2 forti esplosioni a Beirut: decine di morti e migliaia di feriti

A Beirut, capitale del Libano, 2 forti esplosioni nella zona del porto hanno provocato decine di morti e migliaia di feriti

2 forti esplosioni a Beirut: decine di morti e migliaia di feriti
2 forti esplosioni a Beirut. Non si conoscono ancora le cause, ma i video mostrano la devastazione che le 2 esplosioni hanno provocato: decide di morti e migliaia i feriti. Il bilancio, purtroppo, aumenta di minuto in minuto, ha detto il ministro della Salute del Libano, Hamad Hasan.

I video mostrano strade ricoperte di detriti e i palazzi con le finestre frantumate. Dove c’è stata l’esplosione ci sono ancora diversi incendi e sul posto ci sono molti mezzi di soccorso. L’esplosione è stata avvertita a diversi chilometri di distanza dal porto (provocando scene di panico tra i cittadini). Prima dell’esplosione più violenta, dalla zona del porto si era alzata una grossa colonna di fumo.

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Cosa ha causato l’esplosione

L’esplosione più forte sarebbe avvenuta o in un deposito di fuochi d’artificio o di armi di Hezbollah (è l’ipotesi di più fonti di intelligence occidentali), provocandone, poi, un’altra in un deposito chimico. Infatti, Beirut sarebbe stata sovrastata anche da una nube tossica.

Si parla anche della detonazione di una grande quantità di nitrato di ammonio. Il nitrato di ammonio è un composto chimico ad alto contenuto di azoto usato come fertilizzante. E’, però, anche un componente chiave di un esplosivo industriale usato nelle miniere, nelle cave e nelle costruzioni civili. Il presidente libanese, Michel Aoun, ha parlato di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio sequestrate dalle autorità 6 anni fa e lasciate nel porto (parrebbe senza che venissero gestite con le necessarie misure di sicurezza). Secondo fonti dei servizi di sicurezza e alcuni media locali, l’incendio che ha causato l’esplosione sarebbe iniziato durante i lavori di saldatura nel magazzino che conteneva il nitrato di ammonio.

Per diversi minuti prima dell’esplosione, si è alzata una grossa colonna di fumo nei pressi del porto. Secondo alcuni testimoni, il fumo era di colore arancione (è un colore che appare quando viene rilasciato biossido di azoto, un gas altamente tossico).

L’esplosione ha causato un terremoto di magnitudo 3.5 che si è sentito fino a Cipro (circa 200 km di distanza).

Si parla anche di un deposito di armi. Danilo Coppe, fondatore della SIAG (società di esplosivistica civile con sede a Parma) e uno dei più importanti esperti di esplosivistica in Italia, intervistato da Fanpage.it, ha detto: “Quello per me era un deposito di armamenti, non c’entra il nitrato di ammonio, che di solito fa del fumo giallo mentre lì si vede arancione e rosso. Inoltre se fossero state 2.700 tonnellate voleva dire più di 100 container di nitrato di ammonio. E 100 container non esplodevano in simultanea così, perchè il nitrato di ammonio da solo se ne sta bravo. Per me quello era un deposito di armamenti. Con circa 10 tonnellate di armamenti. Secondo il mio modesto parere il nitrato d’ammonio non c’entra nulla. Poi nella vita tutto è possibile, però io non credo sia nitrato di ammonio quello che è esploso“.

Secondo altre teorie, ci sarebbero di mezzo anche le recenti tensioni tra Israele ed Hezbollah (gruppo islamista sciita radicale che opera nel sud del Libano) e un ipotetico attacco di Israele, ma non vi sono conferme.

Cosa si sa del deposito di nitrato di ammonio

Le quasi 3 mila tonnellate del composto chimico arrivano al porto di Beirut nel 2013, a bordo di una nave mercantile di proprietà russa.

La nave (che si chiamava Rhosus) era partita dalla Georgia ed era diretta in Mozambico, dove avrebbe dovuto consegnare il nitrato di ammonio ordinato dalla banca nazionale locale per conto della Fábrica de Explosivos de Moçambique (che si occupa di esplosivi industriali per miniere ed edilizia).

L’armatore della nave, Igor Grechushkin (un ricco uomo d’affari russo), comunicò al capitano, Boris Prokoshev, che non aveva abbastanza soldi per l’attraversamento del canale di Suez, così gli disse di fermarsi a Beirut, in modo da caricare altro materiale e raccogliere la somma per il pedaggio. Al porto, però, non riuscirono a caricare i macchinari per cui era stato concordato il trasporto e la nave fu sequestrata dalle autorità locali quando non riuscì più a pagare le spese portuali.

Il capitano della nave e 3 marinai ucraini furono costretti a rimanere a bordo fino al saldo del debito. La storia dei marinai e del capitano intrappolati nella nave diventò un caso mediatico in Ucraina. Non ottenendo risultati tramite le vie diplomatiche, il capitano vendette parte del carburante della nave per pagare l’assistenza legale, che portò in tribunale la vicenda ottenendo la liberazione dell’equipaggio nell’agosto del 2014.

Lo studio legale che seguì la vicenda all’epoca avvertì le autorità che la nave rischiava “di affondare o esplodere in qualsiasi momento”, e per questo il carico fu spostato in un magazzino del porto.

I media

Al Arabiya ha detto che le esplosioni sarebbero state almeno 2. Secondo la BBC, la seconda esplosione sarebbe stata in un’altra zona della città, dove si trova la casa dell’ex primo ministro libanese Rafiq Hariri (ucciso nel 2005 con un’autobomba e oggi sarebbe dovuta arrivare la sentenza contro le 4 persone imputate per la sua morte).

Intanto, Al-Manar, la TV ufficiale libanese del movimento sciita Hezbollah, ha reso noto che gli ospedali di Beirut sono sopraffatti dal numero di vittime e ha rivolto un appello con la richiesta di donazioni di sangue.

Militare italiano ferito

Il ministro della Difesa italiano, Lorenzo Guerini, ha raggiunto telefonicamente il Generale Di Stasio Comandante del Contingente Italiano in Libano e il Generale Antoci Comandante della Missione Bilaterale di Addestramento.

Appena ho appreso della tremenda esplosione avvenuta a Beirut ho voluto immediatamente sincerarmi delle condizioni del nostro Contingente in Libano. Un nostro militare è rimasto lievemente ferito. A lui e ai suoi familiari va la mia solidarietà e vicinanza, cosi come a tutti i militari italiani in Libano“.

Il militare ferito è il caporal maggiore Roberto Caldarulo, del battaglione Gestione Transiti (RSOM) di Bari.

Nave civile italiane distrutta

E’ stata distrutta anche una nave civile italiana. Al Jazeera ha intervistato Vincenco Orlandini, 69 anni, membro dell’equipaggio della nave, la Regina d’Oriente. Era ricoperto di sangue dopo che l’esplosione lo ha lanciato attraverso una cabina della sua nave, mentre diverse persone a bordo sono state ferite e portate in ospedale.

Ho sentito l’esplosione e sono volato sul lato opposto della lobby. Sono atterrato sul tappeto e sono stato fortunato perché penso che mi abbia salvato. La nave è completamente distrutta: le cabine, il salone, tutto“. Ha detto Orlandini.

Morta una donna italiana

Nell’esplosione è morta anche una cittadina italiana di 92 anni. Si tratta di Maria Pia Livadiotti, nata a Beirut nel 1928 e moglie di Lutfallah Abi Sleiman (medico di fiducia dell’ambasciata d’Italia in Libano). Lo confermano fonti della Farnesina che stanno monitorando in tempo reale la situazione insieme all’ambasciata d’Italia a Beirut.

Le dimissioni del governo

Negli ultimi giorni, migliaia di persone hanno assaltato diversi ministeri. 3 ministri si sono dimessi nel giro di 24 ore (i ministri dell’informazione, quello dell’ambiente, e quello della giustizia). L’intero governo si è, poi, dimesso nelle ultime ore, secondo quanto annunciato dal ministero della Salute. 

I video dell’esplosione

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