Cosa si sa di Viviana Parisi e del piccolo Gioele

Viviana Parisi, la donna scomparsa con il figlio in Sicilia, è stata trovata morta. Si cerca il piccolo Gioele di 4 anni

Cosa si sa di Viviana Parisi e del piccolo Gioele
Viviana Parisi e il piccolo Gioele. Viviana, 43 anni, era nata a Torino ma si era trasferita da qualche anno in Sicilia, dove faceva la deejay. Viveva a Venetico (un piccolo paese tra Messina e Milazzo) con il marito, Daniele Mondello, e il figlio, Gioele di 4 anni.

Daniele Mondello aveva denunciato la scomparsa della moglie e del figlio e aveva diffuso sui social un appello per ritrovarli. Il marito, interrogato più volte, ha detto che la moglie soffriva di depressione e aveva da tempo problemi psicologici, che si erano recentemente aggravati per via della pandemia da coronavirus. I familiari di Parisi hanno confermato il suo resoconto.

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L’avvocato-parente Claudio Mondello: “Viviana temeva che i servizi sociali potessero toglierle il bambino perché era stata due-tre volte in ospedale per problemi di carattere mentale“. “I messaggi di Daniele in quei giorni di ricerche avevano proprio lo scopo di tranquillizzarla: non preoccuparti Viviana che non lo perdi“, racconta il legale.

Un certificato rilasciato il 17 marzo dall’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto, ritrovato nell’automobile della donna, e diffuso dai legali del marito, ha rivelato che Viviana Parisi era affetta da “paranoia dopo crollo mentale per crisi mistica“.

L’incidente

Lunedì 3 agosto – Lunedì mattina esce con il figlio, dicendo al marito di essere diretta al centro commerciale di Milazzo (distante circa 30 km) e lascia il telefono a casa. Invece di andare verso Milazzo, imbocca l’autostrada in direzione Palermo e esce all’altezza di Sant’Agata di Militello. Poi, rientra in autostrada, sempre in direzione Palermo. All’altezza di Caronia, tampona un furgoncino all’interno di una galleria. Si ferma in un’area di sosta poco dopo la galleria. L’automobile viene trovata dalla Polizia stradale e all’interno c’è la borsa (con un centinaio di euro prelevati da poco e i suoi documenti).

Le testimonianze

Secondo la ricostruzione degli operai, dopo l’incidente, la 43enne avrebbe proseguito per un tratto e poi sarebbe scomparsa. Gli operai sostengono che fosse sola, ma secondo altre testimonianze la donna sarebbe scesa dall’auto con il bambino in braccio e avrebbe scavalcato il guardrail, per poi allontanarsi nella campagna circostante.

Trovato il cadavere di Viviana

Sabato 8 agosto – Il cadavere, trovato nei boschi attorno a Caronia (nel Messinese), è di Viviana Parisi. La conferma è arrivata grazie al marito che ha riconosciuto la fede al dito (all’interno c’è inciso il suo di nome, Daniele Modello, e la data delle nozze) perché il corpo era sfigurato a causa degli animali selvatici. L’uomo ha riconosciuto anche gli abiti sul corpo della moglie. Le condizioni del cadavere, ha spiegato il procuratore capo di Patti, Angelo Cavallo, lasciano “aperte tutte le ipotesi, dall’incidente al gesto estremo“. La Procura di Patti disporrà l’autopsia sul corpo della donna.

Gli inquirenti ipotizzano che la donna abbia lasciato a piedi l’autostrada, scavalcando il guarde rail sulla sinistra. Da lì si sarebbe allontanata per alcune centinaia di metri prima di perdere la vita nella boscaglia.

Sequestrato il traliccio dove è stato trovato cadavere

Domenica 9 agosto – Gli inquirenti hanno sequestrato un traliccio dell’energia elettrica che si trova a pochi metri dal luogo in cui è stato trovato il corpo senza vita e martoriato di Viviana. Vogliono capire se possa essersi gettata dall’alto dopo essere salita sull’impalcatura.

Il tentato suicidio e la crisi mistica

Venerdì 21 agostoMariella Mondello, sorella di Daniele, ha raccontato che Viviana, ai primi di giugno, era stata accompagnata in ospedale perché aveva ingoiato “cinque o sei pillole“, ma “non sappiamo se è stato un tentativo di suicidio“. Viviana “aveva chiamato Daniele dicendo che si sentiva male perché aveva ingerito cinque o sei pillole” e il marito la portò subito “al Policlinico di Messina”, dove le venne fatta una flebo. Non è chiaro, però, se si fosse trattato di un errore o di altro.

Dopo essere tornata a casa ha ripreso la cura che le era stata prescritta in precedenza. Infatti, 2 mesi prima, il 17 marzo, durante il lockdown, Viviana era stata portata all’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), dove le era stata diagnosticata una forma di “paranoia“. Il certificato medico è stato ritrovato nel cruscotto dell’automobile. Secondo i documenti, Viviana avrebbe avuto un crollo mentale “dovuto a una crisi mistica“, circostanza confermata anche dal procuratore capo di Patti, Angelo Vittorio Cavallo. Daniele Mondello ha, però, sottolineato che Viviana “negli ultimi periodi non era in cura e non prendeva pillole“.

L’ipotesi del tentato suicidio è stata smentita da Pietro Venuti, legale della famiglia Mondello. “Viviana non ha tentato il suicidio ma ha soltanto ripreso dei medicinali che le avevano dato a marzo all’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto, forse però ha esagerato con un sovradosaggio. Spero che nessuno voglia speculare anche su questo“.

Il procuratore ha nominato come consulente il professore Massimo Picozzi, docente di psichiatria presso le Università di Parma e Bocconi di Milano, “al fine di acquisire informazioni precise sullo stato di salute mentale e psicologico della signora Parisi, alla luce della documentazione medica acquisita e di ogni altro elemento di eventuale interesse“.

Parla Emanuele Bonfiglio, amico e datore di lavoro di Daniele Mondello

Giovedì 27 agostoEmanuele Bonfiglio, amico e datore di lavoro di Daniele Mondello, ha raccontato che “Aveva cambiato la sua vita per stare vicino a Viviana […] non voleva più partire e lasciarla. Perché era da tempo che la moglie, di cui era innamoratissimo, stava male. Ma purtroppo non voleva farsi curare. Sto bene, sto bene, urlava ai parenti che la invitavano a prendere le pillole che le avevano prescritto all’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto quando Daniele era riuscito a imporsi e a portarla davanti a un medico“.

A volte prendeva e partiva con Gioele, lasciava il telefonino a casa e tornava dopo 4 ore. Quando Daniele mi ha chiamato il giorno della scomparsa per chiedermi di aiutarlo a cercare la moglie, pensava a un colpo di testa dei suoi. Daniele aveva perfino deciso di vendere la casa a Venetico e di trasferirsi a Messina per stare più vicino ai genitori e alla sorella, in questa situazione difficile. Lui e Viviana avevano visto una casa qui, nel quartiere Tre Monti, a lei piaceva tanto. Ma quando gli agenti immobiliari erano andati a Venetico per valutare il loro appartamento lei li aveva buttati fuori“.

Le ricerche del piccolo Gioele

Domenica 10 agostoGioele era con la madre al momento della scomparsa e la speranza è che la donna abbia affidato il bambino a qualcuno. Ma c’è anche l’ipotesi che il bimbo sia morto e che il suo corpo sia stato fatto a pezzi dai cinghiali. Il medico legale ha, infatti, ipotizzato che lo stato di deperimento in cui è stato rinvenuto il cadavere di Viviana sia da imputare non solo alle condizioni climatiche, ma anche agli animali selvatici.

Le ricerche del bambino sono iniziate con l’utilizzo degli uomini dei Vigili del fuoco, della protezione civile e delle forze dell’ordine, in una zona di oltre 300 ettari, a partire dal punto in cui è stato ritrovato il corpo di Viviana. L’area si trova a meno di un chilometro dalla galleria Pizzo Turda nel quale Viviana Parisi ha avuto l’incidente con il furgone degli operai di una ditta di manutenzione.

Domenica 19 agostoMariella Mondello, la zia di Gioele, ha annunciato: “Hanno trovato qualcosa ma non sappiamo cosa. Siamo qui in attesa di capire“. Si tratta di resti ossei (il tronco di un bambino descritto come irriconoscibile) e secondo gli investigatori “è lui al 99%“. Chi ha assistito al ritrovamento parla di una “scena straziante“. Il procuratore Angelo Cavallo, il medico legale e le squadre dei ricercatori si sono precipitate sul posto per un sopralluogo.

È stato un volontario 55enne originario di Capo d’Orlando (Messina), carabiniere in congedo che partecipava alle ricerche, a far scattare l’allarme dopo aver trovato dei resti a poche centinaia di metri dal traliccio in cui era stata rinvenuta Viviana.

Procederemo con un primissimo riconoscimento mostrando oggetti ai familiari per conferma che appartenessero a Gioele” ha detto il procuratore. Tra gli oggetti ci sono scarpette e brandelli di magliette. I resti del cadavere rinvenuti sono stati portati via per gli esami medico legali. Resti trovati a poche centinaia di metri dal traliccio, nella stessa zona in cui è stato trovato il corpo della mamma. 

Ora si procederà con gli accertamenti medico legali e la comparazione del dna. L’autopsia sarà eseguita a brevissimo” ha spiegato il Procuratore. Solo con la prova del DNA ci sarà la conferma definitiva che si tratti di Gioele Mondello.

Trovati altri resti ossei

Giovedì 3 settembre – Durante i sopralluoghi nelle campagne limitrofe all’autostrada A20, e grazie a un’azione di disboscamento, sono emersi nuovi frammenti ossei. I nuovi resti sono stati recuperati a circa 40-50 metri dal luogo dove era stato trovato il piccolo Gioele. La conferma è arrivata dall’avvocato Antonio Cozza, legale di Luigino Parisi, papà di Viviana e nonno di Gioele. Se risulteranno appartenere al picoclo potrebbero fornire nuove risposte sulla morte.

L’autopsia di Viviana Parisi

Lunedì 11 agosto – E’ stata seguita l’autopsia sul corpo della 43enne. L’esame post mortem ha stabilito se sul cadavere ci sono segni di violenza inferti da altri e quindi se la 43enne sia stata uccisa.

Infatti, l’ipotesi dell’omicidio non è stata esclusa dagli inquirenti ma è considerata meno probabile rispetto al suicidio, anche se i parenti della vittima ribadiscono l’improbabilità di un gesto volontario.

Dai risultati dell’autopsia dipendono anche le ricerche del piccolo Gioele. Se dagli esami emergesse un possibile omicidio, gli inquirenti dovrebbero considerare la possibilità che il bimbo sia stato portato via da qualcuno e le ricerche potrebbero dirigersi da altre parti. Se, invece, venisse confermata l’ipotesi del suicidio, le ricerche proseguirebbero in zona stando attenti al tragitto che la donna ha compiuto dopo esseri allontanata da casa col piccolo.

È Stefano Vanin, uno dei più qualificati entomologi forensi d’Europa, docente di Zoologia all’università di Genova, a eseguire l’autopsia sul corpo di Viviana. Vanin ha collaborato alla soluzione dei più efferati casi di cronaca degli ultimi anni, da Yara Gambirasio a Melania Rea, da Lucia Manca a Elisa Claps.

Ci vorranno circa 60 giorni per sapere com’è morta Viviana. Bisognerà, infatti, attendere i risultati delle analisi delle molte informazioni raccolte. C’è l’esame istologico per vedere le eventuali infiltrazioni, quello tossicologico per capire se aveva assunto qualcosa, quello entomologico per stabilire i tempi del decesso.

L’Autopsia del piccolo Gioele

Mercoledì 25 agosto – Si è conclusa alle 14.00 l’autopsia sui resti attribuiti a Gioele Mondello, ma al momento non sono emerse le risposte che i famigliari del piccolo cercavano.

Giuseppina Certo, medico legale e consulente di parte civile della famiglia Mondello ha, infatti, reso noto che l’azione di predazione degli animali selvatici ha “compromesso” la possibilità di avere delle risposte sulla morte di Gioele. Allo stato attuale “non è possibile ricavare elementi utili se non da tutti i fattori che potranno emergere dalle indagini specialistiche“. Sul corpo “ci sono lesioni da macro fauna“. Non si può stabilire se sia morto “nel luogo in cui è stato ritrovato“.

Dalla TAC sono, però, emersi elementi che possono aiutare a ricostruire i luoghi in cui il corpo del piccolo è stato in questi giorni. Sono stati evidenziati dei sassolini che, una volta esaminate, potrebbero permettere di risalire ai luoghi e alla data del decesso. A occuparsene sarà Roberta Somma, geologa forense: “Sono qui per occuparmi della geologia forense, quindi dell’analisi dei terricci e dei territori. Vedremo quale sarà la compatibilità dei terricci con i reperti ritrovati e con i luoghi“.

Esaminati il telefonino, il tablet e l’auto di Viviana

Mercoledì 2 settembre – I contenuti del telefonino e del tablet di Viviana saranno esaminati dall’l’ingegnere forense Roberto Consalvi, il tecnico nominato dal procuratore di Patti, Angelo Vittorio Cavallo. Inoltre, insieme all’estrapolazione dei dati contenuti sui dispositivi, il magistrato ha disposto anche nuovi accertamenti sulla Opel Corsa coinvolta nell’incidente. L’incarico per l’esame della vettura è stato conferito agli ingegneri Santi Mangano e Roberto della Rovere.

Trovate delle impronte sul traliccio

Sabato 26 settembre – Gli inquirenti hanno trovato delle impronte sul traliccio dell’alta tensione di Caronia. “Bisognerà accertare se sono della donna o meno“, ha detto Pietro Venuti, il legale di Daniele. Ha, poi, aggiunto: “Anche se fossero sue non dimostrerebbero che si è gettata, ma potrebbe essere scivolata dopo essersi messa in salvo da un attacco di animali“. Il legale ha, poi, spiegato che “gli esami effettuati (di tipo irripetibile attraverso una tecnica chiamata di fumo-azione) hanno permesso di trovare queste tracce, che nello scorso esame con il luminol non erano state evidenziate. Potrebbero essere tracce di sudore o impronte, naturalmente solo dopo altre successive analisi si potrà capire se appartengono a Viviana“.

Nessuna impronta di Viviana e Gioele nei casolari

Sabato 17 OttobreGioele non avrebbe perso sangue nell’incidente. Il luminol ha già accertato assenza di tracce ematiche e biologiche del bambino all’interno dell’auto. Inoltre, nei casolari delle campagne di Caronia non sono state trovate impronte o tracce biologiche che possano attestare la presenza di mamma e figlio in questi luoghi. 

Pietro Venuti, legale di Daniele Mondello, ha detto: “Si sono svolte le ispezioni con la tecnica della fumigazione da cianocrilato da parte della polizia scientifica in alcuni casolari nelle campagne di Caronia per verificare se erano presenti impronte o tracce biologiche che potessero attestare la presenza di Viviana o Gioele in questi luoghi, e se magari quindi potessero essere stati assaliti da cani presenti in quei luoghi. Non sono tuttavia emerse risultanze o impronte. Questo esame, forse sarebbe stato necessario eseguirlo prima, il tempo trascorso è stato rilevante“.

Il video

Giovedì 13 agostoGioele era in auto con la madre fino all’uscita autostradale di Sant’Agata di Militello dove la donna è rimasta per circa 20 minuti prima di riprendere l’autostrada. La certezza arriva da un video, di una telecamera di sorveglianza privata e acquisito e analizzato dagli inquirenti. A spiegarlo è stato il procuratore di Patti, Angelo Cavallo, titolare dell’indagine, che ha detto. “Abbiamo acquisito un video a Sant’Agata di Militello in cui si vedono la mamma e il bambino. Siamo ragionevolmente sicuri che la signora fosse in auto con il bambino“.

Le foto dell’auto

Mercoledì 16 SettembreNicodemo Gentile, avvocato di Luigino Parisi (papà di Viviana e nonno di Gioele) ha mostrato su Facebook le foto del sinistro avvenuto nella galleria Turdi prima che Viviana e il figlio morissero nei boschi poco distanti. Le foto mostrano la fiancata della vettura completamente schiacciata e la ruota, priva di gomme, ridotta al solo cerchione. In condizioni analoghe anche il furgoncino in cui viaggiavano gli operai rimasti coinvolti nell’incidente.

L’avvocato e i suoi consulenti hanno esposto la teoria secondo cui a investire l’auto di Viviana sarebbe stato il furgoncino guidato dagli operai. Lo scontro sarebbe stato così violento da causare lesioni gravi al piccolo Gioele. Non si esclude che il piccolo, che non era assicurato al seggiolino, possa aver riportato gravi lesioni interne.

Il testimone

Giovedì 18 agosto – Il turista-testimone si è fatto vivo dopo 13 giorni. Ha deciso di presentarsi spontaneamente al Commissariato dopo aver ascoltato l’appello del procuratore di Patti, Angelo Cavallo.

L’auto del testimone, un imprenditore lombardo che rientrava al Nord, dopo aver trascorso le vacanze in Sicilia, seguiva a distanza l’Opel Corsa guidata da Viviana Parisi che, all’interno di una galleria, sulla Messina-Palermo, ha urtato un furgone. L’auto ha proseguito fino a fermarsi in una piazzola di sosta. A quel punto il turista ha visto scendere dall’auto Viviana, con il piccolo Gioele.

L’ho seguita con lo sguardo e l’ho vista scavalcare il guardrail e dirigersi verso la montagna, imboccando un sentiero sopra la galleria. Gioele era vivo, non era ferito, stava in braccio alla madre, in posizione verticale come se lei volesse proteggerlo. La testa appoggiata sulla sua spalla destra, gli occhi ben aperti. La donna non correva, camminava con passo veloce, ma non sembrava per niente turbata. Ho cercato di seguirla, ma poi ho desistito perché si era formata una coda per l’incidente e stavano per arrivare i soccorsi“.

Il racconto degli operai

Lunedì 21 Settembre – I periti nominati dalla Procura di Patti e i consulenti di parte civile hanno messo a confronto i 2 mezzi e ricostruito la dinamica dell’incidente. Dopo aver imboccato la galleria, al chilometro 117 dell’autostrada A 20, in direzione Palermo, all’altezza di Caronia, l’auto di Viviana si è scontrata con un furgone bianco che procedeva sulla corsia di destra.

Il racconto degli operai: “Abbiamo sentito lo stridio di una frenata e subito dopo un urto violento sullo sportello anteriore. Abbiamo sbandato e urtando il marciapiede sono scoppiati gli pneumatici“. Poi, mentre uno di loro bloccava il traffico l’altro assisteva alla scena dell’allontanamento della donna dall’auto incidente.

Secondo i consulenti delle famiglie Mondello e Parisi sarebbero stati gli operai, con il loro furgone, a invadere la corsia di sorpasso finendo per scontrarsi con l’Opel Corsa guidata da Viviana. L’ingegnere Giuseppe Monfreda, consulente della famiglia Parisi, ha detto: “Possiamo stimare che la vettura procedesse a 100 km orari e il furgone a 80-90 km. Per qualche tempo […] i due veicoli sarebbero rimasti agganciati tra loro“.

Daniele Mondello ha detto: “Non riesco a capire come gli operai dopo l’incidente, invece di occuparsi di mia moglie e mio figlio, si siano occupati del traffico. Anche la famiglia del Nord, come hanno fatto a non fermarli?. È passato un mese e ancora non so come sono morti“. 

La polemica sui soccorsi

Viviana Parisi è morta il giorno stesso della fuga, la mattina seguente un drone dei vigili del fuoco riprese il suo corpo accanto al traliccio. Ma nessuno se n’è accorto, l’ha scoperto adesso il consulente della procura che sta riesaminando quelle immagini.

La procura ha spiegato di aver chiesto le immagini dei droni, che sono state trasmesse fra il 18 e il 19 agosto. Il 20, l’esperto geologo nominato dai pm ha iniziato il suo esame dei fotogrammi ed è emerso che “già alle ore 10,15 circa del mattino del 4 agosto 2020, era visibile ai piedi del traliccio il corpo di Viviana Parisi, verosimilmente nella identica posizione in cui qualche giorno dopo veniva ritrovato“. Il ritrovamento è avvenuto l’8 agosto.

All’indomani del ritrovamento dei resti del piccolo Gioele, il papà ha pubblicato uno sfogo su Facebook: “Se non ci fossero stati i volontari a cui avevo rivolto un appello, chissà se e quando lo avremmo trovato mio figlio… Le ricerche sono state un fallimento“.

In un comunicato, la procura ha precisato: “Le ricerche delle vittime, su tempistica e modalità, sono state coordinate dagli organi competenti, diversi da questa Procura, e sono rimaste ben distinte dalle attività investigative giudiziarie finalizzate alla ricostruzione dell’intera vicenda. Complesse indagini sono ancora in corso, allo stato, nei confronti di ignoti per i delitti di omicidio e sequestro di persona e sono tuttora coperte da segreto istruttorio. Quanto al piccolo Gioele è attualmente in corso l’elaborazione da parte del consulente di questa Procura delle migliaia di ulteriori fotogrammi ripresi dai droni dei vigili del fuoco – nei giorni delle ricerche (oltre 16.000). Al momento, ad un primo studio dei fotogrammi consultati, non si evidenzia la presenza del corpo del piccolo Gioele vicino a quello della madre“.

Le perizie

Domenica 1 novembre – Il Procuratore di Patti, Angelo Cavallo, anticipando la relazione conclusiva degli esperti nominati dal pm, ha detto: “Nessuna aggressione su Viviana, il quadro psicologico era grave“. In base ai risultati degli esami, “ora possiamo escludere che Viviana e Gioele siano stati aggrediti da animali o da qualche persona; per la signora la morte è compatibile con il volo dal traliccio; quanto al bambino sarà più difficile arrivare a una conclusione, possiamo solo procedere scartando delle ipotesi, come quelle riconducibili a terze persone e a cani feroci“, ha spiegato il Procuratore al Corriere della Sera.

La donna non presenta segni di morsi di animali di alcun tipo né lesioni attribuibili a colpi inferti da terzi“, ha spiegato il Procuratore. Tutti gli esami concordano su una compatibilità con la caduta dall’alto. L’ipotesi del suicidio è l’indicazione principale indicata anche dal medico legale incaricato.

La famiglia di Viviana ha, però, rigettato la tesi del suicidio: sulla donna sono stati riscontrati lividi e ferite “su parti non a contatto con il terreno sottostante e pertanto non cagionate da una ipotetica caduta dall’alto“. Inoltre, il cadavere “era sovrastato da alcune frasche, altra incongruenza con una caduta, dal traliccio“. La famiglia ha, quindi, presentato una istanza alla procura per “ulteriori analisi per trovare sangue o tracce biologiche su queste frasche“.

Per il Procuratore di Patti “non si può prescindere dal grave quadro psicologico in cui versava la donna. D’altra parte lo hanno riconosciuto subito i parenti stessi, a verbale, salvo poi cercare di ridimensionare la cosa a un leggero esaurimento da lockdown. A noi risulta che stesse male“.

Ha, poi, sottolineato che per la morte di Gioele i fatti saranno difficilmente accertabili. “I vestiti di Gioele sono puliti e in macchina nessuna traccia di sangue. Difficile pensare che fosse moribondo. Possiamo solo procedere per esclusione e cercare di arrivare a un’ipotesi prevalente sulle altre, magari con l’aiuto di chi deve studiare la dinamica dell’incidente nella galleria“.

Le ipotesi

Il piccolo Gioele potrebbe essere deceduto nell’incidente stradale avvenuto sull’autostrada e poi la madre, dopo avere nascosto il corpicino del figlio, potrebbe essersi suicidata.

Animali selvatici

Madre e figlio potrebbero essere stati vittima di 2 grossi cani visti nella zona, probabilmente rottweiler. La donna potrebbe aver cercato riparo sul traliccio dell’Enel ai piedi del quale è stata ritrovata nei giorni scorsi. Se questa tesi dovesse trovare riscontri, il figlio potrebbe essere stato trascinato via dagli animali.

I familiari pensano che Viviana sia stata aggredita da animali selvatici e che non avrebbe mai fatto del male al piccolo Gioele. L’avvocato Pietro Venuti ha, però, ammette che “mamma e figlio potrebbero essere morti in due momenti diversi e in due luoghi separati: La madre potrebbe aver perso Gioele per un attimo ed essere salita sul traliccio per tentare di avvistarlo. E il bimbo potrebbe essere caduto da qualche altra parte. Gli animali hanno portato i resti lì dove sono stati trovati“.

Aggressione

Viviana potrebbe aver visto, durante quel suo tentativo di fuga, qualcosa che non avrebbe dovuto vedere. La zona è infatti dominata dai “tortoriciani“, i mafiosi dei pascoli. Proprio in quella zona vive uno di loro, un esponente vicino alle cosche locali attualmente ai domiciliari, con licenza di uscire solo la domenica.

Violenza sessuale

Qualcuno potrebbe aver tentato di aggredirla sessualmente oppure l’aggressione potrebbe essere avvenuta perché uno degli animali che circolano liberamente sui terreni in montagna (tutti di privati) ha fatto del male al bambino, e a quel punto andava eliminata perché una testimone scomoda. Su quel tratto di montagna c’erano dei raccoglitori di sughero e dei pastori. “Possibile che nessuno abbia visto o sentito nulla?“, ha detto il legale.

Omicidio-suicidio

I primi risultati degli accertamenti tecnici effettuati dalla Polizia scientifica e di quelli sui tessuti confermano la tesi dell’omicidio-suicidio. Viviana Parisi, dopo aver ucciso il figlio Gioele, è salita sul traliccio dell’Enel e si è lanciata da un’altezza di 15 metri. Gli esami sui tessuti della donna hanno confermato questa ipotesi accertando la “consistenza dei tessuti, che varia con l’impatto“. Il corpo è stato trovato a 3 metri dal traliccio. Nella caduta Viviana ha perso la scarpa (che si era slacciata per effetto dell’impatto sul terreno). Se fosse scivolata dal traliccio, il corpo si sarebbe dovuto trovare quasi ai piedi del pilone.

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