QN – SANT’ANASTASIA: FRATELLINI DI 3, 8 E 11 ANNI DANNO FUOCO A UNA GIOSTRA AL PARCO

Tre fratellini di 3, 8 e 11 anni hanno dato alle fiamme una giostrina in un parco comunale di Sant’Anastasia, in provincia di Napoli. Il rogo ha completamente distrutto la giostra

Tre fratellini di 3, 8 e 11 anni hanno dato alle fiamme una giostrina in un parco comunale di Sant’Anastasia, in provincia di Napoli. Il rogo, domato dai Vigili del Fuoco, ha completamente distrutto la giostra.

Le immagini delle telecamere di videosorveglianza hanno immortalato i bambini mentre appiccavano il fuoco utilizzando degli accendini. I Vigili del Fuoco sono intervenuti tempestivamente e hanno domato l’incendio. La madre è stata segnalata all’Autorità Giudiziaria per danneggiamento aggravato.

Il deputato di Alleanza Verdi Sinistra Francesco Emilio Borrelli e la responsabile di Europa Verde a Sant’Anastasia Ines Barone hanno chiesto che sia fatta luce sull’accaduto e che vengano presi provvedimenti per garantire la sicurezza nel parco.

CROLLO CANTIERE A FIRENZE

ILPOST – COSA SI SA DEI 5 LAVORATORI MORTI NEL CROLLO IN UN CANTIERE A FIRENZE

5 persone sono morte e una è ancora dispersa nel crollo di un cantiere a Firenze, avvenuto venerdì mattina 17 febbraio. La procura di Firenze ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità nell’incidente, ipotizzando i reati di omicidio colposo plurimo e crollo colposo. Le indagini si concentrano su 4 aspetti: Contratti dei lavoratori: si sta verificando se tutti i lavoratori fossero in regola con i documenti e i contratti del settore edile. Autorizzazioni delle ditte: la procura sta verificando se le ditte a cui sono stati commissionati i lavori avessero tutte le autorizzazioni necessarie. Manovre sulla trave crollata: si sta cercando di ricostruire la dinamica del crollo, ascoltando i testimoni e analizzando le immagini delle telecamere di sicurezza. Qualità dei materiali: la procura ha disposto una perizia per accertare la qualità del materiale utilizzato per la trave crollata. Dai primi accertamenti sembra che la trave di cemento armato sia crollata mentre tre operai la stavano sistemando su un sostegno al quarto piano. La trave è caduta per circa 12 metri distruggendo due solai sottostanti dove erano al lavoro altre cinque persone. I corpi di tre lavoratori sono stati recuperati venerdì, quello di un quarto lavoratore sabato mattina. I vigili del fuoco sono ancora al lavoro per trovare il corpo del quinto lavoratore ancora disperso. Al momento non è ancora chiaro cosa abbia causato il crollo. Le ipotesi al vaglio degli inquirenti sono: Un difetto dei materiali utilizzati per la trave e la struttura. Un errore nel progetto degli elementi prefabbricati. Un errore nella posa della trave. L’incidente di Firenze ha acceso i riflettori sulla sicurezza sul lavoro in Italia. Secondo l’Inail, nel 2023 sono stati 1.044 i morti sul lavoro, in aumento del 2,5% rispetto al 2022.

Altre notizie:

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ILSOLE24ORE – CROLLO CANTIERE A FIRENZE: SALE A 5 IL BILANCIO DEI MORTO

Il bilancio del crollo avvenuto ieri nel cantiere del supermercato di via Mariti a Firenze è salito a 5 morti. I vigili del fuoco hanno recuperato il corpo dell’ultimo disperso. Sono 5 gli operai che hanno perso la vita nel crollo: un italiano di 60 anni, Luigi Coclite, e 4 lavoratori maghrebini: Mohamed Toukabri (54 anni), Mohamed El Ferhane (24 anni), Taoufik Haidar (45 anni) e Bouzekri Rachimi (56 anni). Il crollo è stato causato dal cedimento di una trave di cemento che ha provocato un crollo a catena dei solai. La procura di Firenze ha aperto un’inchiesta per omicidio plurimo colposo.

ILSOLE24ORE – CROLLO NEL CANTIERE DEL NUOVO CENTRO COMMERCIALE ESSELUNGA A FIRENZE: 2 OPERAI MORTI

Un incidente sul lavoro si è verificato questa mattina intorno alle 9 a Firenze, in via Mariti, nel cantiere del nuovo centro commerciale Esselunga. Il bilancio provvisorio è di due operai morti, tre dispersi e tre feriti gravi. Le due vittime, identificate come due uomini di 40 e 50 anni, sono state estratte dalle macerie senza vita. I tre feriti, due in codice rosso e uno in giallo, sono stati trasportati all’ospedale di Careggi. Uno di loro è in condizioni stabili, mentre gli altri due sono in terapia intensiva e semi-intensiva con prognosi riservata. Le squadre dei Vigili del Fuoco, con l’ausilio di macchinari, stanno incessantemente scavando tra le macerie per cercare i tre operai ancora dispersi. Le ricerche sono rese difficoltose dalla mole di detriti e dal pericolo di ulteriori crolli. La Procura di Firenze ha aperto un fascicolo, al momento senza indagati, per crollo colposo e omicidio colposo. Il cantiere è stato posto sotto sequestro e i tecnici della Asl stanno ascoltando il personale presente al momento del crollo per ricostruire la dinamica dell’accaduto. Secondo una prima ricostruzione, si sarebbe verificato il crollo di uno dei piloni principali del cantiere, che ha causato il cedimento anche di un solaio prefabbricato. In segno di protesta per l’ennesimo incidente sul lavoro, i sindacati hanno proclamato due ore di sciopero in tutta la Toscana.

OMICIDIO DI GIULIO REGENI

LAPRESSE – RICOMINCIA IL PROCESSO PER L’OMICIDIO DI GIULIO REGENI

La Corte d’Assise di Roma ospiterà oggi la prima udienza del processo per l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso nel 2016 in Egitto. Le indagini sono state ostacolate per anni dalle autorità egiziane. Quattro agenti dei servizi segreti egiziani sono stati rinviati a giudizio per concorso in lesioni personali aggravate, omicidio aggravato e sequestro di persona aggravato. Il processo è stato permesso dalla Corte Costituzionale italiana, che ha deciso che può procedere anche senza la notifica diretta degli atti processuali agli imputati. Giulio Regeni fu trovato morto con evidenti segni di tortura a Il Cairo, dove stava facendo ricerche sui sindacati. Le autorità egiziane hanno negato qualsiasi coinvolgimento e cercato di depistare le indagini, ma le accuse persistono.

STRAGE DI CISTERNA DI LATINA

DUPLICE OMICIDIO A CISTERNA DI LATINA: I MESSAGGI DI SODANO

Emergono nuovi dettagli dai messaggi che Christian Sodano, il finanziere 27enne che ha ucciso la madre Nicoletta e la sorella Renée di Desirée Amato, la sua ex fidanzata, le inviava nelle settimane precedenti al delitto. Minacce, accuse e sensi di colpa assurdi: uno stalking mai denunciato che potrebbe aggravare la posizione di Sodano, già accusato di duplice omicidio premeditato. L’uomo ha cancellato i messaggi dal suo telefono, ma la sua amica li ha conservati, fornendo agli inquirenti un quadro agghiacciante della sua ferocia. “Servirà l’esercito per fermarmi, farò una strage. Vedrai quanto posso essere cattivo”: queste le parole di Sodano a Desirée, che lo descrivono come un uomo ossessionato e pericoloso. La ragazza, terrorizzata, cerca di calmarlo, ma invano. “Sei una falsa, devi soffrire quanto ho sofferto io”, “Ti farò tanto male, fosse l’ultima cosa che faccio”: le minacce di Sodano sono continue e inquietanti. Un piano per la strage: “Non sono Dio per giudicare una persona, ma visto che Dio mi ha tolto quelle più care (i genitori, ndr) ne porterò anche io a Dio. E ne porterò molte”, scrive Sodano, dimostrando una lucida premeditazione. Sensi di colpa e rivendicazioni: Sodano alterna minacce a richieste di perdono, incolpando Desirée per la sua sofferenza e rivendicando il diritto di “divertirsi”. L’anello di fidanzamento: “Venerdì volevo darti questo, non era nulla per farmi perdonare, era per farti capire quanto sei importante e del passo che volevo fare. Ora accetta la mia decisione e basta. Anche se non la accetterai sappi che sarà così”, scrive Sodano, inviando a Desirée la foto dell’anello che lei gli restituirà il giorno della strage.

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SKYTG24 – CISTERNA DI LATINA: FINANZIERE UCCIDE MADRE E SORELLA DELL’EX FIDANZATA

Cristian Sodano, finanziere di 27 anni, ha ucciso a colpi di pistola la madre e la sorella della sua ex fidanzata, Desyrèe Amato, di 22 anni. Il fatto è avvenuto a Cisterna di Latina, in via San Valentino, nel giorno della festa degli innamorati. Le vittime sono Nicoletta Zomparelli, di 49 anni, e Renèe Amato, di 19 anni. La madre e la sorella di Desyrèe sono state uccise nel tentativo di difenderla dalla furia dell’uomo, che non accettava la fine della loro relazione. Il finanziere si è recato a casa della ex fidanzata e ha avuto una discussione con lei. La lite è degenerata e l’uomo ha estratto la pistola d’ordinanza, esplodendo diversi colpi di pistola contro le due donne. La madre e la sorella di Desyrèe sono state uccise sul colpo. La giovane è riuscita a salvarsi chiudendosi in bagno e chiamando i soccorsi. Dopo la fuga, Cristian Sodano si è rifugiato a casa di un parente, dove è stato rintracciato e arrestato dai carabinieri. Il militare è accusato di duplice omicidio e tentato omicidio. Nicoletta Zomparelli era una casalinga, mentre Renèe Amato era una studentessa. Le due donne erano molto legate e la loro morte ha destato grande commozione nella comunità di Cisterna di Latina.

OMICIDIO YARA GAMBIRASIO

TGCOM24 – OMICIDIO YARA GAMBIRASIO: CASSAZIONE GIUDICA INAMMISSIBILE LA RICHIESTA DI ANALIZZARE NUOVAMENTE I REPERTI DELL’INDAGINE

La Corte di Cassazione ha respinto l’istanza presentata dai legali di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, che chiedevano di poter analizzare nuovamente i reperti dell’indagine. I legali di Bossetti puntavano ad effettuare nuovi accertamenti su alcuni reperti chiave, tra cui i leggings e gli slip della vittima, sui quali era stato isolato il DNA di Bossetti. La Cassazione ha ritenuto inammissibile la richiesta, confermando le precedenti decisioni che limitavano l’accesso ai reperti alla sola visione. Claudio Salvagni, uno degli avvocati di Bossetti, ha espresso delusione e incredulità, affermando che “in quei reperti c’è la risposta che Massimo è innocente”. Bossetti è stato condannato in via definitiva all’ergastolo nel 2018 per l’omicidio di Yara Gambirasio, avvenuto nel 2010. La sua colpevolezza è stata sostenuta da una serie di prove, tra cui il DNA trovato sui reperti.

STRAGE DI ALTAVILLA

STRAGE DI ALTAVILLA MILICIA: INDAGATA LA FIGLIA 17ENNE MIRIAM

La Procura di Termini Imerese ha aperto un’inchiesta sulla strage di Altavilla Milicia, dove sono stati uccisi la madre, Antonella Salamone, e i due figli più piccoli, Kevin ed Emanuel. La figlia maggiore, Miriam, è stata indagata per concorso in omicidio e si trova in carcere su disposizione del gip. Secondo gli inquirenti, Miriam avrebbe partecipato alle torture inflitte ai familiari durante i “riti di purificazione” che si svolgevano nella casa di famiglia. Il padre, Giovanni Barreca, e una coppia di Palermo, Sabrina Fina e Massimo Carandente, sono già in carcere per l’omicidio. La ragazza, 17enne, è descritta come intelligente e sensibile. Il procuratore Ambrogio Cartosio ha detto che “non è una ragazza qualunque” e che ha dato il suo contributo per far luce sulla verità. I riti di esorcismo e le torture duravano da circa un mese. La madre, Antonella Salamone, sarebbe stata l’unica a non parteciparvi. I due coniugi palermitani, Sabrina Fina e Massimo Carandente, erano presenti nella casa di Altavilla al momento dell’omicidio. Le autopsie chiariranno le cause della morte di Antonella Salamone e dei figli Kevin e Emanuel.

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TODAY – STRAGE DI ALTAVILLA: L’INTERROGATORIO DI GIOVANNI BARRECA E DEI COMPLICI

Nuovi dettagli emergono sulla strage di Altavilla Milicia, in provincia di Palermo, dove Giovanni Barreca, un muratore di 45 anni, ha ucciso la moglie Antonella Salamone, 42 anni, e i figli Kevin ed Emanuel, di 15 e 5 anni. Insieme a lui, due complici conosciuti durante incontri di preghiera: Sabrina Fina e Massimo Carandente. L’interrogatorio fiume di domenica scorsa non ha portato a pentimenti: i tre hanno rivendicato il folle gesto, affermando di aver “fatto solo del bene”. L’obiettivo, secondo le loro confuse dichiarazioni, era di liberare la casa e la famiglia dai demoni. Le indagini dei carabinieri stanno ricostruendo la dinamica dei delitti. La donna sarebbe stata uccisa per prima, forse una settimana prima dei figli. Kevin ed Emanuel sono stati seviziati e poi soffocati con una sciarpa, dopo essere stati legati mani e piedi con catene e con uno strofinaccio in bocca. Per le sevizie sarebbero stati usati anche cavi elettrici. Un ruolo attivo nella strage è stato svolto dai due complici di Barreca. Fina e Carandente, entrambi con profili social pieni di post a sfondo religioso, avrebbero partecipato materialmente agli omicidi. La loro setta fanatica li aveva convinti che i familiari di Barreca fossero posseduti e che l’unico modo per “salvarli” fosse ucciderli. L’unica sopravvissuta è la figlia maggiore di 17 anni, trovata illesa ma sotto choc nella casa dell’orrore. Il movente per cui Barreca abbia risparmiato la ragazza non è ancora chiaro.

RAINEWS – ALTAVILLA MILICIA (PALERMO): UCCIDE MOGLIE E FIGLI DI 5 E 16 ANNI E POI SI CONSEGNA AI CARABINIERI

Un uomo di 54 anni ha ucciso la moglie e due figli, di 5 e 16 anni, nella loro casa di Altavilla Milicia, alle porte di Palermo. La primogenita, di 17 anni, è riuscita a salvarsi. L’omicidio è avvenuto attorno alle 3 di notte. L’uomo, dopo i delitti, ha chiamato i carabinieri e si è fatto trovare a Casteldaccia, dove è stato arrestato. Le notizie sono ancora frammentarie e i militari del reparto operativo stanno ricostruendo quanto accaduto. Sul posto ci sono anche i Ris. Non è ancora chiaro il movente del gesto. L’uomo, che sarebbe in stato confusionale, è stato sottoposto ad interrogatorio.

HOTEL RIGOPIANO

SKYTG24 – CONDANNATI 8 DEI 30 IMPUTATI NEL PROCESSSO D’APPELLO SULLA VALANGA CHE CAUSO’ LA MORTE DI 29 PERSONE ALL’HOTEL RIGOPIANO

Mercoledì sono stati emessi gli esiti del processo d’appello concernente la valanga che colpì l’Hotel Rigopiano in Abruzzo più di sette anni fa, causando la morte di 29 persone. Dopo cinque ore di camera di consiglio, la Corte d’Appello dell’Aquila ha confermato la sentenza di primo grado, condannando tre imputati precedentemente assolti: l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, il tecnico comunale Enrico Colangeli e il dirigente della Prefettura di Pescara Leonardo Bianco. Le condanne riguardano falso e omissioni di atti d’ufficio, in relazione alla mancata convocazione della sala operativa per coordinare i soccorsi. Le condanne di primo grado per cinque imputati sono state confermate, mentre gli altri imputati sono stati assolti. Il processo ha coinvolto 30 imputati che hanno richiesto il rito abbreviato per accelerare la procedura. L’Hotel Rigopiano-Gran Sasso Resort fu colpito da una violenta valanga nel gennaio 2017, provocando la morte di 29 persone. L’incidente avvenne dopo una serie di scosse di terremoto e i soccorsi arrivarono con ritardo a causa delle condizioni meteorologiche avverse. Le condanne, che variano da 6 mesi a 2 anni e 8 mesi di carcere, riguardano diverse responsabilità legate alla gestione della struttura e ai ritardi nei soccorsi.

13ENNE VIOLENTATA A CATANIA

LEGGO – STUPRO DI CATANIA: SECONDO IL FIDANZATO DELLA 13ENNE “ERANO IN 13”

Per lo stupro di Catania ci sono sette indagati, tutti giovani egiziani. Per tre di essi (due minorenni e un 18enne) è stato disposto il carcere, ma del branco avrebbero fatto parte anche altre persone. A raccontare la violenza avvenuta lo scorso 30 gennaio nei bagni dei giardini di Villa Bellini, la vittima 13enne che con determinazione sta ricostruendo il suo incubo: «Tremavo come una bambina, ero terrorizzata». Ora spunta anche un video, che sarebbe stato usato come ricatto.
Per il momento, le ricostruzioni si basano sui racconti della ragazzina e del fidanzato 17enne, che è stato costretto ad assistere alla scena. Nei suoi ricordi, mentre a turni di due abusavano della fidanzatina, ci sarebbero state «dodici, tredici» persone. Secondo quanto riporta Il Messaggero, il fidanzato della 13enne avrebbe parlato di un video che uno dei due violentatori avrebbe mostrato ai ragazzi subito dopo averli accerchiati. Immagini girate pochi istanti prima, che riprendevano un momento di intimità tra i due fidanzati. «Lei ha detto che il video se lo potevano tenere, ma dovevano lasciarci andare, io invece gli ho chiesto di cancellarlo, mi ha risposto che ero pazzo e poteva ammazzarmi». La vittima è stata lucida e collaborativa fin dalle prime battute dell’indagine. Nessun tentennamento a dispetto della sua giovanissima età. Determinata ad avere giustizia, ma molto matura nel non cedere alla tentazione di una vendetta sommaria. Lo ha dimostrato indicando solo tre dei sette fermati. Sono gli unici di cui ricorda il volto. «Ero terrorizzata, impanicata», ha raccontato ai carabinieri dopo la violenza. La ragazzina è poi riuscita a liberarsi e chiedere aiuto e ha sporto denuncia descrivendo anche i violentatori. «Dicevo “smettila! Basta! Smettila», ha detto. «Poi alzando la testa mi sono accorta che dal soffitto del bagno, comunicante con gli altri due, vi erano due ragazzi del branco (uno a seguire l’altro) che ci guardavano». La ragazza ha riconosciuto i suoi violentatori. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, erano circa le 19 quando il branco, composto da giovani tra i 15 e i 19 anni, è entrato in azione sorprendendo i due fidanzati di 13 e 17 anni all’esterno dei bagni pubblici del parco dove si erano appartati poco prima. Subito sono scattati palpeggiamenti e pesanti apprezzamenti ai danni della minore che la ragazzina, insieme al ragazzo, ha cercato di evitare offrendo denaro e supporti elettronici, ma senza riuscirci. Il gruppo ha circondato i due ragazzi, avvertendoli che erano stati filmati e spingendoli di nuovo nei bagni. Qui infine il 17enne è stato tenuto con la forza, minacciato e colpito, e la ragazzina abusata sessualmente a turno da due minorenni. In quei minuti, mentre la ragazzina ha implorato diverse volte che non le facessero del male, il resto del branco ha impedito al 17enne di intervenire mentre altri si sono arrampicati sul bagno vicino a quello dove si trovava la vittima, «per godersi il turpe spettacolo» come ha sottolineato il giudice nelle ordinanze di arresto.

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13ENNE VIOLENTATA A CATANIA: OGGI L’INTERROGATORIO DEGLI EGIZIANI ARRESTATI

Catania è scossa dallo stupro di gruppo di una ragazza di 13 anni, avvenuto nella villa comunale della città. Cinque sospettati sono stati arrestati, uno dei quali è ai domiciliari per aver collaborato. Oggi si terranno gli interrogatori di garanzia per i quattro maggiorenni accusati di questo atroce crimine, davanti al gip Carlo Umberto Cannella. Anche i tre minorenni, uno dei quali ha appena compiuto 18 anni, saranno sentiti. Nella sua visita a Catania per partecipare alla Festa della Santa Patrona e visitare la 3Sun Gigafactory Enel, il premier Giorgia Meloni ha espresso il suo sdegno per l’orrore subito dalla giovane vittima, paragonando il suo martirio a quello di Sant’Agata, celebrato quel giorno. Meloni ha sottolineato la gravità della violenza subita dalla ragazza, sequestrata e violentata mentre passeggiava con il fidanzato. Le indagini sono affidate a un pool speciale della Procura di Catania, composto da otto magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita. Questo gruppo ha un’elevata efficienza, trattando oltre 250 casi di codice rosso nell’ultimo semestre. Grazie al loro metodo collaudato, che unisce indagini tradizionali e tecnico-scientifiche, il caso è stato risolto in meno di 24 ore, dimostrando un deterrente per la violenza nella provincia, già segnata da femminicidi gravi in passato.

AGI – CATANIA: 13ENNE VIOLENTATA DA 7 RAGAZZI EGIZIANI (DI CUI 3 MINORENNI) DAVANTI AL FIDANZATO 17ENNE

Stupro del branco a Catania. Vittima una tredicenne bloccata da un gruppo di sette giovani, sarebbero tutti egiziani, tre dei quali minorenni. L’episodio risale al 30 gennaio ed è accaduto nei bagni della villa comunale. In sei sono stati arrestati nella mattinata, mentre il settimo è riuscito a sfuggire ai carabinieri che lo hanno rintracciato nel pomeriggio. E l’ultimo arrestato, minorenne, sarebbe uno dei due componenti del branco che avrebbe materialmente compiuto la violenza. Quando è stato rintracciato dia carabinieri, il giovane stava recuperando le sue cose dalla comunità in cui alloggiava, per fuggire e far perdere le sue tracce. Secondo quanto ricostruito la vittima era nella villa Bellini insieme al suo fidanzato di 17 anni che è stato immobilizzato, mentre due ragazzi nei bagni dell’area verde l’hanno violentata sotto lo sguardo degli altri cinque. La tredicenne insieme al fidanzato hanno denunciato i fatti, consentendo di risalire all’identità dei componenti del branco.

CASO ILARIA SALIS

ILMESSAGGERO – ILARIA SALIS CHIEDERA’ GLI ARRESTI DOMICILIARI A BUDAPEST

Ilaria Salis, detenuta a Budapest, chiederà gli arresti domiciliari in Ungheria, secondo quanto annunciato dal padre Roberto. Questa decisione segue le richieste di varie parti di fare istanza per i domiciliari in Ungheria. Finora si era opposta perché in Ungheria i periodi agli arresti domiciliari contano solo un quinto sul calcolo della pena da scontare.
La strategia ungherese nel caso è cambiata, focalizzandosi sui video degli scontri che proverebbero il coinvolgimento di Salis. L’ambasciatore ungherese a Roma, Adam Kovacs, ha accusato i media italiani di “distorsioni” sul caso, citando l’esistenza dei video. Tuttavia, Roberto Salis trova queste critiche inaccettabili e si aspetta che le istituzioni italiane ribadiscano al governo ungherese il principio della libertà di stampa senza ingerenze straniere.
L’ambasciatore ha sottolineato la gravità degli episodi e ha affermato che la violenza politica non può essere giustificata. Ha ribadito che il contrasto al “pericolo fascista” non giustifica comportamenti violenti e che la libertà di espressione e di protesta pacifica deve essere salvaguardata senza ricorrere alla violenza fisica.

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CORRIERE – ROMA: SCONTRI TRA MANIFESTANTI E POLIZIA AL CORTEO PER ILARIA SALIS

A Roma, durante un corteo per Ilaria Salis, manifestanti e forze dell’ordine sono entrati in conflitto. Circa un centinaio di studenti e anarchici hanno cercato di raggiungere l’Ambasciata dell’Ungheria, ma sono stati fermati dalla polizia. La situazione è diventata tesa, con l’uso di fumogeni e cori contro le forze dell’ordine. Il corteo fa parte di una serie di manifestazioni in tutta Italia per attirare l’attenzione sul caso di Ilaria Salis, detenuta in Ungheria da un anno. Salis è accusata di partecipare a due aggressioni e di far parte di un’associazione terroristica. Il padre di Ilaria, Roberto Salis, ha espresso preoccupazione per la sicurezza della figlia in caso di arresti domiciliari in Ungheria. Le proteste sono state organizzate anche a Milano, dove diverse associazioni hanno partecipato al presidio ‘Senza catene’. La presenza politica è stata ampia, con rappresentanti da diversi partiti che hanno sottolineato l’importanza di mobilitarsi per garantire i diritti di Ilaria Salis.

SKYTG24 – INIZIA IL PROCESSO A ILARIA SALIS: IN AULA CON MANI E PIEDI LEGATI

Il processo di Ilaria Salis, detenuta in Ungheria da quasi un anno, ha preso il via con un’incredibile trattamento in aula. La 39enne milanese è stata tirata con manette legate a un cinturone, collegato a una catena che giungeva fino ai piedi, trattenuta da un’altra catena di ferro e così è rimasta per tre ore e mezzo. La scena ha suscitato indignazione tra i presenti, inclusi i suoi avvocati e il padre. Salis, accusata di aggressione a due estremisti di destra a Budapest, si è dichiarata non colpevole. La sua udienza è stata aggiornata al 24 maggio, e nel frattempo, dovrà rimanere in detenzione. Un coimputato tedesco si è dichiarato colpevole e ha ricevuto una condanna a 3 anni di reclusione. Il padre di Ilaria, Roberto, ha espresso rabbia, affermando che sua figlia viene trattata “come un animale” e accusando politici, governo e media di ignorare la situazione. Gli avvocati sostengono che Ilaria non ha avuto accesso agli atti e alle prove su cui si basa l’accusa. Gli avvocati chiedono che Ilaria venga trasferita ai domiciliari in Italia, sottolineando violazioni delle leggi e dei diritti nell’ambito del processo ungherese. L’Unione Europea si è dichiarata disponibile ad aiutare nei contatti bilaterali tra Italia e Ungheria. Il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha sollecitato il governo ungherese a garantire il rispetto dei diritti di Ilaria Salis. L’opposizione politica ha espresso sdegno e rabbia per il trattamento subito dalla detenuta. Un sit-in a Roma chiede il ritorno di Ilaria in Italia.

OMICIDIO ANDREEA RABCIUC

LASTAMPA – IL CADAVERE RITROVATO NEL CASOLARE A CASTELPLANIO (ANCONA) E’ DI ANDREA RABCIUC

Dopo quasi due anni di mistero, il test del DNA ha finalmente confermato che i resti umani trovati in un casolare a Castelplanio (Ancona) appartengono ad Andreea Rabciuc, la 27enne campionessa di tiro a segno scomparsa nel marzo 2022. La giovane era stata vista per l’ultima volta il 12 marzo 2022, mentre camminava lungo la via Montecarottese tra Jesi e Moie. Il suo fidanzato all’epoca, Simone Gresti, 44 anni, ha sempre sostenuto che la ragazza se n’era andata a piedi dopo un litigio. Gresti è attualmente l’unico indagato per sequestro di persona, omicidio volontario, istigazione al suicidio e spaccio di droga, accuse che lui ha sempre respinto. Il corpo di Andreea è stato trovato in fondo a una scalinata in una parte inagibile del casolare, come se fosse caduto dall’alto. Un foulard legato a una trave del soffitto potrebbe far pensare a un corpo appeso. Inoltre, su una tavola di legno è stato trovato un messaggio scritto con un pennarello: “Se lui non mi avesse preso il cellulare avrei chiamato mamma”. La frase sul legno potrebbe far pensare a un suicidio, ma gli inquirenti non escludono la possibilità di una messa in scena per depistare le indagini. Per questo motivo, è stata disposta l’analisi di un entomologo per capire se il corpo sia stato sempre nel casolare o se ci sia stato portato in un secondo momento.

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ANSA – IL FIDANZATO DI ANDREEA RABCIUC INDAGATO PER OMICIDIO VOLONTARIO

Nelle indagini sulla scomparsa di Andreea Rabciuc, la giovane di 27 anni sparita nel marzo 2022, c’è una svolta significativa. Il fidanzato, Simone Gresti, inizialmente indagato per sequestro di persona e spaccio di stupefacenti, ora affronta anche l’accusa di omicidio volontario. Questo sviluppo segue il ritrovamento di un cadavere, presunto essere quello di Andreea, in un casolare nelle campagne di Castelplanio, Ancona. Simone Gresti, dichiaratosi estraneo ai fatti, è stato sottoposto a un avviso di accertamento irripetibile sui resti. L’esame autoptico è programmato per i prossimi giorni. Una delle ipotesi investigative suggerisce che Andreea potrebbe essere stata uccisa, e il suo corpo successivamente trasportato nel casolare dopo i primi giorni dalla scomparsa. Questo scenario contrasta con i precedenti controlli del fabbricato con cani molecolari, effettuati senza risultati positivi. Il cadavere di Andreea è stato scoperto quasi due anni dopo la sua scomparsa, gettando luce su una vicenda avvolta da mistero. Simone Gresti, visibilmente scosso, continua a proclamarsi estraneo ai fatti. Il suo legale, l’avvocato Emanuele Giuliani, ha dichiarato che Gresti sperava in un esito diverso e che l’indagine potrebbe subire ulteriori sviluppi a seguito del riconoscimento ufficiale del corpo. Nonostante l’identificazione definitiva richiederà l’esame del DNA, c’è ormai convinzione generale che il cadavere ritrovato sia quello di Andreea Rabciuc. La posizione precisa del corpo e le condizioni del luogo rimangono oggetto di indagine. Simone Gresti, unico indagato fino a questo punto, è descritto come distrutto dal suo avvocato. L’autopsia sarà fondamentale per chiarire le cause del decesso, anche se il corpo è in uno stato avanzato di decomposizione.

OMICIDIO DI ALEX IVAN

ROMATODAY – ROMA: FERMATO TERZO UOMO ACCUSATO DELL’OMICIDIO DEL 14ENNE ALEXANDRU IVAN

Mercoledì pomeriggio, i carabinieri hanno arrestato un terzo uomo, Ringo Gurgevic, di 30 anni, con l’accusa di essere coinvolto nell’omicidio di Alexandru Ivan, il ragazzo di 14 anni ucciso a Roma il 13 gennaio. Gurgevic è parente di Dino Petrow e cugino di Corum Petrow, entrambi già arrestati per il medesimo caso. L’arresto è avvenuto dopo l’analisi dei tabulati e delle celle telefoniche, che ha rivelato la presenza di Gurgevic nella zona dell’omicidio. Corum Petrow si era presentato spontaneamente ai carabinieri due giorni dopo l’evento, dichiarando di essere stato presente all’appuntamento con Ivan per risolvere una rissa avvenuta precedentemente. Tuttavia, secondo gli investigatori, avrebbe sparato insieme a Dino Petrow e Gurgevic da un’auto, mirando a Tiberiu Maciuca, il patrigno di Ivan, ma colpendo fatalmente il giovane. L’indagine prosegue per chiarire ulteriori dettagli sull’evento e confermare la dinamica dell’omicidio.

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FERMATO UN SECONDO UOMO PER L’OMICIDIO DEL 14ENNE ALEX IVAN

Dino Petrov, 30 anni, è stato arrestato con l’accusa di aver ucciso Alexandru Ivan, il 14enne trovato morto nel parcheggio della fermata metro Pantano a Roma. Petrov, inizialmente latitante, è stato rintracciato a Treviso dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Frascati e dell’Arma di Treviso, eseguendo un mandato d’arresto emesso dalla procura di Velletri. L’indagine ha rivelato che almeno due pistole sono state utilizzate nell’omicidio, con 10-15 colpi sparati da armi diverse. Tuttavia, solo un proiettile ha causato la morte di Alexandru Ivan. Il primo arrestato, il 24enne Corum Petrov, ha affermato che altre persone erano presenti sul luogo del delitto, contraddicendo la versione ufficiale degli investigatori. Corum Petrov, commerciante di automobili, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia. Egli risponde di concorso in omicidio, ma sostiene di aver organizzato solo un incontro per risolvere una lite scoppiata in un bar tra il cugino e il patrigno della vittima. La madre di Alexandru Ivan, intervistata in esclusiva a Rai1, ha espresso la sua disperazione per la perdita del figlio. Racconta di un ragazzo gentile che aveva fatto amicizia con un nuovo compagno di classe, diventando grandi amici. Alexandru era uscito solo per fare gli auguri allo zio, ma è stato colpito mortalmente al cuore.

TGCOM24 – ROMA: 14ENNE UCCISO A COLPI DI PISTOLA NEL PARCHEGGIO DELLA METRO

Un ragazzo di 14 anni è stato ucciso a colpi di pistola nella notte nel parcheggio della fermata metro Pantano di Monte Compatri, comune alle porte di Roma. L’allarme è scattato intorno alle 3. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati, il 118 e il pm di Velletri. I sanitari hanno tentato di rianimare il ragazzo, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare. La vittima è un ragazzo di origini romene, residente a Monte Compatri. Non si conoscono ancora le cause dell’omicidio, ma non si esclude che possa essere stato causato da una lite tra due gruppi. I carabinieri stanno indagando per ricostruire la dinamica dei fatti e per identificare i responsabili.

OMICIDIO GIOGIO’ CUTOLO

ILMATTINO – ARRESTATO IN SPAGNA UNO DEI COMPLICI DEL MINORENNE CHE UCCIDE GIOGIO’ CUTOLO

Anthony Mucci, uno dei due maggiorenni accusati dell’omicidio di Giovanbattista Cutolo, detto “Giogiò”, è stato arrestato in Spagna. Il 25enne è stato fermato dalla polizia locale a Barcellona per una rapina di orologi Rolex ed è in carcere dal 11 gennaio. Mucci è accusato di “concorso anomalo in omicidio” nell’inchiesta napoletana sulla morte del musicista 24enne, ucciso con tre colpi di pistola la sera del 31 agosto 2023 in piazza Municipio. Secondo la ricostruzione della Procura, Mucci e il 17enne reo confesso sarebbero stati i responsabili dell’inizio della rissa che ha portato all’omicidio. I due gruppi di ragazzi si sarebbero avvicinati l’uno all’altro per uno scooter parcheggiato male e sarebbero volati insulti e provocazioni. Giogò Cutolo, che si trovava con alcuni amici, è intervenuto per sedare gli animi e difendere un amico aggredito violentemente. Il 17enne, però, ha estratto una pistola e ha sparato tre colpi, uccidendo il musicista. I due maggiorenni si sono difesi a oltranza, dichiarando di non sapere che il minorenne fosse in possesso di un’arma. La Procura, però, ritiene che la rissa sia stata scatenata dai due giovani con l’intenzione di “dare fastidio”.

CASO ALESSIA PIFFERI

LEGGO – PM: “ALESSIA PIFFERI MANIPOLATA DALLE PSICOLOGHE DEL CARCERE”

Alessia Pifferi, attualmente sotto processo a Milano per omicidio pluriaggravato, accusata di aver lasciato morire di stenti la figlia Diana di 18 mesi, potrebbe essere stata “manipolata” dalle psicologhe del carcere di San Vittore. Le due psicologhe sono ora indagate, insieme all’avvocato della donna, Alessia Pontenani, per presunto falso ideologico. Secondo quanto dichiarato dal pm Francesco De Tommasi, le psicologhe avrebbero fornito a Pifferi una “tesi alternativa difensiva”, suggerendo un possibile “vizio di mente” e manipolandola nel processo. Inoltre, è contestato il presunto falso ideologico legato a un test intellettivo, utilizzato per attestare un quoziente intellettivo di 40 e un “deficit grave”, ma che il pm ritiene non essere “fruibile né utilizzabile a fini diagnostici e valutativi”. L’avvocata Pontenani è accusata di aver attestato falsamente il risultato del test nel “diario clinico”, che sarebbe stato redatto in modo non conforme alle metodiche di somministrazione e documentazione previste. Il pm afferma che le due psicologhe avrebbero svolto un’attività di consulenza difensiva al di là delle loro competenze, cercando di giustificare la somministrazione del test. La presunta manipolazione coinvolge anche i colloqui tra Pifferi e le psicologhe, annotati falsamente nel diario clinico. Il pm sostiene che la donna non presentava alcun “rischio di atti anticonservativi” e si mostrava “lucida, orientata nel tempo e nello spazio, nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali e determinata”. Il test psicodiagnostico è stato utilizzato per attestare una presunta “scarsa comprensione delle relazioni di causa ed effetto e delle conseguenze delle proprie azioni” da parte di Pifferi. La manipolazione, secondo l’accusa, aveva l’obiettivo di fornire a Pifferi una base documentale per richiedere una perizia psichiatrica sulla sua imputabilità. La Procura di Milano contesta alle psicologhe più episodi in relazione alle accuse di favoreggiamento e falso ideologico. La perizia psichiatrica ordinata dalla Corte d’Assise verrà depositata entro fine febbraio per valutare la capacità di intendere e volere di Alessia Pifferi. La difesa ha sottolineato gli esiti della relazione delle psicologhe, parlando di un “gravissimo ritardo mentale” e chiedendo una perizia psichiatrica.

OMICIDIO GIULIA TRAMONTANO

OMICIDIO GIULIA TRAMONTANO: INIZIA IL PROCESSO DI ALESSANDRO IMPAGNATIELLO

Giovedì 18 gennaio ha preso il via il processo per l’omicidio di Giulia Tramontano, la ventinovenne incinta di sette mesi assassinata con 37 coltellate a Senago lo scorso maggio. L’unico imputato, Alessandro Impagnatiello, compagno della vittima e reo confesso, è comparso in Corte d’Assise visibilmente provato, con barba lunga e occhi bassi. Nel corso della prima udienza, ha pianto costantemente. La famiglia della vittima, composta dai genitori e dalla sorella Chiara, è presente in aula e ha rivolto sguardi severi verso l’accusato. L’avvocato dei familiari ha esposto la richiesta di una pena esemplare, auspicando una condanna all’ergastolo per Impagnatiello. L’inizio dell’udienza è stato segnato dalla confusione, con l’aula sovraffollata e i carabinieri costretti a sgomberarla. I giornalisti e i curiosi sono stati fatti uscire. Durante l’udienza, Impagnatiello ha continuato a versare lacrime, mentre la famiglia della vittima ha preferito evitare di guardarlo in faccia.

OMICIDIO LILIANA RESINOVICH

TGCOM24 – DISPOSTA LA RIESUMAZIONE DELLA SALMA DI LILIANA RESINOVICH

La Procura di Trieste ha disposto la riesumazione della salma di Liliana Resinovich, la 63enne scomparsa da casa il 14 dicembre 2021 e ritrovata morta il 5 gennaio 2022 nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni. La decisione è stata presa dal sostituto procuratore Maddalena Chergia, titolare del fascicolo, su richiesta dell’antropologa forense Cristina Cattaneo, che aveva redatto una perizia medico-legale per la Procura. La Cattaneo ha ritenuto “opportuna” la riesumazione per poter effettuare ulteriori accertamenti, soprattutto sulla causa della morte. La riesumazione sarà eseguita da un collegio di consulenti, che sarà convocato dal pm entro la fine del mese. Il caso di Liliana Resinovich è ancora avvolto nel mistero. La donna era scomparsa da casa senza lasciare tracce e il suo corpo è stato ritrovato in circostanze che non hanno permesso di chiarire le cause della morte. L’ipotesi iniziale della Procura era quella del suicidio, ma l’autopsia non ha fornito elementi sufficienti per confermarla. A giugno, il gip del Tribunale di Trieste ha disposto nuove indagini sulla morte della donna, dopo che la Procura ne aveva chiesto l’archiviazione.

STRAGE DI ERBA

CORRIERE – STRAGE DI ERBA: AZUOZ MARZOUK DICE CHE ROSA E OLINDO SONO INNOCENTI

Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna, una delle vittime della strage di Erba del 2006, sosterrà l’istanza di revisione presentata dai legali di Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati all’ergastolo. Marzouk, dichiarando l’innocenza dei coniugi, sarà presente all’udienza di Brescia il 1° marzo. Già in passato, Marzouk aveva cercato di dimostrare l’estraneità di Olindo e Rosa, definendo la strage un “eccidio da commando”. La sua richiesta di revisione era stata dichiarata inammissibile, portandolo a un processo per calunnia, poi assolto. Marzouk, assistito dall’avvocata Solange Marchignoli, riprova ora a scagionare i coniugi Romano, rafforzando la convinzione che non fossero gli autori del tragico evento. La strage di Erba ha segnato una delle pagine più oscure della cronaca italiana, e questa nuova udienza potrebbe portare a una svolta nella valutazione delle responsabilità degli imputati.

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ILMESSAGGERO – STRAGE DI ERBA: I TRE TESTIMONI CHE SCAGIONEREBBERO ROSA E OLINDO

Nuove testimonianze emergono nell’istanza di revisione del processo della strage di Erba, presentata dagli avvocati di Olindo Romano e Rosa Bazzi. Le testimonianze forniscono una prospettiva alternativa, suggerendo la possibilità di una vendetta tra bande legate allo spaccio di droga, anziché implicare i due coniugi attualmente in carcere. I legali presentano le deposizioni di due testimoni precedentemente non ascoltati nei tre gradi di giudizio che hanno condotto alla condanna a vita dei coniugi Romano. Il primo, Fabrizio Manzeni, ha dichiarato di aver visto due persone extracomunitarie discutere animatamente vicino al suo cancello il giorno della strage. Il secondo testimone, Ben Chemcoum, ha riferito di aver incrociato un uomo robusto con un cappotto chiuso, il quale sembrava affrettarsi in risposta a una chiamata proveniente da un furgone bianco, poco prima della strage. Entrambe le testimonianze suggeriscono la presenza di individui sospetti e supportano l’ipotesi di una rivalità legata allo spaccio di droga. Un altro elemento che emerge è la menzione di una faida tra bande per questioni di cocaina, simile a quanto riportato da Abdi Kais in un’audizione precedente. L’ipotesi di una guerra tra bande sembra guadagnare credibilità, con la menzione di precedenti conflitti tra il gruppo di Azouz Marzouk e vicini di condominio marocchini, collegati al traffico di droga. Questi dettagli sottolineano la complessità del caso e suggeriscono una prospettiva diversa rispetto a quella che ha portato alla condanna dei coniugi Romano. L’inchiesta sulla strage di Erba potrebbe essere soggetta a una revisione più approfondita alla luce di queste nuove testimonianze.

TGCOM24 – STRAGE DI ERBA: ACCOLTO IL RICORSO DI OLINDO ROMANO E ROSA BAZZI

La Corte d’Appello di Brescia ha accolto il ricorso di Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati all’ergastolo per la strage di Erba del 2006. Il 1° marzo si terrà un’udienza cruciale per decidere sulla richiesta di revisione della sentenza presentata dai loro difensori e dal sostituto pg di Milano. La coppia è accusata dell’omicidio di quattro persone, incluso un bambino di poco più di 2 anni. Durante l’udienza, la Corte coinvolgerà le parti civili e il procuratore generale di Milano per valutare nuove prove presentate dagli avvocati dei coniugi. Mario Frigerio, unico sopravvissuto alla strage, è stato un testimone chiave nel processo identificando Olindo Romano come l’aggressore. Il sostituto pg di Milano, Cuno Tarfusser, ha espresso soddisfazione per la decisione della Corte, mentre i difensori di Romano e Bazzi si sono detti soddisfatti per la riapertura del caso. Giuseppe Castagna, che ha perso tre familiari nella strage, ha dichiarato che non si troverà un’altra verità e che ogni nuova iniziativa causa solo dolore. Ha espresso frustrazione per il protrarsi delle vicende giudiziarie e mediatiche attorno al caso.

MAFIA

FOGGIATODAY – ARRESTATO MARCO RADUANO, ESPONENTE DELLA MAFIA PUGLIESE EVASO UN ANNO FA DAL CARCERE DI NUORO

E’ stato arrestato in Francia Marco Raduano, esponente di spicco della mafia garganica. Il boss era evaso dal carcere di Nuoro il 24 febbraio 2023 con un metodo rocambolesco: calandosi con lenzuola legate tra loro. Raduano, 39 anni, era stato condannato in via definitiva a 19 anni di carcere per traffico di stupefacenti aggravato dal metodo mafioso. La sua evasione aveva fatto molto scalpore, non solo per la modalità singolare, ma anche perché Raduano era considerato un elemento di vertice del clan Montanari, attivo nel territorio di Vieste, in Puglia. L’arresto è avvenuto a Bastia, in Corsica, grazie a un’operazione congiunta dei carabinieri italiani e dell’Interpol. Raduano non ha opposto resistenza ed è stato immediatamente trasferito in carcere in attesa di essere estradato in Italia.

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ILSOLE24ORE – APPALTI PUBBLICI: INTERDITTIVE PER MAFIA AUMENTATE DEL 34% IN UN ANNO

Nel 2023, le interdittive antimafia emesse dalle prefetture italiane sono aumentate del 34,2% rispetto al 2022, raggiungendo quota 2.007. La Campania è la regione con il maggior numero di interdittive, con 490 provvedimenti, seguita dalla Sicilia con 390. Una regione del Nord, l’Emilia-Romagna, si colloca al terzo posto con 144 interdittive, complice la sorveglianza legata agli appalti per la ricostruzione post-alluvione. Nello specifico, i dati evidenziano un aumento del 32,5% nelle comunicazioni interdittive antimafia e del 36,3% nelle informazioni interdittive. Queste ultime costituiscono una valutazione discrezionale, svolta dalla prefettura, del rischio di infiltrazione, coinvolgendo le imprese considerate in pericolo di condizionamento al di là dei loro rapporti con la Pubblica Amministrazione. Analizzando i dati provincia per provincia, Napoli è la prima con 351 provvedimenti, quadruplicati rispetto agli 87 dell’anno precedente. A seguire Reggio Emilia, che supera di due informazioni negative la provincia di Foggia, che ne conta 142. Numeri in grande crescita anche in Sicilia: ad Agrigento le interdittive sono più che decuplicate, passando da da 6 a 70, mentre a Trapani passano da 13 a 47. A primeggiare è Palermo, con 112 interdittive, mentre l’anno prima erano 66. Al Nord, invece, cala il numero delle interdittive in Lombardia, che passano dalle 84 del 2022 alle 70 dell’anno scorso, mentre si alza quello dei provvedimenti emessi in Veneto, che sono 53, più del doppio di quelli del 2022 (25). La lotta contro le infiltrazioni mafiose nell’ambito dei contratti pubblici è sempre stata problematica, anche perché mai supportata da politiche preventive davvero efficaci. L’approvazione del nuovo Codice degli Appalti, avvenuto lo scorso marzo, ha suscitato molte polemiche. Tra le misure più contestate vi è la liberalizzazione degli appalti sotto-soglia, che potrebbe facilitare l’infiltrazione delle mafie nel sistema degli appalti pubblici. «Semplificazione e rapidità sono valori importanti, ma non possono andare a discapito di principi altrettanto importanti come trasparenza, controllabilità e libera concorrenza», aveva dichiarato il presidente dell’Anticorruzione Giuseppe Busia, stroncando la riforma nei suoi elementi fondamentali.

PALERMOTODAY – TRAPANI: MESSINA DENARO FERMATO DAI CARABINIERI 7 ANNI FA SENZA ESSERE RICONOSCIUTO

Il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, rivela che Matteo Messina Denaro è stato fermato da carabinieri sette anni fa in provincia di Trapani senza essere riconosciuto. Il capomafia, latitante per oltre trent’anni, confidava nella mancanza di foto aggiornate nelle mani delle forze dell’ordine e riceveva avvisi sui movimenti degli investigatori. L’arresto di Messina Denaro è avvenuto il 16 gennaio 2023, dopo un lungo periodo di latitanza. De Lucia sottolinea la necessità di indagare sulle possibili complicità che hanno favorito la fuga del capomafia e ribadisce l’impegno della procura di Palermo nel tracciare responsabilità. Il procuratore aggiunge che la malattia di Messina Denaro non ha cambiato le sue abitudini, e nonostante i colpi subiti da Cosa Nostra, l’organizzazione mafiosa cerca ancora di riorganizzarsi e arricchirsi, in particolare attraverso il traffico di stupefacenti. De Lucia invita a non abbassare la guardia contro il fenomeno mafioso.

SKYTG24 – MAXIPROCESSO AI CASAMONICA: CASSAZIONE CONFERMA L’ACCUSA DI ASSOCIAZIONE MAFIOSA

La Corte di Cassazione ha confermato l’accusa di associazione mafiosa per il clan dei Casamonica, uno dei più potenti clan criminali di Roma. La sentenza, che è arrivata dopo un lungo processo, ha sancito che i Casamonica sono una vera e propria organizzazione mafiosa, dotata di un’elevata capacità di intimidazione e di controllo del territorio. La sentenza della Cassazione ha confermato le condanne già inflitte in primo e secondo grado a 30 esponenti del clan, tra cui Domenico, Massimiliano, Pasquale, Salvatore, Ottavio, Giuseppe, Guerrino, Liliana e Luciano Casamonica. Le pene più pesanti sono state inflitte a Domenico (30 anni), Massimiliano (28 anni e 10 mesi) e Pasquale (24 anni). La sentenza della Cassazione è un importante successo per la lotta alla criminalità organizzata in Italia. Essa conferma che i Casamonica sono una vera e propria organizzazione mafiosa, che deve essere combattuta con tutti i mezzi a disposizione dello Stato. Un ruolo fondamentale per la condanna del clan dei Casamonica è stato giocato dai collaboratori di giustizia. In particolare, le dichiarazioni di Deborah Cerreoni, ex moglie di Massimiliano Casamonica, e di Massimiliano Fazzari, ex affiliato alla ‘ndrangheta, hanno permesso agli inquirenti di ricostruire le attività criminali del clan. Le dichiarazioni di Cerreoni hanno permesso di far luce sulle attività di spaccio di droga, usura e racket che il clan svolgeva a Roma. Fazzari, invece, ha fornito informazioni sull’assetto gerarchico del clan e sui suoi rapporti con le altre organizzazioni criminali.

PROCESSI

ILMATTINO – NICOLO’ MORI’ A 2 ANNI DI OVERDOSE: IL PADRE PATTEGGIA A 24 MESI E NON ANDRA’ IN CARCERE

Nicolò Feltrin, un bambino di due anni di Codissago, in provincia di Belluno, è morto il 28 luglio 2022 per overdose da hashish. Il padre, Diego Feltrin, 44 anni, è stato accusato di omicidio colposo, spaccio di droga al bambino e morte come conseguenza di altro reato. L’autopsia ha rivelato che il piccolo aveva assunto una quantità letale di hashish, ingerita probabilmente attraverso il ragù della pastasciutta. La Procura sostiene che il padre abbia mescolato la droga nel cibo del bambino per farlo stare tranquillo e addormentarlo. Diego Feltrin ha patteggiato una pena di 24 mesi di carcere, che non sconterà in carcere. La difesa ha sostenuto che il bambino ha ingerito la droga accidentalmente, mentre la Procura ha contestato la negligenza del padre nel lasciare la droga incustodita. Dalle analisi tossicologiche è emerso che il piccolo era stato cronicamente esposto a droghe diverse, tra cui cocaina, eroina e metadone. La droga era stata trovata in diverse parti della casa, anche nella stanza del bambino. La madre di Nicolò non è mai stata indagata, ma è stata identificata come parte offesa insieme ai nonni materni. Nessuno si è costituito parte civile, facilitando il patteggiamento.

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L’INDIPENDENTE – STRAGE DI BOLOGNA: “P2 MANDANTE, NEOFASCISTI ESECUTORI, SERVIZI SEGRETI AL DEPISTAGGIO”

La Corte d’Appello di Bologna ha depositato le motivazioni della sentenza che lo scorso settembre ha condannato all’ergastolo Gilberto Cavallini per la strage di Bologna del 2 agosto 1980. I giudici hanno definito l’attentato come una strage politica frutto della convergenza di interessi tra i Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR), la loggia P2 di Licio Gelli e i servizi segreti deviati. Secondo la Corte, i NAR non agirono per puro spontaneismo armato, ma come braccio armato degli interessi della P2. L’obiettivo era quello di destabilizzare l’ordine democratico e instaurare uno Stato autoritario. La strage di Bologna si inserisce in un contesto più ampio di “strategia della tensione”, iniziata con la strage di Portella della Ginestra nel 1947. I giudici scrivono che Licio Gelli, tramite i servizi segreti a lui legati, finanziò e attuò la strage, servendosi dei NAR come esecutori materiali. Il depistaggio delle indagini fu opera di alcuni membri dei servizi segreti, tutti facenti parte o comunque collegati alla P2. La sentenza sottolinea la gravità della strage di Bologna, che ha “scosso fortemente lo Stato italiano e il suo ordine democratico”. Si è trattato di un “fatto di terrorismo più grave mai verificatosi nel Paese”, frutto di un disegno eversivo volto a “disintegrare in radice le basi dello Stato democratico”.

ANSA – CONFERMATO IN APPELLO L’ERGASTOLO PER ALESSANDRO MAJA: NEL 2022 UCCIDE MOGLIE E FIGLIA

La Corte d’assise d’appello di Milano ha confermato la condanna all’ergastolo e a diciotto mesi di isolamento diurno per Alessandro Maja, l’uomo che nel maggio 2022 aveva ucciso la moglie Stefania Pivetta e la figlia Giulia, sedicenne, tentando di uccidere anche il figlio Nicolò, di 23 anni. I tragici fatti si erano verificati nella villetta di famiglia a Samarate, in provincia di Varese, la notte tra il 3 e il 4 maggio 2022. Il figlio Nicolò, gravemente ferito a colpi di martello, era riuscito a sopravvivere. Alessandro Maja era stato arrestato il giorno successivo e aveva confessato gli omicidi durante l’interrogatorio di garanzia. Dopo la condanna di primo grado, la difesa aveva chiesto una nuova perizia psichiatrica per Maja, ma la richiesta è stata respinta. La Corte d’assise d’appello ha dichiarato Maja capace di intendere e di volere, confermando così la condanna all’ergastolo.

RAINEWS – OMICIDIO SARAH SCAZZI: MICHELE MISSERI TORNA LIBERO

Michele Misseri, noto come “zio Michele”, è stato rilasciato dal carcere di Lecce dopo aver scontato otto anni per il delitto di Sarah Scazzi, sua nipote. Misseri, ora 69enne, ha confessato di aver gettato il corpo della ragazza in un pozzo ad Avetrana nel 2010. Accompagnato dal suo avvocato, si è diretto verso la villetta dove avvenne il delitto. La moglie e la figlia di Misseri, Cosima Serrano e Sabrina, sono state condannate per l’omicidio di Sarah Scazzi. Misseri, che ha sempre ammesso la sua colpevolezza, ha dichiarato di aver scelto di accusare ingiustamente la figlia Sabrina durante un interrogatorio, influenzato da circostanze confuse e dalla sua confusione mentale. Nonostante le sue ammissioni, né i giudici né la madre di Sarah, Concetta Serrano, hanno creduto alle parole di Misseri. Quest’ultimo continua a sostenere di essere il responsabile dell’omicidio e esprime rimorso per le accuse ingiuste rivolte alla figlia. La sua versione dei fatti, tuttavia, è stata oggetto di dubbi da parte degli inquirenti e dei familiari della vittima.

ANSA – GIOVANNI PADOVANI CONDANNATO ALL’ERGASTOLO PER L’OMICIDIO DI ALESSANDRA MATTEOZZI

La Corte d’Assise di Bologna ha condannato Giovanni Padovani, 28 anni, all’ergastolo per l’omicidio di Alessandra Matteuzzi, 56 anni, avvenuto il 23 agosto 2022 a Bologna. La sentenza è stata emessa dopo due ore di camera di consiglio presieduta dal giudice Domenico Pasquariello. Matteuzzi è stata uccisa con calci, pugni, martellate e colpi di panchina sotto casa sua. La Procura aveva richiesto l’ergastolo confermando le aggravanti dello stalking, del vincolo affettivo, dei motivi abietti e della premeditazione. Padovani ha dichiarato di non essere lucido e ha chiesto la perizia psichiatrica, negata dai legali. Ha affermato: “Se pensate che fossi lucido, merito l’ergastolo”, sottolineando che se fosse stato in uno stato normale non avrebbe commesso il crimine. Ha espresso rammarico per la morte di Matteuzzi e ha sottolineato che la sua condizione psicologica era compromessa al momento dell’omicidio. La sorella di Matteuzzi, Stefania, ha pianto liberatori alla lettura della sentenza, confermando il dolore per la perdita della sorella. La Corte ha accolto le richieste della Procura e delle parti civili, confermando tutte le aggravanti e respingendo le attenuanti. La difesa ha ribadito lo stato di alterazione di Padovani al momento del delitto. La condanna all’ergastolo è stata emessa nonostante le argomentazioni della difesa. La famiglia di Matteuzzi ha lasciato l’aula visibilmente scossa e commossa, senza rilasciare dichiarazioni.

ANSA – LO YOUTUBER MATTEO DI PIETRO PATTEGGIA UNA CONDANNA A 4 ANNI E 4 MESI PER AVER INVESTITO E UCCISO UN BAMBINO DI 5 ANNI

Matteo Di Pietro, lo youtuber accusato di aver investito e ucciso un bambino di 5 anni a Roma nel giugno 2023, ha patteggiato una condanna a 4 anni e 4 mesi di carcere per omicidio stradale aggravato e lesioni. L’incidente era avvenuto il 14 giugno 2023 sulla via Cristoforo Colombo, a Roma. Di Pietro, alla guida di un suv Lamborghini Urus, aveva perso il controllo dell’auto e si era scontrato con una Smart Forfour su cui viaggiavano un bambino di 5 anni, sua madre e sua sorella. Il bambino era morto sul colpo, mentre la madre e la sorella erano rimaste ferite. Le indagini avevano accertato che Di Pietro era alla guida dell’auto a una velocità di oltre 120 chilometri orari, in un tratto dove il limite era di 50. Di Pietro aveva dichiarato di aver perso il controllo dell’auto a causa di un malore, ma l’accusa aveva sostenuto che la velocità eccessiva fosse stata la causa principale dell’incidente. Il patteggiamento, che è stato approvato dal giudice, ha comportato una riduzione della pena di un terzo rispetto a quella prevista per l’omicidio stradale aggravato. L’incidente aveva suscitato grande clamore in Italia e aveva portato alla chiusura del canale YouTube dei TheBorderline, il gruppo di youtuber di cui Di Pietro faceva parte.

RAINEWS – PROCESSO “CUCCHI-TER” SI AVVIA VERSO LA PRESCRIZIONE

Il processo “Cucchi-Ter”, che aveva portato ad otto condanne in primo grado per depistaggio da parte di membri dei Carabinieri sulla morte di Stefano Cucchi nel 2009, si avvia verso la prescrizione. Nonostante la sentenza di tribunale, trascorsi venti mesi, il processo di appello non è stato ancora fissato. Gli otto imputati sono accusati di falsificazione e favoreggiamento. L’avvocato Stefano Maccioni ha richiesto una data per il processo di appello, senza ottenere risposta. La sentenza in primo grado ha evidenziato la manipolazione delle prove, ma con il tempo trascorso e la tipologia dei reati, la prescrizione sembra imminente, a meno che gli imputati non rinuncino all’appello, rischiando ulteriori condanne.

ILMESSAGGERO – RIAPERTO IL CASO DI FRANCESCA ERCOLINI: INDAGATO IL MARITO

Il caso della tragica morte di Francesca Ercolini, magistrata deceduta per suicidio un anno fa, si riapre. Il marito, l’avvocato Lorenzo Ruggeri, è sotto inchiesta per maltrattamenti dalla Procura dell’Aquila. L’indagine è stata avviata dopo la denuncia presentata dai familiari di Ercolini, che avrebbero fornito chat e altro materiale, evidenziando un clima familiare difficile e presunte violenze subite dalla donna. Chat recuperate mostrerebbero prove di lesioni sul corpo di Ercolini, sostenendo l’ipotesi di abusi domestici. Un secondo procedimento riguarda il figlio quindicenne, coinvolto nel reato. L’avvocato del ragazzo ha dichiarato sorpresa, confermando la gestione riservata del caso. L’indagine ha avuto momenti controversi, coinvolgendo varie posizioni all’interno della procura. La morte della giudice aveva scosso la comunità giudiziaria.

ILMESSAGGERO – AVVOCATURA DELLO STATO CHIEDE PROSCIOGLIMENTO DI UN UOMO CHE UCCISE 4 PERSONE DURANTE UNA RIUNIONE DI CONDOMINIO

Claudio Campiti, l’uomo che l’11 dicembre scorso ha aperto il fuoco durante una riunione del consorzio Valleverde a Fidene, uccidendo quattro donne e ferendo altre dieci, andrà a processo. Il gup Roberto Saulino ha accolto la richiesta del pm Giovanni Musarò, che contesta a Campiti l’omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, il tentato omicidio di altre cinque persone sedute al tavolo del consiglio di amministrazione del consorzio e le lesioni personali derivate dal trauma psicologico subito dai sopravvissuti. A sorpresa, l’Avvocatura dello Stato, che rappresenta il ministero dell’Interno e quello della Difesa come responsabili civili per omessa vigilanza sull’arma, ha chiesto il proscioglimento per l’imputato. La decisione ha suscitato l’ira delle parti civili, che hanno commentato: “Lo Stato, attraverso l’Avvocatura, nel momento in cui è chiamato a rispondere dei risarcimenti nei confronti delle vittime, chiede il non luogo a procedere nei confronti dell’imputato”.

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