Accoltellate 2 persone vicino alla vecchia redazione di Charlie Hebdo

Sono state accoltellate 2 persone (un uomo e una donna) a Parigi, vicino alla vecchia redazione di Charlie Hebdo. Cosa si sa

Accoltellate 2 persone vicino alla vecchia redazione di Charlie Hebdo
Accoltellate 2 persone vicino alla vecchia redazione di Charlie Hebdo. Il primo ministro francese, Jean Castex, aveva inizialmente parlato di 4 feriti, ma il numero è sceso a 2: sono dipendenti della società di produzione televisiva Premières Lignes, portati in ospedale in gravi condizioni. Intorno alle 14.30 sono arrivati sul posto il primo ministro francese Castex, il ministro dell’Interno Gérald Darmanin, e la sindaca di Parigi Anne Hidalgo. Secondo il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, si tratta “chiaramente di un atto di terrorismo islamista“.

Cosa si sa

Verso le 11.50 di venerdì 25 settembre, 2 persone (un uomo e una donna) sono state accoltellate nei pressi della vecchia redazione del giornale satirico francese Charlie Hebdo, a Parigi.

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Subito dopo gli accoltellamenti il governo ha ordinato la chiusura delle scuole del quartiere e la polizia ha invitato gli abitanti a non avvicinarsi all’area dell’aggressione.

L’intero quartiere è stato transennato. Blindate scuole e uffici pubblici. Bambini e ragazzi delle scuole del quartiere sono stati confinati negli edifici e i genitori degli studenti sono stati avvisati di non cercare di andare a prendere i figli fino a fine allerta.

Anche le stazioni della metro nelle vicinanze di rue Appert sono state chiuse. Nella stazione di Richard Lenoir sarebbe stata trovata una mannaia che si sospetta possa essere l’arma utilizzata.

Le indagini

Stando alle prime informazioni circolate sui social, per gli accoltellamenti sarebbe stato usato un machete o un coltello.

In relazione all’accoltellamento sono state arrestate 7 persone, compreso il presunto responsabile. Il presunto responsabile è stato fermato a 500 metri di distanza e a circa un’ora dopo gli accoltellamenti, con schizzi di sangue sul viso e sui vestiti.

Fonti vicine all’inchiesta hanno detto che il ragazzo ha “riconosciuto” e “rivendicato” il suo gesto. Avrebbe dichiarato ai poliziotti che lo hanno fermato di averlo fatto perché “non sopportava le caricature del profeta Maometto” pubblicate di recente dal giornale satirico in concomitanza con l’inizio del processo dell’attentato del 2015.

Il ragazzo avrebbe, inoltre, ammesso “una dimensione politica della sua azione” durante l’interrogatorio. Ha anche raccontato agli investigatori che pensava di aver aggredito i dipendenti della rivista satirica, non sapeva che la sede del giornale era stata trasferita in una località segreta per motivi di sicurezza.

Le altre 6 persone arrestate sono suoi parenti o persone a lui vicine. Stando, però, a fonti della polizia, l’uomo avrebbe agito da solo nell’attacco.

Oltre a Zaheer Hassan Mehmood, era stato arrestato anche un 33enne algerino. L’uomo si trovava nella zona quando dopo aver sentito una donna urlare si era diretto verso l’assalitore e lo aveva rincorso fino alla stazione della metro Bastille per fermarlo. Zaheer Hassan Mehmood, dopo aver lasciato cadere la mannaia, era riuscito però a prendere il primo treno e a scappare.

L’uomo algerino si era, quindi, diretto alla stazione della polizia per testimoniare quanto avvenuto, ma invece di essere ascoltato era stato arrestato come principale sospettato. La sua scarcerazione è avvenuta dopo che la polizia ha visionato i filmati delle telecamere di sorveglianza.

Chi è il presunto attentatore

Inizialmente si era diffusa la notizia che l’uomo fosse un 18enne di nome Hassan Ali (era il nome che aveva sui documenti con cui era stato registrato dai servizi sociali). Non era nota una sua eventuale radicalizzazione. “Non ha mai dato segni di essere radicalizzato, né è stato segnalato per qualche problema“, hanno commentato gli assistenti sociali.

Il pachistano, da quando era arrivato in Francia, aveva beneficiato di vitto e alloggio, ed era stato seguito dai servizi sociali del Val d’Oise (a nord di Parigi) fino al mese scorso, quando si era trasferito in una banlieue (a nord della Capitale) in un appartamento condiviso con altri connazionali. 

Aveva raccontato di essere arrivato in Francia circa 3 anni fa, come minore straniero non accompagnato. Analizzando, però, i file presenti sul suo telefono gli inquirenti hanno trovato la foto di un documento che indica come il suo vero nome sia in realtà Zaheer Hassan Mehmood, e che di anni ne avrebbe 25 e non 18.

In una conferenza stampa il procuratore nazionale antiterrorismo, Jean-Francois Ricard, ha detto che Mehmood era arrivato in Francia nel 2018 con un’identità falsa che gli aveva permesso di ricevere la tutela garantita per i minori.

Con il nome di Zaheer Hassan Mehmood si era, poi, presentato in un video (registrato prima dell’attacco e circolato in questi giorni sui social network) la cui autenticità deve essere confermata dalla polizia. Nel video si vede Mehmood annunciare la sua intenzione di attaccare la redazione di Charlie Hebdo per aver pubblicato nuovamente alcune controverse vignette satiriche su Maometto.

Zaheer Hassan Mehmood è accusato di “tentato omicidio in relazione a un attacco terroristico” ed è indagato anche per associazione a delinquere di stampo terroristico.

L’attentato a Charlie Hebdo

Il 7 gennaio 2015, nella vecchia redazione di Charlie Hebdo, ci fu un attentato di al Qaida in cui vennero uccise 12 persone.

Non si sa ancora se gli accoltellamenti siano legati all’attentato del 2015 e al processo contro i presunti responsabili iniziato i primi giorni di settembre. Dallo scorso 2 settembre è, infatti, iniziato il processo alle persone accusate di essere coinvolte nell’attentato alla redazione del settimanale satirico. Dopo l’inizio del processo, Charlie Hebdo aveva subìto nuove minacce provenienti da al Qaida.

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