del mare. MainOne, l’azienda che gestisce uno dei cavi dell’Africa occidentale, ha escluso cause umane come la pesca, attribuendo il danno all’attività sismica. Le autorità competenti prevedono che ci vorranno almeno cinque settimane per risolvere completamente la situazione e ripristinare la connettività internet nelle aree colpite.

Altre notizie:

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AGENZIANOVA – LA GIUNTA MILITARE DEL NIGER INTERROMPE LA COLLABORAZIONE MILITARE CON GLI STATI UNITI

La giunta militare del Niger ha annunciato, domenica scorsa, la fine immediata degli accordi che consentivano agli Stati Uniti di utilizzare personale militare e civile nel paese africano. Questo movimento, comunicato dal portavoce della giunta, il colonnello Amadou Abdramane attraverso la televisione pubblica, rappresenta un segnale chiaro dell’allontanamento del Niger dall’influenza occidentale, favorendo relazioni più strette con la Russia. Gli Stati Uniti hanno circa 650 soldati in Niger e una base militare cruciale per il controllo dell’area del Sahel e per contrastare le attività dei gruppi islamisti e jihadisti nella regione. Con la fine degli accordi, la presenza di personale statunitense nel paese diventa illegale secondo quanto dichiarato dalla giunta. Questo movimento rappresenta un ulteriore passo verso l’allontanamento del governo militare dalle relazioni con l’Occidente, dopo la cancellazione degli accordi di collaborazione con la Francia seguita al colpo di stato dello scorso luglio. Tale decisione ha portato al ritiro dei circa 1.500 soldati francesi che operavano nel paese. Parallelamente, il Niger ha mostrato un chiaro avvicinamento alla Russia, cercando sostegno economico e militare. Il primo ministro nominato dalla giunta, Ali Mahaman Lamine Zeine, è stato ricevuto a Mosca lo scorso dicembre per incontri ufficiali. Il Niger, ex colonia francese con una popolazione di 25 milioni di abitanti, ha vissuto un colpo di stato il 27 luglio 2023, quando la Guardia presidenziale prese il potere, accusando l’ex presidente Mohamed Bazoum di ridurre la loro influenza. Il generale Abdourahmane Tchiani, noto anche come Omar Tchiani, si autoproclamò nuovo leader del Niger. L’annuncio della fine degli accordi con gli Stati Uniti segue di pochi giorni l’arrivo di una delegazione diplomatica nel paese, incaricata di discutere i termini per una transizione democratica. La giunta ha criticato gli Stati Uniti per non aver seguito il protocollo diplomatico e per non aver informato la giunta sulla delegazione e i suoi programmi in Niger. La giunta sta ora trattando la fornitura di armi russe, dichiarate necessarie per combattere i terroristi che hanno causato migliaia di morti nel paese, secondo quanto affermato dal portavoce Abdramane.

L’INDIPENDENTE – CONGO: FOLLA ASSALTA LE AMBASCIATE DI FRANCIA, USA E REGNO UNITO

Da giorni a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo (RDC), si susseguono manifestazioni antioccidentali. Centinaia di cittadini protestano contro il ruolo di Stati Uniti, Regno Unito e Francia nel conflitto che da decenni affligge le regioni orientali del Paese. Le proteste, con strade bloccate, negozi saccheggiati e veicoli delle Nazioni Unite incendiati, hanno preso di mira le ambasciate dei tre Paesi. Il malcontento popolare affonda le sue radici nell’oscuro passato coloniale del Paese e nell’incapacità di risolvere il conflitto che ha causato centinaia di migliaia di vittime e quasi 7 milioni di sfollati. Le accuse dei manifestanti si concentrano sul sostegno occidentale al presidente del Ruanda, Paul Kagame, considerato il principale alleato del gruppo ribelle M23, responsabile di recenti offensive nella regione del Nord Kivu. La RDC, uno dei Paesi più poveri al mondo, possiede ricchissimi depositi di risorse naturali, come oro, coltan e cobalto, che alimentano il conflitto e la corruzione a tutti i livelli. La rabbia è rivolta anche contro la MONUSCO, la missione di pace delle Nazioni Unite, accusata di inefficacia e di abusi. Il presidente Tshisekedi ha chiesto il ritiro della MONUSCO, mentre l’ONU ha annunciato un audit per valutare le accuse di corruzione e violenze.

UNICEF – EPIDEMIA DI COLERA IN DIVERSI PAESI DELL’AFRICA MERIDIONALE (220 MILA CASI E OLTRE 4 MILA MORTI)

L’epidemia di colera che sta colpendo diversi paesi dell’Africa meridionale è la più grave degli ultimi dieci anni, con 220.000 casi e oltre 4.000 morti. Le cause principali sono le alluvioni che hanno interessato la regione, peggiorando le già precarie condizioni dei sistemi di distribuzione e scolo dell’acqua. I paesi più colpiti sono Zambia, Malawi, Zimbabwe, Repubblica Democratica del Congo e Mozambico. In Zambia, si sono verificati 18.500 casi con 650 decessi. Il tasso di letalità è del 3,5%, superiore alla media dell’1%. Il colera è causato da un batterio che si sviluppa in acqua e alimenti contaminati. Provoca diarrea e disidratazione, che può essere fatale se non trattata adeguatamente. Esistono vaccini contro il colera, ma la produzione è insufficiente per soddisfare la domanda. L’OMS ha intensificato il proprio impegno nella regione, fornendo personale sanitario, farmaci e altri beni di prima necessità. Le organizzazioni umanitarie come Medici senza frontiere stanno lavorando per fornire assistenza sanitaria e sensibilizzare la popolazione sulla prevenzione del colera. La Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale si è impegnata a migliorare le condizioni igienico-sanitarie, ma la manutenzione e la costruzione di nuovi impianti di gestione dell’acqua è costosa e non sempre possibile. L’obiettivo di ridurre le morti per colera del 90% entro il 2030 è ancora lontano, anche a causa dell’aumento dei casi negli ultimi anni.

ILPOST – AFRICA: LA DROGA SINTETICA “KUSH” CHE STA CAUSANDO CENTINAIA DI MORTI

Una droga sintetica nota come “kush” sta causando centinaia di morti in Africa occidentale, in particolare in Sierra Leone, Guinea e Liberia. La sostanza, con effetti sedativi e altamente dipendenza, ha portato a un aumento significativo dei decessi, con decine di vittime ogni settimana. Nonostante non abbia un nome preciso, il “kush” è generalmente composto da una miscela di cannabis sintetica, fentanyl, tramadolo e formalina. Alcune storie riportano addirittura l’utilizzo di ossa umane come ingrediente, sebbene ciò sia difficile da verificare. La droga, fumata insieme a erbe e altre sostanze sintetiche, provoca una serie di sintomi, tra cui euforia, sonnolenza e gravi danni fisici, come piaghe alle gambe. L’abuso di “kush” è spesso attribuito a giovani in cerca di evasione da una realtà difficile, caratterizzata da povertà e scarsa prospettiva di lavoro. Tuttavia, oltre al rischio di overdose, la droga può causare incidenti mortali, come cadute o investimenti, a causa dello stordimento indotto. La diffusione del “kush” ha superato i confini della Sierra Leone, raggiungendo Liberia e Guinea. Tuttavia, le risorse sanitarie per trattare la dipendenza da questa droga sono insufficienti, con pochi centri di riabilitazione e un numero limitato di psichiatri disponibili. Nonostante gli sforzi per combattere il problema, compreso il miglioramento degli interventi sanitari e la riduzione dello stigma associato alla dipendenza, il “kush” continua a rappresentare una minaccia per la salute pubblica in Africa occidentale, con un crescente numero di vittime e una carenza di risorse per affrontare l’emergenza.

BYOBLU – IMPIANTO ENI IN LIBIA SOTTO IL CONTROLLO DI MANIFESTANTI ANTI-CORRUZIONE

L’impianto di estrazione di gas di Mellitah, in Libia, di proprietà dell’Eni, è sotto il controllo di manifestanti che minacciano di interrompere le forniture di gas al nostro Paese. I manifestanti, che fanno parte del “Movimento per l’eliminazione della corruzione”, contestano la presidenza di Farhat Bengdara, a capo della Compagnia Petrolifera Nazionale Libica, attualmente sotto inchiesta da parte delle autorità. Bengdara è accusato di non essere “idoneo a prestare servizio” a causa della sua doppia cittadinanza degli Emirati Arabi e secondo i manifestanti sarebbe inoltre colpevole di “violazioni criminali”. Il movimento ha dato un ultimatum di 48 ore: se Bengdara non sarà rimosso dall’incarico, il gasdotto Libia-Italia GreenStream verrà chiuso. L’interruzione bloccherebbe quindi le forniture dirette a Gela. Nonostante la Corte d’Appello di Tripoli abbia dichiarato che emetterà una sentenza urgente sulla questione il 22 gennaio, i contestatori sembrano aver perso pazienza. Petrolio e gas sono la punta di diamante dell’economia libica, ma chi li gestisce non fa gli interessi del Paese. Secondo il movimento che tiene in ostaggio l’impianto, l’intesa con l’Eni non persegue il bene pubblico. I movimenti di protesta hanno già ottenuto un primo successo con la chiusura del più grande giacimento petrolifero del Paese, Sharara. Attualmente sotto il controllo degli uomini del generale Khalifa Haftar, del governo della Cirenaica. La Libia infatti, ricordiamolo, è divisa fra il governo di Tripoli, riconosciuto legittimo dall’Occidente, e quello della Cirenaica, sostenuto dalla Russia. Il presidente Giorgia Meloni nelle sue visite al Paese ha però sempre ignorato questa doppia faccia libica e l’ENI ha appunto raggiunto gli accordi con Tripoli. In fondo dopo aver abbandonato il gas russo sarebbe stato contraddittorio appoggiarsi ad un governo che patteggia per il Cremlino. Adesso però l’Italia si potrebbe trovare a terra, nonostante comunque del totale della produzione libica arrivi nel Paese solo il 10%. A completare il quadro è previsto per sabato 13 gennaio il summit internazionale sull’energia Rixos, a cui parteciperanno anche i vertici ENI. È possibile che prima di allora i manifestanti stacchino la spina.

ASIA

SCENARIECONOMICI - L'INDIA (PAESE PIU' POPOLOSO AL MONDO) HA UN PROBLEMA DI INFERTILITA'

SCENARIECONOMICI – L’INDIA (PAESE PIU’ POPOLOSO AL MONDO) HA UN PROBLEMA DI INFERTILITA’

L’India, il paese più popoloso al mondo, sta affrontando un crescente problema di infertilità, particolarmente diffuso nelle aree urbane. Mentre alcune cause sono attribuibili a cambiamenti culturali, altre sono legate a fattori fisiologici. Secondo dati ufficiali, il tasso di fertilità totale (TFR) in India è diminuito del 20% negli ultimi dieci anni, scendendo al di sotto dei livelli di sostituzione. Nel contempo, l’incidenza dell’infertilità è aumentata, spingendo molte coppie a ricercare trattamenti come la fecondazione in vitro. La dottoressa Sulbha Arora, direttore clinico di Nova IVF Fertility a Mumbai, sottolinea che l’infertilità è diventata un problema serio di salute pubblica, coinvolgendo circa il 15% delle coppie a livello globale, con una concentrazione significativa in India, dove 15-20 milioni di coppie sono afflitte da questa condizione. Un rapporto della Società Indiana di Riproduzione Assistita ha evidenziato che circa il 10-14% delle coppie indiane è colpito dall’infertilità, con una maggiore prevalenza nelle città, dove una coppia su sei cerca assistenza per concepire. Lo studio pubblicato sulla rivista PLOS One ha indicato un aumento dell’infertilità secondaria, passando dal 19,5% nel 1992-1993 al 28,6% nel 2015-2016. Questo tipo di infertilità si riferisce alla difficoltà di concepire un altro figlio dopo averne già avuto uno. Sebbene l’infertilità sia spesso associata alla donna nella società indiana, la dottoressa Arunima Halder del Manipal Hospital Whitefield di Bengaluru sottolinea che le cause possono essere di diversa natura, inclusi fattori maschili, femminili o una combinazione di entrambi. Un rapporto dell’OMS ha rilevato che circa il 50% dei casi di infertilità in India è attribuibile a fattori maschili, con lo stress, le cattive abitudini alimentari e l’inquinamento ambientale elencati come possibili cause della diminuzione della qualità dello sperma e dei livelli di testosterone negli uomini indiani. Tuttavia, i fattori sociali e culturali giocano anche un ruolo significativo. Il matrimonio più tardivo e le crescenti opportunità di carriera per le donne stanno influenzando la decisione di formare famiglie. Inoltre, i dispositivi tecnologici, come i telefoni cellulari, possono contribuire a una riduzione dell’attività sessuale regolare. Sebbene l’accettazione dell’infertilità come una questione medica stia aumentando in India, molti trattamenti, come la fecondazione in vitro, rimangono fuori dalla portata di molte famiglie a causa dei costi elevati. Tuttavia, i governi statali stanno intervenendo per rendere tali trattamenti più accessibili, aprendo centri di fecondazione in vitro in strutture pubbliche e regolamentando il settore. Nonostante gli sforzi per affrontare l’infertilità, la proliferazione di cliniche private non regolamentate solleva preoccupazioni riguardo alle pratiche poco scrupolose. Il recente Regolamento sulla Tecnologia Riproduttiva Assistita mira a rendere più rigorosa la supervisione del settore.

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ANSA – GIAPPONE PERDE IL POSTO COME TERZA ECONOMIA PIU’ GRANDE AL MONDO ED ENTRA IN RECESSIONE

Il Giappone è ufficialmente in recessione tecnica. Il PIL del paese è sceso per due trimestri consecutivi, segnando una contrazione dello 0,1% nel quarto trimestre del 2023 e dello 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2022. Oltre alla recessione, il Giappone perde anche il terzo posto nella classifica delle economie mondiali, sorpassato dalla Germania. La causa principale è il deprezzamento dello yen, che ha reso l’economia giapponese meno valutabile in dollari. Nonostante la crescita annuale del 1,9% nel 2023, il Giappone soffre da tempo di una serie di problemi economici: Debolezza dello yen: la valuta locale ha perso valore, rendendo le importazioni più costose e alimentando l’inflazione. Inflazione: l’aumento del costo della vita ha frenato consumi e investimenti. Bassa crescita: l’economia giapponese cresce pochissimo da anni, con un tasso di crescita del reddito pro capite tra i più bassi del mondo. Invecchiamento della popolazione: la forza lavoro si riduce, con negative conseguenze su innovazione e produttività. La situazione del Giappone è simile a quella dell’Italia: alto debito pubblico (240% del PIL), bassa crescita e popolazione invecchiata.

AGENZIANOVA – POPOLAZIONE CINESE DIMINUITA PER IL SECONDO ANNO CONSECUTIVO

La popolazione cinese è diminuita per il secondo anno consecutivo nel 2023, registrando un calo di 2,08 milioni di persone. La popolazione complessiva della Cina continentale è ora di 1,4097 miliardi di persone, rispetto ai 1,4118 miliardi del 2022. Il calo della popolazione è stato causato da un tasso di natalità in calo e da un tasso di mortalità in aumento. Il numero di nuovi nati è sceso a 9,02 milioni nel 2023, in calo del 5,6% rispetto al 2022. Il tasso di natalità è sceso a 6,39 nascite ogni 1.000 persone, il livello più basso dall’inizio delle registrazioni nel 1949. Il tasso di mortalità è salito a 10,1 milioni nel 2023, in aumento del 4,9% rispetto al 2022. Il tasso di mortalità è il più alto dal 1961. Il calo della popolazione cinese rappresenta una sfida significativa per il governo. La Cina ha beneficiato di un dividendo demografico per decenni, con una popolazione in crescita che ha fornito una forza lavoro in aumento. Tuttavia, con la popolazione che invecchia e il tasso di natalità che continua a diminuire, il dividendo demografico sta svanendo. Il governo cinese ha cercato di stimolare la natalità con una serie di politiche, tra cui l’abolizione della politica del figlio unico nel 2015. Tuttavia, queste politiche non hanno avuto l’effetto sperato. I ricercatori ritengono che il calo della popolazione cinese sia destinato a continuare nei prossimi anni. Il professor Peng Xizhe del Centro per gli Studi sulla Popolazione e le Politiche di Sviluppo della Fudan University ha affermato che è quasi certo che la popolazione continuerà a crescere in maniera negativa. Il calo della popolazione cinese avrà un impatto significativo sull’economia e sulla società del paese. Una popolazione invecchiante significa una forza lavoro in diminuzione, una minore capacità di spesa e un sistema di previdenza sociale in difficoltà.

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